Mister Wolf Events vince ancora una volta la scommessa con Alessandro Mannarino che a Mantova, la città dei Gonzaga, può contare su uno zoccolo duro di fedelissimi che lo hanno atteso, a palazzo Te, nella splendida Esedra, sabato 29 agosto nonostante la grande calura di fine estate. Un ritorno importante dunque, dopo il concerto di fine anno del 31 dicembre 2022. La musica festante di Mannarino ha invaso l’Esedra che, nel finale, appariva più vivace e coinvolgente di una festa in spiaggia, con il sound del cantautore romano che ha fatto, ancora una volta, breccia nel pubblico mantovano, non sempre caldo, a differenza del clima della città.
Mannarino ha messo in scena a Mantova una delle tappe del suo ultimo tour, quello con cui sta promuovendo l’album “Primo Amore”, uscito nel mese di maggio. Un lavoro dove la componente molteplice della sua proposta musicale è ancora più marcata, con il suono dominante dell’ukulele – che Mannarino non ha mai mollato per tutta la sera, se non nel finale – e un importante muro di percussioni. Il risultato è un concerto da festa collettiva, vera e genuina, come la sua musica. Il cantautore romano, è cosa nota, è ben lontano dai circuiti mainstream, che da sempre lo rigettano e lo tengono ai margini dei circoli regionali che dettano il ritmo delle proposte musicali.

Il risultato è un palco scarno, se non fosse per due maxi schermi ai lati, con una platea anni ’90, senza pit, senza divisioni fra ricchi e poveri, e con la musica a fare da collante. Niente visual dunque, e luci al minimo sindacale, perché alla fine dei conti, se ci pensiamo bene, quello che conta, in un concerto, dovrebbe essere la musica. E Mannarino lo sa bene. Non si perde in fronzoli e si concentra sullo spettacolo che lo vede coinvolto con anima e corpo. Anche quando, al termine di “Carne”, pezzo contenuto nel nuovo album, sventola con forza la bandiera della Palestina. Certo, vengono in mente le parole polemiche verso De Gregori, pronunciate a inizio estate, ma alla fine dei conti, in un mondo che dimentica tutto con velocità, sono i fatti e i gesti che contano che restano. Mannarino non parla, non lancia messaggi se non quello che le sue canzoni, e la sua musica, lontana appunto da certi circuiti, dicono a chi sa ascoltare. A ben vedere, De Gregori ha dunque ragione da vendere, e Mannarino, al netto delle discussioni buone per i mal di pancia dei social, segue il maestro.
Da un punto di vista musicale la band è meravigliosa. Simona Sciacca (cori, synth, flauti e tamburello) e Lavinia Mancusi (cori, violino, tamburelli e mandolino) sono il motore della formazione, con una presenza scenica che ricorda le feste hippie dell’isola di Ibiza. Stessa cosa per Mannarino, che si presenta come un capobanda gitano, dando corpo a questo clima di comune, di festa alternativa, di appartamento spagnolo che, di fatto, smuove subito anche i più sedentari che, nel parco dell’Esedra, hanno cercato angoli dove sedersi. Nessuno resta fermo, anche perché la parte ritmica di Matteo Pezzolet (basso) e Cesare Petulicchio (batteria e campionamenti) dà quel tocco dance che si innesta sui ritmi gitani e mediterranei che caratterizzano parte del nuovo lavoro. A completare la formazione ci sono Alessandro Chimienti (chitarra) e Francesco Santalucia (tastiere, synth e percussioni), ottimi musicisti con una presenza scenica che completa il clima di festa.

I vecchi brani, dalla splendida “Cantaré”, che appena viene accennata scalda subito tutta la platea, fino ai grandi classici dei primi due – splendidi – lavori traggono vantaggio dal nuovo percorso musicale dell’ultimo album. In sostanza, perdono un poco del folk romano che ha sempre caratterizzato la produzione di Mannarino, quanto meno nei primi lavori, e acquistano una parte ritmica potente, con suoni elettronici che portano le canzoni più verso il pop-etnico. In ogni caso, il pubblico non si fa sorprendere perché alcuni brani, “Tevere Grand Hotel”, “Serenata lacrimosa” e “Scetate vajo’”, hanno ormai travalicato la loro natura, diventando, pur se di nicchia, canzoni popolari, cantate e ballate da giovani e meno giovani, da madri e padri con i figli e le figlie sulle spalle o nei marsupi. “Scetate vajo’”, poi, taranta diventata iconica come “Il ballo di San Vito” di Vinicio Capossela, trasforma l’Esedra, luogo chic della Mantova bene, in una grande aia di corte agricola, dove nessuno ha voglia di smettere di ballare. Simona Sciacca e Lavinia Mancusi sono state splendide nel aver ricoperto il ruolo di maestre concertiste, da far invidia alla Notte della Taranta.
Il finale spezza un poco il ritmo, anche se Mannarino lascia poco spazio fra i saluti e i due bis, fra i quali c’è il grande classico “Me so ‘mbriacato”, che prosegue la festa a ritmo di taranta, anche se non proprio con lo stesso arrangiamento. Chiusura, poi, con “Marylou”, pezzo da ballare, che Mannarino allunga il più possibile perché palazzo Te, davvero, ha risposto con grande entusiasmo alla proposta della sua musica, alla faccia dei soliti haters che, in primavera, sotto i post di annuncio del ritorno a Mantova del cantautore romano, avevano scritto ogni nefandezza. Sarebbe ora di chiudere con quel mondo e quel modo di comunicare, e guardare ai risultati reali, e non alle vanvere virtuali.

Mannarino ha portato in scena un ottimo spettacolo, che promuove un disco nuovo, finalmente. E il giudizio non è per Mannarino, che incarna bene il suo ruolo di musicista e di artista, ma per tutti quei live che di fatto sono solo best of allungati all’infinito. Il cantautore romano porta in giro uno spettacolo vero, legato a un nuovo disco, che viene proposto quasi per intero nel corso della scaletta, e con l’innesto di qualche classico. E neppure tutti, a ben vedere. Un concerto che oggi risulta essere speciale, dove musica e divertimento sono al centro, senza orpelli e sovrastrutture. Un live che è stato una vera esperienza collettiva, come dovrebbe essere, a conti fatti, la musica dal vivo.
Articolo di Luca Cremonesi
Foto courtesy Mister Wolf Eventi
Set list Alessandro Mannarino 29 agosto 2026 Mantova
- Dammi
- Ciao
- Apriti cielo
- Cantaré
- Maradona
- Carne
- L’impero
- Primo amore
- Kalanera
- Bambino
- Arca di Noè
- Per un po’ d’amore
- Gli animali
- Fatte bacia’
- Tevere Grand Hotel
- Serenata lacrimosa
- Scetate vajo’
- Me so ‘mbriacato
- Marylou
