Torna dal 27 giugno uno dei festival più belli d’Italia, il Tener-a-mente a Gardone Riviera, nell’anfiteatro del Vittoriale degli Italiani (il programma). Ideato e organizzato da Ripens’arti, con la direzione artistica e organizzativa di Viola Costa e la produzione e il marketing curati da Rita Costa, il Festival nasce su incarico del presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, Giordano Bruno Guerri. Scopriamo insieme le novità e soprattutto l’evoluzione di questa rassegna musicale di altissima qualità, non solo per le proposte artistiche, ma anche per l’organizzazione a misura di persona, che ha come obiettivo il benessere di tutti gli spettatori. Vi suona strano dopo aver sofferto mille pene nelle grandi arene estive? Basta volerla la qualità, e lavorare per ottenerla, in mezzo a mille ostacoli.
Viola bentornata sulle nostre pagine! Vuoi presentarci il cartellone di quest’anno?
Quest’anno ci sono 15 appuntamenti, quindi un po’ più di un tempo, ma un po’ meno delle ultime due edizioni. Credo che ci sia uno spessore interessante, quindi è poi il peso specifico quello che conta davvero, e in questo senso sicuramente quello di quest’anno è un cartellone che ha un peso specifico importante. Posso anche dirti che questo è l’anno, dalla nascita del festival a oggi, in cui per me è stato più difficile costruire il cartellone. La difficoltà vera consiste nel trovare gli artisti internazionali giusti come cifra artistica disponibili per il festival, e disponibili per il festival può voler dire disponibili in senso soggettivo, quindi che scelgono di venire al festival.
In questo senso qual è stata la difficoltà? È stata soggettivamente cercare di coinvolgere artisti che non sarebbero altrimenti venuti in Italia. Questo succede, succede già da anni, ma nell’ultimo anno è successo con una percentuale di artisti contattati direttamente più elevata e ovviamente la ragione è economica, nel senso che le economie che ci possiamo permettere in Italia sono molto diverse da quelle che si può permettere un altro paese europeo. E l’altra ragione è collegata a questo, quindi il punto di vista diciamo più oggettivo, non sono artisti alla portata del festival, nel senso che tutti i costi di tutta la filiera sono lievitati moltissimo, porterebbero prezzi dei biglietti folli. Per il pubblico la conclusione un po’ semplicistica è che gli organizzatori sono pazzi, in realtà quando gli organizzatori, come nel nostro caso, si basano per il oltre il 90% della sostenibilità del festival sulla vendita dei biglietti, i biglietti devono assorbire i costi necessari per produrre il festival e questi costi sono aumentati terribilmente come lievitato è tutto il costo della vita in generale, quindi i costi delle produzioni sono schizzati alle stelle, i costi interni pure e questo fa sì che artisti che fino a due o tre anni fa magari erano un orizzonte possibile, anche se molto impegnativi per noi ma che magari ci saremmo potuti permettere, adesso sono nettamente diventati irraggiungibili. Questo restringe e mortifica, i miei slanci perché ovviamente il mio gusto e anche la tradizione di ricerca e di contatto di un certo tipo di artisti ci porta a esserci fermati perché ci sono costi che non sono assolutamente sostenibili rispetto alla nostra capienza, quindi al numero di biglietti che possiamo vendere, e il combinato disposto di questi due fattori è stato molto frustrante, decisamente molto frustrante.
Per questo il cartellone di quest’anno ha preso una nuova strada, fino all’anno scorso mi sembrava che avessimo trovato una formula in qualche modo vincente nel senso che il festival stava in piedi da solo, era ormai un festival affermato, riconosciuto e quindi per quanto sempre con delle economie di salvezza però riuscivamo a farlo senza problemi, era ormai collaudata come formula, mentre quest’anno abbiamo dovuto cercare una chiave diversa e quella che abbiamo scelto è di sperimentare. Per decidere se sarà la strada del futuro dovremo fare i conti alla fine, quindi di individuare degli artisti in cifra artistica con il cartellone che però non sono mai venuti in Italia o mancano dall’Italia da molto tempo e ospitarli per la prima volta. Quindi non stiamo facendo scoperta di nuovi talenti internazionali, sto pensando per esempio ad artisti come Finneas che ha un Grammy, un Golden Globe, due Oscar alle spalle in quanto produttore e mente dei grandi successi di sua sorella Billie Eilish, ma poi lui stesso è un artista poliedrico estremamente creativo e al suo secondo disco però in Italia non si è mai esibito e dunque una grossa scommessa, quando un artista ha questo palmarè i suoi costi non sono mai quelli di un esordiente però di fatto in Italia esordisce, e qui sta la scommessa.
