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Caron Dimonio live Bologna

Il duo ha saputo omologare i brani vecchi con quelli più recenti, percorrendo tutta la propria discografia

Il 16 febbraio al Freakout di Bologna si è tenuto il release party dell’album “Mors Propaganda” dei Caron Dimonio, uscito solo 10 giorni prima per la Batcave Records.

Corrente dark bolognese

Come già scritto in diversi articoli precedenti, il Rock di Bologna sta seguendo principalmente due filoni: quello new wave e quello punk. I Caron Dimonio si collocano nella prima e sono una band esistente da diversi anni; il loro primo album, “Gestalt” è del 2013. Chi ha frequentato i locali notturni bolognesi degli ultimi 15 anni come il Covo, il Candy Bar e il Mikasa (questi ultimi due non più esistenti ma hanno lasciato un segno storico) facilmente sarà incappato in loro o nei loro progetti paralleli, e in effetti dei componenti, singolarmente, ne abbiamo già parlato in articoli recenti: Filippo Scalzo milita anche nei The Black Veils e Giuseppe Lo Bue ne La Mano Sinistra. Mancava un tassello per farvi questa panoramica generale: i Caron Dimonio appunto.

Sydney Valette

Dietro il banco dei dischi c’è Filippo per quanto riguarda i Caron Dimonio e un tizio con occhiali e cappuccio dietro quelli di Sydney Valette, l’artista francese che aprirà stasera alla band. Ovviamente penso subito che sia lui in persona ma mi chiedo se sul palco lo vedremo in questa veste molto casual. Spesso il dress code è indizio del genere. Difatti no, arriva il momento di iniziare ed ecco che “Bruce” cambia identità, si trasforma in qualcuno con giacca di pelle e occhialetti da sole scuri, non un capello fuori posto, molto cool e notturno. Salta sul palco.

Il set consiste in un banco di sintetizzatori e microfono, molto pragmaticamente. Devo dirlo: non è uno spettacolo così semplice da tenere su per il pubblico perché può risultare scenicamente spoglio; i sintetizzatori non sono ovviamente musicisti che si muovono ma sono tutti lì in fila sul banco a lampeggiare.

Questo vuol dire che il resto del palco, vuoto, è tutto per Sydney che intrattiene il pubblico ballandoci sopra, saltandoci – verso la fine ci sarà una piccola scivolata ma molto sportivamente se la riderà – e manipolando i synth. E cantando ovviamente. Visivamente ti manca un bassista o un qualche strumentista che calamita la tua attenzione e faccia da spalla visiva a Sydney. O una qualche proiezione. In uno spettacolo simile qualsiasi palco può sembrare troppo grande.

Torniamo però al lato sonoro: la musica appunto. Valette ha una voce molto scura, talvolta narrante e che ogni tanto può ricordare la timbrica di David Sylvian. Il genere che propone è un New Wave elettronico che sfocia nella Dance. I suoi arpeggi sono gommosi, i ritmi duri e ben marcati. Solo verso la fine prende spunto un po’ da sonorità odierne, c’è qualcosa preso in prestito anche dall’Hip-Hop. Il pubblico ha gradito, comunque sia: mi giro durante il cambio palco e vedo che diverse persone vanno dal banchetto a comprare dischi. Operazione compiuta, monsieur Valette.

Caron Dimonio

Filippo e Giuseppe prendono posizione sul palco, rispettivamente basso e voce/chitarra e synth. Un intro dall’intenzione quasi orientale viene spezzato dall’attacco di basso e da una drum che come genere di sound ricorda “Machine Gun” da “3” dei Portishead per “Everything is bright in darkness”. Atmosfere dilatate e riff di basso a scendere per la successiva “Sleepless night”. L’apertura dunque è stata lasciata al nuovo disco, “Mors Propaganda”. Il duo fa però subito un salto nel passato con la terza “La cura preferita” dal primo album “Gestalt”: il basso dal vivo ha un attacco imponente e scandisce le tastiere più dilatate. I versi si prendono ampie pause, tutto respira molto e ha momenti sospesi.

