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Andrea Chimenti live Verona

40 anni di musica impegnata, colta e dove la parola non è mai banale, superficiale o gridata

Buona la “Prima”, e cioè la data zero del nuovo tour di Andrea Chimenti, andata in scena il 20 febbraio a Verona nello storico locale Le Cantine dell’Arena, una splendida music hall a pochi metri dall’Arena, dove andava in scena la provava generale della cerimonia olimpica. Ad aprire la serata Giovanni Scuderi, frontman de La Classe Dirigente che, nel 2025, ha dato alle stampe per Vrec “Termini per una resa”, il loro album di debutto (la nostra recensione). Voce e pianoforte per quattro brani, che hanno mostrato come le canzoni di Scuderi siano molto più interessanti di quanto ci siano apparse nell’album che, come scritto, è sicuramente positivo, anche se figlio di un pop che, di quest’epoca, appare poco incisivo. Le versioni voce e pianoforte, scarne e ridotte all’osso, hanno mostrato invece la forza di scrittura di Scuderi che, non senza emozione, ha rotto il ghiaccio di una serata speciale.

Speciale sì, perché Chimenti torna live con la sua musica dopo alcuni anni di lavoro fatto con altri artisti, in primis Gianni Maroccolo, e lo fa in un’occasione speciale, e cioè i suoi 40 anni di attività. Serata carica di attese, ed è stato giusto debuttare a Verona, città adottiva di Chimenti, provincia dove ha sede anche Vrec, casa discografica con la quale Chimenti collabora da alcuni anni.

L’ingresso in scena, dopo l’esibizione di Scuderi, è senza effetti speciali. Chimenti scende semplicemente la scala di marmo e si presenta in sala. Saluta e si siede subito sullo sgabello. Al suo fianco c’è Francesco Cappiotti dei “The Last Drop of Blood”, con uno splendido cappello e un outfit che ricorda i musicisti iconici nei film americani. Chimenti, elegante come suo solito, delicato nei saluti e nei sorrisi, appare però molto concentrato e teso. Sulle spalle – immaginiamo noi – ci sono 40 anni di carriera, un album bello in uscita, e cioè “Del mio cuore infondo Collection vol.1”, e molte attese. Davanti a lui un sold out di persone che sanno cosa li attende, e per questo sono doppiamente emozionate. Solo alcuni proseguiranno, imperterriti, a chiacchierare ben dopo l’inizio, ma poco importa, perché Chimenti ha catturato subito tutto il pubblico che non era lì per l’ottima carne e gli altrettanto ottimi antipasti della casa, ma per ascoltare – così speravamo, a chitarre ferme – un viaggio lungo quarant’anni di carriera.

Le attese non sono state deluse, anzi. Come accade nel disco, dove le tracce sono solo 10, il concerto è formato da una selezione di brani che permettono di percorrere in lungo e in largo la carriera di Chimenti. Dai Moda, band rappresentativa della New Wave Italiana, fino alle collaborazioni con David Sylvian, passando per album e canzoni che hanno caratterizzato un percorso musicale coerente nell’essere sempre di qualità, minoritario e mai uguale a se stesso.

Il concerto si apre con “Milioni”, singolo del 2021 dall’album “Il Deserto La Notte Il Mare” (uscito per Vrec, e presentato sempre qui a Le Cantine dell’Arena), cantato in originale con David Jackson. A seguire “A Stain in the Moonlight”, che nel nuovo album è eseguita a due voci con Tori Sparks, e che qui è tutta nelle corde del suo autore, che subito conquista il primo lungo applauso. Bisognerà aspettare ancora due brani perché Chimenti rompa gli indugi e si distenda. Arriva il primo sorriso, e con questo i primi aneddoti che, pur se centellinati, ci stanno in uno spettacolo che celebra una lunga carriera. Dalla produzione dei Moda da parte di Mick Ronson (chitarrista di David Bowie), episodio raccontato anche nell’omaggio a Bowie di alcuni anni fa, fino alle collaborazioni, che Chimenti accenna senza però esondare alla Venditti.

La serata prosegue seguendo la track list del nuovo album, con “Ora o mai” che regala una voce piena e potente. Il ghiaccio è rotto, il tour è partito e l’intesa con Francesco Cappiotti è già ottima, ma i margini di crescita si vedono e si sentono. I due dovranno affrontare un bel viaggio, ma sembrano già ottimi complici. Cappiotti non appare solo un musicista, ma un vero alter ego che sorregge – quelle poche volte che serve – Chimenti nel canto, e dà colore a tutta l’esecuzione.

È un duo pieno di energia, e quando Chimenti mette da parte l’emozione, cattura per magnetismo il pubblico che, nella parte centrale dello spettacolo, e cioè il trittico impegnativo composto da “La cattiva amante”, “Bimbo” e “L’albero pazzo”, non rumoreggia – finalmente – più, ed è tutto dentro una poetica carica di parole significanti, sorretta da una voce che, come ha spiegato Maroccolo a Marostica nel settembre scorso (il nostro live report), è davvero unica e particolare come quella di Pelù e Ferretti. Il tempo, insomma, non ha scalfito la voce di Chimenti che resta piena e potente nelle parti alte, mentre nelle parti già basse è calda, accogliente, capace di accarezzare le parole e i pensieri che portano con se.

Il live si è chiuso con “Amami”, brano che ha portato il pubblico a seguire il ritmo con battito di mano, e a seguire “Yuri”, brano che è parte di un concept semplicemente splendido, che nel live viene eseguita in stile divertissement che, grazie alla complicità di Cappiotti alla tastiera, riesce per un momento a fa dimenticare la bella esecuzione con Mauro Ermanno Giovanardi, brano che è contenuto nel nuovo disco in uscita il 6 marzo 2026. A chiudere la serata “Lazarus”, proposta a due chitarre, omaggio a Bowie e anche allo spettacolo “Chimenti canta Bowie” di qualche anno fa. In scaletta era prevista “L’uomo dei sogni” dei Moda, ma può bastare così, e non verrà suonata in quel di Verona.

Le vele sono sciolte, il tour può decollare e crescere, nel senso che dopo il naturale rodaggio il duo saprà dare ulteriore corpo a questo spettacolo che già funziona molto bene, mostrando il valore di queste canzoni. Quando poi l’emozione del debutto sarà messa da parte, questo blocco di testi racconterà una storia, quella cioè di 40 anni di musica impegnata, colta e dove la parola non è mai banale, superficiale o semplicemente gridata. Questo concerto racconta ben altro, e cioè una storia di grande rispetto per se stessi, per chi ascolta e per chi ha saputo sognare e pensare anche grazie a queste canzoni. Lo spettacolo, così come è stato pensato e come viene proposto, tiene conto di tutti questi aspetti. Non è cosa da poco, anzi…

Articolo e foto di Luca Cremonesi

Set list Andrea Chimenti Verona 20 febbraio 2026

  1. Milioni
  2. A Stain in the Moonlight
  3. Garcia
  4. Cori descrittivi di stati d’animo di Didone
  5. Ti ho aspettato (I Have Waited for You)
  6. Canto Pagano
  7. Allodola Nera
  8. Ora o mai
  9. La cattiva amante
  10. Bimbo
  11. L’albero pazzo
  12. La chiave
  13. Maestrio Strabilio
  14. Amami
  15. Yuri
  16. Lazarus

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