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BattiatOOttanta live Milano

Tributo di altissimo livello ad uno degli artisti italiani più colti, rarefatti e impalpabili

Quella di domenica 23 novembre è una serata milanese di metà autunno fredda e grigia, che non stonerebbe come setting di un romanzo noir ambientato tra le Colonne di San Lorenzo. Gocce di pioggia sottili come aghi da cucito cadono incessantemente sulle teste dei sempre frettolosi cittadini meneghini, qualcuno di ritorno dallo shopping prenatalizio, qualcun altro magari da un aperitivo consumato a piccoli sorsi nella speranza di ritardare il più possibile l’arrivo del lunedì, tutti comunque impegnati a sciamare come formiche verso la propria abitazione, irretiti dalla promessa di una cena calda da suggere mentre la parlata torinese della Littizzetto esce a tutto volume dagli altoparlanti della TV. C’è però chi, questa sera, ha una meta meno scontata. Il circolo Arci Bellezza di Porta Ticinese ha infatti in programma una serata molto particolare, un tributo ad uno degli artisti italiani più colti, rarefatti e impalpabili, adorato dagli intellettuali ma allo stesso tempo popolare, in grado di toccare il cuore ed elevare lo spirito di chiunque entri in contatto con la sua musica.

BattiatOOttanta

BattiatOOttanta è una celebrazione della vita e dell’opera di Franco Battiato, ideata dal batterista Roberto Sarzi Amadè e dal chitarrista e autore Flavio Pugliese – meglio conosciuti come Flay – per festeggiare quel che sarebbe stato l’ottantesimo compleanno del Maestro. Insieme a loro, tanti ospiti e amici della scena soprattutto milanese, accomunati dall’amore per la musica e la personalità di Battiato e soprattutto da una poetica particolare, una voglia di sperimentare lasciandosi alle spalle tutte le convenzioni e i presunti limiti da esse imposti che avrebbe fatto gonfiare d’orgoglio il petto del grande cantautore siciliano.

Flay e Luciano D’Abbruzzo

All’apertura delle porte, la piccola sala concerti della Palestra Visconti si riempie velocemente di un’umanità variegata, che vede per l’occasione lo studente universitario fuori sede gomito a gomito con la “sciura” benestante che di solito la domenica gioca a bridge con le amiche della Canottieri, mentre dall’impianto la voce del Maestro ricorda a tutti a Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata: ed è proprio sulla coda di “Bandiera bianca” che salgono sul palco i Flay, i quali dopo una breve introduzione a cura del padrone di casa Paolo dell’Arci Bellezza, si rimboccano le maniche per restituire al pubblico una versione pesantemente riarrangiata, dalle sonorità New Wave, del classico “Prospettiva Nevski”, con la partecipazione del cantautore Luciano D’Abbruzzo in qualità di cantante e tastierista, la cui voce profonda fa crescere battuta dopo battuta la tensione fino a trovare l’alba dentro all’imbrunire. La stessa formazione esegue poco dopo una cover, stavolta resa in maniera molto fedele all’originale, de “L’era del cinghiale bianco”.

Flay
Flay
Luciano D’Abbruzzo
Luciano D’Abbruzzo

Lorenzo Palmeri

È ora il turno di Lorenzo Palmeri di incantare il pubblico con la sua interpretazione solitaria, ridotta all’essenziale, di “Segnali di vita” e, soprattutto, di “Lode all’inviolato”, toccante nella sua semplicità, con gli accordi del piano che si rincorrono trafelati nell’accompagnare la linea vocale, mentre la dinamica sale e scende in un ciclo apparentemente infinito di pieni e vuoti fino a rendersi conto che le nuvole non possono annientare il sole.

Castelli

Salutiamo Palmeri per accogliere sul palco Castelli:accompagnato dal polistrumentista Luca Urbani ai synth e da Claudio Chiodi alla chitarra, l’artista milanese tramortisce i presenti con un’interpretazione elettrizzante di “Alexanderplatz” dalle sfumature Synth-Pop, per poi stenderli al tappeto con “Chanson egocentrique”, arrangiata efficacemente con sonorità Dark Wave e guidata dall’arpeggio effettato dell’elettrica, nonché dalla pulsazione profonda del sintetizzatore.

Castelli
Castelli
Castelli

Una superband per il Maestro

La versione lenta e distorta della cantata di Johann Sebastian Bach “Laß, Fürstin, laß noch einen Strahl” che fa da spina dorsale a “Ti sei mai chiesto quale funzione hai?” è l’introduzione distopica alla performance ad alto voltaggio di “Up Patriots to Arms” regalata ai presenti dal cantautore elettronico Eugene insieme ai Flay in veste di sezione ritmica, a Mattia Del Conte alla chitarra e al guitar hero e producer visionario Livio Magnini: nella successiva, ispirata cover di “Shock in my Town”, l’ex Bluvertigo affascina il pubblico milanese con un solo postmoderno a base di whammy bar e feedback urticanti che porta alla mente lo stile iconoclasta di Adrian Belew, mentre Del Conte interpreta efficacemente la linea vocale con un timbro dalle sfumature quasi Grunge e il bassista dei Rezophonic Giuseppe Fiori guida con decisione il groove con il suo Music Man.

