Petz Are Cool sono una band funky fresca che ha recentemente pubblicato il primo lavoro omonimo (la “Petz Are Cool EP”). Sei maestri di musica che fanno dell’ironia parte vincente della loro immagine, si sono prestati al gioco del “Mèches-Up”, ovvero di essere intervistati in uno dei saloni dell’iconico brand ContestaRockHair, parrucchieri dall’animo rock, in particolare in quello di Firenze via Cecioni, regalando poi ai presenti, clienti e passanti, un medley delle loro canzoni. Volete conoscerli meglio? Prima godetevi il live, poi sotto leggete l’intervista 🙂
Prima cosa, perché Petz Are Cool?
Allora, perché? Perché la necessità di guardarsi in tasca è importante e quindi … no, in realtà è prendersi in giro fin dall’inizio, è avere un approccio, diciamo, autoironico fin dalla prima parola, e poi è la necessità veramente di fare di una povertà una ricchezza, quindi una persona che di solito è con le Pets Are Cool, potrebbe essere vista come una persona in difficoltà, in realtà noi è nelle difficoltà che calibriamo il nostro tiro e il nostro linguaggio, ecco. Il primo suggerimento di nome, in realtà, non era Pets, era Cats, però, direi che alla fine siamo stati più politicamente corretti, ecco. I gatti non piacciono a tutti, no?
Comunque i bracchetti vi piacciono, anche le paperelle, direi.
Sì. Molto.
Vuol dire qualcosa sui bracchetti?
No. Abbasso la caccia, abbasso la caccia!
Però in verità siete maestri di musica, jazzisti, turnisti, quindi un’ironia non solo verso il fuori, ma anche un po’ tra voi, direi …
Bisogna lavorare sul bianco e il nero e trovare poi le varie sfumature di colore. Diciamo che in realtà un approccio così rende tutto più facile, nel senso che possiamo avere un approccio diretto sia col pubblico sia con la scrittura, quindi diventa molto più divertente entrare in questa modalità e poi quello che ne esce è una cosa che a noi diverte. Bisogna divertirsi perché fare musica indipendente è una gran fatica. Le pezze al culo le hanno un po’ tutti i musicisti che vogliono fare la propria musica e la vogliono fare senza scimmiettare. Noi non abbiamo la pretesa di arrivare chissà dove, quindi questo ci dà molta tranquillità per i passi che facciamo. Possiamo andare a destra, a sinistra, più a sinistra direi, e poi divertirci.
È uscito il 7 febbraio il vostro primo lavoro omonimo, 6 brani sulle piattaforme più tre tracce aggiuntive sul cd – peraltro dalla grafica curatissima. Come mai questa scelta 6+3?
In realtà i brani sono solo sei, sono quelli che sono usciti sulle piattaforme online. Le tre tracce più che brani aggiuntivi sono uno un intro, gli altri due invece uno una demo, uno un remix. Spieghiamo meglio: la demo di “Sorrisi Viola”, il pezzo tranquillo della compagnia, la ballad insomma, è stata una prima registrazione che è stata poi veramente rivoluzionata nel suo complesso, abbiamo voluto comunque inserirla perché è fatto parte del nostro percorso. Eravamo single all’epoca, quindi avevamo bisogno di scrivere un pezzo adatto, capito? Per Tinder, diciamo. Mentre l’altro è il remix di “Bravo Bravo”, probabilmente la nostra hit, tra molte virgolette, la più facilmente cantabile e ricordabile dal pubblico, grazie soprattutto al cantante, ovviamente. Alla “Bravo Bravo Dance”, di cui abbiamo qui un protagonista. (risate a gogo). Però ha avuto successo, ecco. Quindi l’ep è stato il primo percorso di vita della band, non aveva un grosso un pensiero dietro. Abbiamo scritto, abbiamo messo insieme questa prima parte di vita della band e questo è venuto fuori, sei pezzi più delle aggiunte per chi ha comprato le copie fisiche, e grazie a coloro che l’hanno fatto.
Un po’ tutti i brani sono perfetti per essere suonati dal vivo, tutti cantano anche se li ascoltano per la prima volta – vi ho visti due volte live e ho assistito a questa scena.
Diciamo che la cifra stilistica di tutti i nostri pezzi è sempre l’energia che cerchiamo di portare con le nostre canzoni, inclusa “Super Stronger” che è in un inglese un po’ maccheronico, fa un po’ il giro e torna indietro e diventa un pretesto per ridere tutti insieme. Però sì, i nostri nascono come da pezzi al vivo, perché hanno questa necessità, li abbiamo fatti perché noi ci divertiamo a suonarli davanti alla gente. Se si devono suonarli in camera nostra magari, diciamo, vireremo verso un altro genere.
Nel booklet del cd scrivete “Grazie a chi crede che la musica non debba essere corretta con la penna rossa: gli errori sono opportunità.”. Spiegateci questa vostra filosofia.
Come si fa a spiegare? È così, è la natura, no? Cioè, tutto nasce per errore, non penso che niente sia stato calcolato troppo prima. Cioè, l’idea viene dall’errore, viene da una cosa che non era stata pensata prima e quindi poi si deve cercare di correggerla, di farla funzionare e diventa un’idea vera e propria o un concetto. Quindi noi partiamo proprio dal fatto che nel vivere si sbaglia, cioè non è che te vai e esci con una persona e dici per forza le cose giuste, o sei un attore o non succede questo, per forza c’è l’errore e quindi perché nasconderlo?
Quindi quando state in sala prova se qualcuno fa un errore non viene …?
Tutti applausi, bravo, bravo, finalmente! Finalmente è sbagliato perché… Dobbiamo sbagliare per forza, capito? Per esempio, se dimentichiamo i testi delle canzoni, possiamo reinventarle, no? Tanto le abbiamo scritte noi!
Nella musica c’è il contributo di tutti? Qualcuno porta l’idea, chi la sviluppa?
Spesso ci mandiamo un audio in chat, e questo potrebbe essere una cosa su cui lavorare. Solitamente fa cagare, però ci proviamo lo stesso. Abbiamo un sacco di idee terribili, però ogni tanto ne esce qualcuna buona. Non ci piace quella buona, noi prendiamo quelle terribili. Quindi si parte da ispirazioni individuali, Ale tira fuori qualche idea, ma tutti abbiamo portato qualche pezzo, qualche nucleo sul quale poi lavorare. Però quando Folco entra in scena noi prendiamo la parte opposta, è sempre quella.
Quindi aspettate che lui vada in malattia o in ferie per comporre?
Assolutamente, gli diamo le ferie spesso.
Benissimo, quindi della musica si è detto, i testi però sono più di Alessio.
Purtroppo sì, e si intuisce. Capiamo che non c’è una logica dall’inizio alla fine …
Benissimo, allora non ci resta che consigliare di vedervi dal vivo, seguirvi sui social per sapere quando è il prossimo live.
Esatto, esatto. In estate ci scateneremo. E ci auguriamo di andare anche fuori dai confini di questa bellissima città turistica. Evviva i Petz, dai. Non lo so, lo dice sempre la mamma, quindi va bene…
Articolo e foto di Francesca Cecconi
Video di Simone Tofani
