11/08/2026

Litfiba, Palmanova (UD)

11/08/2026

Gogol Bordello, Trieste

11/08/2026

Road To Bay Fest 2026, Bellaria Igea Marina (RN)

11/08/2026

C’mon Tigre, Lamezia Terme (CZ)

11/08/2026

Gaia Banfi, Lamezia Terme (CZ)

11/08/2026

C’mon Tigre, Lamezia Terme (CZ)

12/08/2026

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12/08/2026

Therapy?, Bellaria-Igea Marina (RN)

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Intervista a ICO: oltre il conformismo, tra cantautorato bilingue ed urgenza espressiva

Dai provini casalinghi al debutto in studio: il musicista si racconta, sfidando i limiti del mercato discografico italiano

“Nell’Etere” è il primo album del giovane cantautore milanese Ludovico Poggio, in arte Ico – disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 10 luglio -, progetto che intreccia Cantautorato, Rock alternativo, Dream Pop e suggestioni anni ’90, mantenendo uno sguardo contemporaneo e internazionale. Al centro del disco c’è l’idea di etere, reinterpretato da ICO non come uno spazio astratto o distante, ma come materia viva, in cui memoria, desiderio, disillusione e possibilità continuano a trasformarsi, trovando una nuova forma nelle canzoni.

Nel presente, per una persona giovane, esprimersi musicalmente non è semplice. Come sei arrivato alla pubblicazione dell’album?
Ha sempre fatto parte del mio carattere andare a ricercare la mia identità, al di là delle mode e del conformismo: ho proprio una particolare allergia al conformismo. Crescendo, la musica è diventata la mia più grande passione. L’ho scoperta relativamente tardi rispetto alla media, nel senso che ho iniziato realmente ad ascoltare musica seriamente a 15 anni, ma poi ho iniziato a suonare la chitarra quasi subito, a 16. Poco dopo aver iniziato a fare i primi accordi, a saperla strimpellare appena, ho sentito che era venuto il momento di scrivere qualcosa di mio e di sfruttare lo strumento per esprimere le mie emozioni. Poi, per un periodo molto particolare, la musica non è stata più una necessità. Per fortuna ho riscoperto questa vocazione in un periodo di risalita della mia vita, nel 2023. Grazie sia alla fine della pandemia sia a una serie di avvenimenti, sono entrato in una fase molto positiva e ho iniziato a provare a produrre le canzoni che stavo scrivendo. Già da adolescente mi ero cimentato molto con la scrittura, però non ero mai passato all’atto produttivo: mi ero limitato alla composizione e a registrare qualcosa col telefono, con le note vocali, ma senza mai finalizzare i brani effettivi. In questo caso, invece, ho creato il contesto adatto anche in casa, una specie di home studio in cui poter iniziare a creare, tutto molto da autodidatta. Nel giro di sei mesi, nel 2023, ho realizzato queste 12 canzoni, che però erano soltanto i provini, non ancora neanche le demo.

Le canzoni sono già nate nove in inglese e tre in italiano, o si sono trasformate in produzione?
Sono nate già così. I cambiamenti più strutturali sono poi avvenuti all’Atlantis Studio di Milano, che è il mio studio di riferimento dove c’è il mio socio Alessio Croci in questo progetto. Mi ha aiutato nella coproduzione e nella finalizzazione di questi brani, soprattutto dal punto di vista tecnico: arrangiamenti, ri-registrazione di alcune parti e aggiunta di alcuni strumenti per migliorarne la qualità.

Avevi le idee chiare sin dall’inizio, per esempio su quali strumenti avresti voluto nei tuoi brani?
Sì, ho una visione a 360 gradi della mia musica e mi considero anche un po’ perfezionista, nel senso che mi piace mettere attenzione su ogni dettaglio e non trascurare niente. Non mi considero un artista che magari scrive il testo o pensa solo al suo strumento e poi del resto se ne frega lasciando fare al produttore. Nel mio caso, mi auto-produco e poi c’è stata questa collaborazione produttiva.

Questo vuol dire avere ascoltato tanta musica prima di arrivare a produrla…
Questo album è un po’ l’espressione di diversi anni di ascolti, con tutto quello che ho scoperto e conosciuto da quando ho iniziato ad ascoltare musica da adolescente fino al momento in cui ho iniziato a scrivere. È come una specie di grande calderone di influenze che pian piano negli anni si sono radicate dentro di me e hanno costruito la mia identità artistica, che poi ho cercato di esprimere in queste canzoni.

