Gli Einstürzende Neubauten di Blixa Bargeld non smettono mai di stupire. Anche quando sembrano essere in una fase calante, e cioè quando i palazzi non crollano più – così la severa critica attuale li apostrofa – e la loro musica sembra essere mera ripetizione di quanto di buono fatto in questi decenni. Il pubblico del Teatro Sanbàpolis del 3 giugno, location perfetta per questo tipo di concerto prodotto da Ponderosa, ha invece potuto assistere a un spettacolo sonoro che, pur se non innovativo, è di gran lunga ancora capace di stupire per la proposta messa in campo.

Certo, gli Einstürzende Neubauten si sono adeguati ai tempi e propongono un concerto legato soprattutto agli ultimi due lavori che, però, non sono affatto opere minori. “Alles in Allem” del 2020 è stato definito da Massimo Zamboni, non senza ragione, un disco che lo ha lasciato senza parole; mentre l’ultimo lavoro, uscito ormai due anni fa, e cioè “Rampen: apm (alien pop music)”, è la dimostrazione che si può essere pop anche suonando lastre, trivelle e carrelli della spesa.

L’armamentario non manca e il palco, come è sempre stato, sembra più un banco di lavoro che un luogo dove fare musica. D’altronde, chi ha assistito alle prove mandate in diretta streaming due mesi fa, sa bene che la loro sala prove è davvero un luogo di lavoro che ricorda le vecchie ferramenta di un tempo. Il palco di Trento ci si avvicina, e nel corso della serata ogni canzone, ed ogni esecuzione di conseguenza, vede entrare strumenti, macchinari, trivelle, tubi, lastre e quant’altro possa suonare o produrre suoni, compreso un compressore. Nulla di nuovo, ovvio. Certo, ma chi è qui manco la vuole la novità. Anche perché se c’è un gruppo che della novità ha fatto la sua ragion d’essere sono proprio gli Einstürzende Neubauten che, da “Tabula Rasa” in poi, hanno saputo conquistare i caldi cuori dei fan italiani, quanto meno quelli di chi amava la New Wave e il “Cold Pop”, per dirla alla Giacomo Bottà (la nostra recensione).

I sei primi pezzi, dunque, sono un mix e un best of dei due ultimi lavori, con i suoni industrial vecchia maniera di “Ten Grand Goldie”, con la lastra piegata che funge da batteria e che ritengo essere un’invenzione geniale (non a caso, presente in tutto il concerto). Molle e tubi completano l’opera soprattutto in “Wedding”, con Bargeld che si trasforma quasi nel genuino Ferretti, con voce quasi salmodiante. “Pestalozzi” credo che sia una delle composizioni migliori, in assoluto, uscite in questi ultimi due anni, anche se c’è da dire che ricorda molto i lavori che Bargeld ha messo in campo con Theo Teardo (quanto meno l’ultimo lavoro). Eppure ha quella struttura pop, con tanto di ritornello, che lo rende un brano geniale, motivetto degno dei migliori tormentoni, ed è tutto dire. “Ist Ist” dal vivo acquista tutta la qualità di una sezione ritmica potente e prepotente, con Bargeld che, finalmente caldo, urla e grida nel microfono.

Il blocco centrale del concerto è un salto nel tempo di 25 anni, con tre brani presi da “Silence Is Sexy” del 2000. Su tutti è l’esecuzione di “Sabrina” a farla da padrona, a strappare applausi, per un brano ermetico, carico di riferimenti artistici; un vero manifesto poetico degli Einstürzende Neubauten e, allo stesso tempo, una canzone che, musicalmente parlando, contiene mezza produzione indie italiana. Non manca, nella parte finale, “How Did I Die?”, brano preso dall’album del 2014 “Lament”, concept dedicato alla Grande Guerra e che, qui, all’interno di questo show, fa capire bene da che parte si schiera la band tedesca. Senza bisogno di ulteriori parole e discorsi. Come hanno giustamente ricordato, di recente, Vasco Rossi e lo stesso De Gregori. Poi, chi vuol capire capisca, chi non vuole, faccia polemica. Va bene così.


Prima del gran finale, dove Bargeld trasforma un banale compressore in uno strumento a fiato, spazio per “Ein leichtes leises Säuseln” dall’album “Perpetuum Mobile” del 2004. Una canzone che non sarebbe stata male in “The Final Cut” dei Pink Floyd, e dove si scopre un Bargeld capace di emozionare, ben oltre il suo distacco freddo e teutonico, tipico della proposta musicale della band. Il tutto sorretto dal suono di sottofondo di una tela isotermica, che diventa il tappeto sonoro, come nella parte iniziale lo era stato grazie ad un carrello della spesa, e poco dopo grazie ad una trivella, suonata però con una spazzola di ferro.

Nei bis la concentrazione di Bargeld lascia spazio a qualche sorriso, e soprattutto il duetto con la bassista Josefine Lukschy è magistrale in “Stella Maris”, che chiude il set. Peccato solo – se mi è concesso – che non ci sia stato spazio per un cameo del suo lavoro da solista dedicato a Bowie (la nostra recensione), ci sarebbe stato molto bene.

A conti fatti, dunque, gli Einstürzende Neubauten non vanno più indietro degli anni 2000 con il repertorio, e anche questa è cosa buona e giusta. Perché il passato remoto è glorioso, ma ogni artista deve vivere la sua epoca, e le sue variazioni. Gli Einstürzende Neubauten sono stati avanti quando serviva, e ora sanno non essere banali quando la musica rischia, sempre più, di essere una banale ripetizione di se stessa e di lunghe carriere. Sanno ancora stupire, i tedeschi, semplicemente stando ancorati al loro tempo, e alcuna senza nostalgia. Semplicemente sanno guardarsi attorno, con sapienza e con saggezza. Il prossimo 12 settembre saranno a Reggio Emilia, nell’ambito del Barezzi Festival, e fossi in voi non me lo farei scappare.
Articolo di Luca Cremonesi, foto di Marco Olivotto

Set list Einstürzende Neubauten 3 giugno 2026 Trento
- Ten Grand Goldie
- Pestalozzi
- Ist ist
- Wedding
- Möbliertes Lied
- Grazer Damm
- Die Befindlichkeit des Landes
- Sonnenbarke
- Sabrina
- Seven Screws
- Gesundbrunnen
- How Did I Die?
- Ein leichtes leises Säuseln
- Rampe
- Susej
- Stella Maris
