Casale è una cittadina piemontese incastonata come una gemma tra le verdi colline del Basso Monferrato, di cui è storicamente ritenuta la capitale. Rinomata per il buon cibo e l’ottimo vino, è sempre stata una fucina culturale ricca di spazi di aggregazione per i ragazzi, con un buon numero di locali e festival per artisti emergenti in cui le band della zona hanno avuto negli anni la possibilità di farsi le ossa, facendo un gran bene alla scena del posto. Purtroppo, Casale oggi è una città che sta lentamente morendo.
Nel giro di vent’anni il capoluogo monferrino sembra essersi definitivamente arreso, trasformato in un dormitorio dalle pretese di pace e silenzio di una generazione impolverata che, forte del fatto di costituire la maggior parte dell’elettorato e per questo affiancata dalla classe dirigente cittadina, ha fatto sì che gran parte dei locali chiudessero o in qualche modo si adattassero a una politica no fun, facendo diventare quelli che erano dei punti fermi per i giovani artisti alla ricerca di luoghi dove esprimere le proprie idee in brasserie e ristorantini per famiglie.
Il Desperate Hills rappresenta in questo senso la Resistenza: prima ancora che un festival, è un collettivo di giovani appassionati – Francesco Ottone, Alessandro Montaldi e Luca Civitillo alla direzione artistica, con Carola Mazzocchi che si occupa dei social e delle grafiche – che ha deciso di crearsi sgomitando un proprio spazio indipendente coinvolgendo non solo gli artisti locali ma anche interessanti band provenienti da altre realtà. Dopo l’esordio dello scorso anno e gli appuntamenti invernali rinominati Desperate Hills Shelter, il 25 luglio il festival è tornato con la sua seconda edizione, ospitato dal Comune di San Giorgio Monferrato, ridente paesino situato sulle colline sovrastanti la città e “casa” ufficiale dell’evento. Il mood è quello caratteristico della sagra di paese fatto di birre alla spina e piatti di grigliata mista, almeno finché all’imbrunire non sale sul palco il primo gruppo.


Aprire la serata è compito dei Manifesti, band più giovane a esibirsi e unica delle tre a non avere ancora all’attivo un’uscita discografica: questa lacuna verrà finalmente colmata in autunno con la pubblicazione del loro primo ep, i cui brani sono ovviamente la colonna portante del set.


Non appena parte “Ballata in fa (sospeso)” non si possono avere più dubbi sulla pasta di cui sono fatti questi ragazzi: sui riff velenosi della chitarra di Bullum si staglia il cantato ora aggressivo, ora teatrale di Red, con testi socialmente impegnati ma che non dimenticano un certo umorismo di grana grossa, il tutto tenuto insieme da una sezione ritmica martellante a cura del batterista Otto e del bassista Nigel. Un curioso ibrido tra CCCP, Skiantos e Verdena, come dimostrano la successiva, bella cover di “Ovunque” e il Punk scanzonato di “Piripi agente del caos”.


Il picco emotivo del set è “La sindrome”, una potente ballad dal sapore alt-rock anni Novanta sul tema della violenza di genere, introdotta da un bel discorso sul legame tra femminicidi e disturbi psicologici, ancora troppo spesso stigmatizzati nel nostro paese in quanto debolezze a cui i “veri uomini” non dovrebbero dare troppo peso; il tema della mascolinità tossica ritorna in “Vannacci pride”, in cui un certo ex-generale riciclatosi come scrittore e personaggio politico si rende conto che le pulsioni che lo animano sono le stesse contro cui ha lottato strenuamente tutta la vita. I Manifesti concludono la loro ottima esibizione con l’oscena fantasia punk di “Filastrocca” per lasciare spazio, dopo un rapido cambio palco, alla band successiva: i Tramontana.


I Tramontana propongono una versione italiana del Midwest Emo made in USA, e sono una realtà ormai consolidata del territorio monferrino: attivi da oltre un decennio – anche se precedentemente conosciuti come Before Sunset – il loro secondo album “Ferite” è uscito lo scorso maggio per l’etichetta romana Kosmica Dischi.