Un discorso analogo, nel senso che parlo di musicisti che non sono mai venuti in Italia che hanno caratteristiche diverse da Finneas, c’è Ermanos Gutierrez con il quale apriamo il festival il 27 giugno, prima e unica data italiana come è la prima volta e l’unica italiana quella di Finneas. Sono sicuramente artisti di culto, nel senso che loro sono artisti molto di nicchia e per questo hanno ovviamente un target di riferimento abbastanza circoscritto però che li ama tantissimo e quindi qui eravamo un po’ più sicuri che il pubblico italiano avrebbe potuto seguirli perché quando un artista è di culto comunque il suo pubblico è disposto a fare anche molta strada. Un discorso analogo faccio anche per Brandy Carlile che è una grandissima artista, qui abbiamo 11 Grammy, è fresca di un disco con Elton John e non parlo di un disco in cui è ospite di Elton John, parlo di un disco a doppia firma. Brandy è stata in Italia un’unica volta moltissimi anni fa a Milano in un concerto molto piccolo, ma da quando ha raggiunto la notorietà planetaria in Italia non si è mai esibita e quindi anche con lei è lo stesso discorso.
Su questo stesso filone è Kamasi Washington con la sua band storica che mancano dall’Italia da 25 anni, quindi si sono già esibiti qui però è passato così tanto tempo che sicuramente si cercava di capire come il pubblico avrebbe recepito un ritorno. Lui è un personaggio con una fortissima personalità che è sicuramente distinto per questo, stesso discorso per Bill Callahan, manca dall’Italia da un po’, anche questa sicuramente una scommessa non banale. Ecco, ti sto facendo solo degli esempi di quello che intendo per un nuovo profilo, nuova identità che proviamo a dare al cartellone. Diciamo che però comunque dei nomi molto grossi ci sono, come Morrissey, l’aspetto da quando si è iniziato a fare il festival, per cui è stato un corteggiamento lunghissimo; quest’anno ce la facciamo, lui ha confermato il tour, ha peraltro cambiato alcune cose, ha messo più a fuoco alcune sue esigenze sceniche rispetto alle trattative iniziali, perché ha compreso che il nostro teatro ha una tutela da parte delle belle arti, per cui un certo tipo di allestimento non può essere ospitato e noi siamo riuscite, parlo al plurale perché siamo sempre io e Rita, in 48 ore a trovare una soluzione in extremis, che spero di non rimpiangere perché appunto di nuovo tornando sul tema economia è parecchio costosa, che cambia l’assetto di tutto il festival, lo struttura sicuramente dal punto di vista dell’allestimento, ma questo è un passo che forse ormai dovremmo fare in modo stabile perché il cartellone sia di ampio respiro.
Di questo aspetto forse non avevamo mai parlato in modo così approfondito!
Da una parte c’è una location unica in Italia di una bellezza ineguagliabile, dall’altro questa stessa location non può ospitare certi tipi di produzioni, quindi è ovvio per quanto tu tiri un po’ l’elastico, tu metta in campo certe soluzioni aggiuntive che magari non erano nella programmazione, rimane comunque una location con un certo numero di posti, 1.500 più un settore di posti in piedi, non si arriva a 2.000 in totale.
E poi ovviamente non si può tappare lo sfondo lago, giusto?
Ebbè no, ma anche perché questa è una delle difficoltà che paradossalmente abbiamo quasi solo a priori, ma il resto di cose non si fanno a priori, nel senso che l’artista immagina il suo tour e lo immagina in maniera standard, esattamente per tutte le date europee quantomeno, perché poi viaggerà con una produzione che dovrà essere sempre quella, quindi non è che possa tenere conto delle differenze di tutti i palcoscenici, immagina una produzione standard che giri su tutti i palchi e seleziona i palchi in funzione delle sue esigenze standard. Molto spesso ci troviamo ad avere la difficoltà di far capire che se noi coprissimo lo sfondo del lago probabilmente avremmo anche la rivolta di buona parte del pubblico, perché con quello sfondo naturale hai voglia di maxi schermi con mega proiezioni e effetti speciali, quello è l’effetto speciale più spettacolare che si possa immaginare, è proprio lo spettacolo nello spettacolo e ce l’hanno dimostrato negli anni tantissimi artisti salendo sul palco già di giorno quando scendono dal tour bus, sono incantati, ma la sera quando poi risalgono sul palco c’è buio, c’è la luna che si specchia nel lago, magari la scia arriva proprio dietro il palco e loro sono saliti e si sono fatti un bel selfie con la luna e le stelle e la scia sul lago alle spalle. Questo è un valore aggiunto inestimabile. Perché il Tener-a-mente è l’anfiteatro del Vittoriale, il festival e la location sono una cosa sola.
