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Litfiba, Palmanova (UD)

11/08/2026

Gogol Bordello, Trieste

11/08/2026

Road To Bay Fest 2026, Bellaria Igea Marina (RN)

11/08/2026

C’mon Tigre, Lamezia Terme (CZ)

11/08/2026

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11/08/2026

C’mon Tigre, Lamezia Terme (CZ)

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Intervista a Evita Polidoro: la sottrazione sonora e il coraggio di rallentare

Un dialogo sulla sincerità artistica, l’elogio della lentezza, i ricordi piemontesi e la ricerca di connessioni empatiche

Con “Mi giurano eternità”, Evita Polidoro firma un album che si muove in controtendenza rispetto alle logiche del mercato musicale che ricerca sempre di più l’immediatezza. Come raccontato nella nostra recensione, il suo secondo lavoro da solista rinuncia alla ricerca dell’effetto per costruire un ascolto fatto di silenzi, sfumature e arrangiamenti essenziali, invitando l’ascoltatore a rallentare e a lasciarsi guidare dal dialogo tra voce e strumenti. È un album che cresce ascolto dopo ascolto e che trova la propria forza nella misura, scegliendo di sottrarre anziché accumulare e affidandosi alla profondità della scrittura più che all’impatto immediato. Per approfondire ho intervistato l’artista, di seguito quello che mi ha raccontato.

Oggi la musica sembra chiedere di colpire l’ascoltatore nei primi secondi di ascolto, mentre “Mi giurano eternità” invita a rallentare. Hai mai la sensazione di andare contro le logiche del mercato?
Succede in modo naturale, senza pensarci troppo. Cerco sempre di restare sincera rispetto a ciò che ascolto e a quello che faccio; se questo significa andare contro le logiche del mercato, va bene così. In un periodo in cui la soglia dell’attenzione è sempre più bassa, il mio obiettivo è semplicemente rimanere me stessa.

Che cos’è la musica per te, al di là del tuo lavoro?
Non mi vedo a fare altro nella vita, è da sempre il mio piano A. Fin da bambina ho desiderato fare musica e, nonostante le difficoltà, non ho mai perso la fiducia in questo percorso. È una scelta che continuo a portare avanti con convinzione e ambizione.

Se dovessi descrivere “Mi giurano eternità” attraverso un luogo o un’immagine, quale sceglieresti e perché?
Direi il salotto della mia casa in Piemonte. È uno spazio pieno di oggetti che richiamano tanti temi presenti nel disco, specialmente la casa, il ricordo, la mancanza e il lutto. È una dimensione intima e raccolta, ma allo stesso tempo anche condivisa.

Il titolo dell’album richiama qualcosa destinato a durare. C’è invece qualcosa nella tua vita che pensavi sarebbe stato eterno e che è cambiato?
Ho sempre paura di perdere l’entusiasmo, spero che resti una forza costante, perché è ciò che mi spinge a creare e a cercare nuovi stimoli. In passato mi è capitato di attraversare un periodo in cui quell’energia è venuta meno, ed è una sensazione che temo possa tornare.

Quali sono le emozioni principali che vorresti trasmettere a chi ascolta “Mi giurano eternità”?
Mi piacerebbe che il disco generasse soprattutto empatia e condivisione, che chi lo ascolta potesse ritrovarsi nelle canzoni, proprio come capita a me con la musica di altri artisti. Credo che l’album possa suscitare emozioni diverse, dal ricordo in senso negativo alla speranza, ma ciò che conta davvero è creare una connessione autentica con chi ascolta.

Articolo di Benedetta Rubini

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