È partito da Roma, lo scorso 16 giugno, il tour estivo di Giulia Mei, che vede la cantautrice palermitana nuovamente sulla scena con una tournée che porta il nome dell’ultimo album, “Io della musica non ci ho capito niente”. Un live organizzato nell’ambito della rassegna capitolina “Arci Roma incontra il mondo”, per un pubblico che non si è limitato ad ascoltare, ma ha interpretato attivamente il messaggio dell’autrice, vincitrice dell’ultima edizione del Premio Rino Gaetano, trasformandolo anche nella sua di “bandiera”.

Al centro della performance e della cifra artistica di Giulia, infatti, ci sono tematiche che spaziano dall’autodeterminazione alla libertà, dalla consapevolezza femminile all’inclusione, toccando intrecci e legami affettivi in ogni loro forma. Parole dritte, ritmi che si concedono virtuosismi connessi alla musica classica e approdano, con audacia, su taglienti divagazioni elettroniche, alternando delicatezza e forza. Immagini descrittive che pennellano personaggi, ricordi, situazioni – anche scomode – e la sua Palermo che, come tutti i grandi amori, ricorda dal palco, “un po’ si ama, un po’ si odia”, nella certezza che l’esserci nata la porterà, quasi certamente, a concludere lì i suoi giorni. Una fase ciclica dove si cambia, ci si evolve, ma poi si torna al punto di partenza. Radici.

Dal particolare al generale. Lo sguardo si allarga e, dal capoluogo siciliano, si espande sul mondo trattando non solo la propria di infanzia, ma anche quella delle tante bambine a cui questa, ancora oggi, viene negata (“Ȃ picciridda mia”).

Un dialogo diretto che volutamente abbatte la barriera col pubblico e affronta argomenti universali che toccano sfere come il rapporto con i genitori e la gestione del peso di “deludere le aspettative”, scegliendo in autonomia il proprio percorso. Un processo faticoso, a tratti doloroso, ma inevitabile nel meccanismo che porta a fare i conti, prima o poi, con la verità individuale, distaccandosi dal racconto collettivo che, in modo rassicurante, ci vorrebbero attribuire.

Un concerto dall’energia singolare, calibrato per godere pienamente di una setlist bilanciata tra pezzi riflessivi e vere e proprie esplosioni dance, cariche di grinta e rabbia, rese possibili anche grazie ai musicisti Vezeve e Dario Marchetti (i suoni, ancora una volta, sono curati da Vittorio Di Matteo) per una serie di appuntamenti in tutta Italia fino allo storico Sziget Festival di Budapest. Tra i brani eseguiti “H&M”, “La vita è brutta”, “Drammaturgia”, “Cara Allegria” (feat. MILLE), “Io della musica non ci ho capito niente”, pezzo accattivante dove un mix di voci dissonanti sembrano farsi spazio, a gomitate, tra i pensieri più nascosti della cantautrice. E, ancora, tracce dell’album di esordio e anticipazioni della nuova produzione musicale.

A chiudere la prima data romana il suo pezzo-inno: “Bandiera”, che Giulia Mei canta in mezzo alla gente. Così il concerto diventa una festa, una manifestazione, qualcosa di semplice ma, al tempo stesso, potente. Uno spazio sociale che restituisce alla musica una delle sue connotazioni più belle: quella della condivisione viva.
Articolo e foto di Antonella Andriuolo
