Fuori “Vagoni vuoti”, il nuovo ep dei Respiro Acustico, un duo composto da Pietro Baffa – autore e voce – e Renato Caruso – chitarrista, compositore e divulgatore -, formatosi nel 2009 con all’attivo due album: Pieno di colori (2012), Come una luce (2015). Dopo 10 anni, il nuovo disco in versione acustica e con una sperimentazione musicale originale che delinea il loro tratto distintivo: un mix sempre in evoluzione Indie-Pop davvero unico. Con Pietro ci vediamo in video-chiamata in un pomeriggio di inizio agosto, entrambi in ferie (ma chi si occupa di musica va mai veramente in ferie?), entrambi serrati in casa per sfuggire alla morsa del caldo. Parliamo del progetto che lo vede insieme a Renato Caruso, nostra conoscenza (la nostra intervista, se volete conoscere meglio anche questo poliedrico musicista).
Pietro raccontaci la genesi e l’evolversi del progetto “Respiro acustico”: un nuovo lavoro dopo dieci anni! Io e Renato abbiamo iniziato a fare cose insieme nel 2009, il primo album autoprodotto si intitolava all’epoca “Respiro Acustico”. Respiro Acustico è formato da due parole, respiro e acustico. Il respiro è quello che noi emaniamo in un modo o nell’altro, in maniera naturale, anche per parlare, per respirare, per vivere, insomma, e quindi per produrre anche parole.
Quindi il concetto è che il respiro sarei io, come metafora del canto, mentre l’acustico è Renato, che in linea di massima tende a suonare più in acustico che in elettrico. Quindi il progetto è cresciuto con quella dimensione musicale che ho sempre amato, i primi anni suonavamo insieme, anche io suonavo la chitarra, lo accompagnavo in realtà, poi da lì abbiamo creato una sorta di duo acustico perché facevamo cover di cantautori. Renato è molto preso dai suoni folk del periodo d’oro del cantautorato, ma soprattutto dalla musica classica, che ha sempre adorato, oltre al fatto che comunque è amante della musica in generale, come un po’ anch’io in realtà.
Però poi sono uscite fuori delle idee, io avevo già fatto qualcosina di mio, ho creato un album nel 2005 da solo praticamente, quando Renato non lo conosceva ancora; l’ho conosciuto a Milano con un annuncio su MySpace, non so se ti ricordi, era una piattaforma molto utile. Funzionava per noi musicisti anche improvvisati in un certo senso, mi ricordo c’erano le quattro canzoncine che mettevi lì, che facevi ascoltare. In pratica ho fatto questo annuncio e mi ha risposto Renato, quando ci siamo incontrati abbiamo pure scoperto di avere origini geografiche incredibilmente vicine, io sono originario di Cotronei, provincia di Crotone in Calabria, lui è di Petilia Policastro, che è a circa 15 chilometri, però lui aveva già fatto la sua esperienza a Bologna, per l’Università.
Sin da quel primo incontro abbiamo iniziato a suonare insieme, è uscita fuori in modo molto naturale la nostra intesa artistica. Abbiamo fatto un bel po’ di concertini e ci siamo divertiti, per due o tre anni è stato veramente molto carino. Poi abbiamo cominciato a pensare di registrare dei cd, parliamo di cd perché all’epoca si facevano appunto i cd. Abbiamo praticamente avuto l’idea di iniziare a lavorare su un progetto più intenso, che era “Pieno di Colori” nel 2012, un album direi molto interessante, che anticipava i tempi. Non ci siamo fermati, continuavamo comunque a produrre canzoni. Renato scriveva le sue musiche e me le mandava e a me veniva naturale scrivere il testo su quella musica.
Abbiamo registrato dei demo perché avevamo i nostri strumentini casalinghi e da lì queste ulteriori canzoni sono rimaste nel cassetto, una classica situazione che è capitata un po’ a tutti direi. Dopo qualche anno, nel 2015, è uscito2Come una luce”, e forse perché non c’è stata quella risposta che noi pensavamo poteva esserci, non dico successo, perché non è quello, ma più che altro un movimento più intenso di concerti, e ci siamo un po’ scoraggiati, prendendo anche strade lavorative lontane dalla musica, io tra l’altro ho scritto dei libri.
