I migliori concerti e i migliori dischi del 2019 secondo la redazione di Rock Nation

Ecco qui quali sono stati per ciascuno di noi redattori di Rock Nation i migliori concerti e dischi dell’anno. Vi aiuterà a capire che razza di redazione siamo!

Francesca Cecconi – Un anno molto beatlesiano per me, complice l’esperienza full-immersion scouse nella musica dei Fab Four alla Beatleweek in agosto (dove peraltro mi sono presa diversi vinili davvero interessanti). E la ciliegina sulla torta è stata l’uscita in settembre di “Abbey Road – Super deluxe edition”. Un disco con 50 anni ma tanto e sempre nuovo. Una pietra miliare della musica contemporanea, di qualsiasi livello e genere vogliate.

Questa edizione, a cura del figlio di George Martin, ci regala remixaggi e suoni dolby surround, ma anche e soprattutto scambi tra i nostri quattro, sintomo di un feeling musicale e di una libertà compositiva assoluta, che non erano affatto spenti all’epoca dell’incisione. Ci sono poi brani mai pubblicati altrove, e pezzi di Harrison che avrebbero visto la luce nei suoi album solisti. Una delizia per le orecchie.

Ho visto moltissimi buoni concerti in quest’ultimo anno, ma sull’attribuire le preferenze non ho dubbi: per il cuore e l’anima rock, la medaglia va ai Kiss a luglio, durante la tappa milanese del loro “End Of The Road World Tour”. Avevo visto la band alla loro prima apparizione italiana, settembre 1980, e fu Rock per sempre. Non potevo non salutarli, e che saluto! In prima fila, attaccata alla transenna, in una sorta di trance collettiva: we wanted the best, we got the best!

Ida-Nielsen
Ida Nielsen a Giotto Jazz Festival

Per la scoperta, la sorpresa, e il piacere di sentire bella musica suonata divinamente, senza dubbio il concerto dell’anno per me è stato invece quello di Ida Nielsen & The Funkbots a marzo, all’interno del Giotto Jazz Festival. Su quel palco è salita la regina del Funk, signori. Ida alla voce e al basso, più chitarra, batteria, seconda voce, nessuna prova preliminare: attaccano i jack e le note piovono giù come fuochi d’artificio. Sana, schietta, virtuosa, simpatica, la bassista dell’ultimo Prince è sempre live in giro per l’Europa, cercate di vederla.

Mention speciale al concerto di Haken a luglio: sono rimasta immobile in piedi sulle gradinate della Cavea del Maggio Musicale Fiorentino tutto il tempo, rapita da quel Prog Metal cristallino, raffinato e al tempo stesso ruvido, tanto attuale.

Jacopo Meille – Il 2019 è stato per me un anno davvero intenso musicalmente, con due dischi da registrare prima e uno anche da promuovere. Questo però non mi ha impedito di ascoltare e acquistare dischi. Nel team di Rock Nation c’è chi mi capisce bene. Comprare un disco è un rito; nel terzo millennio ci è stato tolto molto dell’effetto sorpresa, perché anche se non lo vogliamo, possiamo ascoltare con largo anticipo alcune canzoni dei nostri artisti preferiti. Ma la gioia della scoperta rimane sempre: come ascoltare i Church Of Cosmic Skull e il loro fantastico disco del 2018, intitolato “Science Fiction”, e rimanere fulminati come da un lampo nella tempesta.

È stato anche un anno che negli ultimi mesi ha regalato grandissime emozioni con dischi come quello dei Wilco o degli Who che, se uscito prima, avrebbe dominato le inutili liste dei migliori album dell’anno che campeggiano in tutte le riviste musicali. Alla fine però, il mio disco rock preferito del 2019 rimane “Feral Roots” dei Rival Sons perché ha tutto quello che per me definisce il rock: potenza, dinamica, coraggio, autostima, sorpresa e belle canzoni!

The-Cure
The Cure a Firenze Rocks 2019

Quanto al miglior concerto, il mio primo pensiero è andato a quello di The Cure al Firenze Rocks: una vera festa, due ore abbondanti di continuo scambio tra band e pubblico, tra super hit e canzoni meno note, tra incubi e improvvise vampate di gioia, proprio come è la vita.

Andrea Bartolini – Il 2019 è stato un altro anno di musica nel bene e nel male, dischi, concerti e qualche lutto, voglio ricordare Kim Shuttack, leader dei The Muffs e membro di The Pandoras e brevemente dei Pixies. Kim, ci ha lasciato a 56 anni con un testamento sonoro, l’album “No Holidays” dei The Muffs che rimane una delle mie uscite preferite di quest’anno, insieme all’ottimo “Beneath The Eyrie” ovvero il ritorno dei Pixies.

In tema di ritorni non posso non citare “Backbone” il primo album in studio degli Status Quo dopo la morte di Rick Parfitt, per chi mi conosce sa cosa vuol dire per me un nuovo album dei Quo. Altri album che ho molto apprezzato sono stati “A Prayer For The Loud” dei danesi D-A-D e “From Home” dei The Rubinoos, un incredibile nuovo grande album da questi eroi del Power Pop, non troppo conosciuti dalle nostre parti.

