17/07/2026

Johnny Marr, Roma

17/07/2026

Subsonica, Pordenone

17/07/2026

The Zen Circus, Arezzo,

17/07/2026

Planet Funk, Grado (GO)

17/07/2026

Luppolo In Rock 2026, Cremona

17/07/2026

Deep Purple, Este (PD)

17/07/2026

Casino Royale, Bellaria Igea Marina (RN)

17/07/2026

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17/07/2026

Giorgio Poi, Recanati (MC)

17/07/2026

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18/07/2026

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18/07/2026

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Concertozzo 2026 day #2

Edizione memorabile con affluenza record, confermando che finché ci saranno Elio e le Storie Tese la resistenza contro i matusa è in ottime mani

Il caldo di fine giugno si fa sentire in tutta la sua violenza sabato 27, quando una lunga coda di appassionati comincia a formarsi all’ingresso di piazza Giovanni Falcone, location designata per il tanto atteso Concertozzo di Elio e le Storie Tese. Purtroppo, a causa probabilmente di qualche intoppo logistico, la prevista apertura dei cancelli alle 16:00 viene posticipata di quasi un’ora, costringendo la folla a un ulteriore bagno di sudore in piedi sull’asfalto arroventato. Quando finalmente gli addetti alla sicurezza danno il loro benestare, il benvenuto dei presentatori Trio Medusa e Mangoni inizia a echeggiare dai line array del potente impianto, dando il via ufficialmente alla prima parte dell’evento, il cosiddetto Concertozzino.

I KuTso inaugurano il Concertozzino

Quando si parla di Concertozzino, ci si riferisce al pomeriggio precedente all’esibizione degli headliner Elio e le Storie Tese, durante il quale artisti della più svariata estrazione musicale sono chiamati a sfoderare tutti gli assi nella manica loro disponibili allo scopo di intrattenere il pubblico impaziente. Per l’edizione 2026 sono ben otto le formazioni a darsi il cambio sul palco, a cominciare dai KuTso, che abbiamo già conosciuto durante la Jam Session di venerdì 26 (qui il report). L’ensemble romano è particolarmente apprezzato per lo stile che unisce ritornelli catchy in odore di Pop-Punk e groove Funky scatenati, con testi che, sotto la facciata ironica e dissacrante, nascondono spesso e volentieri una forte critica al mondo di oggi.

“Inno al Concertozzo” dimostra fin da subito di che pasta sono fatti: si tratta di un breve brano dalle atmosfere funkeggianti, scritto appositamente per promuovere sui social la partecipazione dei KuTso all’evento. Con la successiva “Che effetto fa”, la band mostra un ottimo tiro e un groove solido ben appoggiato sul tempo, mentre Brian Riente stupisce con un bel solo finale di elettrica, dal fraseggio ricercato ma allo stesso tempo grintoso. Il frontman Matteo Gabbianelli è particolarmente scatenato durante la performance: fa finta di correre sul posto, agita la folta chioma, guida la folla facendo muovere a tutti le braccia da destra a sinistra, anche agli euroscettici, come su “Questa società”. I KuTso chiudono il set con “Elisa”, pezzo nevrotico e tirato presentato, nell’ormai lontano 2015, al 65° Festival di Sanremo, che ha catapultato la band dalla scena underground della Capitale ai televisori di milioni di spettatori italiani.

Associazioni benefiche

Salutiamo i KuTso per dare spazio ad alcune delle associazioni benefiche partner dell’evento, a partire da Fondazione Rizzoli, il cui progetto “Fondo Do.P.O.” ha l’obiettivo di donare protesi fatte su misura a chi ha subito un’amputazione. Viene presentato anche un simpatico gadget, venduto allo stand della Fondazione allo scopo di sostenere questa iniziativa: un portachiavi a forma di “vitello dai piedi di balsa”, chiaro omaggio al celebre brano delle Storie Tese, pensato per i veri fan del gruppo meneghino. Poco dopo, sale sul palco Roberto di CESVI, organizzazione partner del Concertozzo sin dagli albori, il cui scopo è quello di dare una mano a chi vive in contesti di grande disagio e difficoltà in tutto il mondo, come stanno facendo i volontari recentemente inviati in Venezuela dopo il violento terremoto.

