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Bill Callahan live Gardone Riviera

Sul palco del Vittoriale degli Italiani il cantautore statunitense rappresentante del genere lo-fi degli anni Novanta e Duemila

Serata speciale al Duse del Vittoriale degli Italiani quella di domenica 13 luglio. Sul palco Bill Callahan, cantautore statunitense, rappresentante del genere lo-fi degli anni Novanta e Duemila. Che la serata sarebbe stata particolare lo si era già capito dall’attesa. In prima fila sono arrivati, nell’ordine, Francesco Bianconi dei Baustelle, e poco dopo Alessandro “Asso” Stefana, chitarrista e compositore che collabora, fra gli altri, con Vinicio Capossela (che al Duse si esibirà il 24 luglio) e con Cristiano Godano nei recenti progetti da solista. Il pubblico, però, è di quelli attenti, raffinati e colti, e non ha tempo per occuparsi dei due artisti italiani. Tutti sono concentrati su Bill Callahan, e questo è un bene perché così si è vissuta un’atmosfera da vero spettacolo democratico, senza nessun eccesso di divismo.

Vittoriale degli italiani, Davide Mombelli, Bill Callahan

Poi, sempre durante l’attesa, arrivano quattro fan duri e puri del cantautore americano, che per alcuni anni si è firmato come Smog. Giungono direttamente dalla capitale. Forse sono qua in vacanza, oppure seguono il loro idolo. Si siedono, e davanti allo spettacolo del Lago di Garda come scena del Duse affermano: sinceramente mi aspettavo di meglio. Forse un parco, con vista lago, con scena e in aperto su uno dei golfi lacustri più belli al mondo; un luogo dove anche Keith Jarrett è rimasto senza parole, e dove gli artisti fanno a gara per esibirsi, non basta per stupire questi quattro romani che leggono volantini e si guardano in giro con sufficienza.

Poco male, a stupirsi della location ci pensa Jerry DeCicca che con armonica e chitarra fa capire quale sarà il mood della serata. In chiusura regala una strampalata canzone dedicata all’anguria (“Watermelon”), che strappa anche qualche sorriso. Non resta che attendere Bill Callahan, che rimane affascinato da quello che vede, sia dietro – il Lago di Garda – sia davanti, la Prioria (e cioè la casa del Vate, con luce notturna), e il suo giardino, oltre alla galleria del Duse leggermente illuminata da poche lampadine. Pur se serafico, a differenza dei suoi fan romani, Callahan resta affascinato, e non lo manderà a dire.

Vittoriale degli italiani, Davide Mombelli, Bill Callahan

Sfatiamo il mito, sempre a detta dei già citati romani, e cioè che avrebbe interrotto show, canzoni e spettacolo in caso di riprese e foto. Callahan è rimasto concentrato tutta la sua esibizione, senza perdere tempo a guardare un pubblico decisamente fra i migliori che sono passati qui da Gardone. E dire che il palco è davvero minimale, in tutti i sensi. Uno sgabello, microfono e pedaliera, amplificatore e spia, e hi-hat come unico strumento presente sul palco. La chitarra la porta con sé Callahan, e non la cambierà mai per l’intero concerto. In tutto 15 canzoni. Un’esibizione essenziale, ma non per questo di poco impatto. Anzi. Callahan pesca a piene mani dal suo ultimo lavoro, e cioè “YTI⅃AƎЯ”, anche se le atmosfere sono più simili al live di recente pubblicazione, e cioè “Resuscitate!”.

Al Vittoriale il cantautore ha ridotto tutto all’osso, al minimo sindacale, spolpando tutto quello che c’era da spolpare. Un minimalismo però che ha avuto il merito di aver fatto emergere la voce di Callahan, che cambia di canzone in canzone, passando da suggestioni alla Cohen, fino a rimandi al miglior Lou Reed di “New York”, senza dimenticare i dischi solisti di Steve Wynn. Mancano le distorsioni, mai comunque invasive anche nei pezzi originari, dei suoi ultimi album, quelli che richiamano le atmosfere del nuovo corso dei Dream Syndicate. Anche i pezzi del progetto Smog che vengono eseguiti, e cioè “Cold-Blooded Old Times”, “Teenage Spaceship”, oltre al trittico finale – richiesto a gran voce durante tutto lo spettacolo – “Say Valley Maker”, “The Well” e “In The Pines”, sono stati anche questi ridotti ai minimi termini.

Vittoriale degli italiani, Davide Mombelli, Bill Callahan

La prassi vuole che si dica concerto intimo, sottovoce, per pubblico esigente. Sinceramente credo che queste definizioni non portino via nulla, ma rendano comunque poco giustizia a uno spettacolo delicato, raffinato, messo in scena da un artista che si è messo in gioco in solitaria, senza alcuna protezione di nessuna natura. Callahan si è presentato in scena come un rappresentante della working class, un Bartleby qualunque. È salito sul palco senza divismo, senza alcuna voglia di stupire, neppure i suoi accoliti, che si sono dimostrati più duri e puri del loro idolo. Pantalone lungo, mocassino, maglia di cotone, a righe orizzontali, con manica lunga. Statico, l’essenza stessa dell’artista che rigetta ogni visibilità. Raccontare con fotografie questo spettacolo è di fatto impossibile.

Così, con queste piccole attenzioni, Callahan ha imposto l’attenzione sulla sua musica. Minimale certo, ma capace di emozionare come su brani quali “Cowboy” e “Natural Information”, brano che già in “YTI⅃AƎЯ” è semplicemente perfetto. Raffinato, perché la sua chitarra ha regalato sonorità lo-fi mai sopra le righe, sempre morbide, con trame che hanno ricordato la granitica e perfetta lentezza di Gilmour.

Vittoriale degli italiani, Davide Mombelli, Bill Callahan

Chi è venuto al Vittoriale per un concerto movimentato, è rimasto deluso. Chi è arrivato pensando a prese di posizione polemiche, da parte del cantautore in scena, è tornato a casa senza la sua desiderata sfuriata. Chi è arrivato qui pensando a un concerto di musica di gran classe, nella speranza dunque di assistere a un modo di far musica che ormai è del tutto minoritario, è tornato a casa molto soddisfatto.

Callahan ha eseguito in modo perfetto, ma non per questo senza sbavature, un concerto nato per essere minimale, senza cioè orpelli di nessuna natura, dove quello che serviva c’era, ma doveva essere scoperto, pezzo per pezzo, smontando attese di ogni sorta. L’esibizione di Callahan chiedeva solo di essere vissuta e ascoltata nel suo accadere. Chi è riuscito a fare questo, ha vissuto una delle serate più belle ed intense di questa edizione 2025 del Festival Tener-A-Mente.

Articolo di Luca Cremonesi
Foto courtesy Davide Mombelli per Tener-a-mente

Set list Bill Callahan Gardone Riviera 13 luglio 2025

  1. Jim Cain
  2. Eid Ma Clack Shaw
  3. 747
  4. Cold-Blooded Old Times
  5. Riding For The Feeling
  6. Sycamore
  7. River
  8. Coyotes
  9. Teenage Spaceship
  10. Cowboy
  11. Natural Information
  12. Partition
  13. Say Valley Maker
  14. The Well
  15. In The Pines
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