Abbiamo continuato a vederci in amicizia, però non avevamo tanta voglia di fare concerti, sembrava quasi che quella fiamma si fosse un po’ spenta. Renato continuava a fare le sue cose musicali anche con altri artisti, poi è diventato anche divulgatore scientifico, scriveva anche libri. Quando ci sentivamo al telefono parlavamo tipo una, due, tre ore e ci raccontavamo tutto. L’anno scorso ci siamo incontrati a Milano, in una serata qualsiasi, e ci siamo detti ma scusa noi abbiamo dei brani con i concerti, magari li ri-consideriamo, li valutiamo, li riprendiamo… Abbiamo fatto una selezione, non dico dura perché però è stata più quello che ci piaceva in quel momento, e sono usciti fuori dieci brani. Da quei dieci brani ne abbiamo estratti cinque per ora, senza la pretesa di correre a fare un album. Quindi le canzoni sono uscite senza fretta, in un anno abbiamo registrato questi cinque brani, che hanno preso una nuova dimensione, abbiamo modificato un po’ di cose rispetto ai demo, in modo molto rilassato. L’espressione senza pretese era vera in quel momento, anche perché io ho 50 anni, quindi comunque l’idea di far successo intesa come non mi passa neanche per l’articamera del cervello, però in realtà so che comunque alcune canzoni hanno il loro tempo, e forse queste cinque canzoni sono adatte per questo tempo, perché parlano di situazioni che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo.
“Vagoni vuoti” infatti è il titolo dell’ep… Sì, è stata un’intuizione, io credo molto nei segni che ti dà la vita in sé. Abbiamo fatto le foto promozionali in Stazione Centrale nel 2012, e la cosa assurda è che mentre facevamo le foto sono rimasto impresso il fatto che c’erano dei vagoni vuoti in attesa di essere riempiti da persone. Mi è rimasta in testa questa immagine, sono passati adesso più di 13 anni, quindi non l’ho ripresa subito, in realtà l’ho inserita nella canzone “Ma che vita”, che parla proprio di questo, il cambio di vita improvviso che uno fa perché ha voglia di farlo, perché nella vita non è detto che ciò che fai è realmente quello che vuoi, ciò che fai spesso non è qualcosa che hai costruito tu ma ti hanno costruito un po’ intorno. Quell’aspetto lì lo vivi in maniera fastidiosa. Quando hai quella forza di cambiare, il senso dei vagoni vuoti è proprio il senso di riempirli perché ci sono, sono lì, se tu li lasci vuoti rimangono vuoti, hanno una brutta immagine. Ma se tu hai la capacità di riempirli in un modo o nell’altro con tutte quelle che sono le tue idee, le tue forze, le tue passioni, anche le tue persone a cui tieni, allora si crea qualcosa di forte e quindi da lì poi è nato il titolo “Vagoni vuoti”.
Poi ci sono canzoni come “Non voglio essere spento” che è molto autobiografica perché è un urlo al fatto che la vita in un modo o nell’altro ti disegna tutti i giorni, noi non lo sappiamo ma ogni giorno invecchiamo, lo percepiamo solo da alcune situazioni. Però la vecchiaia fa parte della vita e in sé è fondamentale il fatto di non spegnersi e il fatto di dire non voglio spegnermi in quelle emozioni che abbiamo noi dentro. Quindi l’essenza è proprio quella, vago in questo tempo e spiego il mio mondo, è qualcosa che vivo io e non voglio essere spento in questa situazione.
Siamo tutti di corsa, non sappiamo più neanche dove andiamo, e i tuoi testi ci dicono fermiamoci, riflettiamo … Esatto! Nel 2024 ho scritto un libro che si intitola “Stati d’animo”, e in questi testi ci sono delle situazioni prese da lì. Io sono molto osservatore, anche Renato lo è, però Renato osserva e trasmette con la musica, ed è per quello che a me piace questa forma di collaborazione che abbiamo ottenuto. Perché siamo delle anime sensibili, ci mettiamo a fare musica o a scrivere testi, o a scrivere poesie, o a scrivere canzoni.
