Tra i più bei festival musicali estivi della nostra Penisola, come sempre spicca il Tener-a-mente a Gardone Riviera, nell’Anfiteatro del Vittoriale degli Italiani. E come ogni anno, abbiamo il piacere di parlare della nuova edizione con Viola Costa, direttrice artistica, che con la sorella Rita si occupa di regalare ogni anno emozioni in musica anche a spettatori che appositamente arrivano qui dall’estero. Le chiedo dunque di raccontarci cosa ci aspetta per il 2026, perché ogni edizione porta con sé sempre qualcosa di nuovo e di ancora più bello. Un festival boutique, dove tutti i servizi sono curati, dove il personale è pronto a rispondere alle richieste via email del pubblico tutto l’anno. E, non ultimo, un festival dog-friendly, con un’area apposita dove stare con i propri padroni. (Tutte le info su date e servizi sul sito web).
Viola, raccontami il percorso, che so essere lungo un anno, per arrivare a proporre questo cartellone ancora una volta complesso.
Certo! Il cartellone naturalmente è l’esito di una serie molto lunga di trattative, solitamente per comporre una rosa di 15 concerti si fanno trattative più o meno su un centinaio di artisti, che poi piano piano si perdono per strada, o cancellano il tour europeo, o ne cambiano il periodo, e quindi non coincidono più con il nostro allestimento, per cui si tratta di comporre un puzzle che contempli il mio desiderio artistico e la cifra artistica di questo cartellone in tutta una serie di contingenze. Quindi il risultato finale non è mai chiaro e non è mai frutto di un calcolo compensatorio, in cui c’è questo artista e allora bisogna che ci sia quest’altro… Io ragiono sempre e solo per identità, in senso più o meno assoluto, quindi l’esito poi sorprende un po’ sempre anche me; se tu mi sentissi verso dicembre, gennaio, il cartellone avrebbe una fisionomia completamente diversa da quella che tutti gli anni poi effettivamente si compone in maniera definitiva. Quest’anno il periodo è un po’ più lungo del solito, giusto di qualche giorno; poi un artista che si è particolarmente affezionato al nostro palco ci ha chiesto di fare addirittura quattro date e non una soltanto, per cui perché non arrivare anche a coprire la prima parte di agosto invece di concludere a luglio?
La novità vera è che ci sarà una ripresa a settembre, ma per un attimo lascio questo discorso da parte. Se mi concentro sul cartellone estivo, l’intenzione non è stata diversa da quella degli anni scorsi. Il risultato, anche dal mio punto di vista, ha una sua peculiarità in termini di cartellone. Più di altri anni c’è spazio per musicisti italiani, proprio numericamente, perché appunto uno di questi musicisti, Coez, ha deciso di fare ben quattro serate, una sorta di mini-residenza, ed è la prima volta che succede, se facciamo eccezione per Biagio Antonacci, che però verrà in settembre, per ben dieci date, e in termini di cifra identitaria e artistica è una cosa a sé stante. Quindi lo proponiamo come la seconda parte di Tener-a-mente, il “Tener-a-mente Equinozio” che da quest’anno diventerà un appuntamento fisso, chiamando il cartellone classico “Tener-a-mente Solstizio”.
Ma per quanto riguarda la stagione strettamente estiva, che appunto anche artisticamente è un po’ diversa, con Coez è la prima volta che abbiamo un ospite che si ferma così a lungo. Peraltro è anche un ospite quasi insolito nel nostro cartellone estivo. Abbiamo sempre delle incursioni nella musica italiana. Per gli altri due appuntamenti di quest’anno, che sono Daniele Silvestri e Niccolò Fabi, si tratta in entrambi i casi di ritorni, e sono sicuramente molto in linea con la storia del festival; sono due cantautori della generazione di mezzo, tra la vecchia scuola e i grandi cantautori, come De Gregori, Venditti, e Paolo Conte che sono passati più volte da noi. Quella è la vecchia scuola. Poi c’è questa scuola di mezzo, che pure ha delle espressioni eccellenti, come appunto Daniele Silvestri e Niccolò Fabi, Samuele Bersani. E poi c’è la nuova scena, pur non nuovissima, di cui Coez è sicuramente un esponente, ma con una scrittura un po’ diversa rispetto a quello che ci si aspetterebbe nel nostro cartellone. Il motivo per cui però, secondo me, quest’anno era proprio l’anno giusto, è che Coez ha concepito questo concerto per i teatri di pietra, questo è un tour che lui farà soltanto nei teatri di pietra, quindi nei teatri antichi, classici, tradizionali. Il Vittoriale non è così antico, ricordiamo che è stato inaugurato nel 1952, però è stato concepito sul modello di quello di Pompei, quindi ha un’impronta molto classica, e il fatto che un artista concepisca un concerto dall’inizio alla fine solo per i teatri di questo tipo, significa che quel concerto sarà diverso dai soliti concerti di Coez. A lui piace l’idea di suonare dentro un luogo che ha una storia che parla da sé, e che si sente, perché quando tu entri in un luogo antico senti immediatamente tutta la storia e tutta la vita che sono passate lì dentro. Sicuramente un artista che sceglie i teatri di pietra pensa che lì dentro il suo concerto possa risuonare in modo diverso.
