11/08/2026

Litfiba, Palmanova (UD)

11/08/2026

Gogol Bordello, Trieste

11/08/2026

Road To Bay Fest 2026, Bellaria Igea Marina (RN)

11/08/2026

C’mon Tigre, Lamezia Terme (CZ)

11/08/2026

Gaia Banfi, Lamezia Terme (CZ)

11/08/2026

C’mon Tigre, Lamezia Terme (CZ)

12/08/2026

Dropkick Murphys, Bellaria Igea Marina (RN)

12/08/2026

Therapy?, Bellaria-Igea Marina (RN)

12/08/2026

The Zen Circus, Lamezia Termze (CZ)

12/08/2026

Good Riddance, Brescia

12/08/2026

Tutti Fenomeni, Lamezia Terme (CZ)

12/08/2026

Road To Bay Fest 2026, Bellaria Igea Marina (RN)

Agenda

scopri tutti

Intervista alle Hey Darling! : l’Alternative Cute Punk tutto al femminile

La batterista Giulia Vitali ci svela il debutto “Bored to Death” e l’emozione dei concerti prima degli Amyl and The Sniffers

Le Hey Darling! hanno debuttato in questi giorni con il loro primo singolo “Bored to Death”: per l’occasione, la batterista della band Giulia Vitali ci ha svelato qualche succoso retroscena, tra ascolti onnivori, progetti futuri tra cui due aperture a Amyl and The Sniffers.

Raccontaci come e quando è nato il progetto Hey Darling!
Il progetto è nato nel 2018 con un altro nome che non sapeva pronunciare nessuno. È partito come una sorta di esperimento musicale che vedeva me alla batteria e Rachele Margutticome cantante e chitarrista; all’inizio avevamo anche un’altra chitarrista e un’altra bassista. Solo successivamente è subentrata Grazia Cardinale al basso, a completare la band. Con l’arrivo del Covid ci siamo un po’ perse di vista: ognuna di noi aveva impegni differenti, non ci si poteva incontrare e le nostre vite hanno preso direzioni diverse. Nel 2024 ci siamo finalmente ritrovate io, Rachele e Grazia con la voglia di rimettere in piedi il gruppo. A quel punto abbiamo cambiato nome e trovato un’identità musicale che ci definisce appieno.

Qual era questo nome impronunciabile degli esordi?
Ci chiamavamo Screw the Damsels! L’idea era quella di fare una cosa molto d’impatto, rock e cazzuta, volevamo far capire che non eravamo certo delle “damigelle”. Il problema è che nell’universo locale romagnolo nessuno riusciva a pronunciarlo bene.

Come definite oggi la vostra identità musicale, sia a livello di genere che di attitudine?
Alle prime armi suonavamo pezzi molto differenti tra loro per genere. Da quando siamo diventate le Hey Darling! ci siamo avvicinate a un Alternative Rock e un Punk con sfumature più moderne e contemporanee. In un certo senso ci siamo create da sole un nostro sottogenere DIY, che abbiamo deciso di battezzare “Alternative Cute Punk”: ci rappresenta perfettamente, sia sul piano estetico sia per quanto riguarda l’anima della nostra musica.

Il 24 luglio è uscito il vostro singolo d’esordio, “Bored to Death”. Quali temi affronta il brano e qual è stato il processo creativo, dalla composizione fino alla produzione in studio?
“Bored to Death” parla della fine di un amore, ma non per via di litigi o tradimenti. La relazione in superficie sembra perfetta, eppure manca del tutto la complicità. È un sentimento diventato stantio, che si trascina avanti solo per abitudine e senso di sicurezza. Racconta quel momento in cui capisci che non c’è più spazio per crescere insieme e nemmeno la possibilità di essere davvero te stesso. Volevamo esplorare questa specifica forma di tossicità relazionale, un’esperienza che sentiamo molto vicina a noi e alla nostra generazione.

Il processo di scrittura è stato particolare: la canzone è stata scritta da Rachele e parla di una sua esperienza personale. Il pezzo è venuto fuori molto velocemente in sala prove durante una delle ultime sessioni prima che ci dividessimo temporaneamente e io mi trasferissi a Berlino. Una volta rientrata in Italia per registrare, la nostra manager ci ha messe in contatto con un produttore che non conoscevamo, Max Kleinz. Gli abbiamo presentato il pezzo, il sound gli è piaciuto tantissimo e abbiamo deciso di lavorarci su. Alla fine ne è uscita una bomba assoluta e ci siamo dette, questo è il pezzo della nostra vita, deve assolutamente essere il primo singolo. Lo avevamo impostato insieme in sala prove, ma la produzione di Max lo ha valorizzato e rifinito in modo incredibile.

Max Kleinz ha inciso molto sulle scelte di arrangiamento e di struttura?
Noi gli presentavamo le nostre idee e lui ci consigliava in base alla sua esperienza, ma la scrittura è rimasta nostra per rispettare al cento per cento il nostro gusto. Max è stato come un artigiano che ci ha guidate nell’ottenere esattamente i suoni crudi che volevamo. C’è stata subito una sintonia fantastica tra di noi.

