13/01/2026

PFM – Premiata Forneria Marconi, Milano

13/01/2026

Ex-Otago, Genova

13/01/2026

Gatti Mézzi, Firenze

15/01/2026

Ex-Otago, Milano

15/01/2026

Ilaria Graziano, Sant’Agata Bolognese (BO)

16/01/2026

Ex-Otago, Bologna

16/01/2026

Kety Fusco, Roma

16/01/2026

Violenti, Napoli

16/01/2026

Luca ‘O Zulù Persico e Caterina Bianco, Napoli

16/01/2026

Fabbrica del nulla, Bagno a Ripoli (FI)

17/01/2026

Mille, Bologna

17/01/2026

Little Pieces Of Marmelade, Roma

Agenda

scopri tutti

I Manifesti intervista

Reduci dalla recente pubblicazione del loro ep di esordio “BULLUM”, la band racconta passato, presente e futuro

I Manifesti sono una giovanissima band emergente, tra le più interessanti nel panorama del Rock Alternativo italiano. Reduci dalla recente pubblicazione del loro ep di esordio “BULLUM” (la nostra recensione), il chitarrista Alessio “Bullum” Aliati e il bassista Valerio “Nigel” Moisio si raccontano in una chiacchierata informale, tra filastrocche oscene e agenti del caos.

Volete raccontarci di come nascono i Manifesti?

Bullum: I Manifesti nascono da un’idea mia e di Red (il vocalist Alessandro Montaldi, ndr), più o meno nel 2022. Poco prima eravamo entrambi membri del progetto Irisband, io alla chitarra e lui alla batteria, con il quale proponevamo un Indie di matrice britannica i cui inediti erano onestamente mediocri, e che si è sciolto a seguito di alcune divergenze con il cantante. Ci siamo presi poi un po’ di tempo, continuando a frequentarci da buoni amici, abbiamo ascoltato tanta musica e soprattutto scoperto la scena alternativa, principalmente italiana, in voga tra la fine degli anni Ottanta e i primi Duemila, Afterhours in primis: nasce tutto quanto da “Hai paura del buio?”, con un meticoloso ascolto sia della versione originale, sia della Special Edition, nella quale tra i tanti ospiti c’è anche Nic Cester che reinterpreta “Veleno”! Io poi ho scoperto i Verdena di cui mi sono innamorato, insomma, abbiamo iniziato a pensare che sarebbe stato bello scrivere qualcosa con nelle orecchie queste nuove influenze. Red però mise un veto: nel nuovo progetto non voleva più suonare la batteria, bensì cantare. Una sera quindi ci siamo trovati in sala prove con Otto (il batterista Francesco Ottone, ndr), che io conoscevo da qualche anno ma che era grande amico di Red fin dalle scuole superiori e, anche se aveva già una band con cui faceva Prog Metal, siamo riusciti a convincerlo a buttarsi in questa nuova avventura. Abbiamo iniziato a scrivere le prime cose, proporre idee per vedere se c’era alchimia, e quando abbiamo capito che tra noi tre funzionava abbiamo iniziato a cercare altre persone. Alla fine, dopo alcuni membri di transizione, abbiamo trovato lui (si riferisce a Nigel, ndr)!

Nigel: sono stato messo in contatto con Red e Otto da questo nostro amico in comune, che tra l’altro è purtroppo venuto a mancare qualche anno fa, che per uno strano gioco del destino mi ha portato a loro in un periodo in cui non suonavo praticamente più. Essendo io l’anziano del gruppo avevo avuto diverse band prima dei Manifesti, ma era un momento in cui mi mancavano gli stimoli: soprattutto non avevo più voglia di suonare il mio genere di riferimento, il Metal, volevo cambiare ma non riuscivo a trovare niente che mi ispirasse veramente. Mi propongono quindi due progetti: una cover band Grunge – i Drug of Choice – e il progetto di inediti, e a quel punto mi sono detto, sono incasinato con il lavoro, forse è meglio fare una cosa che mi porti via un po’ meno tempo ed energie, quindi scelgo la cover band. Poi una sera d’estate conosco anche Bullum, c’è affinità, mi parlano del progetto e alla fine mi butto anche io!

