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Angel Galzerano “Es lo mismo?”: storie di resistenza quotidiana tra narrazione e musica

Parole e canzoni per rivendicare l’importanza del tempo, del pensiero e dell’impegno politico di fronte al corso degli eventi

Il 16 febbraio 2026 è uscito “Es lo mismo?” (Gilgamesh, 15 euro) la sesta raccolta di racconti di Angel Galzerano, chitarrista e cantautore, nato a Montevideo (Uruguay), ma ormai bresciano d’adozione. Nel corso della carriera ha composto e compone colonne sonore per opere teatrali e per documentari RAI. Dagli anni Novanta a oggi ha pubblicato diverse raccolte musicali di propri brani con gruppi di musica popolare e d’autore come Angel Galzerano Quartet e Canto Libre. L’idea di “Es lo mismo?” nasce dalla visione di un murales in una via di Milano. Qui Galzerano osserva la riproduzione del celebre “Pensatore” di Rodin. Sotto all’immagine, come spiega nel racconto introduttivo, veniva riportata la frase “Es lo mismo”, che, tradotta, significa “tanto è lo stesso”. Da qui nasce la scintilla che ispira questi testi, tutti accompagnati da un QR code con il quale è possibile ascoltare una canzone legata alla vicenda narrata.

Un affresco di personaggi per i quali la frase “tanto è lo stesso” non è stata un alibi per non agire. Un po’ alla maniera di Nanni Moretti, nel celebre “Ecce Bombo”. In quel film il regista romano crea una situazione ormai entrata nell’immaginario collettivo. Al bar, mentre prende un caffè, una persona pontifica con il barista, sottolineando come tutte le persone siano uguali. Non solo: il centro della discussione è che essere di destra o di sinistra non conta nulla, si è appunto tutti uguali. Una sorta di glossa alla frase che Galzerano ha letto a Milano. Il protagonista del film si arrabbia e inveisce contro questo qualunquismo.

Nel libro, fedele al suo stile, Galzerano non inveisce contro niente e nessuno, ma è chiaro che la bilancia, per l’autore, pende verso chi decide che non tutto è uguale, e non è sempre la stessa cosa. La differenza, detta in altro modo, la fanno le azioni. Il lavoro dell’uomo nella storia, da quella quotidiana, privata, a quella pubblica — soprattutto quella pubblica — può e fa la differenza. Se fossimo in tempi diversi questa sarebbe una riflessione non così interessante. Tuttavia, in epoca digitale e di appiattimento culturale, serve chi sappia ricordarci questa piccola verità: l’essere umano, se vuole, può cambiare le cose.

Così Galzerano, con uno stile mai pedante, ma secco, minimale e diretto, racconta le vicende di uomini che hanno deciso di salvare il mare dalla plastica, di uomini che hanno provato a cambiare il destino del proprio popolo, di musicisti, di gatti che sopravvivono alla tragedia, di pontefici venuti dalla fine del mondo, di madri e donne che hanno cambiato il corso della storia. Thomas Sankara, Eric Satie, Malintzin, Joaquín Salvador Lavado Tejón, tori e gatti, Charles Darwin, Boyan Slat, Tamara Bunke sono solo alcuni dei personaggi e delle storie raccontate in questo volume. Uomini e donne che, con la loro storia e il loro esempio, e soprattutto con le loro azioni, hanno saputo dare un corso nuovo alla storia.

Galzerano non giudica, ed è uno dei pregi del volume, ma il suo sguardo non è neppure neutro, freddo e distaccato. La sua scrittura è lo strumento con il quale ci ricorda l’importanza dell’azione. Non solo, in alcune vicende è anche ben chiaro il principio di azione e reazione, dinamica che non è mai da sottovalutare. Così l’agire di persone che hanno a cuore i più deboli e di chi si trova in difficoltà — si veda il caso, su tutti, di Thomas Sankara — diventa il pretesto per una reazione violenta, volta a riportare indietro la lancetta del tempo.

Il senso della storia risiede anche in questo continuo movimento di azione e reazione. L’astronomia lo insegna: il movimento di rivoluzione, purtroppo, alla fine riporta il pianeta esattamente dove era prima della sua partenza. L’agire sembrerebbe così non essere necessario, e davvero verrebbe da dire “tanto è lo stesso”. Galzerano la pensa diversamente, e lo ricorda citando la celebre frase di Fernando Birri, ripresa anche dallo scrittore Eduardo Galeano. L’utopia — sintetizzo — è come l’orizzonte: più cammini, più si allontana. Allora a cosa serve l’orizzonte? A continuare a camminare. Come l’utopia.

Libri e canzoni, come la musica e la scrittura di Galzerano, appaiono sempre più inattuali in questo mondo veloce, schizofrenico, prepotente e violento. Eppure in queste pagine c’è un insegnamento tanto semplice quanto profondo. Prendo a prestito le parole di Galzerano per segnalarvelo. Storie vere che mi sono rimaste addosso e, soprattutto, mi hanno portato a riflettere. Perché viviamo in un tempo che corre troppo veloce, un tempo che vorrebbe rendere tutto uguale e senza memoria. E allora, prendersi il diritto di rallentare, di pensare, diventa un piccolo atto di resistenza.

Un buon libro e una buona canzone, come nel caso di questo “Es lo mismo?”, ma aggiungerei anche un buon film, la visione di un quadro, una camminata, un tramonto, nuotare, un’alba, il vento, i profumi, la pioggia e la neve, una carezza a un essere vivente, sia esso umano o animale, la mano appoggiata a una pianta, sono elementi vivi, principi d’azioni che sanno fare la differenza. Già capire questo ci aiuta a comprendere che non è affatto vero che “tanto è lo stesso”. Un libri da avere sul comodino, per leggere ogni sera uno di questi testi, e addormentarsi con una piccola speranza nel cuore e nella testa.

Articolo di Luca Cremonesi 

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