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Delta V live Fontanafredda

Nelle prossime settimane il tour toccherà quasi tutta l’Italia, e il consiglio è di andarli ad ascoltare, perché ne vale la pena. Anzi, ne vale la gioia

Per una strana coincidenza, è la terza volta consecutiva che assisto a un concerto dei Delta V in Friuli, e questo sarebbe curioso anche se si trattasse di un gruppo di Udine anziché di Milano. L’8 novembre, l’Astro Club di Fontanafredda (PN) ha tenuto a battesimo il tour “In fatti ostili”, che porta sul palco per la prima volta i brani dell’omonimo album uscito il 17 ottobre (la nostra recensione). Il locale si trova in una bella struttura, poco distante dal centro cittadino e isolato abbastanza da scongiurare il rischio di disturbare qualcuno. Bonus non trascurabile, si trova in una zona in cui il parcheggio non rappresenta un problema. Nonostante Fontanafredda non sia una metropoli, il pubblico riempie la sala ben prima delle 21.30, orario di inizio annunciato: è consolante, perché troppo spesso si ha la sensazione che le persone disertino i concerti per pigrizia o disinteresse.

C’è curiosità e attesa per questo giro dei Delta V nei club, perché il tour precedente (il nostro report) ha avuto soprattutto il fine di scaldare i motori: senza un album pubblicato e con il singolo “Nazisti dell’Illinois” come unico brano nuovo in scaletta, ha avuto il duplice scopo di portare la band sul palco in cerca della necessaria coesione e di spargere la voce sul fatto che i Delta V fossero sul punto di tornare, sei anni dopo “Heimat” (2019): un album tanto pregevole quanto sfortunato, perché venne supportato da pochi concerti, anche a causa della pandemia che colpì pochi mesi dopo la sua uscita. “In fatti ostili” è invece partito molto bene. Il singolo “Regole a Milano”, sostenuto da un video geniale che ritrae molti luoghi della musica ormai scomparsi dalla scena del capoluogo lombardo, ha avuto un ottimo riscontro, trascinando l’album al sedicesimo posto nella classifica FIMI subito dopo la sua uscita.

Verso le 19, mi infilo nell’ex-capannone industriale che ospita l’Astro Club, e trovo i Delta V sul palco, intenti al soundcheck. Il tempo per un breve saluto e me ne vado a cena con mio figlio che – sorpresa! – non sarà il più giovane partecipante alla serata. Questo è positivo: diversi giovani, se non giovanissimi, hanno assistito al concerto con attenzione. Un fatto per nulla scontato, visto che l’appiattimento musicale della scena attuale dista anni luce da ciò che i Delta V propongono: un Pop raffinato ma alternativo, che sotto una relativa facilità di ascolto nasconde uno scavo musicale ben più profondo. Il fatto che in sala si vedano persone di età compresa tra i quindici e i sessant’anni dimostra che la musica della band è trasversale e può raggiungere fasce di pubblico assai diverse.

Mao

L’inizio è previsto per le 21.30, ma slitta un po’ in avanti. L’apertura è affidata al set acustico del cantautore torinese Mao, al secolo Mauro Gurlino, che molti ricordano attivo fin dagli anni ‘90. La sua trentennale carriera è poliedrica: lo abbiamo sentito cantare, lo abbiamo visto in televisione (era uno dei volti storici di MTV) e sul grande schermo, ed è da sempre uno degli agitatori culturali più attivi della scena torinese. Un filo rosso lo unisce ai Delta V, grazie a una passata collaborazione su “Psychobeat” (1999). Nell’arco di circa 30 minuti, Mao propone con chitarra e voce alcuni brani ancora inediti, che confermano la sua natura di storyteller surreale e scanzonato. Lo attendiamo con interesse all’uscita del nuovo disco, prevista nel 2026.

I Delta V salgono sul palco poco prima delle 23 con la stessa formazione del tour precedente: Carlo Bertotti (basso, synth) e Flavio Ferri (synth, chitarre, theremin), accompagnati da Simone Filippi (batteria) e Nicola Manzan (chitarre, violino, synth). Per ultima sale Marti, che prende posto al centro del palco mentre il pubblico applaude con calore. Sullo sfondo, le stesse luci viste negli ultimi spettacoli rendono i musicisti silhouette scure che emergono da controluce quasi accecanti.

Il concerto prende il via con “Essere migliori”, brano iniziale del nuovo album. È una delle canzoni cardine, che in larga parte definisce i temi del disco, e un apripista perfetto per la serata. L’album, come ho avuto modo di scrivere di recente, è dedicato a Milano con un misto di amore e odio: la città è splendida ma difficile, non immune al degrado. Le atmosfere sonore e i testi suggeriscono bene il contesto, e dal vivo il messaggio arriva anche meglio, grazie a un volume sonoro importante e al gioco delle luci che evocano inquietanti scenari alla “Blade Runner”. A “Disciplina del nulla”, sempre tratta dal nuovo album, fa seguito un classico del passato: “Il mondo visto dallo spazio” (da “Spazio”, 1998). È poi la volta di “Nazisti dell’Illinois”, primo singolo tratto dalla nuova uscita, pubblicato lo scorso aprile. In retrospettiva, il ritratto lucido della nostra società che la canzone tratteggia era un annuncio in chiaro dei temi affrontati da “In fatti ostili”, e il titolo – ispirato da una celebre scena del film “The Blues Brothers” – spinge l’ironia verso una preoccupante realtà fatta di estremismi striscianti e isolamento individuale.

