Il 24 luglio il cosmonaufrago Caparezza atterra con la sua astronave al Porto di Genova, in occasione dell’attesa esibizione al Balena Festival, dove il cantautore originario di Molfetta presenterà i brani del più recente lavoro “Orbit Orbit”, oltre ai suoi immancabili classici.
I sogni son desideri

Sono un appassionato lettore di fumetti, e creandone uno ho realizzato un sogno che avevo nel cassetto fin da bambino. Non potevo immaginare, però, che l’entusiasmo per questo nuovo percorso mi avrebbe motivato a concepire un intero nuovo album in studio, il nono. Così dichiara Michele Salvemini – questo il vero nome del rapper pugliese – all’indomani della presentazione del nuovo disco, uscito il 31 ottobre scorso insieme al suo gemello disegnato, un complemento necessario, anche se non strettamente obbligatorio, alla fruizione della parte musicale. I due media seguono infatti lo stesso copione, il quale vede Caparezza impegnato ad affrontare un viaggio tra le stelle alla ricerca della propria ispirazione. È una storia incentrata sul tema della libertà, che va a completare idealmente la trilogia nata dalla sua battaglia con l’acufene: se “Prisoner 709” del 2017 raccontava la prigionia ed “Exuvia” del 2021 la fuga, “Orbit Orbit” rappresenta invece il riscatto da quella spada di Damocle che da anni oscilla sopra alla testa riccioluta dell’artista.

Gli spettacoli dell’“Orbit Orbit Live Tour 2026″ si configurano così non tanto come la semplice occasione per promuovere il nuovo materiale, quanto come un momento in cui musica e immagini si vanno a fondere con straordinaria efficacia: un concerto che diventa quasi musical, in cui anche le canzoni storiche vengono integrate perfettamente all’interno del racconto grazie a sottili quanto ingegnosi artifici narrativi. A fare da sfondo alla serata in oggetto è il palcoscenico dell’Arena del Mare del Porto di Genova, che si apre come un’ostrica sulle acque del Mar Ligure assicurando un setting suggestivo al viaggio interplanetario nel quale i seimila spettatori accorsi al Balena stanno per essere coinvolti.
“Orbit Orbit” live

Pur essendo ambientato tra pianeti lontani, pulsar e stelle di neutroni, lo spettacolo ha in realtà un incipit molto “terrestre”: dalla porta di una roulotte piazzata al centro del palco – dietro la quale scopriremo successivamente nascondersi la band – esce infatti Caparezza, vestito con un outfit che ricorda da vicino la tuta da viaggiatore dello spazio che sfoggia sulla copertina del disco; nel giro di pochi secondi, però, viene raggiunto da un piccolo esercito di performer mascherati che sventolano bandiere rosse e prendono di mira il pubblico con matite giganti imbracciate a guisa di fucile, mentre il bandleader urla al microfono Popolo di Genova, allarme! e le note di “Il banditore” di Enzo Del Re risuonano dall’impianto.

Da qui in poi, la venue viene catapultata in un mondo fantastico, che visivamente sembra essere uscito da una fantasia di Georges Méliès: rocce lunari di cartapesta, con tanto di eruzioni vulcaniche, fanno da cornice al groove tribale che accompagna l’opener “Il pianeta delle idee”; nella successiva “Io sono il viaggio”, invece, l’artista pugliese canta cavalcando un gigantesco uccello primordiale, che sbatte le ali, muove la testa a tempo con il tema dell’arpeggiatore, sfila sul palco indifferente ai ballerini che gli danzano attorno con grazia, oltre che ai musicisti alle sue spalle, i cui volti sono mascherati, come quelli della “Surrogate band” che accompagnava il protagonista Pink nello storico tour promozionale di “The Wall” dei Pink Floyd.

Caparezza, tra un brano e l’altro, è una fonte inesauribile di aneddoti, spiegazioni, dettagli che aiutano a non perdere la rotta in questo viaggio interstellare. Particolarmente sentite sono le parole che introducono “A Comic Book Saved My Life”, dove racconta delle origini della sua passione per il fumetto, così come è degno di nota il suo filosofeggiare sul concetto di immaginazione, il cui lato oscuro possiamo intravedere quando proviamo a sostituire la realtà con la fantasia; il segreto è rimanere con i piedi per terra, come ben sapeva uno dei miei pittori preferiti, prima che la band faccia esplodere il Balena con il riff martellante di “Mica Van Gogh”. Nel ritornello di “Vengo dalla luna”, Capa condivide il microfono con il suo storico collaboratore Diego Perrone, mentre in occasione di “China Town” sale sul palco il fumettista genovese Andrea Ferraris, il quale disegna una vignetta a tema spazio, accompagnato dal pianoforte di Gaetano Camporeale.

