Firenze Jazz Festival, 11-15 settembre

Firenze Jazz festival
Mark Lettieri

40 concerti nei 10 luoghi simbolo dell’Oltrarno fiorentino per una cinque giorni tutta dedicata al jazz contemporaneo. Dall’11 al 15 settembre si esibiranno nei giardini, nelle piazze, nei club e negli spazi urbani del capoluogo fiorentino più di 100 artisti nazionali e internazionali tra astri nascenti e stelle del jazz. Sotto la direzione artistica di Enrico Romero, questa edizione si caratterizza per il legame tra tradizione e sperimentazione sonora in contesti esclusivi, con concerti sparsi in diverse e suggestive location. 

Forte del suo radicamento in città, il Firenze Jazz Festival presenta sette diversi gruppi con ospiti internazionali sul palco principale del Festival in Piazza del Carmine, oltre al meglio del panorama jazz italiano portando in scena ospiti affermati e lasciando ampio spazio alle nuove e interessanti proposte della “next generation”: gruppi di giovani musicisti, vere scommesse per il futuro, già molto apprezzati anche in campo internazionale. 

Il Firenze Jazz Festival punta il suo sguardo all’estero grazie alla presenza di ospiti di prestigio internazionale, con le quattro diverse formazioni provenienti dalla Gran Bretagna in esclusiva italiana. Ad aprire la rassegna sul palco del main stage di Piazza del Carmine, in collaborazione con Jazz:Re:Found – tra i festival italiani più interessanti e attenti alle nuove tendenze – arrivano i Kinkajous (11/09), a presentare dal vivo il loro album d’esordio Hidden Lines, dove lo spiritual jazz si fonde con l’elettronica in uno stimolante mix musicale dalle sonorità fluide e spaziali.

Sullo stesso palco, nel cuore pulsante dell’Oltrarno, attorno a cui ruota l’intera rassegna, è atteso anche uno degli artisti di punta della nuova scena jazz di Londra: il batterista, compositore e produttore Moses Boyd (13/09), vincitore di importanti premi tra cui il “Parliamentary Jazz Award”, come miglior emergente jazz del 2016. Al FJF presenta il suo progetto più acclamato, “Exodus”, in cui coinvolge i migliori giovani talenti londinesi, prendendo ispirazione dalle tradizioni del jazz moderno, con un mix di groove e ritmo, riff taglienti e un interplay strumentale mozzafiato, sostenuto dall’ incisiva batteria del leader.

In virtù del gemellaggio nato con Edinburgh Jazz & Blues Festival, ospiti anche due band dalla Scozia, fra cui uno dei più innovativi ed eccitanti gruppi della nuova scena del jazz britannica: gli STRATA (11/09), giovanissimo sestetto capitanato dal percussionista Graham Costello. Al FJF si esibiscono con l’esordio discografico Obelisk, in uscita pochi mesi fa e già in lizza per essere nominato miglior album jazz dell’anno. E ancora, da Glasgow arriva il giovanissimo power trio degli AKU! (11/09), protagonista di un mix irresistibile di doom-jazz, rock-noise, afrobeat e hip hop, autore di una musica dal fortissimo impatto sonoro.

Direttamente dagli Stati Uniti, è atteso uno dei migliori chitarristi in circolazione, il texano Mark Lettieri (12/09), da oltre dieci anni componente degli Snarky Puppy, uno dei gruppi di maggior successo del panorama jazz internazionale, forti di ben 3 Grammy Award all’attivo. Un solista di talento in una moltitudine di stili musicali, che ha lavorato al fianco dell’icona neo-soul Erykah Badu, della cantante gospel Tamela Mann, e di altri big come David Crosby, 50 Cent, Snoop Dogg e Eminem. In un confronto “a distanza” sullo stesso palco, si esibisce un altro fra i chitarristi più famosi al mondo: il fuoriclasse Marc Ribot (14/09), protagonista dell’anteprima della rassegna A Jazz Supreme, in collaborazione con Musicus Concentus. L’intrepido sperimentatore presenta dal vivo il suo nuovo album “Songs of Resistance” in un jazz ibrido, tra folk e country, che porta al centro della scena i diritti civili, colorandosi di attivismo sociale, antifascismo ed ecologia.

