I Backlash sono una nuova realtà del Melodic Rock italiano, ma con un’attitudine e una maturità che li collocano subito tra le proposte più interessanti del genere. Freschi della pubblicazione del loro disco d’esordio “Time To Impact” (la nostra recensione), un lavoro che unisce stile anni ’80 e una produzione incisiva e al passo coi tempi, si raccontano con le parole del chitarrista e leader Andrea Frighi in una conversazione sincera e appassionata, tra ricordi di lunga data, collaborazioni prestigiose e quella spinta creativa che li ha portati a dare finalmente forma al loro progetto.
Il vostro disco d’esordio “Time To Impact” contiene Rock Melodico vecchio stampo ma suona decisamente fresco: qual è stato il vostro approccio alla composizione per bilanciare l’omaggio agli anni ’80 con un suono moderno e autentico?
Massimo, Angelo ed io siamo in pista da tanto tempo, per cui siamo orientati, in modo consapevole ma involontario, a un genere classic-rock/AOR anni ’80 che costituisce il nostro background comune, ormai interiorizzato, ma che solo apparentemente ci definisce. Se è vero che in tanti percepiscono questo lato della nostra sonorità, emerge anche, in misura diversa nei vari brani, un’attitudine ad addentrarci in territori diversi dall’ambito “vintage” e a contaminare canzoni e arrangiamenti con sonorità blues, southern rock o prog rock, adottando soluzioni musicali a volte estranee ai canoni abituali del genere. È il nostro modo di definire un marchio di fabbrica, sforzandoci di renderlo riconoscibile, non ovvio e più personale. Oltre alle nostre influenze individuali, che vanno a mescolare ulteriormente le carte che inquadrano il sound, diventa determinante la produzione di Roberto Priori, capace di aggiungere modernità all’insieme. Comunque i pezzi nascono e si sviluppano fondamentalmente di pancia, d’istinto; poi, quando viene il momento di rifinirli curando i dettagli, adottiamo un atteggiamento e un metodo più strutturati.
Massimo Ordine si è fatto conoscere tanto tempo fa con gli Xteria, che avevano un sound ricco di influenze prog metal, e successivamente con i Perfect View, una band di Rock Melodico ma con diverse sfaccettature all’interno della sua proposta. Angelo Franchini invece è uno dei membri fondatori dei Crying Steel, storica band heavy metal bolognese dallo stile più classico. Come è nata l’idea di formare i Backlash, considerando che Andrea ha scelto due compagni con background così diversi?
A prescindere dalle band e dalle esperienze musicali in cui Max e Angelo hanno avuto modo di far parte nel corso degli anni, è importante tenere presente che entrambi sono musicisti con un background vastissimo anche al di fuori dei contesti per cui sono conosciuti. Per questo motivo i loro orientamenti musicali risultano solo all’apparenza diversi. Con Angelo dietro al microfono abbiamo collaborato alla stesura di idee, già orientate al nostro genere attuale, sin dai primi anni ’90. Negli anni abbiamo proseguito, anche se in maniera discontinua, ad accumulare materiale le cui linee vocali avevano una forte influenza rock‑blues. Un genere che, paradossalmente, è stato invece una scoperta e un’esperienza nuova per Max, che ai tempi era più incline al sound di derivazione Prog Metal e al Rock Melodico da te già citato. Quando con Massimo abbiamo raggiunto un buon punto per definire la nostra proposta musicale, l’integrazione di Angelo è stata l’evoluzione naturale per il consolidamento della line-up, avvenuta così in modo spontaneo. Questo evento è stato determinante e di buon auspicio per dare vita al nostro progetto, poiché le attitudini di Max e Angelo, assolutamente compatibili e complementari, ne hanno rafforzato e potenziato la forza creativa.
Roberto Priori ha curato la produzione. In che modo la sua esperienza come ascia storica dei Danger Zone e come produttore in campo AOR/rock melodico ha influenzato il sound dell’album?
Il mondo della produzione musicale e degli artisti di quel periodo, non solo dell’Hard Rock/Metal, Roberto l’ha vissuto in prima persona e ha continuato ad approfondirlo negli anni a venire facendolo suo intimamente. Questo gli ha permesso di lavorare sulla nostra musica in piena padronanza. Il suo contributo è stato fondamentale sotto ogni aspetto: col suo metodo di lavoro solido e sempre mirato, ha dato una direzione precisa al nostro percorso che inizialmente non era del tutto predefinito. È riuscito a interpretare perfettamente la sensazione che volevamo trasmettere e a plasmare il nostro sound in modo creativo. Ha dato grande potenza ed energia alla sezione di basso e batteria, ha reso le chitarre incisive e aggressive quando necessario, e al contempo ha saputo bilanciare tastiere e synth affinché avessero il giusto risalto nel mix. Il lavoro sulla voce di Max, che consideriamo un elemento chiave per definire un sound che abbia un’identità riconoscibile e davvero distintiva, ha completato il quadro.
La collaborazione con Lee Small su “Cold Case of Rock ’n’ Roll” è stata un bel plus, la ciliegina sulla torta: come è nata l’idea di coinvolgere un artista che vede nel suo curriculum nomi come The Sweet, SHY, Lionheart e Phenomena, e cosa ha portato al brano?
