Venerdì 28 agosto è il secondo giorno della diciottesima edizione di Jazz:Re:Found: il celebre festival creato e diretto da Denis Longhi anche quest’anno fa venire l’acquolina in bocca agli appassionati, con una selezione musicale che va dal Jazz alla musica etnica, fino all’Elettronica più avanguardistica, il tutto nella splendida cornice delle verdi colline che circondano Cella Monte, nel Monferrato casalese. Siamo ormai nel vivo della manifestazione: fin dalla mattina, infatti, il popolo di Jazz:Re:Found invade il dedalo di stradine che, dalla via principale del paese, portano ai vari spazi dove è possibile trovare, oltre a concerti e dj set, anche interessanti attività extramusicali, dallo yoga alla meditazione mindfulness, allo scopo di schiarire la mente e riattivare il corpo dopo la sbronza di musica (e non solo!) della sera precedente.
Tocca al resident selector Andrea Passenger inaugurare questa seconda giornata dalla collina di San Quirico, con una gustosa selezione che mette insieme House e Afrobeat, Soul e Funk, in un calderone sonoro che già dalle 10:00 fa ballare il pubblico più mattiniero; alla console di San Quirico si alterneranno per tutto il giorno dj set di qualità eccellente, come quello del producer Lorenzo Morresi, che da Londra porta nel Monferrato sonorità rare groove e psichedeliche, mentre l’artista tedesco Danilo Plessow – noto anche con lo pseudonimo MCDE – propone gemme sonore da ogni parte del mondo, dal Jazz spirituale al Funk, fino alla Techno di Detroit. Da oggi è aperta anche l’area denominata Ecomuseo, anche se il suo utilizzo è stato riformulato rispetto agli anni passati: invece di assistere ai concerti, sarà infatti possibile per i presenti rilassarsi sul prato del giardino interno di Palazzo Volta, guardando l’orizzonte al di là delle colline, mentre dall’elegante salottino che spicca alla sinistra dell’entrata dj e musicisti di caratura internazionale propongono listening sessions soffuse e selezioni musicali di sicuro impatto.
La giornata odierna vede attivarsi nel primo pomeriggio anche il piccolo palco battezzato Buen Retiro, con la cantante, poetessa e rapper londinese Amy True a dare il via alle danze con una performance elegante e potente, che unisce la tradizione poetica e impegnata dell’Hip Hop al groove moderno della scena jazz made in UK. A seguire, l’ensemble guidato dal batterista britannico Tom Skinner propone una versione stralunata e psichedelica del Jazz contemporaneo, apparentemente priva di schemi: qui, i fill imprevedibili di Mr. Skinner sono allo stesso tempo il collante che tiene unito il tessuto sonoro e l’elemento in grado di destabilizzarlo, mentre i temi in outside playing dei fiati e il walking sinuoso del contrabbasso fanno la loro parte nel dipingere il mesmerizzante affresco di note voluto dal bandleader.
Aja Monet
Come di consueto, è il giornalista e “best friend forever” di Jazz:Re:Found Damir Ivic a presentare gli artisti che stasera si esibiranno sul Main Stage, a partire dalla performer, scrittrice e attivista afroamericana Aja Monet. Cresciuta a Brooklyn ma losangelina di adozione, la Monet inizia a farsi notare giovanissima nella scena della poesia orale di New York, arrivando a vincere il prestigioso titolo di “Nuyorican Poets Café Slam Champion” a soli diciannove anni. Affianca alla poesia l’attivismo per i diritti dei lavoratori, il femminismo nero e la giustizia razziale, co-fondando spazi culturali e progetti di emancipazione della comunità attraverso le arti a Miami e Los Angeles, oltre ad essere una fervente sostenitrice della libertà del popolo palestinese. Sin dall’esordio discografico “When the Poems Do What They Do” del 2023, la musica della Monet fonde Spiritual Jazz, Soul contemporaneo e Blues con pennellate di ritmi afro-cubani, il tutto sovrastato dallo spoken word impregnato di resistenza politica dell’artista statunitense.
Aja Monet si muove per il palco con la grazia felina di una pantera, mentre declama con voce profonda e suadente i suoi versi, talmente potenti da vibrare con violenza dentro pelle, carne, ossa, denti e cuore di ogni singolo spettatore. Grande spazio è dato alle composizioni tratte dal più recente album da studio “The Color of Rain”: “Hollyweird” è un compendio delle contraddizioni della società californiana guidato dalla voce distorta della performer, mentre la pulsazione ritmica puntata è un martello pneumatico a picchiare sulle tempie della platea, prima di rarefarsi di colpo su un outro atmosferico; “For the Congo”, dedicata alle indicibili sofferenze dello Stato centroafricano, è caratterizzata dal groove afro delle percussioni, che evolve gradualmente in un solo di batteria violento come la Storia di questo sfortunato paese; “Love is a Choosing” è introdotta al microfono da Aja, la quale urla a pieni polmoni Amore, amore, amore al pubblico italiano, con la band ad accennare il famoso tema di “That’s Amore” di Dean Martin prima che le note del pianoforte si mettano a inseguire a perdifiato le bolle di sapone che volteggiano sullo stage, soffiate dalle labbra della bandleader.