Bullum: Ricordo che la prima prova con Nigel è stata veramente tranquilla, non aveva mai ascoltato i nostri pezzi perché all’epoca erano solo delle bozze registrate col telefono per non dimenticarci le idee, e malgrado questo ha cercato da subito di venire dietro a ciò che stavamo facendo solamente guardando e ascoltando. Finalmente una persona a cui non c’era da spiegare ogni singolo riff per filo e per segno! Quindi BOOM! Si è creata in pochissimo tempo l’alchimia giusta, non solo tra compagni di band ma soprattutto umanamente, tra amici, cosa che troviamo essere fondamentale, e infatti a distanza di tre anni siamo ancora qui!

“BULLUM” è il risultato di tre anni di lavoro. Come funziona il vostro processo creativo? È tutto composto in sala prove improvvisando, oppure ognuno porta delle parti su cui lavorare? 

Bullum: Dipende dal brano: per canzoni come “Ballata in Fa (Sospeso)”, ricordo che Nigel si è presentato in saletta con la canzone già scritta per intero, arrangiamento di ogni singolo strumento compreso. Io poi ho aggiunto un paio di cose nella mia parte, Otto ha modificato un po’ la sua, Red ha scritto il testo, fine. Anche “Filastrocca” è nata allo stesso modo, è arrivato lui con l’arrangiamento già pronto scritto con Guitar Pro.

Nigel: Mi sono abituato a usare questo modo di comporre con uno dei miei vecchi progetti, in cui il chitarrista faceva la stessa identica cosa, scriveva le parti di tutti e poi ognuno le adattava; all’epoca, però, mi mancava un po’ di spirito di iniziativa, quindi ciò che era scritto io eseguivo. Ma alla fine questa abitudine me la sono portata dietro, anche se cerco di non influenzare troppo la fase creativa degli altri, quindi: io propongo un’idea, se piace a tutti bene, se piace ma c’è qualcosa che si può modificare, lo si modifica senza nessun problema, se non piace pazienza e si guarda avanti.

Ma non funziona sempre così. “Piripi, Agente del Caos”, per esempio, è nata in una sala prove a Milano, dove ci siamo ritrovati a respirare un ambiente diverso dalla nostra saletta.

Bullum: Esatto, non potevamo trovarci tutti quanti nel nostro quartier generale perché Otto studiava a Milano, Red altrettanto, non potevano raggiungerci per i loro impegni e quindi, anche per cambiare un po’ aria, abbiamo deciso di andare noi da loro e sperimentare questa situazione nuova. Era una sala prove abbastanza grande, con una bella batteria, dei begli amplificatori, e abbiamo pensato, sfruttiamo l’opportunità.

Nigel: il riff di basso l’avevo già scritto a casa, era un’idea che ho portato con me, ma non sapevo che l’avremmo utilizzata proprio quella sera. Tutto il resto è stato frutto di una jam, “Piripi”è infatti l’unico brano nato in questo modo.

Bullum: “Estætica” è, invece, un brano in realtà molto più vecchio, che ha trovato una forma definitiva solo durante la produzione dell’EP. Gli armonici che faccio nell’intro c’erano già, anche se il feel generale era completamente differente, molto più old school. “La Sindrome” parte dal mio intro di chitarra, da cui siamo andati avanti. “Vannacci Pride” è, invece, di nuovo roba di Nigel: il giro di basso, la parte di batteria, tutto merito suo, almeno fino al ritornello, che invece ho scritto io. (Nigel in sottofondo canzona Bullum: No, quella è roba dei Verdena!)

Ahahaha, è roba mia, e ne vado anche abbastanza fiero! Anche se quando l’abbiamo provata la prima volta tutti insieme mi sono detto questa è troppo bella, sa proprio di Verdena! Di cui, come dicevo prima, sono un grande fan: prima di chiamarci Manifesti, da fanboy schifoso quale sono, avevo proposto come nome Verbania, città che con noi non c’entra nulla, solo per l’assonanza con Verdena!