La collaborazione con un musicista del livello di Lee Small ha senz’altro contribuito a dare autorevolezza e credibilità a “Time To Impact”. Ma non è questo il motivo per cui abbiamo pensato proprio a lui come ciliegina sulla torta. Lo abbiamo scelto perché seguiamo il suo percorso artistico da anni e, al di là del suo prestigioso curriculum e della sua versatilità vocale, gli siamo musicalmente affezionati. L’idea di un suo coinvolgimento ci emozionava davvero. La facilità con cui riesce a imprimere una personalità forte e riconoscibile a ogni collaborazione, anche quando interviene come ospite, è sorprendente. Inoltre Lee unisce un’interpretazione potente a un’impronta soul, capace di adattarsi al nostro sound e allo stesso tempo di ampliarne le sfumature. Così, mentre gli ultimi arrangiamenti di “Cold Case of Rock ’n’ Roll” erano ancora in corso, abbiamo pensato di contattarlo. A valle dell’uscita dell’album lo scorso 7 novembre, ci ha dato tantissima soddisfazione sia la presenza del suo prezioso cameo, sia il riconoscimento da parte sua della brillante performance di Max nell’album. Fortemente motivati anche dal management dell’etichetta e dalla disponibilità di Lee, abbiamo poi dato un seguito alla collaborazione con il relativo video che ha visto la luce sul finire del 2025.
“Time To Impact” esce per Art Of Melody Music, un’etichetta specializzata nel genere che proponete e nota per scoprire e lanciare band “sconosciute” che a volte diventano punti di riferimento per gli appassionati di Melodic Rock. Pensate che l’etichetta abbia contribuito in modo decisivo a dare visibilità all’album?
Non potevamo finire in mani migliori! La loro notorietà in quest’ambito è senz’altro ben motivata. Affidabilità e professionalità: due fattori che hanno contribuito a valorizzare anche altre band del roster che ci hanno preceduto, le quali, va riconosciuto, dal canto loro si sono distinte per impegno e per una musica di indubbia qualità. Per ciò che ci riguarda, sin dall’inizio l’etichetta, il suo ufficio stampa così come i loro partner hanno curato e continuano a occuparsi di tutti i canali di promozione della nostra musica, anche coinvolgendoci e guidandoci in quella che è la strategia promozionale nei momenti in cui necessita un nostro eventuale apporto. Il loro lavoro è stato decisivo e indispensabile per dare visibilità al disco anche nel periodo antecedente alla sua release, fase particolarmente delicata per una band dai componenti di lungo corso, ma pur sempre all’esordio.
La copertina, con il suo forte impatto visivo, sembra perfetta per il sound della band. Sappiamo che è opera di Antonella “Aeglos Art” Astori, un’artista che ha già legato il suo nome ad altri artwork realizzati per gruppi di questo genere. Avete fornito voi una descrizione precisa o è nata da un’idea dell’autore?
Credo che non riusciremo mai a ringraziare abbastanza Antonella per il grande lavoro svolto! Noi le abbiamo suggerito di incentrare la grafica del booklet e dell’artwork di copertina sul significato del nome Backlash, ovvero contraccolpo, e sul concetto di impatto per rafforzare il richiamo al titolo dell’album. Lei, anche in considerazione della presenza in tracklist della canzone “Mirrorsplay” (gioco di specchi), ha ideato in autonomia l’artwork con il logo riflesso e i frammenti di uno specchio, tema poi ripreso anche per le foto della band nel booklet. Infine, insieme, abbiamo definito i dettagli. A noi piace tantissimo, ne siamo assolutamente entusiasti, così come lo siamo per la sua resa cromatica sia su stampa e CD che su schermo.
Con questo disco avete dimostrato che il Melodic Rock anni ’80 è ancora vivo: quali sono i vostri piani futuri per portare questo genere al pubblico di oggi?
Il Melodic Rock, l’AOR, l’Hard Rock, così come tantissimi altri generi, sono vivi e vegeti e ci sentiamo di dire che godono proprio di ottima salute. Allo stesso modo sono estremamente interessanti e fresche le produzioni degli artisti che popolano questo contesto, soprattutto quelle dei tanti ancora poco noti. Il fatto che questo genere non sia mainstream non significa però che non abbia un ampio seguito. È opportuno infatti tenere sempre a mente che dagli anni ’80 a oggi, complici tantissimi fattori, gli artisti e la produzione musicale sono aumentati esponenzialmente rispetto a quei tempi. Oggi è più facile e inizialmente meno oneroso proporsi musicalmente sul mercato, ma allo stesso tempo i numeri rendono molto più difficile emergere. Non abbiamo piani futuri studiati a tavolino. Dopo l’uscita tanto attesa del nostro album di debutto c’è senza dubbio una gran voglia di proporci dal vivo, ma al tempo stesso dovremo fare le giuste valutazioni e ponderare al meglio, a freddo, ciò che è più funzionale alla salute dei Backlash. Attualmente abbiamo un seguito relativamente acerbo nonostante l’incoraggiante risposta d’ascolto. Tuttavia in serbo ci sono tanti nuovi pezzi, in gran parte già pronti, ancora da proporre come capitoli successivi di “Time To Impact”. Infatti, anche se il tempo necessario alla realizzazione dell’album potrebbe sembrare una lunga gestazione, in realtà è stato utilizzato per sviluppare non solo le 12 tracce pubblicate, ma anche una produzione musicale corposa che ci auguriamo fruttuosa e longeva. Quindi teneteci d’occhio, perché il Melodic Rock è ancora vivo e i Backlash, dopo il primo vagito, hanno tutta la voglia e la determinazione per continuare a scalciare e farsi sentire!
Articolo di Paolo Andrea Pugno