A introdurre la conclusiva “Elsewhere” è una profonda riflessione incentrata sulla situazione sociopolitica degli Stati Uniti: l’incipit del brano ha le caratteristiche di una jam session intima, ipnotica, guidata da un tema di otto note quasi primitivo ma straordinariamente efficace, per poi espandersi in un climax Soul avvolgente e di impatto, durante il quale Aja Monet presenta la band e dà l’arrivederci al pubblico di Cella Monte.
Nu Genea
La storia dei Nu Genea è strettamente intrecciata con quella di Jazz:Re:Found sin dall’edizione svoltasi a Torino nel 2018, che vede il duo campano esibirsi per la prima volta sul palco del festival piemontese, presentandosi addirittura con il vecchio moniker “Nu Guinea”. Da quella performance, ne è passata di acqua sotto i ponti: il successo del secondo album “Bar Mediterraneo” del 2022 trasforma Massimo Di Lena e Lucio Aquilina in superstar, capaci di scalare le classifiche con le sonorità spensierate, anche se spesso venate da un’ombra di malinconia, del cosiddetto Neapolitan Sound, sulle orme di Pino Daniele, Napoli Centrale e Toni Esposito – e non solo, visto il pout-pourri di influenze impresso nel codice genetico del progetto. Mentre in studio lavorano come alchimisti sonori, alla costante ricerca dell’equilibrio perfetto tra melodie catchy e raffinate parti strumentali, dal vivo i Nu Genea si trasformano in una macchina inarrestabile, con una band di ben nove elementi ad accompagnarli nelle quasi due ore di show. Ed è con questa formazione che si presentano al pubblico di Jazz:Re:Found 2026, una chiusura del cerchio resa ancora più significativa dal nome scelto per questa edizione: “HOMECOMING”, ritorno a casa.
La scaletta non dà un attimo di respiro a una platea a memoria mai cosi ancheggiante, fin dal brano di apertura “Ma tu che bbbuò”. È infatti un’impressionante sequenza di successi quella inanellata dalla band campana, che non smette nemmeno per un secondo di macinare groove per la gioia dell’oceano di corpi danzanti che si muove davanti al palco come un’unica, gargantuesca entità oscillante. I pezzi tratti dal più recente album “People of the Moon” – per esempio “Sciallà”, “Carè”, “Puleza” – sono accolti con l’entusiasmo riservato a composizioni già ascese al rango di nuovi classici, anche se sono i brani simbolo “Tienatè” e “Marechià” a far letteralmente esplodere la folla stipata sotto al Main Stage, con l’outro di quest’ultimo a mettere in luce il talento cristallino della corista francese Cindy Pooch.
Una cosa colpisce in modo particolare della proposta musicale dei Nu Genea: la capacità di far apprezzare al grande pubblico, tra un tormentone e l’altro, anche generi storicamente giudicati “difficili” come il Jazz-Rock o la Fusion, di cui sono impregnati i lunghi, impressionanti duelli a colpi di note tra i musicisti sul palco ad arricchire gli arrangiamenti live, oltre ovviamente agli strumentali come “Disco Sole”, il cui tema principale viene cantato all’unisono da tutti i presenti.
Le frontwoman Giulia Olivieri e Kamira coinvolgono gli spettatori spesso e volentieri, con handclaps a ritmo con le percussioni e botta e risposta tra palco e platea, oltre che a prodursi in performance vocali solide e convincenti, come sulle fan-favorite “Doje Facce” e “Vesuvio”, mentre “Je vulesse” è impreziosita da un solo da far cadere la mascella dell’ottimo Paolo Petrella al basso. Il groove sospeso e psichedelico di “People of the Moon” mette la parola fine allo show dei Nu Genea, salutati dall’ovazione di un pubblico entusiasta, che sicuramente non ci penserebbe due volte a riavvolgere il nastro, per godersi da capo le sensazioni provate durante questa serata.
La voce di Damir Ivic sembra essere solo leggermente incrinata dall’emozione, mentre annuncia al pubblico che Questa sera è stato stracciato ogni nostro record di ingressi, e noi di Jazz:Re:Found siamo particolarmente felici sia capitato proprio con i Nu Genea, perché con loro abbiamo un rapporto speciale. Lucio e Massi fanno parte della nostra famiglia da tanto tempo, e il successo che stanno ottenendo con la loro musica rende tutti noi molto fieri. Compresa Alessandra, ovunque lei sia in questo momento. Il riferimento è ad Alessandra Vigna, personaggio chiave dietro al successo di Jazz:Re:Found, portata via nel 2023 da un male incurabile, alla quale è dedicato il progetto benefico “Ale per Sempre”. Il giornalista originario di Verona scende dal palco, per lasciare spazio al dj set di Dj Storm sull’antistante palco del Dancing, mentre a San Quirico Tereza fa ballare tutti fino a notte inoltrata.
Anche questa seconda giornata di Jazz:Re:Found si può dire conclusa. Le emozioni sono state tante e la stanchezza comincia a farsi sentire, ma guai a tirare i remi in barca: il viaggio è soltanto giunto alla sua tappa intermedia. Il weekend nel Monferrato è ancora lungo, e il popolo di Jazz:Re:Found è pronto a ripartire fin da domani mattina, a caccia di nuovi suoni, altri ritmi e nuove storie da raccontare.
Articolo di Alberto Pani