Al momento ci stiamo trovando in sala prove, quando gli impegni di ognuno ce lo permettono, per buttare giù idee per i nuovi pezzi, speriamo sempre con più frequenza! Anche perché dopo due o tre anni passati a suonare sempre gli stessi, per quanto possiamo amarli, iniziamo ad avere voglia di qualcosa di nuovo. Si cresce, si matura musicalmente. Penso che abbiamo chiuso nel cassetto abbastanza materiale per produrre due album, e un giorno, chissà, magari ci decideremo a riprendere in mano queste bozze e vedere cosa ne viene fuori. Per adesso, abbiamo deciso di concentrarci su cose nuove.

Quanto ha influito il lavoro di produzione sul prodotto finito? Soprattutto riguardo agli arrangiamenti e alle strutture dei brani si sente, in qualche modo, la mano del vostro produttore, Luca Bossi?

Bullum: Sì, il suo aiuto è stato indiscutibilmente prezioso. Il grosso dell’impegno è stato profuso nel ricercare un suono riconoscibile, processo questo che si è esteso lungo tre anni di esperimenti e che è andato a finalizzarsi, appunto, non appena abbiamo messo piede in studio, dalla preproduzione in avanti. L’obiettivo era trovare il nostro sound caratteristico, l’impronta digitale dei Manifesti sia in studio che live. Mi riferisco anche agli arrangiamenti, alle strutture dei pezzi: come dicevamo prima, “Estætica” per esempio è cambiata tanto, proprio a livello di intenzione, di attitudine, la versione originale aveva un feel un po’ Nu Metal. Anche “La Sindrome”: ha sempre quella facciata Alternative, un po’ Shoegaze, ma se prima come sonorità si basava principalmente su questo fuzz sbattuto in faccia alla Smashing Pumpkins, ora ha assunto venature più Ambient. C’è l’acustica, i rumori di fondo, è molto più studiata, molto più ragionata rispetto alla sua versione primitiva.

Alcuni pezzi hanno subito l’influenza di Luca più di altri, per esempio “Filastrocca” non è stata toccata. “Vannacci Pride” è stata rimaneggiata un po’ nel finale, è stato tagliato un solo che risultava ridondante, è stata aggiunta la chitarra acustica, delle parti di elettrica, il synth, le percussioni esotiche. Anche alcuni testi sono stati raffinati. Diciamo che l’obiettivo finale era fare in modo che tutti i brani fossero chiaramente a firma Manifesti. Non volevamo sembrare la copia della copia della copia. Posso portarti questo esempio: “La Sindrome” come già detto era stata scritta con l’intenzione di essere un pezzo Shoegaze, “Estætica” era più Nu Metal, mentre un terzo brano, “Mi manca l’aria per affogare”, che alla fine non è finito sull’EP, era basato sulla seconda ondata Emo. Ecco, ora quando scriviamo non pensiamo più a voglio che suoni come genere X o band Y, bensì a voglio che suoni come i Manifesti. Luca in questo è stato veramente di supporto, ci ha aperto gli occhi in molti modi.

Nigel: Non dimentichiamo il lavoro che è stato fatto sui testi. “Filastrocca”, per esempio, è stata messa a punto, le è stata data una forma, ma l’idea di base non è cambiata, è quella originale, e lo stesso è capitato a “Piripi, Agente del Caos”; il testo de “La Sindrome”, invece, è stato praticamente riscritto da zero in un pomeriggio, perché, secondo Luca, in esso mancava una caratteristica fondamentale dei Manifesti, con cui io non posso che trovarmi d’accordo: il racconto della storia di uno o più personaggi, che è uno dei nostri punti di forza. Ogni nostro brano in qualche modo ha questa particolarità, facendo sì che l’ascolto ricordi l’esperienza di sedersi al tavolo di un bar con amici di vecchia data, con cui magari non ci si vede da tempo, ritrovandosi a raccontare aneddoti ed episodi curiosi capitati a questo o quel conoscente.

Parliamo un po’ dei brani nel dettaglio: l’opener è “Ballata in Fa (Sospeso)”, un bello schiaffone dritto nei denti dei nostalgici dei treni in orario!

