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Firenze Rocks 2026 day #3

La lunga notte dei The Cure è stata aperta da Just Mustard, The Twilight Sad e Mogwai

La terza giornata del Firenze Rocks 2026 si è conclusa alla Visarno Arena domenica 14 giugno, con una notte senza tempo in cui Firenze ha riscoperto i The Cure e le sfumature più oscure e introspettive del Rock.

Just Mustard

L’apertura è affidata ai Just Mustard, quintetto irlandese di Dundalk guidato dalla voce magnetica di Katie Ball. Lontana dalle dinamiche tradizionali, la band fonde Shoegaze, Post-Punk, Noise ed Elettronica in un equilibrio affascinante.

Il set si sviluppa attraverso atmosfere dense e stratificate, dove chitarre abrasive e linee di basso profonde trasformano il rumore in un’esperienza immersiva e quasi cinematografica. Il muro sonoro si rigenera sulle ritmiche industriali di “Still”, un brano che aggredisce lo stage e trascina i presenti in un labirinto di feedback taglienti e tensioni sonore in costante evoluzione.

The Twilight Sad

Subito dopo, The Twilight Sad prendono possesso della scena con il loro viscerale e drammatico mix di Post-Punk e Alternative Rock. La band scozzese alterna momenti di pura violenza sonora a squarci atmosferici carichi di pathos. Il frontman James Graham calca le assi del palco muovendosi convulsamente, come posseduto dai demoni delle sue stesse liriche.

Le note dolenti di “There’s a Girl in the Corner” feriscono l’aria della Visarno Arena con una disperazione palpabile, mentre la scaletta tocca picchi d’intensità clamorosi con la splendida e martellante “VTr”, in cui la linea di basso pulsante schiaccia il petto dei presenti, trascinando il festival in un vortice emozionale totalizzante.

Graham, visibilmente commosso dall’abbraccio del pubblico italiano, urla al microfono un sentito Thank you so much, it’s an absolute honor to be here, stringendosi al petto in un gesto di profonda gratitudine. La forza devastante della formazione di Kilsyth risiede proprio in questa dicotomia: la voce fiera, fitta di un marcato e fiero accento scozzese, fluttua sopra pareti di distorsione dondolanti e gelide tastiere in stile New Wave, creando un legame indissolubile con l’immaginario dei Cure. Robert Smith è un loro accanito sostenitore e li ha scelti personalmente come opening act fisso per i tour mondiali, arrivando persino a registrare una cover del loro brano “There’s a Girl in the Corner”.

Con i loro muri sonori monumentali,The Twilight Sad lasciano la scena lasciando ferite aperte e dimostrando al Firenze Rocks la statura di una band immensa, capace di raccogliere l’eredità del Rock più cupo e trasmutarlo in una catarsi contemporanea e dolorosamente autentica.

Mogwai

Nel tardo pomeriggio il palco a trema sotto il peso specifico dei Mogwai, colonna portante ed enciclopedica del Post-Rock contemporaneo. La leggendaria formazione di Glasgow costruisce un’esibizione monumentale, una cattedrale di suono basata esclusivamente su lunghi e cinematici passaggi strumentali e continui, violentissimi cambi di dinamica.

Il set si apre con le trame liquide e geometriche di “Yes! I Am a Long Way From Home”, una lenta ascesa fluttuante che inganna l’arena prima di esplodere in distorsioni fangose, dove i sintetizzatori si fondono a droni chitarristici monolitici e pesantissimi. La band non parla, lascia che sia il suono tridimensionale a disegnare lo spazio, aggredendo l’impianto con feedback taglienti e tessendo una ragnatela ipnotica che collassa in un fragore d’impatto quasi Metal.

Il concerto si sviluppa in un crescendo di rara bellezza che si dilata fino a frantumarsi in un urlo elettrico di rara potenza. Ma è con l’eterna e mastodontica “Mogwai Fear Satan” che la band scozzese firma il proprio capolavoro live alla kermesse toscana: una suite strumentale di oltre quindici minuti guidata da un flauto sintetico e ipnotico che culla gli spettatori, prima che improvvisi e devastanti drop di pura distorsione analogica squarcino l’aria come detonazioni.

Stuart Braithwaite si avvicina fugacemente al microfono solo per congedarsi con un timido e accogliente Grazie mille, Firenze!, prima di lanciare la band nella furia finale. Questo immenso, imponente e assordante muro di suono satura l’aria toscana e prepara in modo impeccabile il palco per l’atteso ritorno di Robert Smith e i suoi, pronti a stregare la folla per due ore abbondanti.