Questo tipo di interventi saranno la consuetudine durante tutta la durata del Concertozzino, andando a occupare i cambi palco con delle parentesi dedicate al sociale e alla solidarietà, mentre i quattro presentatori hanno il compito di alleggerire il mood con tocchi calibrati di comicità surreale.

Pepp1 e Le Api al Sugo

È Mangoni a presentare l’artista successivo, l’unico che insieme a Elio e le Storie Tese può vantarsi di aver partecipato a tutte le edizioni del Concertozzo: si chiama Pepp1 e con la sua band, Le Api al Sugo, ci farà ascoltare dei pezzi straordinari sull’amore!

Sul palco, Le Api mostrano un look decisamente particolare; il chitarrista Marco Carboni, il batterista Alfonso Donadio e il tastierista Jack Zorzi hanno infatti un elmo da antico romano sul capo, mentre il bandleader suona il basso agitando i lunghi capelli castani, nello strumentale che introduce l’esibizione della band. Ci sono forti richiami al Progressive Rock degli anni Settanta nella musica di questi ragazzi, in cui atmosfere fiabesche al sapore di Mellotron fanno il paio con prodezze da far cascare la mascella per terra, come il pregevole solo di Pepp1, con il quale il musicista mette in mostra la propria abilità alternando parti velocissime in fingerpicking con fraseggi percussivi suonati con la tecnica dello slap. Il mood si fa inquietante con “Cagnolotto di paglia”, il cui incipit è debitore delle sonorità dei primi King Crimson, mentre il frontman descrive il brano come la storia di un matematico insidiato da muratori bergamaschi, i quali vorrebbero concupire sua moglie. Tra poesie futuriste assurde – declamate languidamente con una foto di Solange tra le mani – e intermezzi onirici e trippy, Le Api al Sugo giungono al termine della loro performance, salutati dall’applauso entusiasta del pubblico biellese.

Allo scopo di dare continuità agli spazi sociali prima della band successiva, sale sul palco Alberto dell’associazione Luna Blu, un pastificio di La Spezia che ha, come obiettivo principale, quello di favorire l’integrazione e il sostegno a ragazzi inseriti nello spettro autistico e con disabilità intellettiva. L’associazione offre il suo supporto alle famiglie dal momento della diagnosi fino al programma “Dopo di noi”, creato per favorire l’inclusione in contesti lavorativi, sportivi, abitativi e di tempo libero.

COMRAD

È il momento di salire sul palco per i baresi COMRAD. La band di Gió Sada prende da subito a schiaffoni il pubblico del Concertozzino con un sound detuned enorme e massiccio, a contrasto con una voce che non ha paura di sporcarsi le mani con melodie catchy e coinvolgenti, come in “Nati stelle”. Il vocalist spende belle parole per il Circolo Gagarin di Busto Arsizio, uno di quei posti dove si fa la musica dal basso e che vanno supportati, questo pezzo è per loro, prima che il riffing schiacciasassi dei chitarristi Pierpaolo Caldarola e Giovanni Lisena non lo scaraventi nel groove dell’inedito “Cose purissime”.

I COMRAD dedicano la conclusiva, energica “Dolce dorme” a qualcuno che se ne è andato prima del previsto; quando stanno per accingersi ad abbandonare lo stage vengono richiamati all’ordine da Gabriele Corsi, che li invita a godersi l’applauso scrosciante di piazza Falcone, pienamente meritato. Laura spiega al pubblico biellese la rivoluzione dolce di SbrisolAut, un’impresa sociale che si occupa dell’inserimento lavorativo di persone autistiche tramite la produzione del dolce tipico di Mantova, la sbrisolona. Al termine di questo intervento, i conduttori decidono di roastare tre ragazzoni vestiti da neonati troppo cresciuti che si aggirano per il pubblico, ipotizzando poi un eventuale rimborso del biglietto a loro favore, come risarcimento per le punzecchiature subite.

