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Deluded By Lesbians intervista

Trio tra Power Pop Punk e Hard Rock senza fronzoli

“Umami” è il nuovo disco dei Deluded By Lesbians, quinto della carriera del power trio meneghino, fuori il 24 marzo 2023 per la label Bagana / B District. Strizzano l’occhio a tutto l’Alternative Rock anni ’90s, in un trio tra Power Pop Punk e Hard Rock senza fronzoli. Lutti, cambi di formazione e diversi dissidi interni all’interno della band: i Deluded By Lesbians non hanno mai affrontato nulla di tutto questo nei primi 15 anni di carriera. Sempre in trio, sempre Laura, Lara e Federica, fedeli alla formula dell’ignorant party power pop punk, non hanno mai parlato della caducità dell’essere umano o della difficoltà dei rapporti interpersonali, ma solo di cibo, animali, gente strana e quel pizzico di sapore in più che solo il glutammato monosodico sa donare alla vita.

Quanto l’ironia ha contribuito alla longevità della band?

L’ironia per noi è uno dei (pochi) elementi irrinunciabili della band. C’è stata sin dall’inizio, sia nei testi che nel nostro approccio dal vivo. Non esisterebbero dei Deluded seri e se mai ci venisse voglia di fare musica senza quei due/tre etti di croccante simpatia, probabilmente lo faremo sotto un altro progetto.

C’è un profondo legame che lega le vostre canzoni a quelle di Frank Zappa: in entrambe c’è il desiderio di far riflettere le persone senza per forza salire in cattedra e pontificare. Come scegliete i temi dei vostri testi?

Siamo lusingati per il paragone, sicuramente Frank era molto di più, lui davvero voleva spingere le persone a uscire dal seminato e dal solito punto di vedere le cose. I nostri pezzi sono piccoli haiku che non si beano di avere un vero e proprio significato. Ci piace raccontare storie assurde o semplicemente sottolineare alcuni aspetti della vita ridicoli. E poi ci deve essere sempre almeno una canzone su un animale e una canzone sul cibo! 

Avete un sound molto diretto e asciutto e che ci ha fatto pensare immediatamente ai Weezer, sopratutto in “The Only Thing I Ask You”; come riuscite a non cadere in “tentazione” quando entrate in studio e a tenere questa sobrietà di arrangiamento?

I Weezer, soprattutto quelli targati 90s ci piacciono davvero tanto, un altro paragone che ci lusinga! L’immediatezza è una delle altre nostre caratteristiche e non ci spendiamo in molti fronzoli produttivi, soprattutto perché in trio sarebbero complessi da rendere dal vivo. Certo, a volte un quartetto d’archi, un complesso mariachi o un’orchestra di samba ci sarebbero venute utili, ma anche il budget vuole essere rispettato!

Avere ospite Timo Tolkki è un primato assoluto; come siete riusciti a coinvolgerlo?

Il nostro batterista, Lara Brixen, è un grandissimo suo fan da sempre e gli ha proposto questa collaborazione via Facebook! Inaspettatamente ha detto subito di sì e abbiamo pensato di inserirlo, sempre ironicamente, nella canzone meno metal o heavy del disco, Wifi, un pezzo totalmente pop punk! Il risultato è perfetto per il contrasto del suo power solo in un pezzo che praticamente ha 3 accordi dall’inizio alla fine! Grande Timo!!

In “Bacon” citate “Celebrity Skin” delle Hole nella prima strofa; dal momento che non credo nel caso, vorremmo sapere come avete deciso di mantenere una citazione così esplicita.

Non possiamo dire che i nostri dischi siano zeppi di citazioni, ma abbiamo sempre avuto massimo rispetto per tutto quello che è venuto “prima” e ci ha ispirato. La copertina del nostro disco precedente, “Rock Against Us”, era un omaggio a “In Rock” dei Deep Purple. Ogni pezzo che scriviamo sugli animali si ispira a “Kitty”, pezzo di apertura del debutto dei Presidents Of USA. Freddie, presente nell’ultimo disco, scippa il riff di batteria di “We Will Rock You” dei Queen. 

“Celebrity Skin” è un pezzo con cui siamo cresciuti da teenager e ci faceva troppo ridere immaginare un risveglio in cui sei ancora truccato/a/ə dalla sera prima e invece di is not early for that dress per noi è is not early for a piece of bacon. È sempre il momento per del bacon, ragazzi! E grazie per la bella intervista!

Articolo di Jacopo Meille

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