Inoltre per un artista come lui scegliere teatri con dei posti a sedere è insolito, e anche questo cambierà l’esperienza da parte del suo pubblico che starà seduto ad ascoltarlo; c’è sicuramente un elemento di curiosità nel vedere come un artista come lui possa piegare il concept musicale a questo contesto. Lavorando in teatro anche durante l’inverno, mi capita di incontrare spesso ragazzi del liceo che devono fare l’attività di Formazione Scuola-Lavoro, perché spesso noi li coinvolgiamo, vengono in teatro da noi e al festival fanno le maschere, accolgono il pubblico, fanno un percorso che li avvia alle pubbliche relazioni. E nel primo incontro chiedo loro se sono mai stati a teatro: nessuno alza la mano, e parlo di classi quarte e quinte. Penso che sia una vera tragedia, un vero problema culturale, , perché il teatro è un contenitore dentro il quale possono passare mille contenuti artistici, musicali, le più eleganti alla prosa, di danza, mille arti performative che non a caso soffrono in questo periodo storico. in Italia purtroppo il mondo dello spettacolo dal vivo, fatta eccezione per i concerti, soffre moltissimo. C’è una crisi di pubblico incredibile e c’è un pubblico che è sempre più vecchio e in effetti questo è uno specchio della crisi culturale che abbiamo. Ai ragazzi non interessa, non incuriosisce.
Quindi penso che un’operazione come quella di Coez è proprio benvenuta perché educa un pubblico che probabilmente non sarebbe mai venuto in anfiteatro all’idea che ci possa essere anche un modo diverso di sentire e di vivere il concerto, diverso dalla piazza o dal prato, con la birra e con tutti gli amici in piedi a ballare, e magari scopriranno che però è interessante anche quel modo e chissà che magari poi non gli venga la curiosità di tornare in un teatro anche per vedere altro. Tre delle quattro date sono già andate esaurite, io ero quasi incredula al pensiero di poter riempire quattro date; quindi, le abbiamo aggiunte una per volta e siamo arrivati ad aggiungere la quarta e prevediamo ormai che anche questa andrà esaurita!
Comunque, nonostante la forte presenza di artisti italiani, ci sono dei nomi internazionali di grande peso, è la parte che ritengo veramente più identitaria del festival. Ci sono i Beat, una formazione straordinaria che raccoglie l’eredità dei King Crimson, con Tony Levin, Adrian Belew, insieme a Steve Vai e Danny Carey; Diana Krall, che non ha bisogno di presentazioni e che torna per la terza volta; Of Monsters and Men che corteggiavo da anni; Two Door Cinema Club che ci portano nelle atmosfere del Nord Europa, che non possono mai mancare al festival, è una nicchia che ci piace tanto; Chet Faker, musicista molto apprezzato dalla critica; Stefano Bollani All Stars, ovvero con il gotha della musica jazz italiana, altro appuntamento per il quale se fossero stati disponibili gli artisti avremmo potuto fare anche sei date tanto alta è stata la richiesta di biglietti; Esperanza Spalding con un Jazz molto contaminato, che manca da dieci anni dall’Italia; LP, che come Coez è per un pubblico di giovani adulti; Kings of Convenience, che ancora di più rendono il cartellone molto trasversale, con proposte adatte dai teenager ai grandi adulti. Questo non è un obiettivo ricercato ma viene naturale quando semplicemente non ci si pone confini; non è solo il mio gusto personale quello che seguo, ma è proprio il desiderio di cercare di guardare al meglio in tutti i codici espressioni musicali.
Ora però ci devi parlare della residenza di Biagio Antonacci a settembre …
Parto dal nome “Tener-a-mente Equinozio”: ci siamo rese conto che – parlo al femminile perché come ci siamo già dette in passato il nostro è uno staff permanente praticamente tutto femminile con un’unica eccezione – collocando questo spin-off del festival nei primi 15 giorni di settembre accompagniamo la chiusura dell’estate, e quindi ecco che diventano Tener-a-mente Solstizio e Tener-a-mente Equinozio; l’anno scorso avevamo annunciato Tener-a-mente Raddoppia e il coraggio di raddoppiare ce l’aveva proprio dato proprio Biagio Antonacci che nel 2024 ci chiese di organizzare una sua residenza di 10 date. Andò molto bene come progetto speciale e quindi abbiamo preso il coraggio, ci siamo rimboccate le mani per rendere possibile questa edizione. Antonacci di solito riempie gli stadi, la sua musica è patrimonio della musica popolare italiana, ma pensiamo di poter fare in futuro anche un’edizione Equinozio con più artisti. Intanto per l’anno prossimo c’è già un altro artista italiano che ci ha chiesto la possibilità di una sua residenza di cinque giornate, vedremo se la cosa si concretizzerà, sono già mesi che ne parliamo per cui quando si parte così tanto in anticipo le cose possono cambiare mille volte. Evidentemente è una modalità che sta piacendo molto ai musicisti italiani, e magari l’anno prossimo ci troviamo di nuovo con uno o due musicisti che fanno due residenze a settembre però la mia idea era un collage di sei o otto nate sul modello di quelle che abbiamo in estate. Settembre sul lago di Garda è sempre piacevolissimo, c’è un bellissimo clima e i concerti in questo luogo sono un’esperienza unica.
Articolo di Francesca Cecconi
