Il 16 maggio il palco dello SpazioHydro di Biella ha ospitato l’esibizione di Giorgio Canali, una delle colonne portanti della scena alternativa italiana, capace di marchiare a fuoco ben quattro decenni di musica con il suono nevrotico della sua chitarra. Sul palco con Canali ci sono ovviamente i Rossofuoco, da più di vent’anni estensione fisica, elettrica, a tratti violenta della poetica cinica e corrosiva dell’artista romagnolo.
L’ultimo della specie: rocker italiano

L’unico rocker che resta in Italia: così Giovanni Lindo Ferretti ha descritto in passato il vecchio compagno di band, una definizione che ben si adatta al percorso artistico di Canali, da sempre fedele alla linea, intrinsecamente ribelle e allergico al compromesso ideologico e musicale. Partito con il ruolo di tecnico del suono per band come PFM e soprattutto Litfiba nella seconda metà degli anni Ottanta, entra a far parte dei CCCP di Ferretti e Massimo Zamboni nel 1989 in qualità di chitarrista, con i quali partecipa alle registrazioni del quarto lavoro della band “Epica Etica Etnica Pathos”. L’album si rivelerà essere sia il canto del cigno dei CCCP, sia l’embrione dal quale, nel 1992, nascerà il Consorzio Suonatori Indipendenti, che nel giro di un lustro rivolterà come un calzino il panorama del Rock italiano più sperimentale e la percezione di esso da parte del pubblico generalista. Sarà infatti il terzo lavoro del gruppo “Tabula Rasa Elettrificata” a scalzare per una settimana gli Oasis dalla prima posizione degli album più venduti nello stivale nel 1997, un risultato impensabile nel decennio di massimo splendore dei Gallagher, almeno per una band nostrana fino ad allora considerata di nicchia. Purtroppo i CSI si scioglieranno l’anno successivo a causa delle tensioni interne, soprattutto tra i leader Ferretti e Zamboni, il quale abbandonerà il progetto, mentre i superstiti, Canali compreso, proseguiranno sotto il marchio PGR – Per Grazia Ricevuta.

Durante l’esperienza con il Consorzio, Giorgio Canali inizia a lavorare sul suo progetto solista, che culminerà nel primo album a suo nome “Che fine ha fatto Lazlotòz” nel 1998. Nello stesso periodo torna anche dietro al banco di regia, in veste di produttore per artisti del calibro di Yo Yo Mundi, Santo Niente, Noir Dèsir e Verdena, che anche grazie al suono enorme donato alle atmosfere del loro primo, omonimo disco dall’intuito di Canali otterranno da subito un grande successo di critica e pubblico.
I Rossofuoco

Potremmo definire “Che fine ha fatto Lazlotòz” il prototipo di quel che saranno i futuri Rossofuoco, vedendo già in line up il batterista Luca Martelli e Marco “Testadifuoco” Greco alla chitarra – che ancora oggi accompagnano il band leader nelle sue scorribande in giro per i palchi – insieme al bassista Claude Saut. Il primo album ufficiale della formazione, “Giorgio Canali & Rossofuoco” esce nel 2004, seguito nel 2007 da “Tutti contro tutti”, dedicato alla figura di Federico Aldrovandi.

All’incedere magniloquente dei CSI i Rossofuoco contrappongono sin dai primi lavori un Rock rabbioso ridotto all’osso, viscerale e disincantato, debitore del Punk così come del cantautorato italiano e non, con testi che descrivono una società mai così misera, giunta al collasso culturale e ideologico. La band all’attività in studio affianca quella dal vivo, macinando chilometri in tour infiniti su e giù per lo stivale e diventando nota per concerti ad altissimo volume, sudati e privi di filtri. Inutile elencare qui il lungo percorso discografico dei Rossofuoco per intero, che ha visto in “Pericolo giallo” del 2023 il suo più recente tassello: passiamo invece al succo di questo reportage, l’esibizione del gruppo a SpazioHydro.
Giorgio Canali & Rossofuoco: il concerto

I Rossofuoco salgono sul palco tra gli applausi del pubblico, e senza dire una parola Giorgio Canali si lancia nel riff introduttivo di “Rossocome”. Il suono della chitarra è grasso, corposo, con quella caratteristica pasta sonora resa possibile solo dal tirare il collo alle valvole dell’amplificatore, mentre la premiata ditta Greco e Martelli è un panzer inarrestabile nell’accompagnare la voce graffiante del frontman.

