Dal 20 al 22 marzo il CPM Music Institute di Milano, la Scuola di Musica fondata e presieduta da Franco Mussida, musicista, compositore, pittore, scultore e ricercatore, ospita uno straordinario evento celebrativo: i “Guitar Days”, tre giornate dedicate alla chitarra che trasformeranno l’Istituto in un grande spazio di incontro, condivisione e formazione tra artisti, appassionati e giovani talenti. L’evento – il programma in fondo all’intervista – è a ingresso gratuito su prenotazione al link: https://www.cpm.it/guitar-days-marzo-2026/#partecipa
La nostra intervista all’ideatore, Franco Mussida.
Al CPM suoni e linguaggi tra leggenda e contemporaneità
“Guitar Days”: non solo tanti eventi diversi a tema 6 corde, ma diversificati nelle proposte e declinati in modo aperto e fruibile: concerti, workshop, laboratori, incontri con artisti, una mostra di strumenti vintage storici…
Ti dico subito che tutto nasce nel quadro delle iniziative della celebrazione dei 40 anni del CPM; abbiamo iniziato due anni fa con un evento al Castello Sforzesco di Milano, dove abbiamo invitato tutti gli iniziatori di questa avventura. L’anno scorso non siamo riusciti a organizzare questo evento programmato del Guitar Days, ma l’abbiamo fatto quest’anno.
Ed è un evento celebrativo non soltanto, se vuoi, dei 40 anni del CPM, ma proprio della chitarra. All’inizio era proprio lo strumento più popolare di tutti, non c’era la massa di cantanti come oggi, che sono sicuramente quelli più impegnati nella ricerca di uno spazio artistico. La chitarra era, ma lo è ancora tuttora, lo strumento più popolare a parte il canto, quindi abbiamo pensato di dedicargli questa tre giorni, anche perché fin dall’inizio è stato lo strumento su cui noi abbiamo lavorato tanto, abbiamo pure realizzato il primo video-corso a metà degli anni ‘90 che è andato avanti fino a fine secolo, è stato un modo per entrare nelle case di centinaia di migliaia di italiani. Poi negli anni 2000 abbiamo fatto l’enciclopedia della chitarra del CPM, anche lì è stata una grande avventura che è durata tanto e che dura ancora adesso, perché la chitarra è sempre un dipartimento molto importante della scuola. Per cui l’idea di questo evento è stata quella di fare entrare tutto il mondo del chitarrismo. Ci piaceva anche mettere tante altre cose nel programma, ma abbiamo dovuto fare una scelta, una scelta mirata, pensando essenzialmente alla dimensione pop, alla dimensione jazz, alla dimensione rock, con tutte le sue sfaccettature, inclusa la chitarra classica.
L’evento è stato pensato per creare un luogo di relazione. Le quattro parole fondamentali per noi nella progettazione sono state: gratuità – però bisogna prenotarsi perché non abbiamo spazi illimitati – perché il suono della chitarra è quello che unisce tutti, al di là dei generi, è proprio il suo suono, la sua caratteristica, è un piccolo pianoforte che puoi portare in spalla in giro; meraviglia, perché c’è relazione, c’è la possibilità di venire a vedere la scuola, a parlare con gli studenti, a parlare con gli artisti, con gli inseganti, insomma è un luogo di relazione. Meraviglia è la nostra aspettativa, perché ci saranno anche luoghi dedicati alla leggenda del Rock, con una mostra di strumenti vintage appartenuti a celebrità del chitarrismo.
Insomma, penso possa essere l’occasione per incontrare questo strumento da un punto di vista culturale in maniera un po’ più aperta, perché questa non è una fiera, non ha nessuna connotazione caratteristica per essere una fiera.
Concerti, incontri, workshop, masterclass, mostra
Area liuteria, cosa offre ai visitatori?
Ci sarà un’area con liutai che possono dare suggerimenti, che possono raccontare come nasce il suono di uno strumento acustico e quali sono le tematiche dell’elettronica degli strumenti, o piccoli suggerimenti per arrangiarsi da soli. Il loro compito è proprio quello di mostrare il loro lavoro, certamente, ma anche rispondere alle domande, soddisfare la curiosità. Non sono lì a vendere i loro strumenti, questo non è il tema, è proprio un momento di servizio. Quindi un approccio completamente diverso da quello delle fiere.
Spazio di opere visive dedicate alla musica e al codice musicale: di cosa si tratta?