The Cure

Quando i Cure salgono sul palco della Visarno Arena, il tramonto sta virando verso l’ora blu, mentre dalle casse dell’impianto si diffondono i consueti suoni di pioggia a temporale. L’ingresso di Robert Smith è un magnetico paradosso visivo: cammina avanti e indietro sul proscenio con la flemma distaccata e l’algida vitalità di un cadavere, eppure la sua sola presenza catalizza l’adorazione di una folla oceanica.

All’improvviso, le luci esplodono in una tonalità gialla accecante. La band attacca “Alone” e il pubblico va completamente in delirio. Vestito rigorosamente di nero, con l’iconica cascata di capelli parzialmente raccolti in un piccolo codino posteriore, Smith si avvicina al centro della scena con studiata lentezza. Il tema del pianoforte, adagiato su synth gonfi e cinematici, riempie l’arena, avvolgendo i cuori neri come la pece dei presenti. Alle spalle della band, un’enorme e suggestiva raffigurazione in 3D del pianeta Terra ruota verticalmente su se stessa, amplificando il senso di isolamento cosmico del brano.

Senza un attimo di pausa, i Cure colpiscono dritto al cuore la Visarno Arena con il riff inconfondibile di “Pictures of You”, una vera e propria freccia di Cupido per i fan. Sullo sfondo scorre l’evocativa immagine in bianco e nero di una figura di spalle che richiama l’estetica degli anni ’50: si tratta dell’iconica fotografia di Mary Poole, la moglie di Robert Smith, uno storico scatto intriso di malinconia che fa parte dell’immaginario visivo più intimo e celebre della band.

La regia dello show si rivela straordinariamente efficace: mentre i maxischermi laterali immortalano i musicisti sul palco, il monumentale schermo centrale viene utilizzato come una tela artisticamente per proiettare video e visual legati ai temi delle canzoni. Fa eccezione la potente “A Night Like This”, durante la quale l’attenzione si concentra sulla performance pura della band, impreziosita dal graffiante assolo di Reeves Gabrels, lo storico e virtuoso chitarrista solista del gruppo.

Il primo vero boato della platea accoglie le note di “Lovesong”, uno dei momenti più attesi e iconici dell’intero show. Al termine dell’esecuzione, Robert Smith si concede un momento di calore umano e ringrazia la folla con un timido Grazie, grazie infinite, che strappa applausi e sorrisi prima di introdurre la successiva “Secrets”.

Poco dopo, le note immortali di “Just Like Heaven” trasportano Firenze di fronte a un paesaggio marino dominato da una vegetazione rada e scogliere lambite da un mare in tempesta, chiaro richiamo visivo alle coste britanniche della Cornovaglia o della Scozia, paesaggi cari alla poetica della band. Nonostante la magnificenza del momento, il finale del brano viene leggermente inficiato da un piccolo problema tecnico che porta Gabrels a sporcare qualche nota. Ma l’atmosfera torna subito magica con “Treasure”: introdotta dal suo caratteristico tema di archi, la traccia trasforma il palco in una vera e propria astronave extraterrestre. Sul megaschermo appare un disco volante e i fari a testa mobile posizionati sulle americane si muovono in perfetta sincronia con le luci del filmato, dando l’illusione che l’intera struttura stia decollando.

La scaletta si configura come una sontuosa retrospettiva della carriera dei Cure, un perfetto bilanciamento in cui gemme storiche e capolavori del calibro di “Want”, “Fascination Street”, “In Between Days” e “A Forest” si alternano costantemente, catapultando il pubblico nell’oscurità dorata della New Wave degli anni ’80. A questi classici si affiancano con naturalezza i brani tratti dal loro ultimo acclamato album in studio, “Songs of a Lost World”. Ma è con “Endsong” che si raggiunge l’apice dell’intensità: l’atmosfera evocata è talmente densa da ricordare le dilatazioni psichedeliche dei Pink Floyd. Mentre sullo schermo si staglia l’immagine di un pianeta virato in negativo – un profondo e drammatico rosso che contrasta con un cielo blu notte – il lunghissimo assolo finale di Reeves Gabrels sigilla il brano, trasformandolo in una sorta di “Comfortably Numb” in chiave New Wave.

Dopo una breve pausa, i Cure tornano sul palco acclamati a gran voce per un’incredibile e generosa sequenza di ben nove bis. Robert Smith prende il microfono e tenta un approccio con la lingua locale: Purtroppo non so ancora parlare bene italiano, ammette, strappando l’ennesimo applauso caloroso. Poi, con la sua tipica ironia britannica, chiude il siparietto commentando: This joke could never go over!

Il secondo set si apre con la celeberrima “Lullaby”, che fa esplodere nuovamente la Visarno Arena. Sul megaschermo compare l’immancabile ragnatela propria dello spaventoso spiderman che domina il testo.

