08/03/2026

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Ilaria Graziano, Napoli

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09/03/2026

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10/03/2026

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10/03/2026

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10/03/2026

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Ferrara Buskers Festival 2025

Qui si danza senza passaporti, la musica è il duty free delle menti

Dal 27 al 31 agosto si è svolta la 38° edizione del Ferrara Buskers Festival inaugurato nel primo giorno dalla consegna all’artista Tribalneed, del “premio Gianna Nannini” dalla stessa cantante e madrina in persona.  Durante il weekend la cittadina emiliana è stata decisamente generosa in fatto di musica; se in pieno centro si svolgeva il Festival, parallelamente nella zona universitaria andava avanti l’evento “Acido Acida beer festival” che ha visto presenti negli stessi giorni, come dj, Andy Smith dei Portishead e alcuni componenti dei Gaznevada. Questa convivenza di eventi ha creato un passe partout reciproco interessante: vecchie e nuove proposte in un colpo solo.

Noi vi racconteremo, nello specifico dei Buskers, della serata di sabato 30 agosto durante la quale le strade ferraresi hanno fatto da cassa di risonanza a quelle di tutto il mondo, facendoci conoscere alcune novità e tendenze del momento. Vi descriveremo alcuni di questi artisti invitandovi così alla loro scoperta, ricerca e ascolto. La cosa che si è subito notata è che è stata un’edizione con un’atmosfera più sobria rispetto alle precedenti; se negli anni scorsi gli artisti erano sparsi in numerose strade e stradine, stavolta il tutto si è concentrato in una specifica mappa ad “L”: dal Castello Estense alla bellissima piazza Trento e Trieste, alternando due turni di performance di artisti diversi nello stesso punto. Anche gli orari sono più serrati.

Trikosio (Danimarca)

Trikosio
Trikosio
Trikosio
Trikosio

Davanti alla Cattedrale si sono esibiti i Trikosio dalla Danimarca, un’esplosiva band (semi scalza e con una kefiah se vogliamo accennare dei dettagli dell’outfit) composta da fisarmonica, basso, percussioni, violino e chitarra folk (con effetti) dal sapore balcanico; il gruppo non si è trattenuto in temi come quelli di una canzone che parla di presidenti o in un successivo lento e sognante tango. Gioia e ribellione hanno coinvolto il pubblico contento di battere le mani e ballare. Consigliati a chi ama i Gogol Bordello e Goran Bregovic.

Acoustic Vibes (Italia)

Acoustic Vibes
Acoustic Vibes
Acoustic Vibes

Spostandoci alla fiancata laterale del duomo quindi in piazza abbiamo trovato gli Acoustic Vibes, un trio strumentale composto da batteria, violino e chitarra. Come i precedenti anche loro propongono un genere balcanico “Folk ribelle” ma con un accento più spagnoleggiante nei soli e, sempre per lanciare un sasso “tra le note”, accennano una versione di “Bella ciao”. Sorrido vedendo che dietro di loro impera un McDonald; non posso non notare che anche in strada questo mondo ha simboli e suggestioni molto forti; sembra di suonare tra loghi e stemmi, tra colonizzazioni commerciali e medaglie, talvolta entrambe contestate. Non credo sia possibile ormai per una band trovare un pubblico non schierato per qualcosa. La sensazione in queste prime due performance è che gli artisti si sentono di dover esporre le loro ideologie politiche ma senza dibattiti, lasciando quindi la musica dichiarare sopra le righe.

Blackroll Beatbox (Italia)

Blackroll Beatbox
Blackroll Beatbox
Blackroll Beatbox

Mentre gli Acoustic Vibes eseguono l’ultimo brano entra come special guest un altro buskers che dona un pizzico di apparente elettronica duellando con il batterista nella coda finale. Apparente perché i suoni vengono prodotti con bocca e microfono. Si tratta di un passaggio di testimone: dopo la band folk è il turno del niente poco di meno che campione italiano di beatbox, Blackroll Beatbox, anch’egli italiano. Che dire? Un giovanissimo genio del genere: intrattiene un pubblico meravigliato e stupito con della House fatta con soli bocca e microfono e accennando “Seven Nation Army” dei White Stripes, ovviamente in chiave tecno. Incredibile.