Bullum: Qui devo fare una veloce considerazione: per fortuna o purtroppo, sono un po’ cinico sotto certi punti di vista, e ritengo che, a volte, la gente non sia proprio sveglia. Il testo di questo brano è stato scritto con in mente la sfida di riuscire a parlare di fascismo senza mai nominarlo direttamente, ma il tema, se si hanno le orecchie attaccate alla testa, mi sembra essere abbastanza limpido: eppure alcune persone non riescono a capirlo! Con tutti gli indizi che ci sono! Nominiamo anche un paio di personaggi, e tutte le varie declinazioni, fanatici, nostalgici… Va bè, ciò detto: ci sono grandi dibattiti al giorno d’oggi in merito al fatto se esista ancora o meno il fascismo, e in che forma. Magari il fascismo non c’è più, ma i fascisti purtroppo esistono eccome: sono nei raduni di stronzi che vanno a Predappio a fare il saluto romano, sono nei mercatini dove si vendono le statuine del duce, sono nei parlamentari italiani che si vantano di avere il busto di Mussolini in casa. Insomma, è ora di darsi una svegliata, siamo nel 2025, non nel 1925, dovrebbe essere un pezzo di storia che ci siamo messi finalmente alle spalle, invece no.

Nigel: Tra l’altro io non riesco a considerare “Ballata” una canzone politica, semplicemente per il fatto che essere antifascisti non dovrebbe essere una posizione politica. Dovrebbe essere un dovere civile. E noi non vediamo l’ora di sentirci affibbiare da qualcuno l’epiteto di zecche comuniste, dopo aver ascoltato questo brano, molto gore, su un tizio che ha fame di fascisti, li mangia, e poi li caga. E sai qual è la cosa ancora più divertente? Che nessuno di noi quattro Manifesti si considera veramente comunista! Ma essere antifascista dovrebbe essere la norma in un Paese normale, in un mondo normale.

E cosa mi dite riguardo al protagonista di “Piripi, Agente del Caos”, che è un personaggio ormai fondamentale nella vostra mitologia? Come mai gli è stata addirittura dedicata una canzone?

Bullum: Allora, Piripi è un essere mistico, è dappertutto e da nessuna parte. È la persona che non senti mai, ma che rimane comunque uno dei tuoi migliori amici. È quello a cui telefoni, e quando ti risponde è sempre in qualche situazione inimmaginabile, tipo..Bella fra scusa, non prende molto bene, sono in Montenegro in questo momento. Cazzo ci fai in Montenegro?? E non è un esempio a caso, è successo veramente! Un ragazzo incredibilmente dotato tra l’altro, un bravissimo chitarrista, con un’intuizione e un approccio allo strumento tale che quando sente qualcosa la rielabora, la riarrangia immediatamente in un modo tutto suo, e tu ti trovi a pensare ha fatto una cosa perfettamente contestuale a questo pezzo e l’ha fatta adesso, totalmente d’istinto.Ma è completamente fuori dagli schemi. È un nostro grandissimo amico, per Red e Otto dai tempi della scuola, ha suonato con noi, al release party di “BULLUM” è esploso l’universo perché abbiamo suonato “Piripi, Agente del Caos” con Piripi sul palco! E ogni aneddoto raccontato nella canzone è assolutamente vero.

Nigel: è importante notare che il nostro scopo non era parlare solamente di lui. Nella canzone ovviamente c’è il suo nome, ma in realtà in ogni gruppo di amici, in ogni compagnia, c’è un Piripi, c’è un agente del caos, e le persone si immedesimano in questo, soprattutto dopo che il nostro produttore ci ha aiutato a limare qualche spigolo nel testo, rendendolo meno autoreferenziale e comprensibile un po’ a tutti.

“Vannacci Pride” e “La Sindrome” sono forse i brani dal contenuto più impegnato, si parla di mascolinità tossica in entrambi i casi ma con accezioni diverse.

