Forse questo nome e cognome non vi dice niente. E invece è colui ha organizzato più di 3.000 spettacoli, in diverse location che spaziano dai piccoli club, ai teatri, ai palazzetti, fino ad arrivare a grandi spazi all’aperto e location storiche, con artisti italiani ed internazionali di ogni genere musicale, festival importanti. È anche colui che ha costruito il Live Club di Trezzo sull’Adda, il locale da concerti più bello d’Italia. Una figura importantissima per la nostra cultura musicale degli ultimi trent’anni. Sono felice di parlare con lui, di farmi raccontare questa lunga, affascinante quanto inusuale storia imprenditoriale, basta una sola domanda e tutto ci viene svelato.
[Domanda] Prima di parlare dell’estate grandiosa che offrirete con Shining Production, Mr Wolf e Live Club agli appassionati di musica di ogni genere, svelaci il “prequel” di questo successo in un campo difficile, quello dell’organizzazione indipendente di concerti nel nostro Paese. Due cose mi hanno molto colpito della tua bio; la prima è l’aver iniziato professionalmente questo mestiere in giovanissima età. A metà anni Novanta hai aperto il Live Club. Voglio conoscere il segreto di questo piccolo miracolo, in Italia se riesci a fare qualcosa nella musica, veramente ci vuole tanto tempo. Invece tu sei riuscito, sin da giovanissimo, non a fare una festicciola di paese, ma ad aprire il Live Club. E la seconda cosa che mi ha colpito tantissimo è stata la tua volontà di mettere nella bio, di essere vegano, e vorrei parlare con te dell’aspetto etico dell’offerta food nei festival. Io lo sono, e faccio davvero fatica qui in Toscana a trovare qualcosa che non siano patatine fritte.
Il Live Club di Trezzo sull’Adda
Allora, è avvenuto tutto per caso. Io ho iniziato oggettivamente prestissimo a lavorare, a 14 anni, mentre studiavo. A 20 ho aperto con mio fratello un negozio di videogiochi in franchising, era proprio il periodo di inizio del franchising, quindi ho avuto questa partenza un po’ da nerd nel mondo dell’imprenditoria a Monza, e in seguito ne ho aperto un secondo a Pavia. E poi, con un grandissimo amico di infanzia Roberto Nini aka Robbiccio, è venuta voglia di cercare un locale da gestire. All’inizio, essendo noi motociclisti, cercavamo fondamentalmente un pub. Ma il destino ha voluto che quando siamo andati da un’agenzia a cercare queste attività, il titolare si è rivelato essere un caro amico di infanzia del fratello del mio amico. E quando lo ha riconosciuto ha messo da parte tutte le proposte che aveva preparato sui pub e ha iniziato a descriverci questa attività, il club, che in realtà non abbiamo aperto noi, esisteva da 3 anni (1996) quando noi siamo subentrati (1999), ma i proprietari non erano riusciti a farlo decollare. Io non conoscevo il territorio dove si trovava il club, (Trezzo sull’Adda), ero giovane, non mi ero mai allontanato molto da Milano e Monza, e all’epoca le uniche esperienze musicali che avevo venivano da un altro genere musicale, la Techno progressive e minimal, che ho ascoltato dai 16 fino appunto ai 20 anni, e suonato con un mio socio (Rocco Massimiliano aka Sly) con cui facevamo dei DJ set in alcuni locali milanesi, e di musica suonata live, a parte poche cose, non sapevo veramente niente. Non avevo proprio background storico, nulla.
Vabbè, succede che l’agente immobiliare ci descrive questa attività, io non ho idea di cosa stia parlando, ma vedo che a Roby si illumina il viso. Ci chiediamo se l’operazione sia fattibile e sostenibile, ma intanto decidiamo di andare a vederlo, coinvolgendo i nostri fratelli maggiori per avere le spalle coperte. Visitiamo il locale, lo frequentiamo per due o tre sabati di fila, trovando che aveva un ottimo giro, era molto tranquillo e gradevole, e apriva esclusivamente i sabati con cover e tribute band. Ci appassionammo della situazione e decidemmo di fare la follia, considerando che all’epoca era possibile, nel senso che come avevo fatto con i negozi di videogiochi, ci siamo indebitati e impegnati con tutti i nostri averi passati, presenti, futuri, nostri e delle nostre famiglie. Rilevammo l’attività, inizialmente facendo un affiancamento alla gestione precedente per prendere confidenza e capirne qualcosa. Io essendo un ragioniere mi dovevo occupare della parte amministrativa-contabile, mentre la parte artistica la doveva seguire Roby.
