Uscirà il 26 giugno “Siamo qui siamo questi”, il primo album dei Punkcake, anticipato dal singolo “No Pants”. Dopo l’esperienza nell’edizione 2024 di X Factor – dove si sono distinti per un’attitudine fuori dagli schemi e per aver portato nel mainstream influenze noise e post-punk – i Punkcake ripartono dalla loro dimensione più autentica e viscerale, proponendo un Punk Rock energico e crudo, con testi che affrontano tematiche sociali. La band, nata come collettivo musicale nel 2022 dai fondatori Damiano Falcioni e Sonia Picchioni – entrambi cantanti e bassisti -, ai quali si sono aggiunti Lorenzo Donato e Bruno Bernardoni alle chitarre, w Lorenzo Migliore alla batteria, tutti dalla provincia di Arezzo, nel 2025 è stata impegnata in numerosi concerti, tra cui un opening al Firenze Rocks (il Punkcake live Firenze Rocks 2025), oltre ad essere premiata come “Miglior artista giovane” al M.E.I. di Faenza. Li raggiungiamo in video chiamata fuori dalla loro sala prove.
“Siamo qui siamo questi”, l’album di debutto
Sono rimasta impressionata dalla vostra performance in apertura al Firenze Rocks 2025, per quanto molto breve: così giovani, tenere un palco del genere in quel modo consapevole, ho pensato qui c’è sostanza… (non guardo X-Factor quindi non avevo pregresso). Ed eccoci al presente, il primo album è pronto: raccontatecene la genesi e come ha preso forma.
Siamo un collettivo, non c’è un capo che detta musica e testi a tutti gli altri, ognuno porta quello che scrive autonomamente o insieme agli altri alle prove e lì si affronta l’idea tutti insieme. È successo che qualcuno di noi arrivasse con un pezzo pronto, in particolare Sonia è arrivata con tanti pezzi dove aveva fatto già tutto, cioè aveva scritto voce e batteria, ma poi li abbiamo riarrangiati e gli abbiamo dato l’interpretazione collettiva. Noi scriviamo così, qualcuno arriva con un’idea che può essere un riff, può essere un’idea di voce, può essere un’idea di batteria, basso, qualsiasi cosa, e poi cerchiamo di reinterpretarla come gruppo e di scriverci sopra, in sostanza. Anche con l’album è andata così, tutti i pezzi sono pronti da più di un anno, qualche pezzo è pronto anche da due anni, perché l’album l’abbiamo registrato a marzo 2025 ed era pronto definitivamente già a maggio; siamo contenti finalmente di farlo uscire anche perché siamo, come tanti artisti, in costante evoluzione, e stiamo già scrivendo un album nuovo. “Siamo qui siamo questi” è la definizione di un punto, una dichiarazione, un piccolo manifesto nostro, poi da lì in poi si riparte con materiale nuovo. La Rude Records si occuperà con noi della distribuzione, ma livello di registrazione e produzione siamo autonomi, e ci piace essere così.
Avete in programma un tour dopo l’uscita dell’album?
Ancora non possiamo dire molto, ma sì. Anche prossimamente saremo su un palco. Intanto il 16 maggio saremo al CSA Intifada di Empoli, per una dodici ore sulla Palestina, causa nella quale crediamo da sempre. Poi sui social troverete le prossime date.
Punk, Idols e altre radici musicali
Sembra che i vostri riferimenti musicali non siano solo punk, immagino che ascoltiate anche altre cose che poi si trasformano nella vostra peculiare energia musicale.
Io credo che il Punk sia il genere meno ascoltato da noi, lo ascoltiamo veramente poco tutti, soprattutto quello seminale. Se dobbiamo pensare a un riferimento punk, pensiamo ai Fugazi, perché ci piace quella sperimentazione del suono, quei ritmi quasi sincopati. Ci piacciono un sacco gli Idols, che ascoltiamo veramente tutti, è forse l’unico vero ascolto comune, poi per il resto ascoltiamo tutte cose diverse. Ti sorprenderà, ma ascoltiamo anche tanto cantautorato italiano. Abbiamo i nostri autismi e i nostri guilty pleasure (ridono).
Firenze Rocks 2025
Devo dirvi che quando siete saliti sul palco alla Visarno Arena, ho pensato, oh no, l’ennesima folk punk band … Genere che amo, però sta diventando un pochino un trend, no? E quando è trend non è più punk, secondo me. Era solo un’impressione che veniva dal vostro look, e invece non era così. Perché quell’aspetto che non vi corrisponde?
Al Firenze Rocks è stata una cosa strana, fuori dai nostri schemi. C’era dietro un progetto sulla moda per l’esame di alcune ragazze dell’Università di Firenze. Il progetto prevedeva un look post-punk con il pizzo tipo da centrini da nonna. Avevano ripreso riferimenti scozzesi, pizzo, pelle finta, confezionando quei vestiti per l’esame. Ce l’avevano proposto a gratis e noi abbiamo detto: vestiti gratis? Yes! Anche se in parte ce li siamo tolti mentre suonavamo, era davvero troppo caldo, un caldo da star male (confermo, c’erano 41 gradi senza ombra). È stata una collaborazione per un progetto sul territorio che ci siamo sentiti di fare perché alla fine i vestiti erano veramente ganzi. Dopo se li sono ripresi indietro, vabbè, però davvero è stato molto figo. Poi in quel momento avevamo tutti i capelli colorati, quindi l’impatto nell’insieme era particolare.
Comunque sul palco non avete mandato a dirlo: c’era da poco stato il referendum e avete detto parliamo del referendum, non abbiamo usato il nostro diritto di voto, brava gente, veri pezzi di merda. E c’era anche la bandiera della Palestina sulla cassa. Nessuna paura di esporsi.
Qualcuno si è incazzato per quello che si diceva? Nel caso, godiamo.
Identità, aggregazione, azione
I vostri testi affrontano tematiche sociali; per ragazzi giovani della provincia di Arezzo, città provinciale di una regione provinciale rispetto alle lotte sociali che si svolgono in questo paese, da dove nascono?
Ma dal vivere. Basta svegliarsi la mattina e ti trovi in un mondo di merda, quindi per forza devi essere incazzato, se no non sopravvivi, cioè o ti adegui a cosa c’è intorno a te, oppure ti incazzi, non c’è un’altra alternativa, o almeno noi non la vediamo. La musica è un modo per non auto-annientarsi, e fin da subito ha voluto dire aggregazione per noi, perché abbiamo iniziato a suonare organizzando eventi autogestiti; lo continuiamo a fare tutt’ora, e l’autogestione e il fai-da-te non solo li utilizziamo praticamente, ma li applichiamo anche un po’ filosoficamente e poi riversiamo nei nostri lavori. La perdita di identità, che è un po’ il tema di “No Pants”, il singolo appena uscito, accade se non riusciamo ad aggregarci, così perdiamo tutto.
Questo è il focus del singolo, però è un po’ il tema generale dell’album. Voi però l’aggregazione giovanile non la promuovete solo con la vostra musica, ma anche dando un esempio concreto, gestendo un circolo di aggregazione, giusto?
Sì, noi gestiamo un circolo in provincia di Firenze, nel Comune di Figline Incisa. Praticamente l’abbiamo preso in carico ormai da due anni, e ci organizziamo eventi autogestiti per tutti, di stampo non solo ricreativo ma soprattutto culturale. Siamo nostalgici delle cose giuste.
Articolo di Francesca Cecconi