Per chi vorrà, al secondo piano della scuola ci sarà uno spazio totalmente dedicato al codice musicale, che significa gli elementi essenziali che costituiscono la comunicazione emotiva, di fatto. È un lavoro che io sto facendo da tanti anni; ha come suo strumento di consultazione un libro che si chiama “Il pianeta della musica” e come la musica si relaziona con le nostre emozioni, che parla proprio del codice musicale. È edito da Salani, siamo alla quinta edizione. E nello stesso tempo con il mio lavoro anche di artista visivo ho reso visibili gli elementi del codice musicale, che almeno nel libro io ho chiamato così il timbro, il ritmo, la melodia, l’intervallo e l’armonia. Questi cinque elementi che costituiscono qualsiasi tipo di comunicazione musicale, di qualsiasi genere e stile, vengono rappresentati attraverso opere visive, alcune risonanti, altre semplicemente visive. E quindi chi vuole vedere queste opere, noi siamo lì ad aspettarvi.
Le masterclass come saranno condotte e con quale finalità?
La finalità è quella di non fare una lezione frontale su ma guarda come sono bravo io, ma affrontare determinate tematiche specifiche da un punto di vista tecnico, espressivo e culturale, è un incontro avvicinato a tema con chi tiene la masterclass.
Tra il live set, ce ne sarà anche uno tuo …
Per quanto riguarda me, non farò soltanto un concerto, vorrei che le persone, quando escono di lì, possano, come si può dire, essere ancora più innamorati, non tanto della chitarra, ma della musica in generale. Per cui la chitarra per me sarà lo strumento di cui faremo un piccolo viaggio nel canale della musica, che significa raccontare come mai ci emozioniamo così, come mai un brano piace ad uno e non all’altro, insomma vivere attraverso la chitarra una vera esperienza musicale. Suonerò i brani accostati al colore di un suono musicale, quindi al timbro, al ritmo, alla melodia, all’intervallo, all’armonia. E nello stesso tempo, poi, proveremo insieme a divertirci alla fine con una piccola sorpresa, vedremo insieme di fare un piccolo gioco per divertirci.
Il primo giorno, venerdì 20, ci sarà un evento di apertura?
Si, prima del live di Frank Gambale ci sarà una presentazione ufficiale dell’iniziativa, sarà uno spazio dedicato a una riflessione su quello che è oggi lo studio della musica in generale, non soltanto della chitarra, ovviamente alla luce dell’ingresso della tecnologia avanzata, l’IA. Ci sarà anche il modo per gli artisti che sono presenti di far vedere al pubblico quali sono state le pubblicazioni che sono uscite e quali pubblicazioni si occupano nello specifico di questo aspetto, che è l’aspetto pubblico della nuova didattica, una nuova visione della musica dopo l’era analogica. Quindi invece di avere il classico momento istituzionale con saluti vari, vogliamo prenderci un momento piuttosto ampio in cui facciamo insieme riflessioni.
CPM e IA
L’ultima domanda me la hai un po’ anticipata: in nessuna parte del programma c’è la parola IA, tu invece l’hai tirata fuori senza paura, proprio parlandomi degli argomenti che tratterete nell’apertura. Ti sottolineo senza paura, e voglio sentire come ti esprimi su questo.
Al CPM non c’è paura dell’intelligenza artificiale, si governa, si studia, mette a nudo tutte le possibilità. Io la considero uno dei più straordinari manuali di istruzione mai fatti, più di così è difficile. Il problema è l’uso creativo che se ne fa, questo è un problema solo etico. Noi oggi abbiamo delegato sempre di più alle macchine il compito di realizzare degli eventi di creatività che, un tempo, facevamo noi, la macchina era al servizio della nostra creatività che partiva da una visione, la visione del mondo e il modo di raccontarlo, che era una cosa unica con l’esperienza viva, vera, sincera. Con l’IA, ciò che ho maturato lo esprimo, ciò che non sono non posso esprimere, o se lo esprimo divento uno stolto perché mi approprio il diritto di dire delle cose che non ho sperimentato o di cui non ho avuto visione.
Bisogna farsi un delle domande. Chi è che sta facendo questa cosa? Chi mi dice questo? Cosa mi dice? Ma l’ho scritta io questa poesia? Ma l’ho scritta io questa musica? Chi l’ha scritta questa poesia? Chi l’ha scritta davvero? È veramente una cosa complicata. Quindi, a mio avviso, una delle prime domande che dobbiamo farci è proprio cosa significa aver consegnato alle macchine il nostro bisogno di esprimersi, di emozionarci, di immaginare. Tra l’altro, questa tematica la sottolineo in un nuovo capitolo del libro “Il pianeta della musica” che uscirà in riedizione, ci sarà proprio un capitolo dedicato alla musica industriale, quali sono i suoi aspetti positivi, quali negativi. È una questione aperta, ma nello stesso tempo evidentemente abbiamo bisogno di un strumento di questo genere per portare a coscienza le cose; è una cosa che ci arriva come compito e abbiamo i prossimi decenni davanti per cercare di dargli un senso.
Articolo di Francesca Cecconi
Foto di Omar Cantoro

