Ammettiamolo. Se ami il Rock, e in particolare il Grunge, e magari sei figlio degli anni Novanta, non puoi non amare i Nirvana e Kurt Cobain. La sua vita, la sua figura, la sua storia e la sua tragica fine incantano lo scenario collettivo più di qualsiasi altro artista appartenuto al “Club 27”, nel gergo giornalistico, quella cerchia di artisti scomparsi tutti all’età di ventisette anni per cause simili (eccessi, droghe, suicidi). Jimi Hendrix, Jim Morrison e Amy Winehouse sono solo alcuni dei più noti insieme a Kurt ad appartenere – purtroppo – a questo club. Eppure nessuno di loro ha mai appassionato così tanto giornalisti, investigatori, fan ed esperti di tutto il mondo. Forse perché la sua morte non ha mai convinto fino in fondo e probabilmente perché nessuno ha mai davvero accettato l’idea che un’anima e una mente come quella di Kurt possa essere finita così.
Eppure, da sempre, la versione ufficiale – nonostante i dubbi – resta la stessa: suicidio. La polizia di Seattle resta irremovibile su questa decisione, nonostante abbia sempre dichiarato di essere disposta a riaprire il caso qualora siano emersi nuovi elementi.

Senza soffermarci su episodi analoghi e precedenti che non hanno portato comunque alla riapertura del caso, vedremo cosa è successo in queste ultime settimane e perché – anche questa volta – la polizia ha preferito lasciare intatto il verdetto. Ho contattato personalmente il detective Patrick Michaud, della Polizia di Seattle, indicato come uno dei portavoci della polizia sul sito ufficiale, per farmi rilasciare una dichiarazione ufficiale in merito. Una risposta piuttosto breve, secca, decisa, che sembra quasi un copia e incolla automatico, inoltrato a tutti coloro che – come me – hanno chiesto informazioni sul caso Cobain: “The Seattle Police Department has not re-opened the investigation and has no plas to do so at this time” (“Il Dipartimento di Polizia di Seattle non ha riaperto l’indagine e al momento non ha intenzione di farlo”). Una posizione piuttosto ferma, da diversi anni, senza fornire ulteriori motivi o altre spiegazioni in merito.
Ma dunque, cosa è emerso da questa nuova analisi del caso? Partiamo col dire che non ci sarebbe un famigliare o parente dietro questa nuova indagine ma un gruppo di scienziati forensi, i quali hanno riesaminato i materiali dell’autopsia e le fotografie della scena del crimine. Lo studio, “A Multidisciplinary Analysis of the Kurt Cobain Death” è stato pubblicato dall’International Journal of Forensic Science già a fine ottobre 2025. Il team è composto da Bryan Burnett, un esperto di casi complessi specie quelli consistenti in overdosi e traumi da arma da fuoco, Michael Gregory (GB Ordinance LLC, FFL, Orbisonia, USA), Michelle Wilkins (1752 NW Market Street, Seattle, Washington, USA) e ricercatori italiani come Felice Nunziata (National Research Council – Institute of Science and Technology for Energy and Sustainable Mobility CNR-STEMS, Italy), Pietro Zuccarello (Departemente of Psychology and Health Sciences, Pegaso University, Italy), Cataldo Raffino (Legal Medical Centre of INAIL, Italy) e Gabriele Rotter (School of Specialization in Forensic Medicine, University of Messina, Italy).
Cosa è emerso da questa nuova indagine forense?
La prima considerazione messa in luce dallo studio riguarda la quantità di eroina rilevata nel sangue, considerata molto elevata per consentire a un individuo la capacità di compiere un’azione articolata, come quella di utilizzare un’arma a canna lunga. Per i ricercatori inoltre i livelli di eroina, rilevati nell’autopsia, sarebbero stati tali da generare una “rapida depressione respiratoria, sedazione profonda e compromissione delle funzioni motorie”, in poche parole uno stato così alterato da scoordinare i movimenti e rendere la mente poco lucida, rendendo particolarmente impegnativo impugnare un fucile e usarlo.