Impossibile elencare qui tutti i momenti toccanti, elettrizzanti, “magici”, che con precisione chirurgica vanno a stimolare il “sense of wonder” degli spettatori: l’esecuzione di “Pathosfera” è un esempio, con il rapper molfettese a duettare tra le stelle insieme alla chitarra acustica di Alfredo Ferrero, per venire poi raggiunto sul finale da una ballerina vestita da farfalla, sbucata improvvisamente da una roccia apertasi come una conchiglia davanti al pubblico stupefatto. Anche se, forse, le vere magie Caparezza le fa quando interrompe il concerto – per ben due volte! – dopo essersi accorto di qualcuno che sta male tra il pubblico, attirando così l’attenzione dei soccorsi.

Voglio raccontarvi la storia del piccolo Naji, che quando aveva dieci anni, nel 1948, è stato costretto, come tanti altri, ad abbandonare la sua casa in Palestina a causa della proclamazione dello Stato di Israele: il riferimento è a Naji al-Ali, il creatore di “Handala”, fumetto simbolo dell’identità del popolo palestinese, a cui è dedicato il brano che conclude la scaletta, “Una chiave”.

Gli immancabili bis sono preceduti dall’apparizione di Magmarana, indubbiamente tra i personaggi chiave della storia narrata in “Orbit Orbit”. Questo curioso anfibio antropomorfo rappresenta il passato dell’artista che ritorna, in un rito di accettazione del vecchio sé che culmina con i tre classici “Fuori dal tunnel”, “Jodellavitanonhocapitouncazzo” e “Vieni a ballare in Puglia”, tormentoni stampati a fuoco tra le sinapsi della Gen Y, che vanno a prosciugare le ultime riserve di energia rimasta ai presenti all’Arena del Mare. Sul finire del concerto, con la musica di “Perlificat” prima e di “Cosmonaufrago” poi a fare da sottofondo, Capa ringrazia la sua squadra di musicisti, artisti, performer, fonici, tecnici, per concludere poeticamente lo spettacolo con una citazione del filosofo e psichiatra tedesco Karl Jaspers: Quando ammiriamo lo splendore della perla non pensiamo mai che essa nasce dalla malattia della conchiglia. Un monito a non farsi schiacciare dalle inevitabili difficoltà di cui è costellato il viaggio di tutti coloro che stanno inseguendo un sogno.
Outro

La meraviglia dello spettacolo di stasera non nasce solo dalla bellezza delle canzoni, dagli effetti speciali e dalle sagome giganti, quanto soprattutto dalla spiazzante empatia di chi sta sul palco, un artista che con la sua fantasia è in grado di trasformare i piccoli e grandi dolori personali in un viaggio condiviso che lascia a bocca aperta. Caparezza sa incantare con la forza della sua immaginazione proprio perché non nasconde le proprie crepe, ma anzi le mette al centro della narrazione, disegnando una mappa dell’umano sentire così dettagliata da infondere un briciolo di speranza anche nel più cinico dei cuori. In fondo, siamo un po’ tutti cosmonaufraghi alla ricerca della propria strada nell’universo.
Articolo di Alberto Pani, foto di Silvia Sangregorio

Set list Caparezza live Genova
- Il banditore – Enzo Del Re cover
- Il pianeta delle idee
- Io sono il viaggio
- El sendero
- A Comic Book Saved My Life
- Gli occhi della mente
- Mica Van Gogh
- Vengo dalla luna
- Ti fa stare bene
- Pathosfera
- China Town
- Darktar
- Come la musica elettronica
- La scelta
- Abiura di me
- La fine di Gaia
- Curiosity (oltre il bagliore)
- Una chiave
- Fuori dal tunnel
- Jodellavitanonhocapitouncazzo
- Vieni a ballare in Puglia
- Perlificat
- Cosmonaufrago