Planet Butter

I Planet Buttersono introdotti dall’invito di Mangoni a chiudere gli occhi e ad abbandonarsi alla trascendenza, e non a torto; la musica del giovane ensemble lombardo è infatti cosmopolita e intellettualmente travolgente. Groove neo soul, armonie jazzy e un gusto raffinato per gli arrangiamenti avvolgono gli ascoltatori in un abbraccio morbido e scivoloso, come il burro richiamato nel nome stesso del gruppo.

Questi ragazzi sanno decisamente il fatto loro: sugli stacchi indiavolati della sezione ritmica, i soli del sax di Antonio Saldi – che già aveva stupito alla jam del venerdì con i suoi interventi su “Spain”, tra gli altri – si intrecciano con i riff dissonanti del tastierista Filippo Birattari, mentre il phrasing melodico della tromba di Matteo Conzatti è la nostra guida in questa selva di note. Per la parte finale del set, i Planet Butter optano per sonorità vicine al Latin Jazz che fanno ancheggiare tutta la piazza, anche se decidono improvvisamente di virare verso il Rock per citare lo stacco conclusivo di “Tapparella” degli Elii, a sua volta citazione della versione live di “Smoke On The Water”, che manda il pubblico in visibilio.

L’architetto più famoso del Rock italiano riprende subito dopo possesso del microfono, per avvisare i presenti che il liquido con il quale i vigili del fuoco stanno irrorando le prime file, allo scopo di contrastare il caldo torrido, non è acqua. Il significato di questo avvertimento sibillino è lasciato alla libera interpretazione.

A proposito di acqua: forse la pecca più grande del Concertozzo 2026 è proprio la difficoltosa gestione delle code da parte degli stand, con veri e propri fiumi umani a intasare per ore, sotto un sole mai così cocente, l’accesso alle casse. Tralasciando birre e cocktail, anche l’acquisto di una semplice bottiglietta di naturale diventa così un’impresa titanica. Sarebbe il momento di pensare a soluzioni alternative a un problema che è da sempre una spina nel fianco per chi partecipa ai grandi festival all’aperto italiani, magari dando la possibilità di ricaricare la propria borraccia a costo zero in punti dedicati, distribuiti strategicamente lungo il perimetro dell’evento.

Nikki e La Superluna di Drone Kong

Poco prima dell’esibizione de La Superluna di Drone Kong, il Trio Medusa chiama sul palco i rappresentanti della Onlus piemontese Insieme con il San Gaba, che si occupa dell’assistenza a persone con disabilità, oltre che i ragazzi di Birrificio 5+, la cui filosofia assicura birre artigianali realizzate con materie prime di alta qualità, provenienti dal circuito del mercato equosolidale.

Nikki, frontman de La Superluna, è invocato a gran voce dai presentatori, con i quali condivide la comune esperienza come speaker a Radio Deejay. Al basso c’è di nuovo Pepp1, per una scaletta decisamente differente da quella che l’ha visto protagonista: il campo da gioco della band è infatti quello del Rock più classico, come rivendicato con orgoglio dal leader poco prima dell’opener “Laura Kent”. Sarò brutalmente onesto: pur riconoscendo la professionalità e la bravura degli strumentisti, la musica di La Superluna di Drone Kong non toglie e non aggiunge nulla alla qualità generale del concerto. I pezzi sono orecchiabili e divertenti, ma non possiedono particolari elementi innovativi né nella struttura né negli arrangiamenti. Questo non è un difetto, se lo scopo è semplicemente quello di passare una mezz’ora piacevole a saltare come matti e fare casino.