È chiaro fin dai primi brani che il terzetto stasera ha voglia di lasciare il segno: la versione live di “C’era ancora il sole” guadagna, rispetto al disco, una rauca energia sonora guidata dal martellante groove della batteria, mentre “Un filo di fumo” rimane impressa per un riff di chitarra mesmerizzante, con la sezione ritmica a tirare il timing per i capelli e il cantato a salire e scendere tra toni suadenti da chansonnier ed esplosioni di aggressività anarchica. Sul finale, un solo di Canali che alterna fraseggi noise e un gusto melodico raffinato, condito da generose quantità di phaser e leva del vibrato.

Non ho più l’età per fare ‘ste stronzate, dice il vecchio rocker prima di segnare il tempo con il riff squadrato di “Fumo di Londra”. In realtà Canali dimostra stasera di avere un’energia e un carisma da palco da fare invidia a qualunque ventenne, con una voce che ancora oggi è una lancia conficcata nel costato del pubblico e le mani che aggrediscono la chitarra senza darle tregua, per spremerne fuori ogni singola goccia di suono. Questa sera ho fatto l’errore di cenare e la vodka non va in circolo, ma era tutto troppo buono, maledetta Bea! (riferendosi affettuosamente alla responsabile della cucina di SpazioHydro) E se non sono ubriaco faccio cagare a suonare… Posso avere un refill?


A questo punto inizia visibilmente a divertirsi, e se fino a metà scaletta le interazioni con il pubblico erano sporadiche, quasi a monosillabi, di qui in avanti l’artista non si risparmia a presentare i brani al microfono con sagace ironia(E adesso, un’altra canzone di merda!), elargendo sorrisi alla sala e saltando come un folletto da una parte all’altra dello stage mentre stritola la seicorde. L’ipnotica “Meteo in quattroquarti” è introdotta dall’invito ai presenti ad andare al bancone per farsi un drink in sua compagnia, Tanto il concerto lo vedete lo stesso, e locali come questo campano sulle consumazioni… Purtroppo stanno sparendo tutti, e bisogna sostenerli il più possibile.

“Hit the City” è l’omaggio dei Rossofuoco al compianto Mark Lanegan, in scaletta nei live della band fin dal giorno della morte del cantante statunitense, la cui notizia, spiega Canali, è arrivata loro proprio mentre stavano per esibirsi. “100.000” è caratterizzata da un groove elefantiaco e dalla violenza sonora perpetrata da una chitarra distorta al limite, prima che il virtuosistico solo di Luca Martelli introduca una sezione finale dove il basso in overdrive di Marco Greco diventa assoluto protagonista. In “Precipito”, il coro del pubblico si unisce alla voce solitaria di Canali, che si interrompe per far notare che Abbiamo scritto un sacco di canzoni valide, però apro YouTube e questa sembra essere l’unica che alla gente interessi filmare, riprendendo bonariamente una signora che, alle prime note di chitarra, non ha perso tempo a tirare fuori dalla borsa lo smartphone.

Il concerto si conclude con uno dei brani più iconici dei Rossofuoco, quella “Lettera del compagno Lazlo al colonnello Valerio” che nasconde, tra le righe del testo, la critica di Canali alla sinistra, accusata dall’artista di aver svenduto le lotte e i sacrifici dei partigiani al consumismo e a una presunta modernità.
Outro


A 68 anni suonati, Giorgio Canali si conferma un vecchio leone, ferocemente integro nonostante le cicatrici portate come medaglie al valore di un’esistenza vissuta pericolosamente; uno di quelli che sul palco fa ancora mangiare la polvere a una sfilza di ragazzotti convinti che basti accendere un distorsore per fare Rock. Se la musica dal vivo respira ancora, il merito è di artisti come Canali e i suoi Rossofuoco, che fanno della propria urgenza espressiva uno stile di vita, ma anche degli spazi che continuano ad accogliere e promuovere l’arte e la cultura. Un plauso immenso va a Beatrice, Chiara, Marco e a tutto lo straordinario team di volontari che gestisce SpazioHydro, custodi preziosi di un presidio culturale di cui, oggi più che mai, abbiamo un disperato bisogno.
Articolo di Alberto Pani, foto di Silvia Sangregorio

Set list Giorgio Canali & Rossofuoco Biella 16 maggio 2026
- Rossocome
- C’era ancora il sole
- Un filo di fumo
- Morire perché
- Undici
- Fumo di Londra
- Coule la vie/Alealè
- Wounded Knee
- Pulizie etiche
- Cosmetico
- Meteo in quattroquarti
- A occhi chiusi
- Morti per niente
- 1, 2, 3, 1000 Vietnam
- Hit the City (Mark Lanegan & PJ Harvey cover)
- Ci sarà
- Nostra Signora della dinamite
- 100.000
- Precipito
- Mostri sotto il letto
- Lettera del compagno Lazlo al colonnello Valerio