La band colpisce per come vengono utilizzati gli strumenti a corda negli arrangiamenti, con il basso che sconfina spesso e volentieri nella parte più alta del registro, mentre la chitarra solista è invece impegnata nell’esecuzione di originali riff in tapping che vanno a coprire l’assenza di tastiere in modo intelligente. La chitarra ritmica, suonata dal vocalist Alessandro, fa da collante e tiene insieme questi intrecci sonori intricati come ragnatele, come dimostrano l’opener “Piani di fuga” e ancor di più il recente singolo “Anomalocaris”.



Anche se la parte del leone in scaletta la fanno i pezzi del nuovo album, i Tramontana non mancano di eseguire alcuni brani del loro primo lavoro discografico “Complicarsi la vita”, come la marziale “Kawasaki” e “Guerre lampo”, dove la batteria detta legge sul tempo raddoppiandolo e dimezzandolo continuamente.

La chiusura del set è affidata alla ballad “Senno di poi”, accompagnata dalla sola chitarra ritmica mentre tutti i membri della band armonizzano insieme la parte vocale: un gospel in versione emo che coinvolge il pubblico in un canto collettivo a conclusione di una bella esibizione.

Sono intanto passate le 23:30, ed è giunto il momento di salire sul palco per gli attesissimi headliner della serata: gli Aurevoir Sòfia.


Originari di Cinisello Balsamo (che non è come dire Milano, come tengono a precisare più volte), gli Aurevoir Sòfia propongono un Hardcore Punk muscolare e innovativo, con brani sia in inglese che in italiano, caratteristiche che hanno valso ai cinque un biglietto destinazione Budapest per suonare al prestigioso Sziget Festival il prossimo 10 agosto.


La batteria dà il quattro per il primo pezzo “Scuola Sòfia” e il pubblico del Desperate Hills viene immediatamente travolto dal boom sonico creato dal sound potente, quasi metal del gruppo lombardo, mentre il palco diventa un ring sul quale i musicisti affrontano come gladiatori elettrici i rispettivi strumenti.

Il vocalist Luca tiene la platea sul palmo della mano: quando sul granitico riff di “Idol” invita i presenti ad avvicinarsi al palco così saremo un po’ più amici, subito inizia un pogo che si conclude solo a fine concerto, con i componenti delle altre band protagonisti del tentativo di crowdfsurfing richiesto a gran voce dal frontman.

La voce di questo ragazzo è particolare, ha delle inflessioni tra la Trap e il Pop più moderno, evidenti soprattutto nei brani in italiano, come l’ultimo singolo “Ho scritto una lettera” o la frenetica “Copiedicopie”: questo crea un contrasto vincente, che funziona straordinariamente bene nel contesto e scolpisce nei neuroni di chi ascolta le sue linee vocali. La serata si conclude sulle note della melodica “Comunque lo stesso”, con i musicisti seduti in mezzo alla platea durante l’intro della canzone, come a voler finalmente suggellare il patto di amicizia con i presenti precedentemente invocato con tanta passione.

Si chiude così il Desperate Hills 2025: si tratta allo stato attuale di un festival giovane e ancora acerbo, ma che ha tutte le carte in regola per poter pian piano crescere e avere l’ambizione di diventare un nome di rilievo nel panorama della musica alternativa, grazie soprattutto alla passione e all’impegno di chi sta dietro le quinte. Le colline disperate del Monferrato ringraziano.
Articolo di Alberto Pani, foto di Silvia Sangregorio
Set list Manifesti Desperate Hills 2025
- Ballata in fa (sospeso)
- Ovunque (Verdena cover)
- Piripi agente del caos
- Mademoiselle (Edda cover)
- Mercoledì (The Cure cover)
- La sindrome
- Vannacci pride
- Estaetica
- Filastrocca
Set list Tramontana Desperate Hills 2025
- Piani di fuga
- Mare; tempesta
- Anomalocaris
- Non ti devi preoccupare
- Pigmalione
- L’arte più assurda
- Guerre lampo
- ¼ d’ora
- Kawasaki
- Senno di poi
Set list Aurevoir Sòfia Desperate Hills 2025
- Scuola Sòfia
- Ho scritto una lettera
- Idol
- Anything
- Lipstick
- 27 Club
- Copiedicopie
- Cadillac II
- Cadillac
- Comunque lo stesso
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