Il destino ha voluto che un mese dopo l’apertura, Roby ha avuto un malore e davanti a casa ha perso la vita. Oltre al grande trauma personale, mi trovai il club da gestire in toto senza di lui. Ho iniziato a girare tutta Italia, a frequentare tutti i club di musica dal vivo, a leggere tutte le riviste di settore che esistevano all’epoca, cercando di farmi una cultura. Il karma ha fatto sì che lentamente si creassero buone relazioni ovunque, e ho iniziato ad avvaire le prime collaborazioni, tra cui quella con il mio attuale vicino di casa Claudio Ongaro, manager e booker storico di artisti come Caparezza, Verdena, Ministri, Africa Unite, 99 Posse etc…che quasi da subito mi dette fiducia permettendomi di organizzare i primi concerti alternativi nonostante la mia scarsa esperienza e nonostante la concorrenza di locali storici e prestigiosi presenti tra Bergamo e Milano come Il Motion di Madone e poi Zingonia, il Rolling Stone, il Rainbow, l’Alcatraz, etc…
Il salto è avvenuto dopo poco più di 1 anno dal nostro ingresso nel Live Club; mi venne proposto di organizzare il concerto di Elisa. Era una delle pochissime cantanti che seguivo, della quale avevo i cd, che ascoltavo, insomma. Lei veniva da un momento un po’ particolare, perché aveva fatto una tournée nei palazzetti che era andata così così, dopo il primo boom si stava riposizionando nel mercato. Questo accordo avvenne con diversi mesi di anticipo rispetto aall’annuncio della sua partecipazione a Sanremo, con il suo primo brano italiano “luce” e una delle prime date del tour era la nostra. . All’epoca le prevendite si vendevano con blocchetti cartacei di bigleitti universali da compilare liberamente con evento e quantità, distribuiti fisicamente in tutti i negozi e luoghi aggregativi della zona; quindi diciamo che il conteggio del venduto non era realtime, anche perché fino a quel momento il soldout non sapevo neanche cosa volesse dire. Il lunedì dopo il festival, il dato di vendita ero di gran lunga superiore alla capienza del locale finora testata, quindi decisi di parlarne con il Sindaco e le forze dell’ordine per affrontare al meglio l’organizzazione dell’evento e dell’ordine pubblico. Venne deciso di autorizzare il concerto attuando una serie di precauzioni; venne delimitata un’ampia area intorno al Live, individuate aree parcheggio dedicate con servizio bus navetta, e il club venne completamente svuotato degli arredi; puoi immaginarti lo sforzo organizzativo. Poco dopo si ripropose il “problema” del soldout con Giuliano Palma & The Blubeaters, Reggae National Tickets, Punkreas e 99 posse, con blocco della 3° corsia dell’autostrada per le auto in coda…a quel punto fu chiaro che stava succedendo qualcosa di speciale e quel luogo non era già più sufficiente per ospitare la nostra attività.
Diciamo che erano anni in cui c’era talmente tanta voglia di musica nelle persone, che se avevi un po’ di audacia era veramente difficile sbagliare. Il Live però aveva mostrato dei limiti strutturali invalicabili, e questo non mi permetteva di ospitare band nonostante la credibilità conquistata, perché non c’erano le caratteristiche necessarie per far esibire gli artisti: per esempio il fatto di essere al primo piano con un soffitto molto basso. Ho comunque continuato a lavorare tanto e a testa bassa, senza mai mollare, ho cercato collaborazioni in zona, per esempio con il Bloom di Mezzago, con il quale organizzammo un festival, e pian piano sono comunque riuscito con tutti i limiti a a ospitare nel club anche i primi artisti internazionali (un ringraziamento speciale per questo a Max Cantù).
