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Bull Brigade live Roma

Performance costruita sul rapporto diretto con il pubblico, tra repertorio, memoria e tensione civile

11 settembre, è piacevole stare fuori, grazie alle temperature che iniziano a scendere. Immaginate se, in questa serata, suonassero i Bull Brigade con in apertura i Santa Canaglia, praticamente sotto casa. Cosa dovrebbe accadere per perdere un concerto così? Un concerto, prodotto da Barley Arts, che fa parte della festa dell’attivismo sociale, studentesco e sindacale “Figli/e della stessa rabbia”, al Parco del Circolo Concetto Marchesi. Un parco che diventa un nuovo cuore pulsante, capace, grazie a questi eventi, di strappare la periferia al degrado, riqualificando spazi che sarebbero altrimenti uccisi dall’incuria e dalla malagestione.

Santa Canaglia

Ad aprire la serata sono i romani Santa Canaglia, una formazione con alle spalle un solo lavoro in studio, ma con tutti i componenti provenienti da progetti diversi, e che abbiano esperienza si vede da come tengono il palco. Il loro genere? Potremmo semplificarlo nel Punk, ma le componenti di Rock ’n’ Roll e Blues, come nel bellissimo brano “Santa Rabbia”, lo rendono una miscela esplosiva che scalda gli animi.

Non scalda solo gli animi, però, perché i loro testi, come nella bellissima “Ballata di un precario”, vanno a toccare i temi sociali su cui si fonda questa serata e lo fanno in modo assolutamente diretto, con una poetica urbana che conquista ed emoziona con la sua schietta semplicità.  L’uso dell’armonica e dello slide non solo arricchisce le sonorità, ma rimarca ancora di più la componente blues di cui dicevo. Non conoscevo questa band, ma in un’ora mi hanno letteralmente conquistato.

La voce del popolo cubano

È ora di cambio palco, ma non prima di ascoltare una voce. Non una voce qualsiasi, ma quella di un rappresentante del popolo cubano che prende la parola per raccontare della drammatica crisi umanitaria che sta vivendo Cuba, dovuta all’embargo statunitense. Immagini di neonati nelle incubatrici – che richiedono interventi manuali dei medici per mantenerli in vita quando salta la corrente -, di studenti al buio mentre studiano, di anziani che muoiono e di povertà che miete, in modo silenzioso, vite.

Ecco. Ci stiamo abituando all’orrore. Questo accade nel mondo, ma in maniera silenziosa, troppo silenziosa. Stasera la voce sul palco è composta, ma pronta a lottare, come è nella natura del popolo cubano. Ma quella voce ci invita ad alzare anche la nostra, perché non possiamo permettere che ciò accada, qui, ora, in questo mondo.

Bull Brigade

(…) La mia città è rombo di motore, sangue degli eroi, mistero e maledizione / È rabbia di una protesta ignorata come una sedia puntata contro il cielo / Questo è il suono della città che non ha fatto pace col destino. Bull Brigade, Torino. Si apre così il concerto dei Bull Brigade, con la bellissima intro di “Primo Sguardo”. Appena finita la parte recitata, il palco viene letteralmente invaso dalla prorompente energia della band torinese, che si muove sul palco in modo irrefrenabile. Insomma, non si può non essere travolti da questa onda energetica e da brani come “Sopra i muri” oppure dalla bellissima “Lividi”, fatta in collaborazione con Giancane.

Ritengo superfluo, ma lo farò lo stesso, dirvi che la band è semplicemente perfetta, sia a livello esecutivo sia di performance, coinvolgendo il pubblico – senza neanche troppo sforzo, a essere sincero – e mostrando tutta l’esperienza degli anni passati a macinare chilometri fra palchi, birre, sudore e distorsioni.

I Bull Brigade eseguono molti brani del loro ultimo disco, “Perché non si sa mai”, ma, chiaramente, vista la loro lunga carriera, non mancheranno brani più vecchi, come, per esempio, “Ansia” e “Partirò per te”. Il pubblico è assolutamente un tutt’uno: canta, sventola bandiere, alza le sciarpe. L’energia dal palco scende nel pubblico e torna indietro: è un moto perpetuo fatto di musica e passione. Il bello della musica live, insomma…

Si giunge a “Farewell” ed Eugenio, il frontman, annuncia che sarà l’ultimo brano. Ma no, non lo sarà. Non si lanceranno neanche nel classico rito dell’encore: no, non usciranno dal palco, non aspetteranno che il pubblico li richiami. Non sarebbe, credo, neanche nel loro stile. Difatti, attaccheranno altri due brani senza staccare mai, come una miccia che continua a bruciare senza sosta. E poi sì, finiranno e saluteranno il pubblico.

Esco dal parco. Guardo Tiburtino III°. Un quartiere che ho visto centinaia di volte sin da quando ero bambino, quando giocavo in delle case che sono state demolite da decenni e dove, su quel suolo, ora sorge altro. Mi fa piacere che questo quartiere stia rinascendo da queste iniziative popolari, da quel fermento politico che un tempo era linfa per la classe operaia che viveva qui, e non posso non canticchiare, mentre penso a questo, i versi dei Bull Brigade: Stanca si spegne la città / E a noi che cosa resterà / Di questa notte senza tempo / Nel drappo il vento /Il fuoco non si è spento.

Articolo e foto di Daniele Bianchini

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