Eugene
Mattia Del Conte
Giuseppe Fiori

Eugene e Virginia Sutera

Magnini scende dal palco, ma per il resto la formazione rimane la stessa: il tema del theremin apre “No Time No Space”, qui riarrangiata in una versione epica e coinvolgente, in cui si fanno sentire i richiami alla musica dei Queen; la voce di Eugene è protagonista così come il suono avvolgente del suo synth, impegnato sull’outro del brano in un duello con la chitarra suonata con l’e-bow da Flavio Pugliese. Eugene incanta di nuovo il pubblico con una cover solitaria e piena di pathos de “La stagione dell’amore”, prima di introdurre la violinista Virginia Suteraper un’interpretazione atmosferica di “L’ombra della luce” che fa tenere il fiato sospeso a tutta la platea. Il suono gonfio del bass synth fa tremare le pareti della piccola venue, quando la drum machine entra a sostenere l’armonia sulla seconda strofa e il violino danza in coppia con la linea sofferente della voce. Eugene e Virginia concludono il loro set con una versione a due di “Voglio vederti danzare” che fa cantare tutto il pubblico.

Eugene
Virginia Sutera

Lele Battista

È giunto il momento di salire sul palco per Lele Battista: il primo brano proposto dal musicista e producer è “Breve invito a rinviare il suicidio”, qui resa con un arrangiamento Synth Wave; nella successiva “L’ombrello e la macchina da cucire”, la Palestra Visconti viene avvolta da un sound Ambient che ricorda quello di Apparat, mentre per “Atlantide” Battista è supportato dal basso di Giuseppe Fiori, che sul finale si prodiga in un assolo finemente cesellato all’interno delle frequenze ipnotiche delle tastiere.

Lele Battista
Lele Battista

Ritorni sul palco

Il suono del synth di Eugene si propaga di nuovo nella stratosfera mentre Luca Urbani all’acustica e voce solista, Livio Magnini e i Flay macinano note per la loro interpretazione de “Il re del mondo”, finché sale sullo stage il regista Riccardo Paoletti per raccontare alcuni interessanti aneddoti riguardanti la realizzazione del videoclip de “La cura”: poco dopo, Luciano D’Abbruzzo torna ad esibirsi, sempre insieme ai Flay, per una versione al contempo delicata e potente dell’iconico brano; in “Povera patria”, invece, il vocalist invita il pubblico a cantare insieme a lui, come se il testo della canzone fosse la preghiera di una nuova religione.

Luca Urbani
Luciano D’Abbruzzo

The Winstons

Siamo ormai agli sgoccioli: l’ultima formazione ad avere stasera l’onore e la responsabilità di ricordare il Maestro Battiato a proprio modo è quella di The Winstons, guidati dal bassista e vocalist Roberto Dellera. Responsabilità doppia in questo caso, visto che la band meneghina apre la propria esibizione con un emozionante omaggio alla recentemente scomparsa Ornella Vanoni nella forma di una cover de “L’appuntamento”, cantata proprio da Dellera con la partecipazione degli ospiti Battista e Urbani, prima che l’atmosfera diventi quella psichedelica e affascinante che caratterizza la loro versione di “Areknames”, ciliegina sulla torta di questa serata ricca di sorprese e momenti da ricordare.

The Winstons
The Winstons

Outro

BattiatOOttanta è un tributo sincero, in cui si percepisce chiaramente l’affetto e la grande ammirazione da parte dei musicisti coinvolti per la figura di Franco Battiato, nonché quanto la sua opera abbia impattato sulle loro vite così come su quelle dei tanti estimatori che, da più di cinquant’anni, possono accedere a piani dell’esistenza insospettabili grazie semplicemente ad un paio di cuffie e alle ore di musica bellissima che questo artista straordinario ha voluto lasciarci in eredità. L’unico consiglio è quello di andare a vedere il loro spettacolo non appena possibile. Non ne rimarrete delusi.

Articolo di Alberto Pani, foto di Silvia Sangregorio

Set list BattiatOOttanta Milano 23 novembre 2025

  1. Prospettiva Nevski (Flay, Luciano D’Abbruzzo)
  2. L’era del cinghiale bianco (Flay, Luciano D’Abbruzzo)
  3. Segnali di vita (Lorenzo Palmeri)
  4. Lode all’inviolato (Lorenzo Palmeri)
  5. Alexanderplatz (Castelli, Luca Urbani, Claudio Chiodi)
  6. Chanson egocentrique (Castelli, Luca Urbani, Claudio Chiodi)
  7. Ti sei mai chiesto quale funzione hai?/Up Patriots to Arms (Flay, Eugene, Livio Magnini, Mattia Del Conte)
  8. Shock in my Town (Flay, Eugene, Livio Magnini, Mattia Del Conte, Giuseppe Fiori)
  9. No Time No Space (Flay, Eugene, Mattia Del Conte, Giuseppe Fiori)
  10. La stagione dell’amore (Eugene)
  11. L’ombra della luce (Eugene, Virginia Sutera)
  12. Voglio vederti danzare (Eugene, Virginia Sutera)
  13. Breve invito a rinviare il suicidio (Lele Battista)
  14. L’ombrello e la macchina da cucire (Lele Battista)
  15. Atlantide (Lele Battista, Giuseppe Fiori)
  16. Il re del mondo (Flay, Luca Urbani, Livio Magnini, Eugene)
  17. La cura (Flay, Luciano D’Abbruzzo)
  18. Povera patria (Flay, Luciano D’Abbruzzo)
  19. L’appuntamento – cover Ornella Vanoni (The Winstons, Lele Battista, Luca Urbani)
  20. Areknames (The Winstons)

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