D’altro canto, Nikki dimostra qui di essere un intrattenitore esperto non solo in radio, ma anche sul palco, grazie a un carisma naturale che si sprigiona ogni volta che si avvicina al microfono. L’esibizione della band si chiude sulle celebri note di “Blitzkrieg Bop” dei Ramones, che fa cantare Hey! Ho! Let’s go! all’intera piazza.

Viadellironia

Subito dopo l’arrivederci di Nikki, tornano sul palco i ragazzi di Fondazione Rizzoli insieme ai cuochi di Agnolout, un’altra bellissima attività di ristorazione solidale presente con un food truck all’interno del Concertozzo. In questo caso, si tratta di squisiti agnolotti da passeggio, preparati con i condimenti della tradizione piemontese. Gli applausi per salutare queste due realtà si vanno a fondere con quelli di benvenuto per il prossimo gruppo, le bresciane Viadellironia.

La band capitanata da Maria Mirani propone un Rock graffiante, analogico, con evidenti richiami stilistici agli anni Novanta. È un sound essenziale, fatto di ritmiche regolari e rarissimi voli pindarici, con la voce che dribbla ogni genere di virtuosismo fine a se stesso per puntare su toni confidenziali e teatrali, tra Joan Jett e Gianna Nannini. Il basso di Giada Lembo e la batteria di Marialaura Savoldi sono il cuore pulsante degli arrangiamenti, fornendo una rete di sicurezza perfetta per la vocalist e per la chitarra solista, che non manca di dimostrare la propria destrezza con un bel solo in cui fraseggi di scuola rock blues si intersecano con interessanti passaggi suonati sulla scala minore armonica. Una versione particolarmente grintosa di “Non è un paese per checche” chiude il breve set delle Viadellironia, facendosi ricordare per la danza ipnotica tra il cantato e gli interventi della chitarra.

Il Trio Medusa accoglie sul palco Benedetta Sereno Clerici, la presidente della fondazione con sede a Galliate Apri le Braccia. Con lei ci sono Marco, Raimi e Andrea, tre ragazzi neuroatipici che fanno parte del laboratorio “Food Truck”, presente al Concertozzo con una gustosa selezione di “arancini del nord”, come vengono scherzosamente definiti dalla Clerici. I tre conduttori intervistano brevemente i giovani, con Raimi e Marco a rivelare il loro ruolo di cuochi, mentre Andrea viene simpaticamente preso in giro perché se ci sono persone che fanno tanto, c’è comunque sempre qualcuno che non fa niente! La sua reazione divertita gli fa però guadagnare le simpatie della piazza, che intona il suo nome ritmicamente in coro.

SARAFINE

È un onore per me presentare al pubblico di oggi la vincitrice di X Factor 2023! annuncia un euforico Mangoni al microfono quando è il momento di salire sul palco per SARAFINE. L’artista originaria di Vibo Valentia fa il suo ingresso sullo stage da sola, con un enorme paio di occhiali da sole dalla montatura bianca a coprirne parzialmente il viso. Un loop campionato di percussioni comincia a tambureggiare dall’impianto, rivelandosi presto come una versione da rave del celebre “O Fortuna” di Carl Orff. La natura epica, quasi religiosa del tema principale va presto a collidere con una cassa Hardcore pulsante, come il cuore di un coniglio spaventato, mentre dietro alle transenne capannelli di ragazzi si scatenano sul groove che pompa implacabile dai line array. SARAFINE, intanto, si muove avanti e indietro sul proscenio come farebbe un felino sul punto di azzannare una preda indifesa, per poi simulare con le dita i movimenti che farebbe una direttrice d’orchestra, seguendo ritmicamente la musica come se fosse lei stessa a generare e governare ogni suono.

La successiva “LA REGINA DELLA MACARENA” affronta il tema delicato delle molestie sui minori, sublimato in un beat techno subdolo quanto le attenzioni del Maestro Vladimir verso le sue giovani allieve, di cui la cantautrice racconta sputando sillabe alla velocità della luce, come se volesse liberarsene il prima possibile. In coda, “MALATI DI GIOIA” è l’omaggio della musicista a Franchino, storico cantastorie della vita notturna italiana: un perfetto finale per l’esibizione di SARAFINE, che con la sua musica elettronica è riuscita a teletrasportare i presenti dall’assolata piazza Falcone all’atmosfera industriale e decadente di un club di Berlino.