Ataya (Francia)

Ataya
Ataya
Ataya

Proseguiamo lungo la parte laterale di Piazza Trento e Trieste e restiamo in ambiente “tecno- acustico”. Notate come siamo scivolati dal Folk dalle sonorità balcaniche dei primi due gruppi alla Tecno di altri due buskers spostandoci di pochi metri lungo un percorso direi sapientemente studiato. Questa volta abbiamo di fronte questo artista francese, Ataya, seduto di fronte a un enorme libreria, che con maranzano, pedaliera, drum machine e stomp box riesce anche egli a proporre della Tecno nel primo brano per poi andare verso del Trip Hop. Le sonorità sono anni ‘90, ma non le modalità poiché tutto eseguito in maniera semi acustica; questo fa riflettere su come, dopo più di trent’anni, la musica di strada, la musica popolare, non sia più solo cantautoriale ma anche di influenza elettronica di quel decennio che probabilmente sta entrando nella tradizione, non solo con il Grunge. A pensarci, “Karmakoma” dei Massive Attack potrebbe sostituire una pizzica in piazza.

Valheme (Francia)

Valheme
Valheme
Valheme

A quel punto, dopo un paio di brani, decidiamo di seguire una voce proveniente da un vicolo vicino. Vediamo persone che danzano. Restiamo come provenienza in Francia, ma con sonorità e intenzioni ben diverse: l’artista Valheme, seduta alla tastiera dentro un cerchio di luci e con un microfono mobile vicino alla bocca, è giocattolosa, più da cabaret alla busker vecchia maniera: parla con il pubblico rendendolo parte dello spettacolo, lo guida con dei cartelli di cartone, veri e propri sottotitoli artigianali in cui ci sono scritte delle sequenze di vocali da cantare. Una giovane coppia danza con il neonato tra le braccia. Incontreremo più volte Valheme tra il pubblico successivamente, e ci saluterà.

Junta Vecinal (Argentina e Italia)

Junta Vecinal
Junta Vecinal
Junta Vecinal
Junta Vecinal

Percorriamo ora l’altro lato della piazza, lungo i portici. Qui restiamo ancora in ambiente “busker classico” (e continuo a pensare a come il percorso sia stato studiato sonoramente). Abbiamo un contrabbasso e due chitarre folk di cui una con voce. I Junta Vecinal propongono un’isola molto più sobria e a tratti melanconica rispetto agli altri. Molto bravi a gestire i cori nella loro esibizione pura ed essenziale. Così come Valheme, mi danno l’impressione di ascoltare un secolo che si sta allontanando in un sottile eco lontano, mentre il kick inizia a marciare in avanti, sempre più presente nelle nostre orecchie. Consigliati per gli amanti delle atmosfere alla Buena Vista Social Club, seppur più minimali.

Fra La Folla (Italia)

Fra La Folla
Fra La Folla
Fra La Folla
Fra La Folla

Atterriamo nel nostro paese con questo duo, Fra La Folla, che, almeno nel momento in cui siamo passati, propongono cover con chitarra elettrica, voce e delle percussioni fatte di barili, barattoli e pentole. Giocano quindi con dei classici e introducono un pezzo nazional popolare ovvero un Battisti d’epoca. La modalità di esecuzione di questi classici è la particolarità.

Age – Handpan & Didgeridoo (Giappone)

Age – Handpan & Didgeridoo
Age – Handpan & Didgeridoo
Age – Handpan & Didgeridoo
Age – Handpan & Didgeridoo

Ci dirigiamo verso il Castello Estense e incontriamo questo artista il cui nome dice tutto. Atmosfere più mistiche grazie alla suggestione degli strumenti suonati. L’artista si circonda di cellulari posizionati per creare un video. Non faccio in tempo a giudicare l’atmosfera abbastanza “zen” che il brano successivo è in realtà dance. Anche qui una conferma, stavolta venuta dal Giappone, di come la musica di strada sta introducendo nel popolare il beat elettronico. Devo dirlo, probabilmente lo strumento principe della serata è stato il kick: chi con la bocca, chi con una stompbox, chi con una drum machine.

Ilegiana Collective (misto)

Ilegiana Collective
Ilegiana Collective
Ilegiana Collective

Arriviamo infine nella postazione da dove siamo partiti, ovvero di fronte alla Cattedrale di San Giorgio, leggo iniziata nel XII secolo, specifica per far capire il pregiato passe partout dove il primissimo gruppo descritto, i Trikosio, si sono nel frattempo ampliati con altri musicisti creando un collettivo di fuoco. Il pubblico accoglie, balla e salta con affetto su vibrazioni potenti come una pizzica, il tutto ora è ancora più orchestrale essendosi aggiunti degli strumenti. Li guardo, sono giovanissimi e stanno facendo esplodere un numeroso pubblico entusiasta sotto un cielo di una nazione non loro. Deve essere un bellissimo giorno della loro vita. Ma in fondo, la lingua universale l’abbiamo vista all’opera. “La musica unisce dove la politica divide” scrisse qualcuno. Si danza senza passaporti, la musica è il duty free delle menti. 

Articolo di Mirko Di Francescantonio, foto di Giovanna Dell’Acqua

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