All’inizio il Live Club era impostato come circolo privato, si usava così negli anni ‘90, si poteva esercitare con il tesseramento del pubblico. Era un modello che poi è andato un po’ in crisi, e le attività hanno cominciato a chiudere. E noi, presi dalla paura di non poter fare quello che ormai era diventato il nostro lavoro principale, abbiamo rilevato un altro locale, il Buddha Cafè di Orzonuovi (BS), che dal punto di vista artistico ci ha dato delle enormi soddisfazioni (Ligabue, Elisa, De Gregori, Subsonica, The Ark); ma ci siamo scontrati con il fatto che ci sono dei fattori territoriali che non possono essere replicati; non riuscivamo a interpretare i gusti del pubblico, anche se eravamo solo a 50 – 60 km di distanza, quindi dopo tre anni l’abbiamo svenduto. Ma non volevamo mollare, avevamo una paura enorme che il modello del circolo privato non potesse reggere, e che avremmo comunque avuto continui problemi di parcheggio e di viabilità. Allora il Comune ci propose di valutare un trasferimento. Noi intanto avevamo organizzato una grande festa della birra montando un tendone da circo nel terreno davanti al club, che chiamammo il Live Music Circus. Ci perdemmo molti soldi perché non avevamo capito alcuni equilibri economici, quindi ci rimettemmo a testa bassa a lavorare cercando di sistemare le cose. Però questa esperienza fu molto utile perché quando il Comune ci chiese di trasferirci, avevamo già testato quello spazio, ed è nato questo percorso; il Comune ci ha dato in concessione il terreno e noi ci siamo improvvisati i costruttori. Per l’Amministrazione, in cambio del terreno, abbiamo costruito un centro di aggregazione giovanile con sala eventi, sale prove, sale corsi, uffici, area estiva con campo di basket.
Con debiti infiniti siamo riusciti a progettare e costruire questo edificio pazzesco, prendendo ispirazione da altri bei locali in giro per l’Italia. Ovviamente il progetto procedeva lentamente, e nel frattempo venne deciso di realizzare la quarta corsia dell’autostrada Milano-Venezia; quindi durante i lavori, praticamente tutti i fine settimana, veniva chiusa l’autostrada e il casello che portava il pubblico da noi. Fu un momento di crisi totale perché il pubblico non riusciva più a raggiungerci, essendo abituato a raggiungerci uscendo dall’autostrada praticamente di fronte al locale; i costi dei lavori schizzarono alle stelle, per vari adempimenti normativi entrati in vigore nel mentre e l’inaugurazione che doveva avvenire nel mese di settembre 2006 slittò a giugno 2007. Eravamo formalmente falliti, ed io ho toccato il fondo a livello psicologico e morale, perché sentivo il peso della responsabilità di essere stato così ambizioso da non considerare i disguidi ed il fallimento, che avrebbe coinvolto molte famiglie che si erano affidate alla mia visione. Stavo per mollare, con un pesante esaurimento nervoso, ma i miei soci in quel momento, si strinsero intorno a me dandomi il coraggio sufficiente per tentare ancora uno sforzo; riuscimmo a ottenere un ultimo finanziamento ipotecando tutte le nostre case per l’ennesima volta, per superare quella delicata fase, e riuscimmo a completare i lavori. Fu un’inaugurazione pazzesca con due palchi, dentro e fuori dal club che avevo sempre sognato.
Il nuovo Live Club quindi si è trasformato in un locale performante che può ospitare format anche complessi, ha un ampia area/giardino esterna e un ristorante interno, e queste sue peculiarità ci hanno portato a ospitare e a co-organizzare alcuni importanti festival hard rock e metal, quali il Metallitalia festival , il Frontiers Rock Festival, e il raduno di Feudalesimo e Libertà.
I festival, i capodanni, il teatro, il centro di aggregazione giovanile
Riprendendo energia, divenni ancora più curioso e mi venne la voglia di osare e uscire fuori dai nostri confini; già qualche cosina avevamo fatto con il Bloom, quindi con un altro socio (Valerik aka Valerio Bonalumi) che faceva un po’ di booking alle tribute band, decidemmo di trasformare la società del Buddha Cafè, in una società che si occupasse dei concerti al di fuori del Live Club; siccome lui era di fatto il sosia di Jack Nicholson, e ci è sempre piaciuto avere dei riferimenti in ambito cinematografico, abbiamo trasformato la società in Shining Production, con cui ci specializzammo nell’organizzare le prove zero di alcune tournée, in un palazzetto a Morbegno, in Valtellina. Nei primi anni dell’attività facevamo consulenza artistica, poi di fatto ci siamo trasformati in organizzatori di eventi in tutto e per tutto. Con questa società abbiamo preso negli anni in mano un po’ tutta la filiera dell’organizzazione di ogni tipologia di evento musicale, e non solo.