Quello accorso a Biella in questa caldissima giornata di inizio estate è sicuramente uno dei pubblici più eterogenei che chi scrive abbia mai visto. Ragazze poco più che adolescenti in shorts e top da spiaggia ballano fianco a fianco con nerd dalle sgargianti camicie hawaiane e gli occhiali spessi; punk rockers pieni di tatuaggi e piercing, dalla schiena nuda luccicante di sudore, placano i loro bollenti spiriti non appena avvistano nelle vicinanze una famigliola con bimbi al seguito, mentre gli spettatori più anziani – tanti dei quali appartenenti alla prima generazione di fan di Elio e le Storie Tese – sono guardati con rispetto quando dimostrano di sapersi divertire quanto i loro più giovani epigoni, se non di più. La sensazione di trovarsi tra amici è palpabile, a conferma del fatto che la musica, quando è scritta e suonata con passione, riesce ancora a fare la sua magia nell’anno domini 2026.

Il quartetto di conduttori torna sul palco: interagiscono scherzosamente con il pubblico, con Mangoni ad annunciare solennemente che, secondo i dati dell’organizzazione, sono stati staccati ben 243.727.000 biglietti, mentre secondo la questura il numero è un ben più modesto 1.500. Questo simpatico siparietto fa da preambolo all’ingresso in scena dei ragazzi di Pizzaut, guidati dal patron Nico Acampora. È ormai dal 2017 che Pizzaut persegue il suo progetto di inclusione sociale e lavorativa, offrendo dignità e un futuro professionale a chi soffre di disturbi dello spettro autistico. Partita con serate speciali in cui lo staff prendeva in gestione, una tantum, cucine e sale di svariate pizzerie dello Stivale, l’iniziativa ha riscosso tale successo da aver permesso ad Acampora di aprire ben due locali negli ultimi cinque anni – il primo a Cassina de’ Pecchi nel 2021 e un secondo a Monza nel 2023 – entrambi con spazi progettati ad hoc, allo scopo di eliminare il più possibile le barriere architettoniche e sensoriali che avrebbero potuto creare difficoltà ai quarantuno ragazzi autistici assunti dalla Onlus.

Nico chiede a piazza Falcone di avere pazienza per le code ai punti ristoro, in quanto rappresentano occasioni di lavoro concreto per ragazzi che, altrimenti, rischierebbero l’isolamento all’interno di strutture chiuse. Dopodiché, passa il microfono a Lorenzo e Letizia, due dei suoi dipendenti, che spiegano come quella di Pizzaut sia una grande famiglia, con il patron ad assumere il ruolo di “secondo papà” più che di datore di lavoro. Infine, per chiudere l’intervento, viene richiesto l’aiuto del pubblico per intonare in coro il jingle ufficiale dell’associazione: quando tutta la piazza intona all’unisono Pizzaut! Troppo buona! sono sicuro che una lacrimuccia di commozione abbia fatto capolino nello sguardo soddisfatto di Nico Acampora.

TonyPitony

Sono ormai passate da un pezzo le 19:00, quando l’architetto Mangoni prende possesso del microfono per presentare l’attesissimo ultimo artista ad esibirsi prima del live di Elio e compagni: diamo il benvenuto a un grande cantante, un grande musicista, un grande performer, un grande ballerino, ma soprattutto un grande cultore dell’amore! La band di TonyPitony non perde tempo, buttandosi a capofitto sul lungo strumentale introduttivo. Citazioni a famosissimi brani della musica popolare, riferimenti ai tormentoni più celebri del cantautore mascherato e un’attitudine ritmica marcatamente funky e disco sono gli ingredienti giusti per coinvolgere sin dalle prime note il pubblico biellese. Quando il bandleader fa il suo ingresso in scena con fare stralunato, è travolto dall’affetto della piazza, che canta con lui dalla prima all’ultima frase il pezzo di apertura “RIO DE JANEIRO”, caratterizzato da un groove bossa nova trascinante.