Non posso non citare The Who che con “Who” tornano finalmente con un gran bel disco in studio, probabilmente il loro ultimo ma comunque utile a evitare di chiudere la carriera discografica con il bruttissimo “Endless Wire” del 2006, sarebbe stato un peccato.

Ana Popovic
Ana Popovic Pistoia Blues Festival 2019

Non molti concerti per me, rifuggo da anni i grandi eventi e così, fra un bel Pistoia Blues Festival e un ottimo D-A-D al Locomotive di Bologna a inizio dicembre, non posso che citare i Kiss nella tappa di Milano del loro “End Of The Road World Tour”, uno di quei concerti dove è il cuore che decide per te.

Andrea Scarfì – Una mia grande pecca è che, causa ascolto in streaming, negli ultimi tempi ho acquistato veramente pochi album e di altrettanti pochi ne seguo per intero l’ascolto in digitale. Per Rock Nation ho avuto la possibilità di concentrarmi su alcuni bei lavori e di poterli recensire, ma al primo posto decido di piazzare, con mia enorme sorpresa ma senza dubbio alcuno, “Walk Through Fire”, album di debutto della cantautrice inglese Yola, in assoluto designata a diventare nuovo punto di riferimento della musica Country Soul. Voce potente che spettina, pulita, profonda, che molto piacevolmente ricorda la mai dimenticata regina del Soul-Gospel americana. Di modeste origini così come semplice è il suo modo di raccontare, nonostante la sua presenza possa sembrare molto appariscente. Sul palco si muove a canta come una veterana. Sicuramente da seguire e alla prima opportunità utile da ascoltare dal vivo!

Se dovessi assegnare un secondo posto, lo affiderei pari merito a Garry Pitcairn con il suo “The Gospel” e ai Cigarettes After Sex con “Cry” Due scelte lontanissime tra loro stilisticamente ma che porto dentro entrambe per motivi diversi e che in qualche modo hanno segnato, in bello, la fine del mio anno musicale.

Non è semplice fare un recap sugli eventi live ai quali ho partecipato in questo 2019, grazie soprattutto alle collaborazioni che mi portano a seguire – spesso, per fortuna – diversi concerti durante tutto l’anno abbastanza in coerenza con quelle che sono le mie preferenze in ambito musicale. Ma un evento che ho aspettato con foga da teenager è stato senza dubbio il live dei Greta Van Fleet a Milano lo scorso novembre. Sono arrivato all’Alcatraz carico come una molla, ricompensato da un live oltre le mie aspettative, perché conoscevo la bella voce di Joshua, ma non tutta quella potenza, e perché Jacob con quella chitarra è stato davvero una mina.

Inaspettata, invece, la performance dei Sum41 al Firenze Rocks. Non ricordo il motivo esatto per il quale li misi un po’ in disparte qualche anno fa, ma con quei sessanta minuti, mi hanno fatto tornare di botto quindicenne, con annessi tutti i ricordi del tempo, ricoprendo in loro una bella band da live, puntuale, precisa, punk quanto serve.

Alessio Pagnini –Per quanto mi riguarda il concerto più atteso ed interessante del 2019 è stato quello di Smashing Pumpkins e Tool al Firenze Rocks.
Un evento atteso da anni per i californiani, mentre la band di Corgan era reduce da un trionfale appuntamento in quel di Bologna da pochi mesi, concerto tra l’altro sontuoso e magistrale. Tuttavia per me i Tool sono stati deludenti, con una performance vocale a dir poco offensiva verso chi li ama li segue e li attende come si attende un figlio di ritorno dall’Erasmus. Delusione. I Pumpkins invece sono stati impeccabili e in formissima. Inossidabili.

Smashing-Pumpkins
Smashing Pumpkins a Firenze Rocks 2019

Marlene Kuntz, tour celebrativo 30-20-10, nota di merito per la classe e la bravura. W l’Italia.

Per l’album, ad essere sincero, non ho trovato grosse sorprese, anche se i Korn con “The Nothing” sono ritornati con un sound molto potente. Niente che mi abbia fatto gridare al miracolo, ma una piacevole conferma. Giudico molto buono e forse il miglior disco del 2019, il lavoro degli Slipknot, “We are not your kind”, perché si confermano band solidissima, riconoscibilissima, ma anche con la voglia e il coraggio di intraprendere qualche percorso nuovo all’interno del loro sound caratteristico.
Professionisti assoluti.

Alessandro Rella – Il 2019 ha segnato l’avverarsi di un sogno, vedere i Kiss sul palco e fotografarli, cosa che in tanti anni di foto per i vari concerti non mi era mai successo … In più l’ho visto e vissuto con due persone speciali, Francesca e Andrea B., con i quali stiamo percorrendo questo percorso stupendo, Rock Nation.

