Il 10 gennaio al Covo Club di Bologna si è tenuto uno dei primi live dell’anno ovvero quello dei Dumbo Gets Mad, freschi (è il caso di dirlo) di “Five Eggs”, loro ultimo lavoro uscito nel 2025. E per ribadire la mia battuta orrenda, devo dire che queste cinque uova sono sicuramente tenute al fresco in questo gelido gennaio del 2026. Serata non facile in città per contendersi il pubblico, dato che nelle stesse ore in altro locale si svolgerà anche quello degli ZU. La band però può contare sui suoi aficionados locali, un popolo decisamente giovane se non coetaneo con la giovane band che dopo poco riempirà la sala. Una band che le uova le dà, non le prende (va bene, questa è l’ultima)!


Bando alle ciance, partiamo subito. Scorgo subito un tamburello appeso su un’asta del microfono, un indizio su quella che sarà un’aria presumibilmente festosa e lontana da situazioni darkeggianti. Salgono sul palco, hanno un look sui ‘70 andante, vedi pantaloni a sigaretta su e a zampa giù. Portano tutti degli occhiali da sole dal design vintage, tranne il bassista che ha già gli occhiali da vista. E sono snelli, dannatamente longilinei.


Si parte subito con l’ultimo lavoro: l’apertura è affidata a “Psychedelic Breakfast”, una sorta di marcia acida poggiata su un bel basso e synth con delle scale nei soli leggermente orientaleggianti. Il cantante Luca Bergomi Dumbo è una colonna danzante, di fianco a lui Caterina Yuka Sforza batte il tamburello, il batterista lì dietro si diverte. Non sono prevedibili, questi Dumbo Gets Mad, non scontati. Mi giro, la folla sta ballando, alcuni hanno le braccia in aria, si stanno totalmente lasciando andare. Li amano, si amano, funziona, c’è reciprocità.

Giochiamo in casa. Siamo quasi tutti di Reggio Emilia, dice il cantante. Eppure, leggo, è una band formatasi tra Reggio e Los Angeles che di tour anche in America ne ha fatti. Locali e internazionali.

Segue “Try to be your best person”, da “Levitate Sessions” del 2023. Li osservo, loro hanno un qualcosa di…non so, sarà la formazione, ma direi qualcosa degli ABBA misti ad alcuni momenti degli Arcade Fire, non solo come presenza. Sono così felici, ecco, allegri. Una naturale alchimia positiva. Mi soffermo sulla tastierista Clara Rigoletti, e seconda voce: ha un ruolo chiave, i suoi suoni non hanno una funzione di tappeto oleoso bensì sono molto dry, secchi, già, e soprattutto ritmici. Dopo il terzo brano inizia a sorridere, sciolta la tensione: ha capito che la serata sta andando bene.

Sono studiati bene i loro cori, ben definiti, che vanno spesso sul falsetto; li sento anche nella terza serpeggiante “Before kiddos bath”, restando sullo stesso album, e su “Congratulations”.

C’è qualche problema con il visual che non va dietro di loro, questa sera, ma questo è il bello del live: se gli effetti speciali non partono, ci si dà dentro comunque con la musica, niente suggestioni aggiuntive: solo la band e il pubblico che continua allegramente ad apprezzare.

Gli assoli di chitarra sono pulitissimi, a volte tra il blues e il country. Nella sonoramente riottosa “Tahiti hungry jungle” (si torna indietro nel tempo al 2013 con “Quantum Leap”; con questa band mi escono doppi sensi continui) tornano a essere orientaleggianti prima di esplodere in un muro più rock; nel durante c’è un cambio di lead vocalist. Sentirei bene questo brano remixato, per dire come il tutto sia ballabile, un brano che è la sorellina di “Pariah” che sentiremo successivamente: questa ha un che di Celentano e Management shakerati con della disco dance rispetto a “Tahiti”.

In “Makes you fly” ho fatto una fotografia con gli occhi; c’è stato un momento in cui Luca Bergomi e Hiroko Hacci si sono guardati e si sono sorrisi felici. Tutto sembrava il ritratto di un’età, di un momento particolare di questa band che non dimenticheranno mai.

La set list procede in maniera disco/funky per poi indossare un tocco più soul e low-fi con “Indian food” (anche qui, siamo su “Quantum Leap”), prima parentesi semi lenta della scaletta. Abilmente sanno tenere su i giri ri-accellerando con il basso distorto nella successiva “Self esteem”, brano ancora più scandito e con assoli al flanger. Sul finale si va sul surf rock.


Sanno giocare bene poi con le suggestioni vintage, al di là del look e delle sonorità: ecco un bel coro da sognante film anni ‘60 che fa ua ua ua ua in “Spizza”, tornando all’ultimo “Five Eggs”. Non posso che immaginare “The depth of an answer” in una versione acustica, chissà se la faranno mai così. Tuttavia ci sarà una parentesi acustica andando sul finale del live.

Il concerto scivola via così, dolcemente, sognante, è come svegliarsi dal tepore di un bel sogno ambientato in tempi positivi, di rinascita, di positività. Forse ci voleva, una fuga estiva. Mi rimetto la giacca, fuori fa freddo.
Articolo di Mirko Di Francescantonio, foto di Giovanna Dell’Acqua
Set list Dumbo Gets Mad Bologna 10 gennaio 2026
- Psychedelic Breakfast
- Try to be your best person
- Before kiddos bath
- Congratulations
- Tahiti hungry jungle
- Makes you fly
- Indian food
- Self esteem
- Spizza
- Pariah
- The depth of an answer
- Plumy tale
- The house of love
- Spacesomething
- Baiscaglione
- Life doesn’t mean much to you