“Le tue cavità” (da “Religio”, 2017) dal vivo è un brano che è un ascensore: si solleva, poi scende, poi si solleva ancora: offre un panorama verticale. Ha un bellissimo synth in tremolo e un attacco molto secco intervallato da bolle di sospensione. Gli attacchi sono un bel punto forte della band, ci vanno giù in maniera molto decisa e ruvidamente elegante per quanto riguarda le corde.

Torniamo all’ultimo album con tocchi di tastiera dall’aria misteriosa in “Deadly streams of bliss”. Il cantato è molto scandito, il basso è presente tanto quanto accordi di chitarra: generalmente mentre Giuseppe si occupa degli aspetti più dilatati delle sonorità della band, Filippo va di giri ben definiti e quando serve martellanti, come nella successiva e vorticosa “Dentro il buco” (primo estratto da “Solaris”, 2021) ma come noteremo successivamente soprattutto in “Hitler amava i cani”.

“Porno post mortem” (2022) fa il suo ingresso nella setlist del live con “Quinta del sordo”: le drum picchiano su un cantato che ha una movenza romantica; come sarebbe questo brano in una pausa quasi acustica, mi chiedo? Un brano versatile, molto sognante.

La prossima è una nostra hit estiva, scherza Giuseppe introducendo “Dio pesante sulla schiena” e i suoi synth crepuscolari spezzati sempre dalla parte ritmica. “Jisei” è un anni ‘80 velocizzato, saranno quei clap nelle drum, entra subito in testa.

La band non accennerà, fino alla fine, a rallentare con la sonoramente violenta “Porno post mortem” e con “Tonalità”: che martellate qui, con una chitarra che resta sugli alti e con pause ingannevoli. La successiva “Deep dive” ha un ritmo in flanger e un ruggente basso in chorus.

Devo dire che il duo ha saputo omologare i brani vecchi con quelli più recenti: il live scorre senza stonature stilistiche, anche nel cambio lingua tra italiano e inglese, percorrendo tutta la loro discografia. Non sono uno di quelli che definisce dei dischi “più maturi” rispetto ad altri: credo che ognuno di loro abbia sigillato nel modo più disinvolto e sincero un periodo della band con le influenze dell’epoca. I Caron Dimonio sono sempre stati molto attenti a come sigillarli, i loro periodi, soprattutto a livello di produzione. Se alcuni loro brani in italiano, poi, possono piacere per esempio agli amanti dei Bluvertigo e di Battiato, l’ultimo ha un respiro più internazionale, non solo per la lingua usata. Basta ascoltate la imminente “Grey”, il bel singolo che ha lanciato il disco appena uscito.

Giungiamo agli ultimi colpi. In “Imago mortis” Giuseppe lascia la chitarra e si piazza ai synth accompagnando i giri di Filippo: devo dirlo, è stato un bel momento semi strumentale, un bel momento del live. Non mi sarebbe dispiaciuto vederne qualcuno in più di momenti come questo, tra di loro.  Non mi sarebbe dispiaciuto neanche ascoltare la bellissima “Mors Propaganda” che chiude l’omonimo ultimo album anche se capisco che è difficile piazzarla in scaletta: è un brano strumentale, delicato, direi molto intimo come lo è un ricordo.

Infine Giuseppe scende tra il pubblico, la loro ultima creatura è stata festeggiata a dovere. Il duo ci saluta con un bis più rock: “La morte è il mercoledì”. Come non essere d’accordo? Viva i weekend e la vita notturna.

Articolo di Mirko Di Francescantonio, foto di Giovanna Dell’Acqua

Set list Caron Dimonio live 16 febbraio 2026 Bologna

  1. Everything is bright in darkness
  2. Sleepless night
  3. La cura preferita
  4. Le tue cavità
  5. Deadly streams of bliss
  6. Dentro il buco
  7. Quinta del sordo
  8. Hitler amava i cani
  9. Dio pesante sulla schiena
  10. Jisei
  11. Tonalità
  12. Deep dive
  13. Porno post mortem
  14. Grey
  15. Imago mortis
  16. Sul monitor
  17. La morte è il mercoledì

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