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Edda live Alessandria

Quando il rumore sparisce, resta in piedi solo chi ha capito che, oltre i follower e i palcoscenici patinati, contano solo le canzoni e le persone

Il 26 aprile L’Officina di Alessandria ha ospitato sul suo palco il cantautore milanese Edda: un colpo da maestro per Monferr’Autore Festival, la manifestazione itinerante capitanata dal direttore artistico Enrico Deregibus, che tra aprile e luglio arricchirà la vita culturale della provincia piemontese con una serie di eventi intellettualmente rilevanti, tra arte, letteratura e, soprattutto, musica.

La venue: L’Officina

L’Officina è un hub culturale polifunzionale in cui possiamo trovare, oltre al club vero e proprio, uno studio pubblicitario, un laboratorio di serigrafia e un complesso di sale prove e studi di registrazione: vero e proprio punto di riferimento nell’alessandrino per chi sente di avere qualcosa da dire a livello creativo che vada al di là del fare le faccette su Instagram, o semplicemente vuole godersi un’atmosfera rilassata e informale mentre ascolta ottima musica e fa due chiacchiere con gli avventori che fanno la spola tra il bancone del bar e il cortile esterno. Appena entrati nello spazio adibito ai concerti, anima de L’Officina, colpisce lo stile industriale fatto di cemento e metallo, addolcito dai soffici divanetti che circondano il palco dai due lati corti; a inizio serata sono poche le persone ad aggirarsi per l’ampio parterre che separa il bar dallo stage, ma è solo questione di tempo prima che uno sciame di appassionati inizi a riempire il sottopalco, in attesa del protagonista dell’evento.

Per gli amici Edda

Edda, nome d’arte di Stefano Rampoldi, non ha certo bisogno di presentazioni: figura chiave della prima ondata di Alternative Rock italiano, frontman dei Ritmo Tribale, con i quali pubblica sei album prima di allontanarsene nel 1996 a causa della sua dipendenza dalle droghe, dopo un silenzio durato dodici anni ricompare improvvisamente nel 2008 con un proprio canale YouTube, sul quale pubblica alcuni brani registrati tra le pareti di casa. Questo è lo snodo cruciale della sua seconda vita artistica: viene infatti messo sotto contratto poco dopo dall’etichetta indipendente Niegazowana Records di Vigevano, con la quale nell’estate del 2009 pubblica il primo lavoro da solista “Semper biot”, scritto a quattro mani con Walter Somà e prodotto al Noise Factory di Milano da Taketo Gohara. I due realizzeranno con Edda anche il secondo album “Odio i vivi”, che ottiene il favore della critica consentendo al cantautore di arrivare in finale nella categoria “Album dell’anno” al Premio Tenco 2012, oltre che a regalargli la vittoria al premio PIMI come miglior solista nello stesso anno.

È da “Graziosa utopia” del 2017 che inizia la collaborazione con il produttore e polistrumentista lombardo Luca Bossi, responsabile della regia anche del successivo “Fru Fru” e dell’ultimo lavoro del 2025, “Messe sporche”. Bossi è anche uno dei componenti chiave della live band di Edda nel duplice ruolo di bassista e tastierista, insieme al chitarrista Francesco “Killa” Capasso e all’ex Timoria Diego Galeri alla batteria, ed è infatti questa la formazione che vediamo salire sul palco de L’Officina poco dopo le 21:00.

Cantando come un goblin

Antennatre Lombardia presenta stasera i dilettanti allo sbaraglio, conduce Cino Tortorella: una gracchiante voce da imbonitore, rubata al primitivo palinsesto delle TV private anni Ottanta, scandisce con sarcasmo l’ingresso in scena di Edda e compagni. “La Diavoletto” – tra i pochissimi pezzi dell’ultimo album disponibili in digitale, vista la scelta controcorrente di distribuire “Messe sporche” principalmente in formato fisico – è un opener di sicuro impatto, con protagonista un bel riff di basso fuzzoso e la voce da lamia del band leader ad alternarsi con naturalezza tra le invettive suadenti ma velenose della strofa e l’esplosione di dolorosa consapevolezza del ritornello.