Al di là della maschera di Elvis e del personaggio grottesco, è evidente come Tony sia un musicista e performer dalle innegabili doti. Tiene in pugno i dodicimila presenti come fosse la cosa più naturale del mondo, coinvolgendo tutti in un botta e risposta a suon di scat (parole che non vogliono dire niente, come skibidi boppi, ma che hanno una loro musicalità, spiega); guida con sicurezza la band, alternando falsetti da far rizzare il pelo a tutti i cani dei dintorni con parti vocali sul registro più grave eseguite con assoluta precisione. Cosa ancora più importante, lo slang colorito e spinto che contraddistingue brani come “CULO” o “DONNE RICCHE”, a un ascolto più attento si fa in realtà veicolo di messaggi tutt’altro che misogini, retrogradi e omofobi, accuse subite dal cantante sin dal suo esordio discografico. Un perfetto esempio è “GIOVANNI”, che pur parlando in modo scanzonato di orientamento sessuale, in realtà ridicolizza coloro che si ostinano a vedere comportamenti a proprio dire “ambigui” nel prossimo, solo per non affrontare una intima verità sepolta profondamente sotto strati e strati di conformismo e ipocrisia.

È obbligatorio sottolineare anche la bravura dei musicisti: il groove fornito dalla sezione ritmica guidata da Giovanni Spadaro e Matteo Ceretto è sempre ficcante, con un controllo sul timing ai limiti del disumano, perfetto trampolino di lancio per i soli raffinati del chitarrista Paolo Terminello e del tastierista Sam Cammarana, mentre i fiati di Biagio Schifano e Boris Latina completano il sound con tocchi da big band. “MI PIACCIONO LE NERE” conclude l’esibizione di TonyPitony tra gli applausi dei presenti, così come il Concertozzino pomeridiano. È giunto finalmente il momento di godersi il main event della serata.

Il Concertozzo: Elio e le Storie Tese

Un grande nastro rosso viene teso dai roadie da un lato all’altro del palco, come a volerlo chiudere in un gigantesco pacco regalo destinato al pubblico fremente. Il Trio Medusa ricorda la genesi del Concertozzo, ringraziando le Onlus e i progetti che hanno deciso di partecipare all’evento sin dalla prima edizione datata 2022, oltre ai tantissimi appassionati compressi in un cubo di carne vibrante che dalle 17:00 sopporta il caldo e la sete per amore della buona musica. Il terzetto di conduttori presenta il madrino della serata Valerio Lundini, che prima di procedere al taglio del nastro introduce la band: Faso, Christian Meyer, Cesareo, Jantoman e Vittorio Cosma sono salutati dall’ovazione dei presenti, con il leader Elio a chiudere il cerchio. Sul palco insieme a loro, la storica corista del gruppo Paola Folli e i due giovani pupilli di Meyer Riccardo Marchese e Paolo Rubboli, che durante tutto lo show si alterneranno con il loro mentore alla batteria e alle percussioni.

“Ocio ocio” si rivela essere un perfetto opener per il Concertozzo: il riff cattivo e veloce di Cesareo è un martello pneumatico che frantuma il groove serrato dettato dagli strumenti ritmici, mentre alle tastiere Cosma (da qui in avanti ribattezzato “Carmelo”) e Jantoman duellano nella parte centrale del pezzo con suoni alieni di theremin e synth.

