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YES

Paolo Carnelli “Yes – Gli anni d’oro”

Un viaggio musicale nella storia della band dall’origine al culmine del successo

Fra le pubblicazioni musicali di quest’anno spicca “Yes – Gli anni d’oro (1969-1980)” scritto da Paolo Carnelli, coordinatore editoriale della rivista Prog Italia, pubblicato in prima edizione da Tsunami edizioni nel febbraio 2022. Il libro tratta del decennio 1969-1980 in cui la band britannica ha vissuto il periodo più fulgido e creativo regalando i lavori riconosciuti come capisaldi della loro lunga carriera. L’autore ha quindi deciso di tributare al grande riscontro di quegli anni una corposa monografia, sposando una tendenza recente che ha portato diversi redattori a valorizzare le pietre miliari del Prog con opere mirate a un approfondimento esaustivo che superasse le pubblicazioni di settore degli anni passati, che si limitavano non di rado a cenni didascalici su biografia e discografia delle band.

Carnelli, oltre ad analizzare in maniera capillare la discografia del gruppo, racconta la storia attraverso le voci dei protagonisti, che consentono al lettore di immergersi in quel clima magico che si respirava alla fine dei ’60 grazie alla nuova fioritura musicale che stava nascendo. Come descritto nel retro di copertina, un appassionante condensato di storia, aneddoti e analisi musicale, la storia di un clamoroso successo con oltre venti milioni di copie di dischi vendute dal gruppo in quel magico decennio.

La forza e l’impulso di questo libro, coinvolgente e attrattivo dalla prima all’ultima pagina, sia l’equilibrio fra l’attenzione sulla produzione discografica e il giusto spazio riservato anche ai rilevanti aspetti di contorno come la vita della band e i motivi della loro importanza nell’ascesa di una nuova sensibilità musicale. Si racconta per esempio il fondamentale passaggio dalla Swinging London ad una metropoli fatta di nuovi locali, ribalta ideale per la genesi di tanti artisti promettenti, come gli stessi Yes che con uno dei loro primi singoli “Something’s Coming”, sembravano alludere a questa atmosfera di cambiamento.

Nota di pregio del volume, la prefazione scritta da uno degli interpreti dell’epoca in questione, Fabio Pignatelli dei Goblin, uno dei migliori bassisti italiani. Nel suo intervento rievoca la magica serata del concerto degli Yes al Teatro Brancaccio di Roma del 11 Maggio 1971 esprimendo pareri sul gruppo che mi sento di condividere pienamente. Cito un estratto dal suo commento: look della band fantastico, suono impeccabile, la voce angelica di Anderson contrapposta alla durezza dei suoni del basso di Squire, le influenze country-jazz della chitarra di Howe contrapposte al puro classicismo tastieristico di Tony Kaye ed il drumming di alta qualità di Bill Bruford.

Il libro inizia dagli albori del gruppo raccontando atmosfere e situazioni che richiamano alla mente l’unicità di quegli anni a livello musicale. Incuriosisce per esempio, nella narrazione delle origini della band, ripensare a tutti quei locali di Londra dove nascevano e prendevano corpo le nuove idee musicali. L’Ufo Club, il Flamingo Club e il più famoso Marquee Club. Teatri sempre stipati ben oltre la capienza prevista, forse un po’ fatiscenti con le pareti che grondavano condensa, ma nei quali centinaia di persone cominciavano ad apprezzare questi artisti che covavano dentro di loro un sogno da realizzare. Questo è uno dei tanti piccoli particolari che si ritrovano nella appassionante lettura del libro. Tali racconti fanno da corredo alla crescita inesorabile della band, dalle umide cantine, passando per quei piccoli teatri fumosi e maleodoranti, fino all’approdo ai mega stadi di fronte a oceaniche platee.

Scorrono come in un film i momenti magici che portarono alla realizzazione di capolavori assoluti come “Fragile” (1971) e “Close To The Edge” (1972). Le pagine narrano la storia di musicisti sopraffini e talentuosi, i virtuosismi di Steve Howe, le splendide evoluzioni vocali di Anderson, le tastiere evocative di Wakeman, l’uso del basso solista caratteristico di Squire. Tuttavia emergono anche le divergenze e le crepe interne al gruppo in particolare durante la lavorazione di “Tales from Topographic Ocean” fino alla disgregazione della band a fine anni ’70 e l’ingresso nella formazione di Geoff Downes e Trevor Horn dei Buggles. In quel difficile 1980 fu realizzato l’album “Drama”, un’opera all’epoca bistrattata dalla critica, ma assolutamente da rivalutare per il suo valore.

Il tutto viene descritto e raccontato sempre con la precisione estrema rilevabile proprio dalle testimonianze dei protagonisti, che fanno anche luce sui perché delle burrascose vicende della band che nel corso degli anni ha conosciuto cambi inaspettati di formazione (cito ad esempio Moraz per Wakeman o White per Bruford) ma anche insospettabili ritorni di fiamma da parte dei musicisti (vedi lo stesso Wakeman per gli album “Going For The One” e “Tormato”). Il quadro dimostra come nonostante queste vicissitudini e incomprensioni, dovute soprattutto al forte ego dei componenti, la band abbia comunque conservato la solidità globale e la qualità musicale.

È una lettura da sfogliare pagina per pagina e sarebbe altresì riduttivo citare ancora i tanti aneddoti, descrizioni, sensazioni per non togliere emozione o curiosità al lettore quando ovviamente il piacere sta proprio nella scoperta di essi. Interessante la scelta dei titoli dei capitoli che riprendono spesso le liriche di alcuni brani significativi. Sul finale l’opera presenta una parte più schematica e cronologica, ma anche questa molto scorrevole alla lettura. Bello riscoprire tutti gli eventi che per giorno/mese/anno hanno contrassegnato le vicende della band dal 1968 fino alla fine del 1980.

Completano il volume le schede biografiche dei musicisti, una vera chicca per cultori e fan, e l’intera discografia del gruppo con le relative line-up, l’anno di pubblicazione e la durata dei dischi, corredata inoltre anche dalla presenza dei singoli. Molto bella anche la veste grafica del volume, con una copertina che rimanda nel suo format alle famose cover degli album più famosi, realizzate dal celebre disegnatore Roger Dean, noto per le sue innumerevoli creazioni artistiche in ambito Progressive.

Un’opera che a otto mesi dalla pubblicazione, assume un significato ancora più importante proprio nell’anno in cui è venuto purtroppo a mancare a maggio lo storico batterista Alan White e mentre sono appena ricorsi i cinquanta anni dalla pubblicazione dell’album “Close To The Edge”, quest’ultimo evento raccontato peraltro in dettaglio da Carnelli sulle pagine della rivista “Prog Italia”.

Articolo di Carlo Giorgetti

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