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Johnny Marr live Bologna

Concerto bellissimo, generosamente pieno di canzoni dei The Smith

Il 7 novembre all’Estragon Club di Bologna si è svolta la seconda data italiana del tour di Johnny Marr promuovendo il recente disco “Look Out Live!”. Le scalette del disco live e del concerto stesso, come vedremo a breve, sono quasi identiche ma volete mettere l’esperienza dell’esserci con una birretta in mano? Vi porteremo nella serata con noi. Prima però un accenno al disco e alla sua collocazione.

La “rivolta” dei dischi live del 2025

Dunque, Marr ha di recente pubblicato un disco live, “Look Out Live!” dove ripercorre la sua carriera dai The Smith a quella solista. Un periodo particolare, questa seconda metà del 2025, perché ha visto oltre a diverse tendenze discografiche di cui abbiamo parlato – da quella Nu-New Wave a quella New Soul – anche differenti uscite di dischi live: “Live God” di Nick Cave and The Bad Seeds, “Memento Mori: Mexico City” dei Depeche Mode oltre a Taylor Swift, e ai vari Vasco (“Vasco live 2025 – The essentials”), Cremonini (“Cremonini Live 2025”) e Jovanotti (“Jova! Live! Love!”) in Italia.

Molti artisti (e case discografiche) stanno riscoprendo il piacere di queste pubblicazioni: i live sono delle fotografie di esecuzioni irripetibili, spogliate talvolta da originali scelte di iper-produzioni in studio che però rischiano di far invecchiare male le canzoni con il passare del tempo.  Vi lancio una provocazione che farà imbestialire molti: dal punto di vista della memoria un disco in studio sta a un file Photoshop a livelli come un Live sta a una foto. Ci piace più una grafica o una foto? Dipende dalla resa del prodotto finale, mi direte. La canzone nella “fotografia” live rimane fuori con la sua nudità, una confessione intima davanti a un pubblico di sconosciuti. Certo, i dischi live sono sempre stati così, fin qui nulla di nuovo, se non queste uscite massive di album dal vivo in questo periodo dopo tanto tempo: perché questa rimonta improvvisa?

Alcune ipotesi: i prezzi dei biglietti sono aumentati (come il costo della vita) e in questo modo si permette a tutti di partecipare a un live sempre più spesso inavvicinabile. Agli acquirenti assenti si aggiungono i presenti che vogliono avere un cimelio del tour a cui hanno assistito. E ancora ai presenti e agli assenti aggiungiamo anche i fan che a un greatest hits di brani che hanno già, preferiscono gli stessi almeno in versione live (come biasimarli). In parte, i dischi live servono anche a rattoppare alcune sbandate nei conti di un tour; in passato ci sono stati casi eclatanti di artisti italiani, per esempio, che nel nostro paese hanno venduto tantissimi biglietti ma che all’estero hanno riempito sale di 70 o 100 persone (da stadi a piccoli club dunque). Come fare a rattoppare la spesa del tour? Ecco un disco live promosso come tour “mondiale” – senza dire troppo i numeri. Non dimentichiamoci la questione AI: forse gli artisti vogliono ribadire quanto sia fondamentale vedere un performer in carne e ossa che compone e suona le proprie canzoni, non roba creata con algoritmi. La rivolta del ‘25 dei live. Se andrà bene, vincerà l’uomo. Se andrà male, tutto questo è un canto (live) del cigno.

“Johnny Fucking Marr!”: il concerto

Arriviamo all’Estragon ed è già gremito di gente: pubblico di un’età dai trenta in su, giacche di pelle, occhiali scuri, look da new waver, magliette degli Smith, casual, bolognesi, fuorisede, turisti, ma pochi studenti, credo. I fotografi sono tanti, l’interesse per Marr è notevole. Si sollevano cori con un timbro da stadio: inizialmente non riesco a capire, hanno delle voci così dure e impettite che per un momento ho paura di trovarmi vicino un gruppo di schizzati squadristi (questa è la soggezione mediatica di questo periodo, lo so). Poi riesco a udire meglio: dicono “John – Fucking – Marr! John – Fucking – Marr!”

Delle sirene nelle casse annunciano il suo arrivo. Eccolo, vestito tutto in jeans scuro e con quel taglio di capelli molto “Manchester style”. Buon Manchester, ne hai tirate fuori di band importanti: dai Joy Division/New Order ai Stone Roses, dai The Smith agli Oasis passando per gli Happy Mondays. Non posso dire altrettanto per i tagli di capelli, credo che tutti andassero dallo stesso barbiere – tranne i Take That, anche loro di zona, ma cara Manchester, te li perdono in qualche modo, soprattutto per la serata che sto per vivere.