L’atmosfera si fa più rarefatta con “L’inverno e le nuvole”, tratto da “Heimat” (2019). Marti ricorda che si tratta del brano con il quale il progetto riprese quota: nel 2018 fu il singolo che annunciò il rientro della band. È una canzone che fa piacere ritrovare, perché rappresenta uno dei momenti più intensi dell’album che segnò il ritorno della formazione, e fu la prima a fare ascoltare al mondo la voce di Marti.

Seguono ben cinque canzoni tratte dal nuovo lavoro. Menzione d’obbligo per “Regole a Milano”, il secondo singolo, che “ci sta portando fortuna”, come dice Carlo. Non si può dargli torto: nel giro di pochissimo tempo il brano ha suscitato un interesse non scontato per una band che si posiziona sulla scena indipendente, nonostante l’album sia stato pubblicato da Universal Music. Ci sarebbe molto da dire sullo stato di tale scena in Italia, ma resta il fatto che ciò che sta facendo la differenza per i Delta V è la cura estrema del lavoro svolto, insieme alla volontà di portare on the road un concerto vero, con cinque musicisti sul palco e un pensiero nitido a monte. Ci sarebbe molto da dire anche su “San Babila ore 20(25)”, che compare su “In fatti ostili” in una nuova versione rispetto a quella che chiudeva “Pioggia rosso acciaio” (2006), diventando di fatto l’ultimo capitolo di una carriera interrottasi poi per dodici lunghi anni. Personalmente credo che sia uno dei brani più rappresentativi della musica leggera (si fa per dire) italiana, e che rappresenti uno dei momenti più alti di tutto il concerto, così come era accaduto nel tour primaverile ed estivo.

A metà set, la band appare solida e compatta, più ancora che nei concerti degli ultimi mesi. Marti ricopre il ruolo più delicato: dà voce a un diluvio di parole importanti, che non dev’essere facile tenere a memoria, e lo fa senza concedersi alcuna posa. La sua presenza scenica è potente grazie alla combinazione della sua statura e del fatto che appare del tutto compresa in ciò che sta facendo, realmente dentro la musica. Pochissime le parole, se mai ce ne sono, tra un brano e l’altro, in base al principio che se una cosa è fatta nel modo giusto non è necessario spiegarla.

La parte finale del set è retrospettiva, e riprende un brano da “Psychobeat” in medley con “Al.C”, il singolo con il quale i Delta V debuttarono nel lontano 1998. Proprio in questo passaggio si nota l’evoluzione della band, che ha mantenuto le sue sonorità inconfondibili fatte di sinuosità elettroniche alternate ad assalti sonori che evocano il rock nel pop, ma ha dato un peso di gran lunga maggiore ai testi, che oggi fanno la vera differenza nella loro musica. “Il cielo che cambia colore” (brano di apertura di “Heimat”) si sposa con “Sul filo” (da “Psychobeat”), mentre la conclusione del set è affidata a “Disturbano” e a “Domeniche d’agosto”, entrambe tratte dal penultimo album.

Per i due bis, i Delta V pescano nel passato, e sorprende l’assenza di “Se telefonando”, che avevamo ascoltato nel tour precedente. Viene eseguito come ultimo brano “Un’estate fa” (da “Monaco ‘74”, 2001), e l’assenza del loro brano più rappresentativo è forse un segno del fatto che, pur non rinnegando i propri trascorsi, la band preferisce concentrarsi sul presente e guardare al futuro. Il concerto è teoricamente finito, e il pubblico applaude a lungo con entusiasmo. I Delta V decidono di salutare quell’affetto sulle note di “Regole a Milano”, che viene eseguita per la seconda volta.

Considerando che è la prima data del tour, che la scaletta è del tutto nuova e che alcuni brani hanno ricevuto per la prima volta il battesimo del palco, abbiamo assistito a un concerto eccellente e di livello assai elevato, al netto di piccoli problemi tecnici, inevitabili in una “prima” e subito risolti. Nelle prossime settimane i Delta V toccheranno quasi tutta l’Italia portando la loro musica nei club, e il consiglio è di andarli ad ascoltare, perché ne vale assolutamente la pena. Anzi, no: nessuna pena – ne vale la gioia.

Articolo e foto di Marco Olivotto

Set list Delta V Fontanafredda 8 novembre 2025

  1. Essere migliori
  2. La disciplina del nulla
  3. Il mondo visto dallo spazio
  4. Nazisti dell’Illinois
  5. L’inverno e le nuvole
  6. Storti
  7. Regole a Milano
  8. Wendy
  9. San Babila ore 20(25)
  10. Panico
  11. Non sei solo tu / Al.C
  12. Il cielo che cambia colore / Sul filo
  13. Disturbano
  14. Domeniche di agosto
  15. Il primo giorno del mondo
  16. Un’estate fa
  17. Regole a Milano

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