Poi fummo contattati da una realtà di Mantova che faceva eventi in un palazzetto e che era in crisi; nell’occasione abbiamo conosciuto Antonio Occhiato, che poi è diventato il nostro socio con cui abbiamo creato Mr Wolf Events. Purtroppo Valerik si ammalò di un brutto male con cui ha lottato per 6 anni, ci ha lasciato 2 anni fa; prima che ci salutasse gli chiesi cosa avrei dovuto fare nel futuro delle nostre attività, e stabilimmo che Shining Production avrebbe dovuto portare avanti tutto ciò che avevamo costruito io e lui insieme, ma anche di valorizzare sia il nuovo socio mantovano sia Stefano Brambilla aka BIlla, un giovane collaboratore che veniva dal Bloom al quale avevo chiesto di venire a lavorare con noi. Quindi decidemmo insieme prima della sua scomparsa di costituire questa società, Mr. Wolf Events, con l’obiettivo di organizzare nuovi festival e nuove operazioni che sarebbero nate da noi tre soci. Abbiamo iniziato a lavorare su Mantova, organizzando sia il festival in piazza Sordello sia quello al Palazzo Te, inventato il Bike in durante il Covid, seguiamo la programmazione musicale e comedy del Teatro Sociale, nonché spettacoli, concerti al Palaunical, nonche le date zero anche di tour mondiali di artisti italiani, quali quest’anno Ramazzotti, Zucchero, Pausini.
Ora ci stiamo occupando dell’organizzazione di alcuni festival sparsi tra Lombardia e Sardegna oltre ad una nuova incursione in Piemonte: Rugby Sound Festival nel castello di Legnano, Mantova Summer Festival tra Piazza Sordello e Palazzo Te, Alguer Summer Festival nell’anfiteatro Graziani sul lungomare di Alghero, , Lazzaretto Estate e Nxt Festival aBergamo, Lake Sound Park a Cernobbio, e l’ultimo arrivato AstiMusica in Piazza Alfieri, oltre a progetti non solo musicali. Te ne racconto qualcuno!
Un paio d’anni fa la città di Bergamo aveva avviato un progetto di riqualificazione di una piazza molto complicata, Piazza degli Alpini, che è attigua alla stazione ferroviaria, e che come tutte le piazze vicino alle stazioni, soffre di degrado e delinquenza. Il progetto di riqualificazione è stato avviato da Doc Servizi, che però non è riuscita mantenerne la sostenibilità. E’ stato fatto un nuovo bando di gestione di questo spazio e ce lo siamo aggiudicato; ho costituito un’altra società per gestire la parte food&beverage e culturale. Io e un socio Luca Borsetti aka Borso, che viene dal mondo bergamasco-bresciano – gestiva la Latteria Molloy a Brescia oltre ad organizzare il festival Foresto Sparso – e abbiamo proseguito e cercato di migliorare il modello approntato da Doc Servizi, con un nuovo modello che unisce spettacolo e ricreazione con un taglio culturale; facciamo stand up comedy, divulgazione, presentazione di libri, piccoli concerti, DJ set, eccetera, durante tutto l’anno, in una sorta di tensostruttura, mentre poi d’estate montiamo l’arena estiva. Anche il Lazzaretto di Bergamo, di cui abbiamo ottenuto la concessione per i prossimi 3+3 anni, ci occupiamo dell’allestimento e gestione dello spazio, della programmazione, della promozione e del ristoro. Idem in tutti gli altri festival, dal Rugby Sound, a Mantova, ad Alghero ad Asti.
E poi co-organizziamo Il Lake Sound Park a Cernobbio, insieme a un promoter storico dell’area comasca/svizzera, Gianpiero Canino, che organizzava già il festival sulle rive del lago di Como, nonché essere il manager di Davide Van De Sfroos.
Oltre ai festival estivi ci siamo un po’ specializzati nei Capodanni, nei territori dove operiamo coi festival estivi o con una programmazione più ampia. In Sardegna al Alghero abbiamo iniziato molti anni fa cercando ogni anno di apportare novità e migliorie e questi capodanni sono diventati tra i più importanti d’Italia, fino ad ospitare Ligabue, Pezzali, Negramaro, Gabry Ponte, con 3 giorni di spettacoli e decine di migliaia di persone.
La forza della nostra organizzazione è sempre stata quella di essere una struttura molto leggera e dinamica che non si è mai piegata alle mode e che ha cercato di avere una certa integrità artistica e nelle relazioni. Le relazioni sono fondamentali non solo verso l’esterno, ma nel team interno. C’è rispetto, c’è passione, c’è voglia di crescere e di stare bene a condividere il lavoro di tutti i giorni.
