Sinceramente, quando ho comprato “La Giostra” (la nostra recensione) davo per scontato che non avrei mai ascoltato live questo lavoro dei Guano Padano, e cioè Alessandro “Asso” Stefana (chitarre), Zeno De Rossi (batteria) e Danilo Gallo (basso e contrabbasso), con ospite Enrico Rava. Il destino ha voluto che il gruppo, con il super ospite, decidesse di realizzare un mini tour che ha fatto tappa a Correggio, al Teatro Asioli, giovedì 20 maggio, nell’ambito di Correggio Jazz. Un ottimo festival, che ci ha accolto con gentilezza, cortesia e grande professionalità. Merce rara, di questi tempi.

In tanti anni di live, e in molti concerti ascoltati dal vivo, raramente mi è capitato di pensare e ripensare al tutto partendo dagli ultimi attimi del finale. I Guano Padano fermi, mentre Rava soffia leggermente nella sua tromba. Il teatro, in religioso silenzio, ascolta quell’attimo, quel piccolo evento di non-suono. Di fatto, si sente solo il suo respiro dentro il suo ottone, corredato dal tocco delle sue dita sui pistoni. È un attimo, pochi secondi.



La luce blu avvolge il palco, Rava è illuminato a metà. Siede sullo sgabello con una gamba appoggiata a terra. La postura è la sua: leggermente indietro, con la tromba in alto, senza eccedere. Gli occhi chiusi. Fiato e dita creano un suono unico, magico, inatteso. È il finale di uno show durato poco più di 90 minuti. Un concerto nel quale si è eseguito un canovaccio, certo, ma questo non ha impedito di creare una magia sonora, la stessa catturata nel disco, lavoro registrato in presa diretta nel 2024 a Forlì.

Ricreare quella magia, che doveva restare un unicum, non è facile, ma quando sei davanti a quattro musicisti speciali, esponenti di spicco del jazz internazionale, come nel caso di Rava, artista che è già nei libri di storia del jazz e della tromba, al quale si aggiungono “Asso” Stefana, chitarra storica di Vinicio Capossela, con progetti solisti molto interessanti, fra i quali l’omaggio a Neil Young con Cristiano Godano (la nostra recensione), Zeno De Rossi, anche lui nel cerchio magico di Capossela, batterista jazz che, in Italia, non ha eguali, e Danilo Gallo, musicista top di Musica Jazz nel 2010, con all’attivo oltre 130 incisioni, ricreare la magia originaria, si diceva, non è facile. Riuscire a farlo, e per di più con la capacità di emozionare un teatro intero, che resta affascinato dall’inizio alla fine, è arte magica per eccellenza.

La scaletta non si discosta troppo da quella del disco, in una sorta di eterna ripetizione dell’uguale dove, però, le piccole differenze rendono il tutto unico. Partiamo da Rava, che in questa serie di concerti, all’età di 87 anni, suona la tromba in modo magistrale. La presenza sembra silenziosa, ma quando entra in scena regala attimi che impreziosiscono il tutto. La sua tromba urla come in “Lynch”, accarezza e insegue come in “Last Night”, duetta, come nel caso di “The Godfather”. Dominanti sono i suoi suoni e quelli delle chitarre di Stefana, alle quali aggiunge l’armonica a bocca.


Zeno De Rossi fa suonare qualsiasi pezzo della sua batteria e “Katcharpari”, lo confesso, risulta persino migliore di quanto c’è inciso sul vinile. Il suo tocco è morbido e, se è vero che Stefana è l’alter ego di Rava, allo stesso tempo De Rossi amoreggia con i suoni della tromba. Li accarezza, non li aggredisce, e il risultato è una morbida bellezza sonora dove pelle e ottone si fondono insieme. Sembra essere in disparte solo Danilo Gallo, ma basta guardarlo e sintonizzarsi sul suo basso per capire come tutta l’impalcatura si regga in piedi grazie alle sue note.


Insomma, il risultato è una perfezione niente affatto stucchevole, e neppure di maniera. I Guano Padano e Rava, che si allontana dal palco solo una volta, lasciando la scena alla band per un pezzo di repertorio preso dai quattro album del gruppo (uno migliore dell’altro, e sono da avere tutti), hanno dunque regalato 90 minuti di bellezza, senza perdersi in chiacchiere e senza uscire da un sentire seminato e ben rodato.

Certo, chi segue Rava sa che l’improvvisazione è fra le cifre stilistiche del Nostro, ma in questo contesto, come abbiamo già scritto nella nostra recensione, Rava si mette nuovamente in gioco ed è a disposizione di un progetto che pesca nella musica americana, nel folk, nella musica del cinema, in quella di frontiera, polverosa, arsa dal sole e contaminata dalle tante voci che affollano un deserto immaginifico e rarefatto.

Le dita del finale, recuperando l’incipit di questo live report, fanno da contraltare a quell’armonica che Stefana allunga e tira quasi all’infinito nel suono che ne estrae, creando quel senso di deserto, di attesa e di passione che, però, la tromba di Rava ravviva. Un progetto speciale, davvero, che merita di essere ascoltato dal vivo. Non sarà facile trovarlo in giro, dato che i musicisti hanno tutti tanti progetti, ma quando e se ricapita, vale tutta la strada che si deve fare.
Articolo di Luca Cremonesi, foto di Giulia Bui
Set list Guano Padano 20 maggio Correggio
- Last Night
- Lynch
- The Godfather
- Katcharpari
- Dago Red
- Pipe Down