Con lo sfondo del lago, con la storia che è passata su quel palcoscenico, che è passata in quel luogo, in quel contesto all’interno di un museo, della casa di Gabriele D’Annunzio, un personaggio veramente con una creatività esplosiva che si sente, c’è qualcosa che proprio passa attraverso l’aria che si respira quando si arriva lì. E poi c’è questo meraviglioso rivestimento in marmo rosso di Verona che il Presidente del Vittoriale Giordano Bruno Guerri ha voluto regalare come completamento del progetto che D’Annunzio ebbe per l’anfiteatro ma che in realtà non venne mai completato per mancanza di fondi, i lavori si interruppero. Lui è morto nel 1938, il teatro è stato poi terminato nel 1952 e inaugurato nel 1953, e nel 2020 completato con l’ultimo tassello mancante che era appunto questo rivestimento in marmo rosso di Verona che però di fatto è un rosa confetto, quasi un rosa antico, anche solo vedere il teatro vuoto ha un aspetto così metafisico, così affascinante.
Tutte le difficoltà nel far comprendere ai manager e alle produzioni cosa non si può fare al Vittoriale, si dissolvono appena le produzioni arrivano, restano tutti a bocca aperta. E negli anni, siamo alla 14ma edizioni, si è sparsa la voce della bellezza della venue, e per questo alcuni artisti riducono la richiesta di budget pur di poterci suonare.
Ma il lavoro per noi è enorme, perché non c’è soltanto il palco, ci sono anche le pertinenze, cioè banalmente se un artista è in giro con tre tour bus o tre track e un tour bus noi non abbiamo lo spazio fisico dove ricoverarli perché anche il parcheggio è piccolo, l’anfiteatro ha quella capienza ed era stato pensato più per la prosa e per la danza, ambiti in cui è distinto negli anni ‘70 e negli anni ‘80 diventando uno dei parco scenici di riferimento in Italia, ed è chiaro che quelli sono generi che non hanno delle esigenze tecniche uguali alla musica contemporanea e agli artisti di questa portata; per cui sì ci sono tantissimi vincoli, tantissimi limiti con cui fare i conti e in questo senso voglio anche spezzare una lancia a favore del Comune di Gardone e di tutti i suoi collaboratori, perché c’è un lavoro di squadra pazzesco per permettere a un luogo così di ospitare questo tipo di eventi, parlo proprio di collaborazione, come aiutarci a dirigere il traffico nei giorni di concerto, e il traffico sulla Gardesana è terribile, c’è soltanto quella strada per raggiungere tutta la sponda occidentale del Lago di Garda, per cui c’è già un caos in stagione turistica che si infittisce moltissimo nei giorni di concerto, con un parcheggio che non ha abbastanza posti auto. Stiamo parlando di un paese che fuori stagione ha circa 1700 abitanti e poi se ne trova più del doppio concentrati innanzitutto nei giorni di concerto, più tutti i turisti, per cui è chiaro che le infrastrutture mancano e dove mancano le infrastrutture o c’è un gran lavoro di squadra tra chi può collaborare per sopperire alla carenza di infrastrutture oppure fare quello che facciamo non sarebbe possibile.
Quindi un festival veramente radicato sul territorio in tutti i sensi, anche per le persone che ci lavorano…
Sì, è tutto un paese che ci gira intorno, i residenti sono pazienti in quei giorni; d’altra parte gli esercizi commerciali hanno infatti una ricaduta evidentissima, perché i bar, i locali, i ristoranti, gli alberghi si riempiono anche proprio gli spettatori del festival per quel mese. Quindi sì, certo, il dialogo con il territorio qui funziona, ma questo è quello che serve per tutti i festival in qualunque contesto, il dialogo col territorio e il fare i conti con la location in cui svilupperai il tuo progetto artistico sono fondamentali.
Ma ti faccio anche un altro esempio banalissimo delle difficoltà logistiche: noi agli artisti dobbiamo far trovare il classico catering, è una delle parti importanti dell’accoglienza. Però a Gardone Riviera, quando ci arriva l’elenco delle richieste degli artisti, o comunque della loro entourage, molto spesso è un problema reperire quanto richiesto, se non prendendo l’auto, spostandoti di molto dal paese, perché non c’è neanche un supermercato a Gardone Riviera, e bisogna mettere in conto il traffico, come ti dicevo. Il runner che deve procurare anche una banalità, deve mettersi in auto e sfidare il traffico, qualunque richiesta dell’ultima ora, da gestire è complicato.
Ma voi non vi prendete cura soltanto della venue, degli artisti, dei residenti: le attenzioni al benessere per il pubblico sono immense, non ho mai trovato una situazione così piacevole in un festival!
Sì, fa parte dell’identità del festival, è al cuore del nostro lavoro. Come sempre, gentilezza, rispondiamo a tutte le email e tutte le telefonate, prima, durante e dopo il festival, sempre. E poi accogliamo anche i piccoli amici pelosi degli spettatori, per loro c’è sempre un angolino riservato con acqua, biscottini e gadget.
Grazie Viola, ci risentiamo per la prossima edizione. Intanto noi di Rock Nation non mancheremo neanche questa!
Articolo di Francesca Cecconi