Nigel: Partiamo dal presupposto che “Vannacci Pride”, per come la concepisco io, e ho insistito tanto sull’idea, è ambientata in un universo parallelo, anche per evitare le querele… Anche se saremmo contenti di essere querelati da QUEL Vannacci! Vorrebbe dire che la canzone è stata sentita e il messaggio è arrivato a destinazione. Diciamo che, in ogni caso, è la storia di questo fantomatico signor Vannacci di un universo alternativo, che va dal dottore, che si sente male perché prova sensazioni mai provate prima e non capisce come mai, e gli viene spiegato che si tratta di semplice amore. È un inno all’amore libero. L’amore è bello proprio perché è libero, perché è vario, perché non ha confini. Ogni persona deve avere il diritto di vivere la sua vita come vuole, riconoscendosi in quello che vuole, se questo la fa sentire bene, la fa sentire accettata. E poi c’è l’outro del pezzo, onirico, spaziale. In studio ho immaginato questa navicella che parte per lo spazio, con il protagonista del brano che ormai ha capito effettivamente cos’è diventato, ha finalmente raggiunto la sua autorealizzazione, ma alla fine trova la morte, anche se col sorriso, perché alla fine ha compreso il vero senso dell’amore, ed è molto felice.

Bullum: Chitarristicamente parlando, è il mio pezzo preferito, anche per come ci ho lavorato in studio; Nigel, Otto e Red non erano presenti quando ho registrato, eravamo solo io e Luca.

Il ritornello era già come nel disco, abbiamo aggiunto dei layer di chitarra per dare ciccia, e riascoltando ci siamo resi conto che mancava qualcosa: abbiamo quindi aggiunto un’acustica in strumming, e al successivo riascolto mi sono commosso per l’atmosfera che siamo riusciti ad ottenere, ho pensato fosse una delle cose più belle che abbia mai scritto, ne sono molto soddisfatto; anche l’outro mi piace molto, è un’unica take a cui è stata poi aggiunta una chitarra classica della Eko, microfonata, sopra ci abbiamo poi messo il synth, le percussioni, tutto basandoci sugli incastri ritmici tra le varie chitarre; è stato proprio un momento bellissimo, di quelli che ti fanno pensare a quanto sia bella la musica.

Nigel: Per lui è stato il brano più emotivo da registrare, mentre per la sezione ritmica è stata una bella sfida: la seconda strofa, quella più Funk, è in poliritmia, quindi passiamo nello stesso pezzo da parti commerciali, tra virgolette Pop, a parti estremamente Funk/Prog, e questo simboleggia anche l’approccio che abbiamo avuto in studio come modo di registrare. La prima cosa che abbiamo chiesto a Luca è stata proprio di far sì che i brani non fossero troppo prodotti, doveva essere chiaro il fatto che è una band che la suona quasi come se fosse sul palco.

La prima idea era quella di registrare tutto l’album live, poi ci siamo resi conto che sarebbe stato molto complicato da realizzare, quindi siamo passati ad avere solo basso e batteria in stanza che si guardavano e suonavano, ma anche in questo caso, non essendoci un’intera equipe a poter seguire le registrazioni, abbiamo scartato l’ipotesi, optando per spezzare i vari elementi; comunque c’è un feeling che ci sembra abbastanza sicuro, con delle piccole sbavature che rendono il tutto “umano”.

Sulla seconda strofa, se tu vai a mettere un metronomo preciso, sentirai che c’è qualcosa che non è mai perfettamente a click, ma nell’insieme funziona bene.

Bullum: Sì, Nigel e Otto hanno patito le pene dell’inferno, mentre quando ho registrato la mia parte di chitarra Funky, io mi sono subito imposto di non ascoltare il click per mantenere il giusto feel… Luca però ci voleva provare, e dopo un’ora e mezza di tentativi l’ho convinto: è venuta fuori così, suona bene così, si incastra bene così. A volte il metronomo può diventare un po’ una limitazione.

E a proposito de “La Sindrome”?