KISS Milano 2019
Kiss “End of the road tour” a Milano

Concerto fantastico come il mio disco per questo 2019. Il ritorno di un gruppo tedesco strepitoso, i Rammstein! 10 anni dall’ultima uscita, il nuovo disco è tanto semplice e minimalista nella copertina quanto innovativo e provocante nelle sue tracce; dopotutto questi sono i Rammstein e da loro tutto questo e tanto altro potevamo aspettarci.

Cristina Giacomelli – Nel 2019 due delle band che da sempre più amo hanno sfornato ognuna un album degno di essere ascoltato. La prima band a cui mi riferisco è quella che da anni mi tiene compagnia ogni giorno con il suo sound industriale e la potente voce del suo frontman. Sto naturalmente parlando dei Rammstein. La loro ultima opera, semplicemente “Rammstein”, contiene tutto quello che ha reso grande questa band a livello mondiale: la loro personalità controversa, la voce di Lindemann che riesce a suscitare emozioni, gli strumenti che insieme regalano musiche che ti scaldano l’anima, senti davvero l’adrenalina salire come in una corsa sulle montagne russe. Un disco che non mi ha deluso, anzi più lo ascolto e più ho voglia di farlo ripartire dall’inizio.

La seconda band che quest’anno mi ha sorpresa è un mio vecchio amore che avevo abbandonato visto che da tempo non mi suscitava più grandi emozioni: i Korn. Da tempo mi adattavo ad ascoltare i loro vecchi successi perché quelli più recenti li trovavo noiosi e ripetitivi, e così quando ho saputo che sarebbe uscito un nuovo album non gli ho nemmeno dato molto peso. E invece mi sbagliavo, e pure molto! Con “The Nothing” i Korn hanno saputo ritrovare quella magia che ormai era andata perduta proponendo qualcosa di estremamente attuale seppur del tutto in linea con il loro mood.

Patti-Smith
Patti Smith “Words and music tour” a Trieste

Quest’anno ho anche avuto la fortuna di partecipare al concerto di un’artista immensa: Patti Smith. Non avrei mai pensato di assistere a uno spettacolo così intenso. Non è stato solo un concerto è stata un’esperienza emozionale. Patti è una donna decisamente carismatica che sa come coinvolgere il suo pubblico e sa come farsi amare. La sua voce raggiunge la parte più profonda di chi la ascolta, conquistandola completamente e facendo nascere la consapevolezza di trovarsi davanti ad un personaggio che si può considerare una delle grandi leggende del rock.

Claudio Rogai – Concerto dell’anno: Perigeo “One Shot Reunion” al MusArt Festival di Firenze, luglio. Non è soltanto per la rarità espressa appunto nel titolo, ma anche e soprattutto per la qualità musicale dell’evento che giudico l’unica uscita live dei Perigeo il concerto dell’anno. La levatura dei musicisti coinvolti è tale da non generare dubbi sulla riuscita, era solo questione di quanto potesse essere alto il livello musicalo della serata, e a mio parer è stato molto alto, tanto da lasciare il numeroso pubblico incantato e felice di partecipare con calorosi applausi, ben conscio del pathos e dell’intensità generata dai musicisti sul palco, emotivamente coinvolti a loro volta in modo evidente. Peccato per chi non c’è stato.

Perigeo
Perigeo “One shot reunion” a MusArt Festival Firenze

Album: Miles Davis “Rubberband” Anche se già note agli appassionati, escono in forma ufficiale le registrazioni di Miles Davis della metà degli anni ‘80, mai pubblicate prima. Randy Hall, chitarrista delle session dell’epoca, si preoccupa di rifinire il progetto attualizzandone leggermente i suoni, inserendo le voci di Ledisi e della strepitosa Lalah Hathaway senza stravolgerne assolutamente il senso originale, una fusione ideale di Funk, Soul, certe atmosfere Latin e Modern Jazz. Quello che Davis cercava, insomma, sperimentazione e creatività ma con un orecchio rivolto alla Black Music di quel periodo. Impagabile sentire la voce e la tromba di Miles Davis su nuove tracce, per me tanto basta.

Federico Mazzoncini – Un anno all’insegna della contaminazione e del divertimento. Un live su tutti, I Flaming Lips a Prato nell’ambito della rassegna “Prato è Spettacolo”, una serata fenomenale di psico-divertimento e grandissimo Alt Rock, complici anche gli ottimi Eels in apertura. Sul fronte pezzi di plastica tondi, direi che i teutonici Rammstein, con il primo album in studio del gruppo a distanza di dieci anni dall’uscita di “Liebe ist für alle da” si aggiudicano il primo posto, grazie a una sontuosa produzione e un songwriting di assoluto livello, a partire dall’ottima “Radio”. Con un produttore che di cognome fa Involtini, perché andare a cercare oltre?

Eels
Eels a Settembre è Spettacolo

 

Le foto dell’articolo sono di Francesca Cecconi, Alessandro Rella e Andrea Scarfì