Due cose risultano chiare fin dalle prime note: l’acustica non proprio perfetta del club alessandrino, la quale purtroppo penalizza in parte l’intelligibilità del mix strumentale, e la notevole pacca dei musicisti sul palco, a compensare ampiamente questo piccolo fastidio con un groove che è come un gancio di Mike Tyson diretto alla mascella dello spettatore. Sto cantando come un goblin, dev’essere la pizza a cena, dichiara Edda tra il serio e il faceto prima che il valzer di “Mucca rossa” riempia la sala di vibes anni Sessanta: in realtà, la voce dell’artista colpisce profondamente per la sua duttilità, dal vivo ancora più che nelle versioni in studio, passando apparentemente senza sforzo dal timbro intimo, cantautorale di ballad come “Lia”, a momenti di furia in cui linee vocali ruvide, nasali, ma affilate come rasoi, arrivano a toccare il soffitto del locale per poi spezzarsi e spezzarci, incanalando con efficacia il tormento raccontato in brani emotivamente intensi quali “Pater”.

Lo stesso cantautore si occupa delle parti ritmiche sulla sua vecchia Telecaster, suonata con la stessa grazia che avrebbe un animale selvatico messo alle strette (Non sembro Paul Gilbert? chiede ironicamente durante l’intro di “Io e te”), ma che funziona con sintonia telepatica insieme all’elettrica di Killa, il quale alterna arpeggi sbilenchi sull’ottava alta dello strumento a disturbanti grattugie distorte.

In “Signora”, il tema melodico centrale immerge la sala in un mood struggente, perfetto tappeto sonoro per la voce che ammette con inquietante candore Quando avrò finito di mangiare ti pugnalerò alla schiena; il set si conclude poco dopo con lo slow tempo straziante di “Macchia”, dove la sezione ritmica sembra quasi incespicare su sé stessa creando un effetto straniante, per poi raddrizzarsi di colpo sul bell’intreccio strumentale che rappresenta il cuore pulsante del brano.

Stasera siamo passati da “A mille ce n’è” alla Carrà, da Cocciante all’eroina, fino all’omosessualità… Ma guarirò: così Edda introduce il primo dei quattro bis, “Spaziale”, accolto con calore da un pubblico che sembra ipnotizzato dall’atmosfera onirica caratteristica del brano. “Zigulì” e “Dormi e vieni” fanno cantare a squarciagola la platea, mentre il continuo alternarsi tra paesaggi sonori psichedelici e groove nevrotici di “Benedicimi” chiude definitivamente lo show.

Outro

Il vero valore di serate come questa sta in quello che succede quando gli amplificatori si spengono. Vedere un artista di culto come Edda gironzolare per il cortile dopo il live come una persona qualunque, chiacchierando, stringendo mani, facendo battute con tutti, fa riflettere su quanto il mondo della musica sia spesso un baraccone destinato a implodere sotto il peso dei propri lustrini. Alla fine, quando il rumore sparisce, resta in piedi solo chi ha capito che, oltre i follower e i palcoscenici patinati, contano solo le canzoni e le persone. Stefano Rampoldi è sicuramente tra questi: un uomo con le mani nel fango e la testa tra le nuvole, che non ha bisogno di filtri per ricordarci cos’è la realtà.

Articolo di Alberto Pani, foto di Silvia Sangregorio

Set list Edda Alessandria 26 aprile 2026

  1. La Diavoletto
  2. Giorni di gloria
  3. Coniglio rosa
  4. Dixan
  5. Mucca rossa
  6. Pater
  7. Organza
  8. 5 meno meno
  9. Family day
  10. Lia
  11. Io e te
  12. Stellina
  13. Signora
  14. Macchia
  15. Spaziale
  16. Zigulì
  17. Dormi e vieni
  18. Benedicimi
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