Assomusica
Fino a qua abbiamo parlato del mio percorso professionale, ma nel mezzo ci sono state tantissime esperienze in altri ambiti; questa mia attitudine al confronto e condivisione, mi ha poi portato ad avvaire anche un percorso istituzionale all’interno di Assomusica, prima da semplice associato, poi da membro del consiglio direttivo, e da qualche anno da vicepresidente (appena riconfermato, ndr). Questo mi porta a girare per l’Italia, per incontrare e conoscere organizzatori, club, festival, con l’intento di creare e ampliare reti con i colleghi, con un fine comune, quello di valorizzare la cultura dello spettacolo dal vivo e renderla accessibile a tutti. Stiamo proprio in questo periodo costituendo formalmente anche una filiera in Lombardia, con una ventina di colleghi per fare delle azioni di sensibilizzazione verso la Regione.
Veganesimo e ambientalismo
Venendo al tema etico, io sono vegetariano da 26 anni, poi ho sentito che era un po’ ipocrita questa scelta, perché era una scelta a metà, quindi poco coerente. Mia moglie Cristina mi ha aiutato a fare il secondo switch, quella verso il veganesimo, circa 14-15 anni fa, quando era abbastanza difficile fare queste scelte non avendo molte alternative per alimentarsi, in modo equilibrato dal punto di vista nutrizionale. Oggi c’è quasi da chiedersi perché non lo siano tutti vegani, vista l’ampia scelta di proposte alternative gustose, le possibilità sono tali per cui oggettivamente è facile; io non ho mai rinnegato determinati sapori, ma sono sempre stato capace di rinunciarci senza soffrirne, perché il principio etico supera la golosità. Sono favorevole a tutto ciò che può aiutare a ridurre la sofferenza e uccisione di animali, quindi il consumo di carne, pesce e derivati, e quindi guardo con favore ai nuovi prodotti sostitutivi; diventare vegano richiede un percorso interiore e una motivazione importante perché rinunciare a latte, formaggio, salumi, in un paese dove questi prodotti ha tradizioni millenarie è davvero dura, pertanto se questi prodotti aiutano questo passaggio sono benvenuti. Per quanto mi riguarda, la motivazione etica viene davanti alle motivazioni di business o di salute, seppure è innegabile che i benefici salutari siano altrettanto oggettivamente rilevanti.
All’interno del gruppo, per quanto io sia il fondatore e l’amministratore di tutte le società, non posso imporre delle scelte totali ai miei soci e collaboratori, anche se nel tempo qualcuno si è lentamente sensibilizzato e ha sposato la scelta alimentare vegetariana e vegana, quindi cerco di trovare un equilibrio tra la mia sensibilità e lo standard; quindi sia all’interno del club che nei festival c’è sempre una proposta vegana oltre a quella onnivora, e cerchiamo di creare iniziative anche un po’ simpatiche per avvicinare il pubblico al mondo Planted, come ad: una gara culinaria tra le nuove planted steak con la carne.
Questo tipo di attenzione non si ferma solo al discorso animalista, che poi a livello personale è quello a cui tengo di più, ma abbiamo anche declinato le nostre attenzioni anche su altri contesti ambientali. Il Live Club credo che sia tuttora in Italia l’unico locale che produce con il fotovoltaico più energia di quella che utilizza; e se eravamo vicino all’impatto zero quando l’abbiamo realizzato ormai 15 anni fa – quindi anche dal punto di vista temporale credo che siamo stati dei precursori – oggi con la sostituzione degli impianti e le nuove tecnologie LED, siamo in attivo come impatto energetico.
Inoltre negli anni abbiamo portato avanti la scelta di utilizzare il più possibile materiali riciclabili o riciclati, avuto massima attenzione sulla raccolta differenziata, scelto fornitori che portano avanti determinati progetti anche sociali e benefici che sosteniamo, come l’acqua Wami.
Insomma, per quello che posso cerco di dare degli stimoli e segnali, e di fare quello che ogni persona a mio parere dovrebbe: la propria parte per contribuire a elevare la qualità della vità in ogni sua forma: vegetale, animale, umana, e lasciare questo mondo un briciolo migliore di come ognuno l’ha trovato.
Articolo di Francesca Cecconi