La mia scelta è quella di vivere la vita in totale, quindi in pratica mi metto sempre a confronto anche con persone che non c’entrano niente con quello che io sono in realtà. Però è proprio questa la cosa interessante, cercare di confrontarsi e cercare di trovare sempre spunto per poi sentire quel brivido dentro, come dicevano i grandi della musica. Se una cosa mi attira io voglio assaporarla, voglio sentirla, voglio provarla. Questa curiosità è quello di me che ha sempre affascinato Renato. Questo è ciò che poi ho trasmesso anche a chi mi sta a fianco, anche a lui. Io lo spingevo spesso a dire, guarda, fai ciò che senti di fare, perché alla fine non puoi dedicarti solo a una cosa perché per forza quella cosa esiste. Ci sono tante altre cose, poi alla fine tutto si mette in ordine col tempo. Forzare troppo la mano spesso ti fa del male, questo è il concetto. Io poi scrivo anche perché voglio liberarmi di alcune situazioni che ho dentro, ti dico la verità. Quindi spesso mi metto a scrivere anche per questo.
C’è una canzone, “Distante da me”, che parla di quello che è un rapporto di coppia, ma cerco di essere anche un po’ metaforico. Distante da me a primo impatto sembra una cosa negativa, cioè sei distante da me, in realtà è il contrario. Tutto ciò che è, che non sia distante da me, non che è distante da me. È una canzone che a Renato piace molto, che gli dà quel brivido di impatto. Tutte le canzoni sono state scelte per quello.
Quello che dici ha un certo significato per te, però il valore di quello che fa un artista è che poi deve andare a toccare corde di chi ti ascolta, che tu non conosci. È questo che deve fare l’arte, in ogni forma, no? Sì, esatto. Sono contento di questo. Dico sempre che non c’è solo il bianco e il nero. Bisogna anche considerare che c’è il grigio, che è un bellissimo colore, che non è altro che l’unione tra il bianco e il nero. Il grigio è un colore che sta dovunque, cioè se lo prendi lì. Nella vita, secondo me, spesso viviamo le situazioni in base a quello che abbiamo vissuto prima, non a quello che siamo. Poi quando ci accorgiamo che effettivamente dentro abbiamo qualcosa di forte ed esce fuori, allora a quel punto ti chiedi se io penso questo, perché non devo dirlo?
Mi hai detto che nel cassetto c’erano un sacco di brani che sono stati lì un bel po’, ne avete tirati fuori dieci, ma ne avete incisi cinque. Quindi ne rimangono altri cinque: verranno fuori poi? Sì, in realtà l’idea iniziale era quella di fare l’album con dieci brani. Ne abbiamo fatti cinque perché avevamo voglia di metterli fuori presto. Ci siamo detti partiamo da un ep e vediamo che succede. Tra l’altro di quei cinque ce ne sono due o tre che considero veramente molto interessanti per quello che sta succedendo attualmente nel mondo in generale. Quindi racconto un po’ quella visione del mondo, quasi anticipandola in un modo o nell’altro, di tutto quello che sta succedendo in situazioni in cui non riesco più a vedere la TV. Io non l’accendo più da tempo, perché è diventata noiosa, monotona, è una cosa orribile.Probabilmente da settembre ricominceremo a valutare nuove registrazioni. Per ora stiamo andando bene così. I brani piacciono, e ci chiedono anche di esibirci dal vivo, ma non ci riteniamo ancora pronti.