Fare un album in doppia lingua penso sia un’operazione da una parte complessa, ma dall’altra che richiede una forte genuinità nell’approccio artistico.
Esatto. Per me l’inglese come seconda lingua è un valore ed è parte integrante della mia identità musicale e del mio modo di intendere la musica, anche perché la maggior parte dei miei ascolti è di musica anglofona. E questo si riversa poi anche nel mio istinto musicale. Tengo tanto alla spontaneità, all’autenticità e alla genuinità della creazione. Questo progetto, essendo il mio primo album, era anche una sorta di grande esperimento in cui volevo dimostrare prima a me e poi a tutto il pubblico quello che sono in grado di fare, le direzioni e le strade che posso prendere. La possibilità di potermi esprimere sia nella mia lingua madre sia in una lingua internazionale (che ha altri “pro” rispetto all’italiano) per me è una libertà che mi consente di sentirmi ancora più libero a livello espressivo.

Tengo molto all’aspetto universale nelle canzoni: spesso cerco, sia a livello di testo sia di sonorità, di creare dei brani che parlino di me ma che allo stesso tempo lo facciano in una maniera universale, che possano comunicare a chiunque. Nel caso di questo album, ogni brano rappresenta una parte di me e fa riferimento a particolari emozioni, a un trascorso o a qualche riflessione personale rispetto alla quale sentivo di aver bisogno di dire qualcosa. Tutto questo unito alla ricerca di un certo tipo di sound e di determinate influenze. Questi brani sono un piccolo pezzo di un viaggio che parte dalla mia infanzia e arriva fino ad oggi. In un certo senso sento che questo disco sia una sorta di tributo e di addio alla mia fase di adolescenza e gioventù, per portarmi a diventare una persona più compiuta. Un adulto, un uomo.

Mi ha molto colpito il titolo di una canzone fatta da un ragazzo di 26 anni, ovvero “Growing Old Without You”.
È una canzone che fa riferimento a una ragazza a cui ero molto legato, è stata molto importante nella mia adolescenza e negli ultimi anni. Poi a un certo punto, per diverse ragioni, le nostre strade si sono divise e, con il passare del tempo, mi sono reso conto che le nostre vite stavano andando avanti e sentivo come se stessi invecchiando (tra virgolette), o comunque crescendo, senza questa persona. L’ispirazione è nata proprio il giorno in cui ho fatto questo sogno, che poi descrivo letteralmente nel testo della canzone. Mi sono svegliato con questo sogno in testa e mi sono messo a scrivere. Il tema è quello di rendersi conto di star crescendo nell’assenza di quella persona, una sensazione che si può vivere in modo pesante e che cristallizza un po’ la vita. Nella canzone uso la metafora del viaggio nel mondo, che rappresenta anche un po’ il blocco delle emozioni, la vita che smette di fluire. La canzone in sé è un cercare di andare a fondo in queste emozioni, in questa sofferenza e in questa visione, ma allo stesso tempo è una sorta di inno al cercare di ritrovare se stessi e andare avanti. Bisogna sfruttare il proprio tempo, fare tesoro di tutte queste emozioni e usarle come un bagaglio da portarsi dietro nel proprio percorso.

Progetti a breve e medio termine?
Io sono nel pieno del mio percorso e della mia crescita. Tra gli obiettivi iniziali del progetto che si sta realizzando c’è quello di portare questo disco, e la mia musica in generale, dal vivo con una band che possa restituire uno show abbastanza fedele alle canzoni, ma anche alla musica a cui mi ispiro. La band è composta da me come frontman (canto e suono la chitarra ritmica), dal mio socio dello studio alla chitarra solista, da un batterista e da un bassista. Con loro abbiamo iniziato a fare prove recentemente e andremo avanti per tutto settembre, per iniziare a fare live a partire da ottobre. Questa è una componente importantissima per me, perché suonare dal vivo è fondamentale.

Poi ho tantissime canzoni nel cassetto, per fortuna negli ultimi anni mi sento facilmente ispirato. Mi sono trattenuto dallo svilupparle in attesa di far uscire questo album, per essere poi più libero mentalmente e potermi dedicare soltanto al materiale nuovo. Sono curioso di provare nuovi approcci futuri, per esempio costruire dei brani in studio insieme agli altri musicisti della band per creare un’esperienza più collettiva, mentre finora la scrittura è sempre partita da me da solo con la chitarra. Vorrei vedere come può essere il processo creativo quando ci sono più menti che suonano insieme contemporaneamente.

Articolo di Francesca Cecconi

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