Il listening party, un evento chiave del progetto Note di Comunità, torna con il suo secondo appuntamento. Il vero motore propulsivo di questa iniziativa è Bassa di Risonanza, il vivace gruppo giovani della Fondazione Scuola di Musica Oltrepò Mantovano. Il progetto ha preso forma a Quistello, a pochi chilometri da Mantova, gravitando attorno alla scuola di musica. Si tratta di una proposta ricca e articolata che prevede incontri-dialogo con gruppi musicali o singoli artisti, i quali, al termine dell’intervista, si esibiscono dal vivo.
Bassa di Risonanza è nato nell’ambito del progetto più ampio “Note di Comunità e Strumento di Crescita”, finanziato dalla Fondazione Cariverona. L’obiettivo principale è quello di stimolare il desiderio di aggregazione e socialità tra le nuove generazioni del territorio, particolarmente colpite dal sisma del 2012, e dal periodo Covid. Questo programma di attività e iniziative, ideato con il coinvolgimento di ragazzi e famiglie, mira a far rinascere il piacere di vivere gli spazi comuni, e a contrastare l’auto-isolamento spesso diffuso nei piccoli comuni.

Ospite del secondo appuntamento, che si è tenuto domenica 29 giugno dalle 18:30, è stato il progetto Casta. Nato nel 2020 dalla necessità di Alessandro Castagnoli (voce, chitarra e synth) di dare vita alle canzoni scritte durante e dopo lo scioglimento dei Two Hicks One Cityman. Insieme a Giorgio Caiazzo (batteria e voce), il duo Casta ha inciso il primo ep, “Straight Outta 1991”, nel 2020. A questo è seguito, nel 2023, il primo album “Noise in the Hood” (disponibile anche in cd). Il loro sound è un crogiolo di influenze che spazia dalla musica afroamericana alle sfumature del Jazz, passando dall’R&B fino all’Hip Hop anni ’90. Nel 2024, con l’ingresso di Giovanni Scarduelli (basso e voce), il trio ha virato verso una musica più istintiva, che mescola riff rock, french touch e sezioni di basso incalzanti. Il loro ultimo lavoro discografico, “Music For a Night Out”, è uscito il 30 maggio 2025 ed è disponibile su tutte le piattaforme online.

La piacevole conversazione iniziale ha permesso di inquadrare il processo creativo dei Casta. In sintesi, il lavoro in studio è centrale. Le sonorità prendono vita da diverse jam session, inseguendo giri e sensazioni. Come sottolinea Giovanni Scarduelli, a volte si rimane immersi in specifici giri di note, occasioni e suoni. Successivamente, si lavora su questo materiale per arrivare alla creazione della nostra musica. Ci si resta dentro insomma. La proposta di Casta non ha nulla di nostalgico, né tantomeno è un omaggio postumo, o retrò. Si tratta piuttosto di una ricerca di sonorità che hanno caratterizzato le epoche degli anni ’80 e ’90, per diventare suoni di riferimento negli anni 2000, periodo di formazione dei componenti della band. Gli echi sono tanti e variano, per esempio, da Prince (“On & On”), Grandmaster Flash (“All Alone”) e Commodores (“Doin’ so”), fino alla cover di “My Favourite Game” dei The Cardigans. I tre componenti del progetto hanno ricordato che i suoni della nostra formazione sono quelli, e alla fine abbiamo preso in mano questo brano dei The Cardigans, e ci sembrava giusto, riarrangiato nel nostro gusto, proporlo sia nell’album che nei live.

Un elemento importante e centrale nella conversazione che ha preceduto il live è stata la dichiarazione che nulla è progettato a tavolino. Il flusso creativo è quello di chi ama la musica e suona, facendo molta strada per trovarsi e provare insieme. Le ambientazioni urban, tipiche della loro proposta, sono quelle che i musicisti vivono spostandosi in auto, per lavoro; ascoltando musica in macchina e confrontandosi su un mondo sonoro che sentono loro, e attaccato sulla pelle grazie a molti ascolti. Tutto nasce dal lavoro che li vede protagonisti in studio, come i tre componenti della band hanno più volte ribadito. Una volta terminata l’intervista, un momento che consente al pubblico di entrare in contatto diretto con i musicisti, scoprendo il loro modo di lavorare, le loro ispirazioni e i complessi meccanismi della produzione e gestione della musica dal vivo, si passa al momento live.