Articolo di Francesca Cecconi

RENATO CARUSO, classe 1982, suona dall’età di 6 anni: chitarra e pianoforte sono i primi strumenti ai quali si avvicina. Il chitarrista e compositore lavora per cinque anni presso l’accademia musicale di Ron, “Una Città Per Cantare”, come docente di chitarra classica, acustica ed elettrica, teoria e solfeggio, informatica musicale e responsabile web. Renato Caruso nel corso della sua carriera si esibisce con artisti del calibro di Ron, i Dik Dik, Red Ronnie, Alex Britti e Fabio Concato. Nel 2015 pubblica il suo primo libro “LA MI RE MI” (Europa Edizioni): un breve saggio-discorso sulla musica e il suo intreccio innovativo con le tecnologie informatiche. Nel 2016 esce il suo primo album di chitarra acustica “ARAM”. Il chitarrista crotonese è l’inventore del genere musicale “Fujabocla”, che mescola vari stili musicali, tra cui il funk, il jazz, la bossa nova e la classica. Nel maggio 2018 pubblica il suo secondo album solo guitar “PITAGORA PENSACI TU”. A luglio dello stesso anno apre il “Fiuggi Guitar Festival”, il più importante festival chitarristico d’Italia, a settembre si esibisce nell’ambito del “City of guitars”, il prestigioso festival internazionale dedicato alle sei corde di Locarno (Svizzera) e ad ottobre è tra gli ospiti del “MEI- Meeting delle Etichette Indipendenti” di Faenza (Ravenna). Nel marzo 2019 apre una data di “Off the record” (la serie di concerti di Francesco De Gregori al Teatro Garbatella di Roma). Nel 2021 pubblica “GRAZIE TURING” (Believe), l’album solo guitar, colonna sonora perfetta per immergersi nella lettura del libro, “# DIESIS O HASHTAG?” (OneReed, 2021). Nel 2022 mette in vendita i suoi primi tre NFT– Non Fungible Guitar (9 AM), Non Fungible Guitar (11 AM), Non Fungible Guitar (11 PM) – legati a un concetto che Renato ha sviluppato, ovvero la “Relatività musicale”. Renato Caruso è compositore e chitarrista per diversi artisti. Il 5 maggio 2023 pubblica “THANKS GALILEI” (ADA Music Italy/Warner Music Italy), l’album solo guitar disponibile sulle piattaforme streaming e in digital download. Il 26 luglio 2023 pubblica il suo ultimo libro “TEMPO – MUSICA”, un omaggio alla famiglia Galilei, sia Galileo sia il padre Vincenzo, i primi a parlare di relatività. Il libro, infatti, introduce una nuova teoria sulla relatività della musica, che Renato Caruso definisce “Relativismo Musicale”. Il 24 novembre dello stesso anno si esibisce nel contesto della Milano Music Week, in apertura e in chiusura del panel di AssoConcerti dal titolo “L’armonia delle sfere. Tra note e numeri: l’armonia matematica della musica”. Il 12 aprile 2024 pubblica “LA TEORIA DEL BIG CHORD”, progetto discografico dominato da un suono artificiale, risultato della sperimentazione analogica, mediante Commodore. Il 7 giugno dello stesso anno si esibisce in concerto alla Centrale dell’Acqua MM di Milano, nel contesto della rassegna culturale de La Milanesiana, ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi. Il 9 luglio si è esibito al Castello Sforzesco di Milano, in apertura del concerto di Eugenio Finardi.
PIETRO BAFFA, autore, produttore e voce del progetto. Nato il 4 settembre del 1974 a Crotone, da bambino studia pianoforte per qualche anno e in seguito si dedica al canto e alla chitarra acustica. Ha vissuto per oltre trenta anni a Cotronei in provincia di Crotone. Ha partecipato a varie trasmissioni televisive e concorsi musicali regionali in Calabria, ha suonato in vari locali, piazze e teatri, ha realizzato un CD autoprodotto nel 2005. In seguito, Radio Capital, durante la storica trasmissione “Area Protetta”, manda in programmazione un brano del suo album. Si trasferisce in seguito a Milano dove spesso suona in alcuni locali insieme al chitarrista e amico Renato Caruso. Ha partecipato al Musicultura nel 2008, nello stesso anno al Demo Rai. Nel 2009 realizza un CD insieme all’amico compositore, chitarrista Renato Caruso dal titolo “Respiro Acustico” un lavoro indipendente e totalmente acustico. Nel 2011 iniziano le registrazioni del primo CD “Pieno di colori” con il progetto Respiro Acustico, dove è autore e cantante di tutti i brani. L’album uscirà nel 2012 con la programmazione in radio del singolo “Decido di andare” e varie interviste. Nel 2015 pubblica, insieme a Renato, un nuovo lavoro dei Respiro Acustico “Come una luce”. Negli ultimi anni si dedica alla scrittura pubblicando due racconti, “V per Vincenzo” nel 2019 e “Stati d’animo” nel 2024. Nello stesso anno iniziano le registrazioni dei brani dell’ultimo lavoro “Vagoni Vuoti”.
