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Fabrizio Moro intervista

Ritorno del cantautore e regista romano sulle scene a due anni e mezzo dall’ultimo progetto discografico

È uscito il 14 novembre, in formato fisico, “Non ho paura di niente” (BMG), il nuovo album di Fabrizio Moro, il 10° album in studio della carriera che segna il suo ritorno sulle scene a due anni e mezzo dall’ultimo progetto discografico. L’album contiene 9 nuove canzoni prodotte da Katoo e caratterizzate da testi introspettivi e attuali, in cui la dimensione intima si intreccia con una visione collettiva. L’anno prossimo il cantautore e regista romano tornerà in tour che inizierà con un’anteprima il 2 maggio 2026 al Palazzo dello Sport di Roma e proseguirà poi da ottobre 2026 nei principali club italiani. Il suo ufficio stampa ha organizzato una round table con i giornalisti in occasione del lancio dell’album, per approfondire il lavoro fatto dall’artista.

Cosa rappresenta questo album per lui:
“Non ho paura di niente” è un album in cui ho messo tanto cuore e tanto fegato, come sempre, ma rispetto ai dischi precedenti, questo è stato più “sofferto”: è nato in un momento in cui ho provato un disagio generale, ero deluso da tutto quello che stava accadendo intorno al sistema musicale italiano. Oggi viviamo tutto sempre di fretta. Si corre anche nel mondo musicale, si pubblicano brani e album a distanza di poco tempo. Sono cresciuto in un mondo differente e per me fare un album è un processo diverso, richiede tempo. Dietro a questo album c’è un importante e lungo lavoro di scrittura, di pensiero, di produzione e di tanto altro.

Fuori l’album e tu parti immediatamente con il tour di presentazione in store nelle librerie, ma dobbiamo aspettare maggio per un concerto a Roma e addirittura l’autunno prossimo per il tour ovunque. Perché ci fai stare così in attesa di vederti sui palchi?
He, tu non puoi capire quanto questa cosa mi disturbi, ovvero di lanciare il tour un anno prima. Noi abbiamo progettato questo tour per la primavera, ma non c’erano gli spazi disponibili … i club, i palazzetti, era tutto occupato. È talmente saturo il mercato che devi prenotarti un anno prima, e io non so più neanche se sarò vivo, voi comprate il biglietto e magari morirò io (ride).

Dai, noi aspettiamo! So quanto questo disco sia stato sofferto, e ci hai messo tanto a metterlo su, perché come dici giustamente, non si fa un buon disco in sei mesi. È nato in un momento di disagio personale legato al momento storico, ma anche a un tuo disagio verso il sistema musicale italiano. Ma tu, come ti ci muovi dentro?
Guarda, io tutelo la mia indipendenza, ho le miei edizioni musicali; in questi dieci anni ho lavorato con diverse multinazionali sotto il profilo della distribuzione, quindi mi sono potuto permettere di prendere i tempi comunque per come li ho sempre concepiti io, in ogni album. Questa volta ho firmato con la BMG perché ho trovato una squadra di persone che la pensa come me.

Quando ho conosciuto il direttore generale, Dino Stewart, mi sembrava di tornare negli anni 90, perché sono delle persone che comunque non si sono confuse con il mainstream per come viene inteso il mainstream oggi. Mi hanno dato massima libertà, massimo sostegno in ogni cosa e quindi ho potuto passare dalla mia etichetta indipendente a un’etichetta più importante e strutturata che ragiona con una mia etichetta indipendente. È stato un passo fortunato che mi ha dato con tutta sincerità lo stimolo giusto per fare questo disco, perché quando hai il fiato sul collo da parte della casa discografica e devi uscire assolutamente in quel momento – ti dicono che non devi passare troppo tempo tra un album e l’altro perché altrimenti la gente si dimentica – come fai a lavorare bene e ed esprimerti al meglio?

Questa roba qui mi fa incazzare un casino, perché se la gente si dimentica vuol dire che non sono state colpite dalla mia musica, quindi a me non me ne frega niente. Oppure se si dimenticano, poi si ricorderanno di me quando uscirà il nuovo disco. L’importante è fare le cose fatte bene, fare le cose con calma e per fare le cose, per prenderti questo lusso, devi avere la possibilità e la fortuna di lavorare con persone che la pensano come te. Un disco non è fatto soltanto da un artista, un disco è fatto da una squadra e la squadra deve ragionare tutta allo stesso modo. In BMG Italia questo accade, e ne sono felice.

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