In “Let’s Go to Bed”, Robert Smith si muove sul palco giocando abilmente con la retroilluminazione: la sua silhouette spettinata appare in controluce come la sagoma di un personaggio uscito da un film di Henry Selick, enfatizzando l’immaginario gotico e fiabesco del frontman. Subito dopo si passa al surrealismo pop art di “Friday I’m in Love”, accompagnata da una delle scenografie visivamente più accattivanti dell’intero Firenze Rocks: tre grandi occhi a forma di cuore che ruotano ipnoticamente sul megaschermo.

Con “The Lovecats”, l’atmosfera si fa quasi jazzata e scanzonata; in questo frangente, “Bobby Smith & the Cure Boys” sembrano quasi un crooner d’altri tempi supportato dalla sua fidata orchestrina. I miagolii della traccia introducono l’iconico e pulsante riff di basso di “Close to Me”, che manda il pubblico letteralmente in estasi per l’ennesima volta. Dopo aver regalato una travolgente esecuzione di “Why Can’t I Be You?”, culminata con un sentito I love you! gridato da Smith alla platea, le chitarre si fanno distorte e scure per confluire nella catarsi finale di “Boys Don’t Cry”. I Cure lasciano il palco sommersi da un applauso assordante, ma c’è ancora tempo per un ultimo, intimo contatto: il solo Robert Smith torna sotto le luci per salutare un’ultima volta i fan italiani, congedandoli con un convinto e liberatorio Fucking excellent! e un arrivederci che rimarrà impresso a lungo tra le mura della Visarno Arena.

Il trionfo di un rito collettivo

Quando le luci si riaccendono sulla Visarno Arena e l’ultimo feedback si dissolve tra la folla impegnata a defluire verso l’uscita, la sensazione che resta addosso è la conferma di come le chitarre più scure e l’atmosfera introspettive abbiano ancora una forte presa sul pubblico. Con la conclusione di questa giornata, il Firenze Rocks si riafferma come uno dei maggiori eventi musicali in Italia, capace di richiamare una platea eterogenea e internazionale attorno a una proposta artistica focalizzata sulla sostanza delle canzoni.

Dalle tensioni noise dei Just Mustard alla disperazione viscerale dei The Twilight Sad, fino alle digressioni strumentali dei Mogwai e alla lunga performance dei The Cure, la musica ha offerto un percorso coerente e d’impatto. Al di lа delle storiche e immancabili fatiche logistiche che un’affluenza di tale portata impone a chi vive la giornata sotto il palco – la complessa gestione dei flussi e dei servizi della calda arena fiorentina è da anni materia di discussione tra i frequentatori – l’evento si chiude lasciando l’immagine di una comunità temporanea che, per qualche ora, ha scelto di condividere lo stesso spazio e lo stesso tempo nel segno del Rock.

Foto di Francesca Cecconi

Set list Just Mustard Firenze Rocks 14 giugno 2026

  1. Seven
  2. Endless Deathless
  3. Silver
  4. Pollyanna
  5. Deaf
  6. Frank
  7. Dandelion
  8. We Were Just Here
  9. Still
  10. Seed

Set list The Twilight Sad Firenze Rocks 14 giugno 2026

  1. Dead Flowers
  2. Designed to Lose
  3. VTr
  4. Attempt a Crash Landing – Theme
  5. Last January
  6. There’s a Girl in the Corner
  7. Waiting for the Phone Call

Set list Mogwai Firenze Rocks 14 giugno 2026

  1. Yes! I Am a Long Way From Home
  2. Hi Chaos
  3. Friend of the Night
  4. New Paths to Helicon, Pt. 1
  5. How to Be a Werewolf
  6. Take Me Somewhere Nice
  7. Ritchie Sacramento
  8. God Gets You Back
  9. Mogwai Fear Satan
  10. Auto Rock
  11. Fanzine Made of Flesh
  12. Remurdered
  13. We’re No Here
  14. Lion Rumpus

Set list The Cure Firenze Rocks 14 giugno 2026

  1. Alone
  2. Pictures of You
  3. High
  4. A Night Like This
  5. Lovesong
  6. Secrets
  7. Just Like Heaven
  8. Treasure
  9. Want
  10. A Fragile Thing
  11. Burn
  12. Fascination Street
  13. alt.end
  14. Push
  15. In Between Days
  16. Play for Today
  17. A Forest
  18. Trust
  19. From the Edge of the Deep Green Sea
  20. Endsong
  21. Lullaby
  22. The Walk
  23. Let’s Go to Bed
  24. Mint Car
  25. Friday I’m in Love
  26. The Lovecats
  27. Close to Me
  28. Why Can’t I Be You?
  29. Boys Don’t Cry

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