Altro fuoriclasse della chitarra – nel suo caso un esemplare unico di chitarra sarda modificata e trasformata in un incredibile ibrido tra chitarra e violoncello, frutto di anni di studi, ricerche ed esperimenti – è Paolo Angeli (15/09), reduce da tour internazionali di grande successo che tra le tappe più prestigiose, vede anche un sold out alla Carnegie Hall di New York. In Sala Vanni presenta il suo nuovo lavoro 22:22 Free Radiohead, in cui la musica e le atmosfere della band di Thom Yorke diventano spunto per un mosaico sonoro, dove l’avanguardia incontra il post-rock e la pulsazione del flamenco si fonde con i suoni della natura sarda. Sempre in Sala Vanni di scena anche l’Horn Trio di Federica Michisanti (14/09), recente vincitrice del referendum Top Jazz come miglior artista emergente del jazz italiano, ed il musicologo (e musicista) Enrico Merlin (14/09), impegnato a presentare il suo monumentale lavoro su Miles Davis ed un anno cruciale della sua carriera e della sua evoluzione musicale: il 1959, l’anno, per intendersi, di Kind of Blue.

All’insegna del grande jazz che da sempre anima la manifestazione, “Settembre in Piazza della Passera” dedica due progetti speciali, prodotti per l’occasione, al batterista Art Blakey (1919-1990), uno dei più importanti artisti e capiscuola della musica jazz, nel centenario della nascita. 15 musicisti italiani e stranieri daranno vita a due concerti nel progetto The Big Beat (10 – 11/09), per ricordare la figura e la grandezza di Art Blakey.

Un festival jazz proiettato al futuro ma con radici ben salde nella tradizione, a partire dai circoli e locali del Lungarno che per l’occasione si trasformano in jazz club, grazie a concerti e jam session che durano fino a tarda notte. Torna anche quest’anno, in due diversi set, l’appuntamento quotidiano con uno dei momenti simbolo delle passate edizioni del “Fringe” di Torino e Firenze: la zattera sul Fiume Arno, un imperdibile assolo, raccolto come preziosa eredità dal nuovo Festival. Protagonisti sulle sponde dell’Arno, la tromba di Fabio Morgera (11/09), il contrabbasso di Jesper Bodilsen (12/09), il sax baritono di Dario Cecchini (13/09) e il clarinetto di Nico Gori (14/09).

Con la voglia di stupire tipica del FJF, si moltiplicano le location esclusive e inconsuete che coinvolgono spazi di riconversione urbana come la Manifattura Tabacchi, esempio unico di rigenerazione di un luogo simbolo della storia industriale della città in un hub culturale e polifunzionale. Il FJF termina il 15 settembre proprio in questi spazi, con una grande festa finale. 

Si muovono in bilico tra questi due territori i C’mon Tigre (15/09), veri esploratori di nuovi territori musicali, dove le chitarre, le voci e l’elettronica dialogano con trombe, sassofoni, sintetizzatori, percussioni e vibrafono, immergendo l’ascoltatore in un viaggio sonoro sensuale e ipnotico di grande impatto. Salpando dal bacino del Mediterraneo e lasciandosi guidare dalla fascinazione per l’Africa e il Medio Oriente, i C’mon Tigre danno forma a un linguaggio inedito e originale, fatto di commistioni tra il jazz, il post rock, l’afrobeat, le ritmiche dell’hip hop, il funk, senza mai chiudersi in uno stile, ma spingendosi avanti nell’esplorazione sonora.

Non mancano in anteprima assoluta le produzioni originali del Festival: a tarda notte la grande festa finale si trasforma in una jam session elettronico-strumentale con il progetto UXUU (15/09), dal termine somalo “esseri”. Protagonisti Francesco “Pisti” Pistoi (Mangaboo – campionatore, drum machine), PierPaolo “Pierfunk” Pedretti Griva (from Motel Connection – basso) con i musicisti jazz Fabio Giachino (piano&synth) e Mattia Barbieri (batteria).

Fra le produzioni originali del festival anche il progetto grafico che guida questa nuova edizione del FJF, a firma dall’artista resident BR1. Attraverso interventi realizzati principalmente nello spazio pubblico, in cui privilegia un approccio effimero e spontaneo, BR1 indaga gli aspetti dell’integrazione e della mancata integrazione tra i popoli, il fenomeno sociale e politico più significativo dei nostri tempi, e rivolge l’attenzione sia alla crisi dei valori eurocentrici che a quella dell’egemonia occidentale.

Info e programma: www.firenzejazzfestival.it