L’analisi si è poi concentrata sullo studio delle tracce ematiche sul corpo della vittima e sulla scena del crimine, le cosiddette “Bloodstain pattern analysis (Bpa)”, che consentono di ricostruire la dinamica di una morte (che sia omicidio o suicidio). Per i ricercatori, la posizione e la quantità delle tracce le renderebbero incompatibili con quanto si sarebbe dovuto aspettare da un colpo autoinflitto: per gli esperti è probabile che il corpo di Kurt Cobain sarebbe stato successivamente spostato rispetto alla posizione iniziale. Un’ipotesi dovuta anche ad alcuni indumenti indossati dal cantante: in particolare Kurt indossava un paio di jeans sopra un altro paio di pantaloni, quest’ultimi sollevati all’altezza del polpaccio (mentre il jeans indossato sopra copriva interamente le gambe); contrariamente al pantalone sottostante, il jeans presentava tracce di sangue da trasferimento nella parte terminale, quella prossima alle scarpe.
Infine la posizione del fucile e quella della mano di Kurt, non sarebbero compatibile con la dinamica di un colpo autoinflitto e in particolare del tipico ‘rinculo’ di un’arma da fuoco. A porre dubbi anche la scena del crimine decisamente troppo ‘pulita’ per essere palco di un suicidio verificatosi in preda a un’overdose, così come anche strana è la presenza di un kit per eroina ritrovato non poco distante dal corpo, lasciato piuttosto ordinato e pulito.
L’intervista a Bryan Burnett
Abbiamo contattato allora Bryan Burnett, esperto di casi complessi come i suicidi in preda a overdose, nonché uno degli autori coinvolti in questo studio, per porgli alcune domande in merito.
Professore, in definitiva, cosa traspare da questo nuovo studio?
Gli autori che hanno contribuito alle varie sezioni descrivono le questioni che rientrano nella loro area di competenza e praticamente tutti gli aspetti delle conclusioni del Dipartimento di Polizia di Seattle e del Medical Examiner della Contea di King riguardo alla scena della morte e all’autopsia di Cobain richiedono correzioni. Dalle nostre analisi congiunte possiamo concludere soltanto l’omicidio, come riportiamo nella pubblicazione. Tutti gli autori hanno approvato l’invio del manoscritto e la versione finale per la pubblicazione.
Quali aspetti restano poco convincenti?
È possibile che la divulgazione di tutte le prove raccolte consenta di affinare e supportare meglio i nostri rispettivi risultati. Potrebbe esserci qualche prova che contraddica uno o due dei nostri risultati? È improbabile.
Questi indizi erano già stati considerati in passato?
Senza poter visionare tutte le prove raccolte, non lo sappiamo.
Perché non è stato possibile visionare tutte le prove raccolte?
Le restrizioni imposte dal tribunale e dalla corte d’appello sull’accesso alle prove hanno limitato l’intervento degli esperti esterni. Il fatto che Michelle abbia potuto ottenere l’autopsia ha reso possibile il nostro studio. La consegna completa del rapporto sulle armi da parte della SPD è stata inoltre molto importante per stabilire che il nostro fucile di prova aveva le stesse dimensioni di quello di Cobain. Mostriamo come Cobain avrebbe potuto raggiungere il grilletto del fucile nello scenario del suicidio.
Qual è la sua opinione sul fatto che la polizia non riaprirà il caso?
Apparentemente non hanno letto la nostra pubblicazione e l’hanno considerata un’ulteriore teoria complottista, stesso atteggiamento da parte del Medical Examiner. I dipartimenti di polizia tendono anche a essere ‘tribali’ e a proteggere i propri membri, anche quando sbagliano. Il detective che ha esaminato il caso nel 2016 si è sbagliato. Le cinque immagini che lo ritraggono mentre impugna il fucile di Cobain ci hanno fornito immagini importanti delle macchie di sangue presenti sull’arma.
Pensa che ci sarà eventualmente l’opportunità di chiarire definitivamente le circostanze della morte di Kurt Cobain e di stabilire la verità?
Credo di sì, e la divulgazione di tutte le prove raccolte confermerebbe solo la nostra conclusione che la morte di Cobain è stata un omicidio. Tutte le parti delle prove analizzate, come l’arma, le macchie di sangue, la questione delle backspatter, le immagini del corpo e della scena del crimine, le osservazioni autoptiche, la grafologia e tossicologia, supportano l’ipotesi di omicidio. Trattiamo tutto nella pubblicazione. Continuare a sostenere da parte della SPD e del Medical Examiner della Contea di King che Cobain sia morto per suicidio è assurdo”.
Articolo di Antonio Piazzolla, disegno di Mirko Di Francescantonio
