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Jonathan Clancy intervista

Il ritorno dell’artista Italo-canadese con il primo album a suo nome

“Sprecato”, il nuovo album di Jonathan Clancy (la nostra recensione) esplora i temi dell’alienazione e della marginalizzazione, portando l’ascoltatore in un viaggio profondo ai margini della realtà. In questa chiacchierata abbiamo approfondito i temi portanti dell’album, il suo processo creativo e l’importanza delle città nel suo percorso.

Hai menzionato che l’album esplora i temi dell’alienazione e della marginalizzazione. Come hai cercato di tradurre questi concetti nella tua musica e qual è il messaggio principale che speravi di comunicare attraverso questo album?
Allora, per iniziare, i temi del mio disco sono stati ispirati dal romanzo a fumetti “Gli Sprecati” di Michelangelo Setra, un autore italiano che amo particolarmente. È stata una collaborazione incredibile, lavorare con lui per questo progetto. Il fumetto narra la storia di alcuni personaggi che si ritrovano in una fabbrica isolata nel nulla, e ho trovato molto interessanti alcuni dei temi affrontati. Ho cercato di trasporli su di me, concentrandomi soprattutto sui rapporti affettivi e di amicizia. Per quanto riguarda la scelta dei suoni, credo che il lato più sperimentale e allineato del mio disco provenga soprattutto dalle parti sintetiche. Ho utilizzato molto la componente elettronica, con l’uso di synth e altre strumentazioni simili, per creare un’atmosfera che richiama la musica ambient e cosmica. Una canzone che penso rappresenti bene questo concetto è “Out and Alive”, presente nel disco. Mi sembra che riesca a comunicare quel tipo di sentimento di cui stai parlando, ed è una delle tracce di cui vado particolarmente fiero.

Il tuo nuovo album è stato scritto tra Bologna e Londra, forse è per questo che ho sentito il tuo nuovo album così vicino. Vivo e studio a Bologna da quasi due anni, mentre Londra è la città dove vorrei un giorno trasferirmi. In che modo credi che queste due città abbiano influenzato la tua musica e la creazione del tuo nuovo album?
Sì, Londra ha sicuramente influenzato il mio disco in maniera più spirituale e psicologica. Ho iniziato a vivere a Londra nel 2017, cercando lavoro nell’ambito musicale, ed è stato proprio durante questo periodo che ho iniziato a scrivere il disco. In quel periodo, mi trovavo in uno stato mentale piuttosto diverso dal solito: ero molto solitario e mi sentivo un po’ alienato. Questo ha sicuramente influenzato la scrittura del mio album, insieme al fatto pratico di avere pochi strumenti con me e di poter registrare soprattutto di notte. Questo ha determinato un certo tipo di suono. Bologna, d’altra parte, ha influenzato il disco più dal punto di vista logistico. È qui che alla fine ho finito il disco. I miei affetti sono più qui, ed è una città che mi ha dato molto nel corso degli anni. Inoltre, ho mixato il disco qui a Bologna con Stefano Pilia, quindi la città ha sicuramente influito sul mio lavoro. Pre-pandemia, Londra ha subito molti cambiamenti, e ho sentito il desiderio di tornare a Bologna. Qui ho una famiglia adesso, e le cose sono cambiate. Preferisco vivere qui in questo momento perché Bologna offre di più, sia economicamente che per il mio stile di vita attuale.  Anche se preferisco vivere a Bologna, vado spesso a Londra, circa 4-5 volte l’anno. Riesco così a godere del meglio dei due mondi.

Puoi approfondire il significato di “Castle Night” e perché hai scelto questa traccia per introdurre l’album?
Allora, ho scelto “Castle Night” perché è il primo pezzo che ho scritto per il disco. I primi due minuti che si sentono nel brano sono la stessa registrazione che ho fatto una notte nella mia stanza a Londra. Ho deciso di mantenerla così per dare l’avvio al disco e far capire da dove venivo. Essendo anche la prima canzone che ho scritto, ha dato il tono al resto del disco. Appena l’ho registrata, l’ho mandata subito a un mio amico in Canada, Kyle, che ha aggiunto i sax che si sentono nel brano. Da lì ho iniziato a pensare di includere nel disco molti altri strumenti a fiato, come sax, flauti, eccetera. Quindi, “Castle Night” è stata una parte molto importante del disco. La canzone parla di ritrovarsi di notte, di cercare di ricostruire il proprio percorso a partire dalla casa, che viene definita un castello, forse per infondere un senso di sicurezza.

“Immense Immense Wild”, la traccia di chiusura, è il punto culminante dell’intero album. Ho percepito un inno alla natura e al sublime, il sentimento duplice e contraddittorio di attrazione e repulsione che l’uomo sperimenta di fronte alla grandezza e alla potenza della natura. Puoi condividere con noi il tuo processo creativo dietro a questa canzone e cosa rappresenta per te?
“Castle Night” è un brano che per me rappresenta una nota di speranza nel disco. Sebbene il mio album sia considerato abbastanza cupo, volevo concluderlo con un messaggio positivo, e questa traccia ha proprio quel senso di lasciarsi andare e contemplare il sublime, accettando le cose così come sono. La canzone è stata composta in diversi anni: la parte di pianoforte che si sente è stata registrata 4-5 anni fa a casa della mia mamma, mentre il resto, inclusa la drum machine, è stato registrato lo scorso luglio quando ho mixato il disco. Ho aggiunto quella parte finale di accettazione di sé stesso, con il verso “se sprecato, sprecato sia”, in linea con il tema del disco che ho deciso di chiamare “Sprecato”.

Quali sono i tuoi progetti futuri dopo il lancio di “Sprecato”? Hai già in mente nuove direzioni o collaborazioni per il tuo prossimo lavoro?
Per quanto riguarda i miei progetti futuri dopo il lancio di “Sprecato”, al momento mi sto concentrando sui live. Sto portando il disco in giro con una band molto affiatata, composta da Dominique Vaccaro, Andrea De Franco e Laura Agnusdei. Mi piacerebbe continuare a lavorare con loro e registrare qualcosa insieme alla fine dell’estate. Trovo che questa band riesca a esprimere bene il mio disco dal vivo, quindi vorrei sfruttare questa sinergia anche in studio. Stiamo ancora organizzando i dettagli, ma è sicuramente nei nostri piani.

Articolo di Ambra Nardi
Foto di Carolina Martines

James Jonathan Clancy online:
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