Shonan intervista

La band è attiva dal 2011 e ha una robusta serie di concerti che si fanno sentire nel sound prodotto

Shonan

Conosciamo già gli Shonan, li conosciamo da qualche tempo e ne abbiamo recensito il disco “Kriminals!” uscito per RocketMan Records il 6 agosto 2021.

Abbiamo ascoltato i toni diretti e l’energia della band, abbiamo goduto di sonorità che ci ha riportato ad anni in cui eravamo più giovani, forse più in forma, ma sicuramente in cui ascoltavamo musica diversa da ora. E quindi perché non tornare con gli ascolti e la mente a ciò che ci piace? In caso non aveste ancora ascoltato il disco, vi consiglio di affrettarvi o, a scelta, di leggervi questa succosa intervista con Arcu, fatta dalle consuete quattro domande malefiche e poi godervi i 40 minuti di durata di “Kriminals”.

Quanto ha inciso la pandemia e la limitazione della mobilità sulla stesura di questo disco, e come?

Saremmo dovuti entrare in studio ad aprile 2020, e il primo lockdown è arrivato poco prima. Per nostra fortuna avevamo già registrato i demo di tutti i brani, e avevamo già discusso con Ette (Ettore Gilardoni di Rocketman Records, produttore del disco) su come muoverci in vista dell’ingresso in studio. La chiusura ci ha colti in quel momento nel quale ti dedichi a perfezionare le cose, imparare alla perfezione ciò che andrai a registrare, suonandolo mille volte per essere certo che dal vivo la musica giri e sia efficiente. I tre mesi di chiusura ci hanno messo a dura prova, ci siamo seduti pazienti ad aspettare che succedesse qualcosa, facendo i conti con la smania di vederci e suonare. Abbiamo anche provato a suonare assieme online, ma con scarsi e parecchio divertenti risultati. In compenso non abbiamo mai perso la concentrazione e l’affiatamento, e quando ci siamo ritrovati eravamo più carichi e determinati di prima. Posso dire che il non aver suonato assieme per così tanto tempo ci ha dato un motivo in più per andare in studio e dare il meglio, ognuno di noi aveva i suoi validi motivi per registrare questo disco, ma tutti e tre sapevamo cosa avevamo provato realizzando che no, ad aprile non avremmo registrato nulla. Andare in studio a luglio è stata una specie di sospensione nel tempo: rimanevano tutti i timori e le paure legate al periodo, ma fare musica, cambiare città per farlo, dedicarsi tutto il giorno a dare vita a ciò sul quale avevamo lavorato così a lungo ci ha fatto sentire protetti: mixer, compressori, microfoni e idee ci tenevano al sicuro. Un sacco di persone ci hanno detto che sarebbe stato inutile registrare qualcosa, per via dei locali chiusi e delle difficoltà di riuscire a far arrivare alle persone qualcosa. Ci siamo guardati e ci siamo detti “fanculo, facciamolo comunque”.

Ci auguriamo che nel 2022 si possa tornare sui grandi palchi e che i grandi tour possano riprendere, potendo sognare con chi vorreste condividere il palco? Una band italiana e una straniera, sbizzarritevi e spiegateci il motivo.

Rimanendo in Italia, ci piacerebbe tantissimo suonare assieme ai Ministri. È una band che tutti e tre stimiamo e seguiamo, e sono unici. In sala prove suoniamo sempre qualche loro pezzo, per metterci alla prova e per studiare un po’ il loro modo di comporre, di vedere le cose. È un po’ come scambiarsi qualche idea, entrare in contatto con un artista che ammiri. Spero un giorno riusciremo ad incontrarli, e magari fare una bella chiacchierata.

Di band straniere ce ne sarebbero tantissime, e in tutto il mondo. Rimango sul mainstream? Gli Alkaline Trio. Hanno dato al Punk Rock un tocco noir, malinconico e sinistro che quasi nessuno è riuscito a fare, riuscendo a produrre una quantità disarmante di canzoni eccezionali. Aprire un loro concerto sarebbe un sogno che si avvera. Ognuno di noi è sempre stato un loro grande fan, e ti racconto un aneddoto: una sera, durante le prove, uno di noi ha accennato l’intro di “Private Eye”, primo brano di “From Here to Infirmary”. Senza nemmeno dircelo abbiamo suonato tutto il disco, e nessuno di noi immaginava nemmeno che gli altri lo sapessero a memoria. Succede, quando sei fan e hai in mano uno strumento.

Durante la stesura dei brani, quanto di quotidiano entra nelle composizioni?

Tanto. Viviamo in un mondo fuori di testa, e ognuno di noi metabolizza tutto e lo scarica sul proprio strumento. Giornate pesanti, giornate leggere, periodi bui e periodi felici vengono tutti presi e buttati in mezzo. Da questo punto di vista siamo molto sinceri con noi stessi e tra di noi, non mettiamo maschere e se decideremo di farlo sarà perché lo riteniamo il modo migliore per assimilare la realtà che ci circonda, e suonarla. Prendi ad esempio i testi: mi piace raccontare ciò che provo, come lo provo, cosa mi succede e come lo elaboro. In questo momento non ci interessa fingerci qualcosa che non siamo. Posso divertirmi ad utilizzare metafore, a colorare i concetti, ma la base di partenza resta sempre qualcosa che mi ha colpito quel giorno, quella sera o quella notte. Ogni riga di testo di “Kriminals!” ha le sue radici nei giorni che passano, nelle cose che accadono e nelle persone che si incontrano.

Quali sono i vostri obiettivi per il 2022, a parte aprire per le due band sopracitate?

Sicuramente ritornare a suonare live. Stiamo trascorrendo questi mesi a prepararci per quello. Abbiamo tanti amici da rivedere, concerti da recuperare e chilometri da percorrere. Vogliamo far ascoltare le nostre canzoni a più persone possibili. Credo inoltre che per il 2022 saremo già al lavoro su nuova musica, facciamo fatica a trattenere le idee e siamo sempre alla ricerca di novità. È sempre stato così, anche quando eravamo nel pieno della preparazione di “Kriminals!”, abbiamo registrato praticamente tutte le jam che facevamo tra un pezzo e l’altro, e sicuramente qualcosa sarà riascoltato e sviluppato da qui a breve. Speriamo di vedervi tutti, molto carichi, molto presto. 

Ora, come preannunciato potete ascoltare il disco, o eventualmente, se lo conosceste già, riascoltarlo …

Articolo di Marco Oreggia

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