“Cateto” e “Carro” proseguono Il viaggio nella preistoria della formazione meneghina, prima che la ballad “T.V.U.M.D.B” riempia il cuore di emozione quando il sax inizia il suo solo malinconico. Come da tradizione, anche stavolta questa iconica parte non è eseguita da un musicista sul palco: viene infatti riprodotta la registrazione originale presente su “Eat the Phikis”, in memoria del compianto polistrumentista e membro fondatore Paolo “Feiez” Panigada. Da sottolineare anche la prima apparizione di Mangoni, non più come presentatore ma nel suo abituale ruolo di performer – feticcio degli Elii, qui impegnato in una sofferta interpretazione del “peperone”.

È arrivato il momento per Valerio Lundini di tornare sul palco. Smessi i panni del “madrino”, il comico e musicista stavolta assume il ruolo di frontman del gruppo, per una epocale versione di “Cassonetto differenziato per il frutto del peccato” che fa ballare a suon di boogie tutta piazza Falcone. È tra l’altro presente stasera un’altra guest star a condividere con Lundini la stessa attitudine, in equilibrio tra umorismo nonsense e passione per la musica: Carlo Amleto fa impazzire la folla con due dei suoi sketch più famosi, “TG 0 Bomba latina” e “Trittaralla”, dove dimostra, oltre di essere un pianista con i fiocchi, anche tutta la sua abilità di ballerino.

Vedere dodicimila persone oscillare come foglie al vento, mentre cercano di imitare il caratteristico passo di danza reso popolare dal performer, è un’immagine surreale che ben si sposa con l’atmosfera imprevedibile e folle tipica del Concertozzo.

Argento vivo! Sbiancate! Figu! Oklahoma… L’iconica sagoma del “Supergiovane” Mangoni si staglia sul palco, terrorizzando i matusa e il Governo come efficacemente esplicitato dal testo della celebre canzone. È interessante notare il fatto che brani come l’appena citata “Supergiovane” o “Servi della gleba” vengano suonati dagli Elio e le Storie Tese addirittura nella prima parte di scaletta, quando la maggior parte degli artisti in circolazione avrebbe sicuramente scelto una posizione molto più avanzata nel set per pezzi così popolari, se non addirittura in fondo. Questo testimonia quanto del repertorio degli Elii sia entrato ormai subliminalmente nella coscienza collettiva, rendendoli parte della cultura pop italiana come se fossero una versione demente e sotto acido dell’accoppiata Battisti – Mogol.

“Ignudi fra i nudisti” – nella cui versione live la voce di Paola Folli non fa rimpiangere l’interpretazione di Giorgia su disco – è nota per essere un “plagio consapevole” del brano “Suspicious Mind”, portato al successo da Elvis Presley. Poco dopo la fine della canzone, appare da dietro le quinte Tony Hadley per lamentarsi scherzosamente dell’esecuzione: Now let me show you how to sing this song! Dopodiché, inizia a cantare la versione originale del brano accompagnato dalle Storie Tese, seguita da una cover emozionante di “Bridge Over Troubled Water” di Simon & Garfunkel. Il pubblico esplode quando le note iniziali di “Gold” degli Spandau Ballet iniziano a riverberare con forza su tutta piazza Falcone, concludendo così l’esibizione dell’artista originario di Londra.

Il Trio Medusa riprende la parola per introdurre un momento di forte impatto emozionale: durante il primo Concertozzo a Bergamo, nel 2022, un bambino salì sul palco, pronunciando parole di grande valore emotivo. Quel bambino ora è un ragazzo di sedici anni, si chiama Dante ed è il figlio di Elio, e pur essendo neurodivergente ha appena finito di cantare sul palco insieme a Tony Hadley! Una soddisfazione sicuramente enorme per il musicista milanese, che infatti mostra tutta la sua commozione quando il figlio prende il microfono per dichiarare alla folla, con orgoglio, la propria unicità. Ai cori insieme a Dante, oltre a Paola Folli, ricordiamo anche la presenza di Alessia Locatelli e Nicole Bulgarini, che abbiamo già conosciuto durante la Live Jam Session di Palazzo Ferrero e che accompagneranno gli Elii fino alla fine del concerto.

