“Devil’s Got It” (Go Down Records, anche in vinile), l’ultimo disco della band partenopea, è un disco di cover che diventa un rito, un ritorno alle origini, un atto di coerenza artistica in un mondo che corre troppo veloce: una dichiarazione d’identità e una sfida al presente. E lo fanno con la stessa energia, la stessa estetica e la stessa integrità che li contraddistinguono da sempre. I The Devils non hanno bisogno di presentazioni: noi li seguiamo dal 2019, li abbiamo visti crescere, cambiare, incendiarsi e reinventarsi.
Diavoli allo specchio
“Devil’s Got It” (la nostra recensione) dei The Devils di semplice non ha nulla. È un lavoro che scava nelle radici, nella pelle, nel sangue. Un disco che non guarda al passato, ma a ciò che li ha formati. nasce da un’urgenza intima. Ne parliamo con Erika e Gianni: «Non è materiale nato nell’ultimo anno. È il frutto di ciò che è sempre stato la base della nostra musica: Blues, Rock’n’Roll, Soul. Non volevamo fare un tributo alla musica vecchia, ma qualcosa che per noi è ancora vivo». Propongo che sia un tributo alla loro anima. «Sì, ma non volevamo celebrare noi stessi. È stato uno spogliarci, tornare alle radici, togliere il superfluo. È stata la cosa più difficile da fare, ma noi non abbiamo mai scelto la strada facile. Non ci interessa essere attuali, ci interessa essere veri».
Black Music & Red Look
Molti brani scelti sono perle sconosciute persino agli appassionati di Black Music. «Siamo dei maniaci. Abbiamo scavato ovunque. La selezione è stata istintiva e maniacale. Abbiamo scavato tra i nostri 45 giri, compilation, artisti minori, lati B che nessuno ascolta. Ma lì dentro ci sono meraviglie». La ricerca è parte del loro DNA «Per ogni disco ascoltiamo tantissima musica. È sempre una ricerca. Prendiamo ispirazione da musica vecchia e poi la trasformiamo». «Quando siamo in tour, se abbiamo due ore libere, la prima cosa che facciamo è andare nei negozi di dischi. Anche all’estero, dove troviamo cose che qui non arrivano. Ma nei negozietti piccoli italiani ci sono ancora tesori. Basta evitare i megastore». Ascoltate anche nuovi artisti, e vi influenzano? «Ascoltiamo anche dischi moderni, ma con sonorità vintage. Robert Finley, ad esempio. O i Teen Mortgage, un power duo più punk. Li ascoltiamo, li ammiriamo, ma non sappiamo quanto ci influenzino davvero».
Gli chiedo della loro identità visiva, fortissima. «Ormai ci odiano tutti per il rosso totale» ridono. «I fotografi dicono che le foto vengono male. Ma il rosso lo abbiamo scelto anche perché fa sudare meno. È vero, non ti stiamo prendendo in giro». Gli rispondo che io da fotografa invece adoro il tutto rosso, e non sopporto i fotografi che si lamentano in continuazione della scelta delle luci degli artisti e che poi virano tutto al bianco e nero «Che bello sentire queste parole! »
In studio: preparati, ma non rigidi
Chiedo quanto dura per loro la preparazione di un nuovo album. «Di solito proviamo per mesi, registriamo demo, facciamo pre- produzione da soli. Arriviamo in studio preparati, ma lasciamo sempre spazio all’improvvisazione. Però sì, tendiamo a entrare super preparati». Chiedo uno spoiler su pezzi nuovi, se ne stanno componendo. «Il disco di cover ci ha aiutato a non andare sempre a 200 all’ora, di incominciare anche a trovare stimoli, altre sonorità Stiamo cercando di controllare la violenza, oppure di mostrarla in altri modi, controllarla ma non eliminarla. I nuovi brani saranno più frenati, ma forse proprio per questo più violenti. Anche i silenzi, le pause, possono essere cose pericolose in un pezzo».
Il tour: energia, pezzi nuovi e tacchi a spillo
Il tour toccherà soprattutto l’Europa centrale, ma non mancheranno date italiane. «In scaletta ci sarà tutto il nostro repertorio, dal primo all’ultimo disco. Ogni sera faremo cover diverse dell’album nuovo. E inizieremo a testare pezzi inediti, è una cosa che abbiamo sempre fatto, ci interessa vedere la reazione del nostro pubblico». Erika ride quando le chiedo come faccia a suonare e cantare con i tacchi a spillo. «Ho imparato a suonare così. Il tacco mi dà un rimbalzo in più sul pedale. Senza non saprei proprio suonare. Non li uso solo sul palco, ma anche alle prove e in studio».
Streaming, playlist e ribellione
Il tema della musica liquida è inevitabile, visto che loro hanno sempre pubblicato album fisici, che troviamo anche al merch nelle venue dei loro concerti. «Lo streaming è un peso. Le label ti chiedono singoli, copertine, playlist… ma non è la nostra natura». Ridono quando ammettono di chiamare ancora “compilation” le playlist… «Siamo vecchi» scherzano.
Le date del tour, sempre in aggiornamento sui loro canali social. Se non avete mai fatto questa esperienza, non sapete cosa vi siete persi …
Articolo di Francesca Cecconi
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