6 luglio. L’Auditorium Parco della Musica di Roma è ancora quasi deserto. Beh, sono arrivato con il mio solito anticipo maniacale, mi piazzo all’ombra di un albero e aspetto. In fondo anche l’attesa ha il suo fascino, la sua parte mistica. Vedi la gente arrivare piano piano, qualcuno cammina, qualcuno corre. E appena si aprono i cancelli, ecco la frenesia: si parte per assicurarsi un posto sotto il palco. Oggi – seconda data consecutiva a Roma – si prevede il sold out, e come potrebbe essere altrimenti per un concerto degli Afterhours? Un tour attesissimo, quello che celebra il ritorno dal vivo — a vent’anni dalla sua uscita — dell’album “Ballate per piccole iene”, ristampato lo scorso 15 aprile. Per l’occasione, Manuel Agnelli ha deciso di riportare sul palco la formazione di allora: Andrea Viti al basso, Dario Ciffo a violino e chitarra, Giorgio Prette alla batteria, con l’aggiunta di Giacomo Rossetti (chitarra, tastiere, percussioni).
Quanti di voi storcono il naso davanti a certe réunion, immaginandosi qualcosa che sa di vecchio e polveroso? Ecco, vi sbagliate di grosso. Fidatevi. Ma non dovete mica credermi così, sulla fiducia. Lasciate che vi racconti com’è andata. Entro nella Cavea, la sala all’aperto dell’Auditorium. Stasera ci sono ben due opener. Non nomi messi lì a caso, ma artisti scelti personalmente da Agnelli nell’ambito della sua rassegna “Carne Fresca – Suoni dal Futuro”, dedicata ai talenti emergenti.


Si parte con Fitza. Sale sul palco da sola, con la sua chitarra acustica e le sue canzoni. Attacca il jack, parte. Che voce, che grinta! Penso che affrontare un palco come quello con solo la tua voce e la tua chitarra non sia facile non puoi permetterti nessuno sbaglio e lei, infatti, non sbaglia. Il suo stile ondeggia tra Rock alternativo e Cantautorato indie. Brava! Gli applausi sono tutti suoi. Meritati.



Cambio palco. È il turno dei Dirty Noise, band milanese composta da Emma Agnelli, Luca Cribiú, Camilla Olgiati e Luca Rigamonti. Una scarica di esuberanza e di musica. Sì, sono giovani, ma perdio se sanno suonare! Nota a margine (che è giusto fare): la cantante è la figlia di Manuel. Ma attenzione! Niente accuse di nepotismo, perché stavolta il talento è lì, nero su bianco. Qui si viaggia a merito, mica si va avanti per cognomi…Insomma, buon sangue non mente, e questo gruppo lo dimostra con un’energia che contagia l’intera Cavea. Applausi a scena aperta.
A questo punto, ancora pieno di speranza da questa dose di Rock giovanile, mi viene da pensare che quando gli Afterhours nel 1995 decisero di inoculare i loro germi sonori, ci riuscirono eccome. E oggi, trent’anni dopo, quella malattia non solo resiste, ma prolifera e contagia le nuove generazioni. Hanno provato a sterminarla, ma niente da fare. La febbre non è passata.

Le luci si abbassano. Sul palco, nel buio, brilla il logo: AFH. L’elettricità nell’aria è palpabile. Ci siamo. Le luci virano al rosso. Gli Afterhours entrano, accolti da un’ovazione. Si parte subito con “La sottile linea bianca”, seguita da “Ballata per la mia piccola iena”. Il pubblico è un tutt’uno con la band, circonfuso dalle vibrazioni elettriche del palco, diventando una voce sola con quella di Agnelli.

Lo spettacolo sale, cresce, esplode. Braccia alzate. Sudore. Gli Afterhours hanno la stessa energia di una band appena uscita dalla rassegna Carne Fresca. Ogni nota è un pugno nello stomaco, ogni pezzo un’esplosione. Arrivano “La vedova bianca”, “Chissà com’è”, “Il sangue di Giuda”. Brividi lungo la schiena.

Poi il buio. Silenzio. Sembra finita. E invece no. Tornano sul palco e attaccano con una cover: “La canzone di Marinella” di De André. Ma non aspettatevi il solito concerto. Questo è uno spettacolo rock diviso in atti e stasera, piccolo spoiler, ce ne saranno quattro.

Nel secondo atto esplodono “Germi”, “Dea”, “Male di miele” ed esplode anche il pubblico al punto di far nascere davanti a me un vero e proprio moshpit. Altro che semplice pogo. È un mulinello umano, un sabba. Solo i più temerari entrano. La temperatura sale. Agnelli si toglie il gilet – le urla (soprattutto femminili) non si fanno attendere – e resta a torso nudo. Rock puro.

Il concerto continua, tra pezzi come “Non si esce vivi dagli anni ‘80” e “Voglio una pelle splendida”, tracciando un percorso attraverso le varie ere della band. Manuel ringrazia le band che hanno aperto lo show, e ribadisce quanto sia importante seguire la scena musicale emergente. Eh, sì, bisogna tornare a vivere la musica come una volta, sostenere i gruppi indipendenti prima che vengano risucchiati dal mercato o peggio ancora spariscano per colpa nostra.

Ma non è solo musica. Agnelli parla anche della tragedia di Gaza. Senza mezzi termini dice che non stiamo facendo abbastanza. Invita a scendere in piazza, a partecipare. Sì, partecipare. Basta con l’illusione che basti un post sui social. Bisogna esserci. Fisicamente, emotivamente.

Dopo due ore abbondanti, la tempesta finisce. Ma non finisce niente davvero. Perché stasera, signori, abbiamo visto cos’è una band che ha plasmato un genere, che ha saputo incidere un solco nella storia della musica italiana. Ve l’avevo detto di fidarvi: non è un’operazione nostalgia. Non sa di naftalina come un vecchio vestito tirato fuori dall’armadio. Le canzoni, se sono vere, trascendono, mutano mentre noi mutiamo con loro.
Articolo e foto Daniele Bianchini
Set list Afterhours Roma 6 luglio 2025
- La sottile linea bianca
- Ballata per la mia piccola iena
- È la fine la più importante
- Ci sono molti modi
- La vedova bianca
- Carne fresca
- Male in polvere
- Chissà com’è
- Il sangue di Giuda
- Il compleanno di Andrea
- La canzone di Marinella
- Strategie
- Germi
- Lasciami leccare l’adrenalina
- Dea
- La verità che ricordavo
- Male di miele
- Quello che non c’è
- Non si esce vivi dagli anni ’80
- Padania
- Bye Bye Bombay
- Non è per sempre
- Voglio una pelle splendida
