The Devils intervista, maggio 2021

Una delle band più eccitanti del panorama italiano, The Devils, selvaggi, molto rumorosi e sexy,  hanno da poco pubblicato l’ottimo “Beast Must Regret Nothing” (qui la nostra recensione), il loro terzo album. Il duo napoletano incarna il suono della desolazione e del caos e il loro stile è puro istinto primordiale, carico di sesso, peccato e Rock’n’Roll. Parliamo di questo ultimo bellissimo  lavoro con Erica, voce e batteria del gruppo.

The Devils pic by Jessica Squillante
The Devils pic by Jessica Squillante

In questo nuovo album il vostro sound ne esce arricchito rispetto ai lavori precedenti, sotto quali stimoli e diverse influenze è avvenuta la crescita?

Non ci è mai interessata la coerenza, portare avanti le medesime idee dei dischi precedenti; per noi la coerenza è l’ultimo rifugio per i musicisti privi di immaginazione e la strada giusta per diventare la brutta copia di sé stessi. I nostri gusti musicali sono cambiati durante gli anni, e cosi anche la nostra musica. La nostra è una passione priva di lucidità, e la passione non è cieca ma visionaria.

Come è nata la collaborazione con Mark Lanegan e con Alain Johannes?

L’idea ci venne durante un tour in Spagna nel 2019. Decidemmo di contattare il manager di Alain, che era impegnato in un tour europeo che si concludeva in Italia proprio nello stesso periodo. Con nostra grande sorpresa Alain ha accettò da subito di produrre il nostro terzo disco. Durante le registrazioni in studio Alain fece ascoltare i pezzi a Mark. Mark ne fu cosi entusiasta di voler prestare la sua voce su un pezzo del disco, “Devils Whistle Don’t Sing”. I Devils fanno veri miracoli, non come quel “sòla” di Nazareth.

A proposito della collaborazione con Alain Johannes, che vi ha portato a lavorare in maniera diversa rispetto ai primi due dischi fatti con Jim Diamond, c’è stato un approccio diverso al vostro lavoro di produzione e arrangiamento?

A differenza dei primi due lavori, registrati e missati in soli 3 giorni, stavolta ci siamo presi tutto il tempo che ritenevamo necessario dedicando 15 giorni esclusivamente alle registrazioni, il missaggio è stato fatto poi in seguito da Alain nel suo studio di Los Angeles. Abbiamo un po’ abbandonato le atmosfere trash che ci avevano accompagnato negli scorsi anni, virando verso nuovi orizzonti musicali che attualmente troviamo più stimolanti. Alain ci ha dato una mano con gli arrangiamenti, cosa che nei precedenti dischi avevamo completamente snobbato. Lui ha un intuito e una sensibilità musicale fuori dal comune, è un musicista versatile.

The Devils with Alain Johannes
The Devils with Alain Johannes

Parlateci un po’ di quello che voi definite Anticristianesimo, si tratta di una precisa presa di posizione che esternate anche in altri aspetti della vostra vita oltre che abbinarla alla musica oppure si tratta semplicemente di una nota di colore che rientra bene nell’iconografia del Rock’n’Roll ?

Basti pensare che la nostra band è nata dopo aver visto il film di Ken Russell “The Devils” ispirato al romanzo di Huxley “I diavoli di Loudon”, da cui abbiamo preso il nome per la band, e nel quale viene mostrata magistralmente la farsa di dio. Siamo anticristiani perché nati qui in Italia, se fossimo nati altrove saremmo stati contro altre religioni. Crediamo fermamente che ogni religione si fonda sulla paura di molti e sull’astuzia di pochi. La natura ci ha parlato abbastanza per convincerci che tutti i culti, tutti i misteri religiosi sono solo assurdità infondate partorite dall’idea dell’umano perché il suo nemico non è il peccato, ma la morte.

Avete progetti live per promuovere il disco?

Il nostro tour europeo comincerà a novembre, suoneremo in Svizzera Francia e Spagna, mentre per il resto d’Europa le date sono fissate per il 2022. Per quanto riguarda l’Italia, virus e democrazia permettendo, forse riusciremo a fare un po’ di date durante l’estate. Ci auguriamo tanto di riuscire a tornare sul palco il prima possibile, siamo come due tossici in piena crisi d’astinenza.

E allora noi vi aspettiamo sul palco, grazie Erica!

Articolo di Andrea Bartolini