Nigel: “Vannacci Pride”, “Filastrocca” e “La Sindrome” rappresentano la nostra trilogia dell’amore e della sessualità, analizzate sotto punti di vista diversi. “Filastrocca” è un inno all’orgasmo maschile e quindi all’amore, anche quello è libero, no? Nella prima versione era molto più spinta, la scia di vita citata a inizio brano non era una scia di vita, ti lascio immaginare a cosa ci riferissimo.

Siamo molto fieri di aver rappresentato un orgasmo maschile in una filastrocca, potenzialmente ascoltabile anche dai bambini perché non c’è turpiloquio, non c’è di fatto nessun termine scabroso. E poi c’è “La Sindrome”, appunto, che è un’altra canzone che rappresenta in parte un amore, questa volta deviato, terribile. La nostra è però un’analisi più introspettiva, più psicologica.Oggi purtroppo l’informazione quotidiana è invasa da questi tristi episodi di violenza, femminicidio. Noi, partendo dal presupposto che porre fine a una vita è una cosa terribile, piuttosto che appoggiarci alla retorica, giustissima per carità, però comunque trita e ritrita proposta dai media, abbiamo voluto affrontare il problema in modo consapevole, da un punto di vista laterale. Oggi si cerca il mostro, lo si vuole prendere, castrare chimicamente, sbattere in carcere e buttare via la chiave. Ma perché il mostro è diventato mostro? Cosa gli è successo per ridurlo così?

Bullum: Noi siamo pronti a prenderci una valanga di critiche da chi non vuole prendersi la briga di impegnarsi per ragionare sul significato di ciò che diciamo. Come sappiamo che ci diranno che siamo delle zecche comuniste per “Ballata”, o dei segaioli che inneggiano al patriarcato per “Filastrocca”, nel caso de “La Sindrome” verremo sicuramente accusati di difendere i carnefici e non le vittime. Questo non è ciò che la canzone vuole comunicare. Una perfetta, secondo me, descrizione del pezzo è che prendersi cura di sé e della propria salute mentale non può e non deve essere un’opzione.

Quindi persone che sono disturbate, che hanno dei problemi, devono essere aiutate, con la dovuta attenzione, con la dovuta cura, e in questo modo si potrebbero prevenire tante cose brutte.

Nigel: Non per forza il femminicidio. In questo caso è il tema della canzone, ma il discorso può essere allargato a un omicidio, a un fratricidio, a un qualsiasi tipo di crimine perpetrato da una mente offuscata. A noi interessa l’aspetto psicologico e il fatto che prendendosi cura di noi stessi con consapevolezza, cominciando a educare bambini e genitori in un certo modo già dalle scuole, alcuni episodi potrebbero essere evitati, contemporaneamente aiutando chi soffre di determinati disturbi. Fortunatamente da dopo la pandemia il fatto di essere seguiti da uno psicologo, da un professionista del settore, non è più visto come uno stigma, anzi: i social media ne hanno fatto quasi una “moda” per le giovani generazioni. Però fino a relativamente poco tempo fa era ancora un qualcosa da dover fare di nascosto, pena il peso del giudizio di una società ipocrita, e purtroppo c’è comunque ancora molto lavoro da fare in questo senso.

“Filastrocca” ha portato un po’ di scompiglio, soprattutto per la scelta di pubblicare la premiere del video su OnlyFans: qual è la genesi del brano e soprattutto di quest’idea?

Bullum: L’idea di base è nata da un quesito: cosa potremmo inventarci per fare un po’ di rumore in occasione del nostro primo singolo? L’idea, al di fuori di qualsiasi previsione, è stata di Otto: ha detto, questo è un pezzo che secondo me starebbe bene nel contesto di OnlyFans, cosa che inizialmente a noi tre sembrava folle. Ma più ci ragionavamo, più l’idea iniziava ad aver senso al di là della mera provocazione. Quindi abbiamo coinvolto Alessandra, che è una onlyfanser nostra concittadina, la quale, oltre ad essere la protagonista del video, ci ha “prestato” il suo canale per pubblicarlo in anteprima. Ci sono persone che hanno comprato il video, ma noi abbiamo deciso di non prendere un Euro, era giusto che essendo la sua pagina i soldi li tenesse lei.

