Angela Baraldi non è solo una musicista: è un’artista totale, una voce che attraversa generazioni, linguaggi e sensibilità. Il suo ultimo album, “3021” — caldo, minimale, cinematografico — è uno di quei lavori che non si consumano, ma si abitano (la nostra recensione). Un disco che non si limita a raccontare il presente: lo osserva da lontano, come un drone che si solleva dalla terra per vedere l’umanità con più respiro. Con l’uscita del nuovo singolo e l’avvio del tour nei club, abbiamo parlato con lei di creatività, fragilità, outsider, pressioni sociali, femminilità nel music business e del valore della coerenza artistica.
Essere outsider è la mia forza
Angela racconta che l’album “3021” nasce da un’urgenza intima. «Ero oppressa dalle pressioni esterne, non da qualcuno in particolare, ma dal mondo. Musicalmente mi sfuggiva tutto. Mi stavo ponendo problemi fuorvianti. A un certo punto ho detto: chi se ne frega. Faccio quello che voglio fare e lo faccio da sola. La pandemia ha amplificato tutto. Due anni di solitudine obbligata, pochissimo stimolo a scrivere, tanta incredulità sociale. Io queste cose le sento molto. Ho antenne molto attive, e questo a volte è un peso.» Angela mi parla dell’essere outsider come di una condizione esistenziale. «Mi sono sempre sentita non conforme. Mi sono sempre sentita non conforme. Da adolescente lo vivevo come un difetto. Ora è una consapevolezza. È la mia natura. E mi piace così. Ma oggi è più difficile. Siamo nell’epoca del giudizio. Tutto è veloce, tutto è valutato. Essere se stessi è più faticoso. Rischiamo l’isolamento». E aggiunge una riflessione lucida. «Oggi c’è un conformismo travestito da trasgressione. Ma è una trasgressione che ha già passato l’esamino. Non è mai davvero trasgressione».
“3021”: un respiro lungo, non un prodotto
Le dico che anche l’ultimo singolo si inserisce in un album che ha un filo unico, che non è una collezione di brani, spezzati in singoli utili alla promozione. «Ho cercato di guardare l’umanità da lontano, come un drone. Volevo parlare di noi da un punto di vista spazio‑temporale. Un disco classico, ma non nostalgico. Un disco del presente che guarda al futuro». Aggiungo che credo che gli artisti percepiscano il mondo in modo diverso, che abbiano delle antenne più sensibili. «Sì, abbiamo più tempo per pensare, forse più sensibilità. Ma restituire tutto questo senza deprimere chi ascolta è una responsabilità enorme».
Donne nel music business
Azzardo l’argomento donne nel music business e Angela non usa giri di parole «Sembra che siamo emancipate, ma non è vero. Siamo ancora molto indietro. Siamo lontani dalla parità. Ci sono donne potenti, certo, ma nella vita reale non abbiamo fatto passi così grandi. È uno specchio per allodole». E aggiunge: «Madonna è stata la prima a insegnarci che dobbiamo prenderci la responsabilità di essere boss. Ma non basta. La società non è cambiata così tanto».
De Gregori e il valore di un’alleanza
Il supporto di Francesco De Gregori e della sua etichetta discografica è stato fondamentale. «Sarò sempre grata a Francesco. Ha dato a questo disco la possibilità di uscire nel modo giusto. Ha sposato il progetto. E questo ha permesso al disco di uscire in un certo modo e essere diffuso. Le etichette indipendenti oggi sono fragili. È difficile bucare, ed è difficile poi suonare dal vivo per promuoversi. Questo tour nei club che è in partenza è quasi un miracolo».
I club: la microcircolazione della musica, il tour
Angela difende i piccoli spazi con passione. «Un corpo in salute ha la microcircolazione che funziona. I club sono questo. I club sono la provincia, la curiosità, la scoperta. Sono il concerto deciso la sera stessa. Sono la microcircolazione della musica. Senza quella, il corpo muore». Le chiedo della scaletta del tour, perché lei la cambia costantemente, non è una che segue rigidamente un copione. «Io detesto fare la scaletta. Sul palco voglio libertà. I miei musicisti hanno provato tutto, ma poi sul palco cambio. Chiamo i pezzi, li sposto, li ribalto. Una sera non abbiamo rispettato nemmeno una canzone della scaletta. E loro si sono divertiti». La band è davvero parte integrante del progetto. «Federico Fantuz ha scritto e suonato con me l’album. Gli altri, Daniele Buffoni alla batteria e Giovanni Fruzzetti a basso e Synth, erano in studio con noi. Ora siamo sul palco insieme. È una sinergia vera».
Giornalismo musicale: una resistenza necessaria
La conversazione si sposta sul giornalismo musicale, e Angela ascolta con attenzione. Quando le racconto delle difficoltà del settore – numeri, algoritmi, copia‑incolla, uffici stampa e promoter che discriminano – risponde con una lucidità disarmante. «Il problema non è solo degli artisti. È di chi si occupa di arte e cultura. Approfondire richiede tempo, studio, impegno. E oggi l’impegno è visto come un limite. È inaccettabile». E aggiunge come apprezzamento al lavoro di Rock Nation: «Non conosco un artista che non abbia approfondito fino alle viscere ciò che ama. Non c’è un’altra strada. E così dovrebbe fare il giornalismo di qualità. Quando un giornale segue un artista con recensione del disco, recensione del live e intervista, dà un senso compiuto al progetto. È raro. Ed è prezioso».
Conclusioni: resistere, approfondire, restare outsider
Angela Baraldi è una voce che non si adegua, non si piega, non si conforma. Il suo nuovo tour e il suo nuovo singolo sono l’ennesima prova di un’artista che non ha paura di essere un pezzo unico, di buttare via lo stampino, di guardare il mondo da lontano per raccontarlo meglio. «Non dovete preoccuparvi di piacere a tutti. È una fregatura enorme. Il senso dell’essere artista è fottersene. Se no siamo rovinati». E forse è proprio questa libertà – fragile, faticosa, luminosa – che rende Angela Baraldi una delle voci più autentiche della musica italiana.
Articolo di Francesca Cecconi
Le date del tour 2026
31 gennaio Genova, Ad Astra Cinemino
6 febbraio Guagnano (Lecce), Rubik
7 febbraio Bari, Ode Officina degli Esordi
19 febbraio Firenze, Brillante Nuovo Teatro Lippi
20 febbraio Roma, Angelo Mai
21 febbraio Bologna, DAS Dispositivo Arti Sperimentali
4 marzo Milano, Biko
6 marzo Torino, CPG