Prima però, vorrei soffermarmi un attimo sull’intervista, un format che il progetto ha fortemente voluto come elemento distintivo di questa iniziativa. I social hanno certamente messo a nudo le band, ma spero che siano rimasti in pochi a credere che ciò che si vede sui social sia la verità assoluta. Anche quella narrazione, definita storytelling, è una produzione di senso e significato progettata a tavolino. Cosa resta, dunque, di autentico? Il faccia a faccia con il pubblico, in presenza o in presa diretta. Questa dimensione qualifica la proposta musicale di Quistello, e la rende un unicum. Riflette quanto Benjamin Leclercq ha recentemente evidenziato in un articolo su Libération, a proposito delle proposte dei piccoli festival: realtà dove l’esperienza musicale, ovvero la condivisione di emozioni tra chi suona e chi ascolta, è ancora centrale. Qui a Quistello si vive proprio questo clima, arricchito da una familiarità dovuta alla vitalità genuina di giovani uomini e giovani donne che si adoperano, anima e corpo, per far conoscere la vera musica indipendente, liberi poi da interessi esterni.

I Casta, dunque, hanno proposto una set list che ha ripercorso il loro ultimo album, e cioè l’ossatura dei live che li hanno visti protagonisti in questi mesi. Dal passato hanno ripescato due tracce, “On & On” e “All I Got”, entrambe dall’album “Noise In The Hood” (2023), ma qui sono state rinfrescate con l’innesto del basso di Giovanni Scarduelli. Spazio anche per la cover di “My Favourite Game”, brano che nella versione live conferma l’ottima fattura di questa rivisitazione in chiave Casta. La proposta dal vivo dell’ultimo album conferma come la band sia in un vero e proprio stato di grazia, con il raggiungimento di una perfetta alchimia sonora. Questa è ulteriormente rafforzata dall’ottimo innesto del basso, che completa un mood già strutturato nel primo lavoro e già ben delineato anche nel primo singolo “Drive” che, confesso, mi piacerebbe molto sentire rimaneggiato con l’attuale formazione (anche “Tonight”…).

La musica dei Casta non contiene né malinconia né nostalgia del passato. Ci vedo piuttosto un’operazione alla maniera dei Calibro 35, ben distante dunque da omaggi o remember, e di quant’altro venga oggi sfornato per appagare i gusti di ascoltatori e ascoltatrici annoiati. I Casta dimostrano, per dirla in modo nazional-popolare, che della musica non si butta via niente, proprio come si dice di un noto quadrupede. Allo stesso modo, non esistono diktat, perché i Casta utilizzano basi, elettronica e anche il tanto vituperato autotune. Come insegna la storia, dipende sempre dall’uso che si fa delle tecnologie che il progresso mette a disposizione.

Gli anni Ottanta hanno insegnato che la musica poteva essere a trazione pop, ovvero popolare, alla portata di tutti; mentre gli anni Novanta hanno mostrato che solo il piccolo e il circoscritto era bello, e non per forza solo elitario. Il risultato per chi, figlio della cultura millennial – come hanno ricordato i tre Casta nell’intervista – è che da tutto questo può derivare un mondo sonoro che guarda alle serie TV, ai locali dove la musica era sfondo e conforto, e alle esperienze musicali che volevano raggiungere la maggior parte delle persone. Il tutto, però, unito alla voglia di suonare per davvero, senza affidarsi solo ed esclusivamente alle macchine. Sul palco, in fin dei conti, c’è la sacra triade – batteria, chitarra e basso – che negli anni Novanta ha dettato legge. Ero stanco della chitarra, racconta Castagnoli nell’intervista. Così la sacra triade è stata contaminata con tutto quello che di buono ha messo in campo quel mondo sonoro che faceva da contraltare al ruvido grunge che arrivava da Seattle.
Ed ecco la magia: la capacità di essere al passo con i tempi senza rimanere ancorati al passato, e guardando indietro solo per andare avanti. La batteria picchia, gli effetti non sono stucchevoli; la chitarra è ben presente, sia nel disco che dal vivo. Nel live, poi, la chitarra diventa anche protagonista anche in brani come “The Others” e “Burning Eyes”. Il basso è il perfetto pilastro che dal vivo arricchisce i pezzi del passato, come “On & On” e “All I Got”, e dà corpo a quelli del presente, da “2+2=5” a “Out Of Sight”, brano che si conferma un singolo di grande impatto. Casta è insomma un’ottima proposta musicale, sia in studio che dal vivo. La sintonia dei musicisti aggiunge calore a una musica che è ancora capace di trascinare gli ascoltatori, non solo come forza del passato, ma come stimolo per cercare nuove vie nel futuro.
Articolo di Luca Cremonesi, foto di Roberto Fontana

Set list Casta Quistello 29 giugno 2025
- Intro
- Music For A Night Out
- Out Of Sight
- Kid
- Loose Ends
- On & On
- Space A22
- My Favourite Game
- The Others
- Burning Eyes
- 2+2=5
- All I Got