Nigel: Noisiamo contenti così: l’obiettivo era quello di fare qualcosa di un po’ diverso dal solito, che io sappia non ci sono altre band ad aver pubblicato un video musicale su OnlyFans, o sbaglio? O magari dall’altra parte del mondo l’ha già fatto qualche altro gruppo sconosciuto quanto noi, non credo qualcuno dei cosiddetti Big. Ricordo che i Rammstein avevano pubblicato qualcosa su Pornhub, ma tutto qui. Il contenuto del videoclip è ovviamente esplicito perché si presta bene con il tema della canzone, ma volevamo anche fosse chiaro che uno degli aspetti centrali è lo stigma che si porta appresso la figura del/della creator di OnlyFans: l’essere umano è per sua natura ipocrita, e nel filmato è palese il dualismo tra coloro che incontrano la protagonista per strada giudicandola silenziosamente, che però si rivelano essere gli stessi che nel loro privato si eccitano guardando i suoi filmati, o le scrivono cose innominabili. Questa caratteristica da Giano Bifronte che accomuna tutti ci piace molto, si ricollega molto bene anche alle altre due canzoni tematicamente connesse con “Filastrocca” e non solo. È comunque il pezzo più genuinamente Punk che abbiamo in repertorio, un bel dito medio alla retorica senza guardare in faccia nessuno.

“Estætica” funge un po’ da vostro manifesto programmatico, il manifesto dei Manifesti!

Nigel: Anche qui si parla di duplicità della vita. È un brano dal testo molto chiaro e diretto.

Bullum: Sì, credo sia la massima esemplificazione del non prendersi sul serio, del non identificarsi in nessun elemento particolare, come riportato chiaramente nel testo: vaffanculo agli allevamenti intensivi e alle catene di fast food cosi come al terrorismo ecologico e a Greta Thunberg, vaffanculo ai fasci ma anche al comunismo, perché se tutto è di tutti finisce che nessuno ha in mano nulla, è un vaffanculo agli estremi, ai vari estremi, anche a te che ci stai ascoltando, ed è un vaffanculo anche a noi Manifesti, nell’ottica proprio di non prendersi sul serio. È un disinteresse molto impegnato, non saprei come definirlo, un po’ come se dicessimo Ti piace la nostra musica? Allora ascoltala senza rompere i coglioni, senza fare dietrologie da quattro soldi. Noi la possiamo pensare in un modo e voi al contrario, non dovete prendervela a morte. Si può simpatizzare, si può ritrovarsi di più in un pensiero piuttosto che in un altro, ci si può anche schierare, ma ognuno dovrebbe essere libero di pensare ciò che vuole nella vita senza che qualcun’altro lo giudichi per questo, sempre considerando ovviamente il fatto di non essere lesivo nei confronti di nessuno.

Nigel: Un altro fun fact riguardo ad “Estætica” è il dittongo nel titolo: c’è stato un periodo, quando l’avevamo appena scritta, in cui abbiamo discusso sul fatto se mantenerlo o meno.

Bullum: Sì, più che altro il dubbio era se inserire il simbolo grafico che identifica il dittongo, che è un simbolo della fonologia e della linguistica dell’alfabeto IPA. Ci piaceva il dualismo che rappresentava, che ben descrive il testo del brano, ma avevamo paura che le persone pronunciassero poi il titolo nel modo sbagliato.

Nigel: C’è stato addirittura un momento in cui Estætica sarebbe potuto diventare il nome della band, ne abbiamo pensati tanti. Siamo arrivati a Manifesti dopo molte discussioni, anche Alnico era stato proposto, Red avrebbe voluto richiamare il colore blu nel nome, c’è stata l’ipotesi Verbania come dicevamo prima. Alla fine abbiamo scelto Manifesto, senza però considerare che c’era già una band con quel nome che è andata a X-Factor, quindi l’abbiamo modificato in Manifesti.

Se ne aveste l’occasione, partecipereste a un talent?

