Quando il clima primaverile inizia a farsi sentire, Roma torna a palpitare di una vitalità frenetica: eventi e rassegne si sovrappongono in un marasma infinito in cui la vera sfida non è trovare qualcosa da fare, ma decidere a quale concerto rinunciare. Il 23 aprile, la mia bussola ha puntato dritta verso il Monk, uno spazio sempre in prima linea quando si parla di musica indipendente. Ad animare la serata ci ha pensato Indiepanchine, che per l’occasione ha portato sul palco Galea, Satantango e Bouganville. La venue non è strapiena, ma l’affluenza è quella giusta: un colpo d’occhio notevole per tre band indipendenti in un giovedì sera di aprile.
Galea
Galea si presenta sul palco con la faccia dipinta di rosso. Alle sue spalle, un telone bianco dall’estro artigianale, con una stella e il suo nome cuciti sopra. Di lui mi ha sempre colpito l’immaginario visivo, e vederlo dal vivo mi ha confermato che Galea è, prima di tutto, un esteta. Ha un’idea precisa, un binario stilistico che segue con estrema coerenza nonostante una discografia ancora scarna (all’attivo ha solo il singolo “vedova nera”), pur annunciando l’imminente uscita del suo primo ep.


Sebbene l’impianto del locale non sembrasse assecondare perfettamente le sue frequenze – i bassi si perdevano un bel po’ – il carisma visivo ha tenuto tutti con gli occhi incollati al palco, quantomeno per capire cosa stesse facendo e dove volesse andare a parare. C’è ricerca e c’è una visione, anche se la performance vocale ha sofferto di qualche imprecisione che ha forse sporcato la godibilità complessiva. Un progetto interessante, ancora in divenire, ma con ampi margini di crescita.


Satantango
Il cambio palco ci porta dai cremonesi Satantango, che pur essendo nati come duo, si presentano in quattro, includendo basso e batteria. Ero molto curiosa di ascoltarli dal vivo e non sono stata delusa: il muro di suono che ne è venuto fuori è ben superiore all’ascolto su disco. È un sound compatto e coeso, in cui la voce di Valentina Ottoboni spicca per la sua precisione eterea.


Siamo in un territorio shoegaze e dream-pop fortemente cinematografico, evocativo di paesaggi nebbiosi, cupi e malinconici. La loro estetica, che nella copertina dell’album “Satantango” e nella loro identità comunicativa è sempre rigorosamente in bianco e nero, si riflette in un live statico, quasi ieratico, ma dotato di un’emotività densissima.


I riferimenti agli anni Novanta sono chiari – Slowdive e My Bloody Valentine su tutti – e sebbene si possa dire che siano derivativi, la qualità del suono rende vana ogni critica. Brani come “Gioventù, amore e rabbia” o “Permafrost” dimostrano che si può fare musica di nicchia senza rinunciare all’orecchiabilità. Per riempire la scaletta, vengono aggiunte anche le cover di “Washer” degli Slint e una reinterpretazione shoegaze di “I Remember” di deadmau5, entrambe ben riuscite. Il cerchio si chiude poi con “Cinema Tognazzi”, che riporta il gruppo al suo nucleo originario in duo. Semplicemente impeccabili.
Bouganville
A chiudere la serata arrivano i Bouganville e il clima cambia drasticamente. Si passa dall’atmosfera nebbiosa e cupa di Bèla Tarr agli inseguimenti poliziotteschi di Umberto Lenzi, in un alt-rock groovy e cinematico dal basso propulsivo.


La band si dimostra incredibilmente scanzonata, capace di instaurare un feeling immediato con il pubblico grazie a testi che colpiscono nel segno. Con un piglio ironico e profondamente attuale, i Bouganville cantano la quotidianità della loro generazione: si passa dalle peripezie economiche dei giovani alle prese con la partita IVA, alle dinamiche agrodolci delle relazioni sentimentali, fino ai ritagli di vita vissuta in cui è impossibile non immedesimarsi. Menzione speciale al chitarrista Luca Grillo, vero motore della band, il cui tocco indubbiamente definisce e sorregge buona parte del sound del gruppo.


Il pubblico, ormai caldissimo, si lascia andare su hit come “Ventinove”, “Caterina” e “Perdersi”. Particolarmente riuscita anche l’incursione sul palco di Coca Puma per “Lo faccio per te”, brano contenuto nel loro disco “Non esattamente a fuoco”: un twist R&B sofisticato in un set già solidissimo. Nonostante una scaletta più densa rispetto ai colleghi, i Bouganville non lasciano spazio alla noia e si confermano senza dubbio un gruppo da sentire live.

A fine concerto, uscendo dal Monk, la sensazione è quella di aver assistito a un piccolo ma prezioso spaccato del presente. Un live assolutamente riuscito che mi ha permesso di dare vita a quella musica ascoltata solo in cuffia, abbattendo quel muro digitale che spesso ci fa dimenticare l’umanità e corporeità di chi suona. È bello tornare a casa sapendo che queste band non solo esistono, ma suonano maledettamente bene.
Articolo di Marta Mazzeo, foto di Beatrice Fraioli
Set list Satantango 23 aprile 2026 Roma
- Gioventù, amore e rabbia
- Permafrost
- Outro
- Strada Provinciale 6
- Washer (Cover Slint)
- 9.11
- Intermezzo
- Villa Alluvioni
- I Remember (Cover deadmau5)
- Cinema Tognazzi
Set list Bouganville 23 aprile 2026 Roma
- Intro
- Caterina
- Giobbe
- Sogno Silvia
- Non è cosa
- Meditazione Guidata
- Ventinove
- Perdersi
- Lo faccio per te
- Investigazioni private
- L’importanza della techno
- Incantati
- Luce Rossa
- La mia città