“Il vitello dai piedi di balsa” con relativo reprise, “Uomini col borsello”, “Pipppero®”, “La visione”: la scaletta del Concertozzo di Biella è un vero e proprio greatest hits degli Elio e le Storie Tese, che non lascia tregua nemmeno per un secondo alla moltitudine di spettatori presenti. Quando l’ultimo ospite TonyPitony prende nuovamente possesso del palco, si presenta come Mini Tony Hadley, per poi immergersi insieme alle Storie Tese nella sua interpretazione di “Shpalman”, scelta quantomai azzeccata vista la passione dell’artista per le maschere e l’umorismo scatologico.

Merita sicuramente una menzione la sezione ritmica a tre elementi: Christian Meyer e i suoi giovani badanti Paolo e Riccardo sono la forza motrice dell’intero show, tutti e tre impegnatissimi a passare continuamente dallo sgabello del batterista alle percussioni. In brani come “El pube” o “Parco Sempione” risulta evidente una profondità impressionante nell’arrangiamento delle parti ritmiche, mentre i pezzi più rockeggianti guadagnano una potenza di fuoco da far impallidire l’intero Pantheon norreno, come se invece di suonare con le bacchette stessero percuotendo tom e timpani con il Mjolnir. Poco prima del gran finale, i tre si lanciano in un lungo assolo a sei mani che si guadagna l’ovazione di piazza Falcone, oltre che un sorriso emozionato da parte di Cesareo, seduto di fianco al set di percussioni.

Siamo ormai agli sgoccioli: “Discomusic” e “Born to be Abramo” spremono via le ultime gocce di energia dalla platea biellese ormai stremata, mentre “Tapparella”, unico bis concesso, conclude il Concertozzo con l’iconico coro Forza Panino! oltre a un solo di chitarra splendido, con cui Cesareo dimostra per l’ennesima volta la sua classe di musicista, degno epigono italiano di Steve Lukather.

Outro

Esausti e disidratati ma al tempo stesso felici, i dodicimila di Biella imboccano la via di casa con le orecchie che ancora fischiano, mentre le luci del palco si spengono lentamente. Si conclude così il Concertozzo 2026, lasciando impresse nel pubblico non solo le esibizioni da manuale degli headliner, dei vari ospiti e delle band impegnate a suonare nel pomeriggio, ma anche un messaggio potentissimo di inclusione e solidarietà. Biella saluta un’edizione memorabile dell’evento, con affluenza record e i punti ristoro a cui non rimangono da vendere nemmeno più le briciole, confermando che finché ci saranno Elio e le Storie Tese a suonare sul palco, la resistenza contro i matusa è in ottime mani. Forza Panino!

Articolo di Alberto Pani, foto di Silvia Sangregorio

Set list Elio e le Storie Tese Concertozzo Day #2, Biella 27 giugno 2026

  1. Ocio ocio
  2. Cateto
  3. Carro
  4. Mio cuggino
  5. T.V.U.M.D.B
  6. Cassonetto differenziato per il frutto del peccato (feat. Valerio Lundini)
  7. Gimmi I.
  8. Servi della gleba
  9. Burattino senza fichi
  10. Gargaroz
  11. TG 0 Bomba latina (Carlo Amleto)
  12. Trittaralla (Carlo Amleto)
  13. Il vitello dai piedi di balsa
  14. Supergiovane
  15. Luigi il pugilista
  16. Ignudi fra i nudisti
  17. Suspicious Mind – Elvis Presley cover (feat. Tony Hadley)
  18. Bridge Over Troubled Water – Simon & Garfunkel cover (feat. Tony Hadley)
  19. Gold – Spandau Ballet cover (feat. Tony Hadley)
  20. Il vitello dai piedi di balsa reprise
  21. Uomini col borsello
  22. Pipppero®
  23. La visione
  24. Shpalman (feat. TonyPitony)
  25. Milza
  26. Parco Sempione
  27. Cameroon
  28. El pube
  29. Drum solo
  30. Discomusic
  31. Born to be Abramo
  32. Tapparella
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