Bullum: No, no! Non è quello che cerchiamo noi, non è quello che vogliamo rappresentare, e al tempo stesso non vogliamo essere rappresentati in quel modo, nei talent cercano un tipo di prodotto che possa essere congruo alle loro scelte. Oggi come oggi la musica è un’industria che segue gli andamenti di mercato, quindi se non fai un prodotto che funziona per il mercato non vai bene: se la tua proposta è bella o fa schifo non importa, basta che faccia soldi, i talent servono a quello. E noi non siamo quello. Noi viviamo questo progetto anche per fare polemica. A me piace sempre dire, vi piace quello che facciamo? Se la risposta è sì, bene, vado a dormire contento. Se la risposta è no perché vi abbiamo dato fastidio vado a dormire contento comunque, in ogni caso ho raggiunto lo scopo.

Una delle cose che mi piacciono di più del vostro progetto è che non è fermo solo alla musica, ma c’è una lore dietro che rende tutto direi “tridimensionale”, soprattutto i reels riguardanti don BULLUM. Chi è questo personaggio? Come è nata l’idea?

Bullum: Nigel scrive tutti i copioni! C’è gente che si è addirittura proposta per interpretare dei ruoli.

Nigel: Il personaggio è nato completamente per caso, stavamo facendo uno shooting e abbiamo fatto questa foto dove Bullum era vestito di tutto punto, con in mano una tazza con la scritta “The Boss”. Per un po’, come al solito, non ci abbiamo più pensato. Dopo qualche mese, riguardo la foto e gli dico Ma sai che sembri proprio un boss mafioso? Don BULLUM! E da lì abbiamo iniziato a scherzare tra noi sul fatto che gli dovessimo dei soldi. Complice il fatto che una sua grande passione è il cinema, con una predilezione per quello a tema gangster di gente come Scorsese o Coppola, è stato facile costruirgli il personaggio attorno. Abbiamo ragionato sul fatto che, pur essendo musicisti, nel 2025 è indispensabile avere anche una nostra immagine che ci rappresenti il più possibile sui social, perché va bene che trattiamo anche argomenti seri, ma per lo più siamo dei cazzari, molto teatrali per giunta, sia sul palco che fuori. Quindi abbiamo iniziato a scrivere qualche copione, a tirare giù delle idee che avessero comunque un senso l’una con l’altra, pensa che alcuni reel sono canonici e altri no. Solitamente quelli in cui appare almeno un altro membro della band insieme a don BULLUM fanno parte del canone.

Quindi, l’idea gira tutta intorno al fatto che noi abbiamo trovato questo produttore, Luca Bossi, che è un professionista davvero stimato, è il braccio destro di Edda, ha lavorato per nomi pazzeschi, e comunque non lavora pro bono, insomma, abbiamo dovuto raggranellare un po’ di soldini per poter andare in studio da lui, in realtà vendendo vecchia attrezzatura e organizzandoci per andare a suonare in giro come tributo ai Ramones, ma la leggenda vuole che i soldi ce li abbia prestati questo don BULLUM, che ora ci sta correndo dietro perché li rivuole con gli interessi, ed è una persona pericolosa, anche se in realtà è un po’ goffo, un po’ tonto, un personaggio da cartone animato. Ora dobbiamo rimetterci a scrivere qualche puntata della sua storia, che al momento è in pausa perché il disco è uscito.

Progetti futuri?

Bullum: Al momento, come dicevamo prima, ci stiamo trovando per scrivere dei nuovi pezzi, anche se con gli impegni di uno e dell’altro è un po’ difficile mantenere la continuità, ma siamo fiduciosi di riuscire a darci una raddrizzata con l’inizio dell’anno nuovo.

Però l’obiettivo principale, ora come ora, al di là dello scrivere, è portare il disco in giro il più possibile, e il più lontano possibile.

Nigel: In un periodo in cui va tanto lo streaming, i reel, i social, la musica va tassativamente suonata in giro. Va suonata dal vivo. Abbiamo tante date, tante situazioni in divenire di cui non possiamo ancora dire niente in realtà, ma che non vediamo l’ora di poter condividere con chi ci segue!

Articolo di Alberto Pani

© Riproduzione vietata

Iscriviti alla newsletter

Condividi il post!