Oltre alle vicende personali, ci sono altre fonti d’ispirazione che vi aiutano quando scrivete?
Ci lasciamo ispirare continuamente dal marasma di band emergenti e non che ci circonda. Ognuna di noi ha gusti musicali parecchio variegati, ed è bello trovarsi a mescolare tutte queste sfumature durante la composizione. Nello specifico, “Bored to Death” prende parecchio dai Green Day come impronta sonora, poi ciascuna di noi mette nello strumento la propria storia e i propri ascolti di riferimento. Per gli altri stimoli ti posso dire che un altro pezzo che abbiamo scritto è nato da un riff abbozzato da Rachele subito dopo aver guardato l’anime di “One Piece”, folgorata dalla sigla! Altre canzoni nascono da sogni, altre da incubi. Io ad esempio ho iniziato a scrivere un testo partendo da un termine letto in un libro femminista ai tempi dell’università. Si può davvero cogliere la scintilla da qualsiasi cosa nell’universo.

Hai menzionato gusti musicali differenti: cosa ascoltate individualmente che vi differenzia così tanto?
Grazia si distingue per essere la metallara, la “gatekeeper” ufficiale della band, anche se in realtà ascolta anche parecchio Soul, Elettronica, Techno e Funk, quindi spazia molto. Rachele ha un canale TikTok dove condivide le sue scoperte musicali ed è forse quella che varia di più in assoluto: passa dal Pop Punk all’Alternative, fino all’Indie più oscuro, EDM, e mille altre cose. Io ho le mie band di riferimento da cui faccio fatica a staccarmi, ma amo divagare. Ascolto prevalentemente Post Punk, Punk in generale – con un occhio di riguardo per la scena femminile – e Grunge, per poi sconfinare anche io nell’Alternative e nell’Indie. In più vado matta per il sound anni Sessanta e Settanta, per il Soul e per tutta quella musica che ti fa ballare senza sosta.

Come mai avete scelto di scrivere i testi in inglese?
Sin da quando ci siamo formate nel 2018 abbiamo sempre cantato e scritto in inglese, a parte un singolo brano in italiano composto di recente. Troviamo che l’inglese sia più fluido da cantare ed efficace da comunicare per il tipo di sonorità che proponiamo; la melodia calza a pennello con i nostri pezzi e con la nostra identità. E poi c’è la volontà di varcare i confini nazionali: il nostro sogno è suonare ovunque. Vogliamo che la band sia allo stesso tempo un trampolino di lancio musicale e un’occasione per viaggiare, vedere il mondo e farci capire da un pubblico globale.

Cosa pensate del ruolo delle piattaforme streaming?
Spero vivamente che quando raccoglieremo questi brani in un ep o in un album si possa stampare tutto anche in formato analogico o vintage: cd, vinile e magari persino cassette! Tutte noi in casa abbiamo un giradischi ed è un aspetto estetico e materiale a cui teniamo molto. D’altra parte le piattaforme digitali sono una risorsa enorme per la loro capacità di farti scoprire in ogni angolo del pianeta, specialmente per chi non ha le possibilità economiche di acquistare dischi fisici, i quali oggi hanno prezzi piuttosto elevati. Allo stesso tempo provo una certa ambivalenza: molte di queste piattaforme tendono a sfruttare il lavoro degli artisti e non offrono un ecosistema del tutto equo per la musica, tuttavia rimangono uno strumento indispensabile per farsi sentire. Finché possiamo farne uso per veicolare i nostri messaggi e arrivare alle persone, va bene così: è un compromesso.

“Bored to Death” è il primo tassello di un progetto più ampio? Avete già altro materiale pronto?
Le Hey Darling! non si fermeranno di certo a questo singolo! Abbiamo tantissimo materiale su cui abbiamo iniziato a lavorare già da tempo. Ora lo stiamo rielaborando alla luce delle esperienze che stiamo vivendo, che ci stanno facendo crescere e affinare sempre di più il nostro sound. È un cantiere aperto, ma sicuramente “Bored to Death” è l’apripista di qualcosa di più grande. Speriamo che il pezzo piaccia e che faccia venire alle persone la giusta fame per ascoltare cos’altro abbiamo in serbo!

Vi attende un’estate dal vivo molto intensa, che include anche l’apertura delle date di Amyl and The Sniffers, il 7 agosto a Trieste e l’8 a Zagabria. Cosa deve aspettarsi chi viene a vedervi dal vivo?
Si deve aspettare tre ragazze bassine, un po’ “ignoranti” ma decisamente simpatiche! Scherzi a parte, siamo cariche a mille ma anche parecchio impanicate, perché per noi questo è un sogno che si avvera. Fino a quando non saremo su quei palchi non ci crederemo fino in fondo. È probabilmente l’evento più eclatante delle nostre vite. C’è tanta emozione, ma soprattutto una voglia matta di spaccare tutto, goderci l’esperienza fino all’ultimo secondo e caricare una folla che sarà la più grande davanti a cui abbiamo mai suonato. Siamo piene di gratitudine, energie positive e non vediamo l’ora!

Articolo di Alberto Pani

© Riproduzione vietata

Iscriviti alla newsletter

Condividi il post!