Johnny viene accolto come un idolo già dal suo primo colpo in canna, “Generate! Generate!” (dal disco “The Messenger” del 2013), con cui non perde tempo in convenevoli: è un brano diretto, lascia intuire che lo spettacolo sarà rock. Alla fine solleva la sua Fender nera come una vittoria dichiarata. La sorpresa assoluta arriva con la immediata e successiva “Panic!” dei The Smith che viene accolta con un boato: stiamo assistendo a qualcosa di generazionale, è la gioia di tutti i presenti. Neanche il tempo di chiedersi cosa attingerà dal vecchio repertorio storico che eccolo qui sbattuto in seconda battuta. Tutti in coro chiudono il brano con quello storico and the DJ, and the Dj, and the Dj. Già solo per i primi due brani è valsa la pena essere qui. Marr sa armeggiare molto bene in scaletta brani solisti con quelli della sua storica band. Seguono fraseggi luccicanti su arpeggiatori gommosi nella successiva “Armatopia” (del 2019). Quel na na na memorizzabile e orecchiabile fa da riff vocale su cui ballare.

Grazie, thank you for coming out! The next one is from “The Messanger”. Ecco dunque “New Town Velocity” eseguita come in studio: un semi acustico new wave intimo e melanconico. Marr si gode l’esecuzione del suo assolo, e noi con lui. Gran tecnica, gran modo di passare dalla ritmica al solo, cosa che vedremo anche in seguito. Sopra degli arpeggiatori ben presenti, chitarre dal sustain abbassato e dall’attack a palla per “Spirit Power and Soul” e il suo epico ritornello (stavolta dal più recente “Fever Dreams” del 2022).

Cheers dice Marr al pubblico.Now, one of the new records. It’s call “It’s time” Eccoci dunque ad accompagnare un inedito battendo le mani. Un brano diretto, Rock che si poggia su dei cori a volte da stadio (avete presente gli oooh ohhh?). Ha una ritmica dai The Smith più carichi e un cantato da – appunto – Johnny Marr (e qualcosa da Noel Gallagher da solista devo dire, me lo sono immaginato cantato da lui, ma sarà il taglio di Manchester che mi suggestiona. O forse no).

Cambio chitarra per “Hi hello” (primo estratto da “Call the comet” del 2018), poi Marr rivolge il microfono verso il pubblico. Some request? Il pubblico urla di tutto ma sono sicuro che Johnny fa contenti tutti con la leggendaria “This Charming Man”; la gente esplode, madre e figlia di fianco a me ballano, la prima inizia a fischiare in segno di eccitazione, fa più casino della figlia; è una gioia poter riascoltare i brani dei The Smith come successo poco prima con “Panic!”: Marr li suona veramente bene ma tutto il live ha una esecuzione impeccabile, preparata, perfetta.

Il piacere di assistere alla tecnica chitarristica di Marr lo proveremo anche nella sezione acustica del live, soprattutto quando arriva “Please, Please, Please Let Me Get What I Want” un altro dei grandi classici dei The Smith; rispetto all’originale Marr la arricchisce con una lunga arpeggiata iniziale e riuscendo ad alternare ritmica e fraseggi in maniera eccezionale – non a caso lo chiamano “il mago” – il tutto mentre canta. Questa esecuzione è stata uno dei momenti live acustici più belli che ho visto nella mia vita; avevo i lacrimoni e la performance è stata impeccabile e a mio personale giudizio più bella dell’originale. La portata di un live si vede anche dalla presenza di queste parentesi acustiche riuscite che fanno da spartiacque tra primo e secondo tempo.

Si riparte carichi con un altro travolgente inedito, “Spin” e con la successiva e più cupa “Walk Into the Sea” (uno dei brani che ritengo più affascinanti e inusuali nella sua carriera solista). Nel frattempo io e la fotografa ci spostiamo in fondo e ne approfittiamo per sbirciare nel banco del merchandising ufficiale: i dischi erano tutti esauriti, c’erano diverse magliette con su la scritta “John Fucking Marr” ma soprattutto due pelli di batteria firmate da Johnny e da tutta la band a 60 e 80 euro: se ci pensate non molto rispetto ad alcuni pezzi autografati da altre band. Per un momento ho pensato di appenderne una in cucina. Tuttavia lascio i cimeli ai fan accaniti come è giusto che sia, avranno delle bacheche più degne.

Marr è molto bravo a comporre ed eseguire brani orecchiabili come “Easy Money”; è un ottimo scrittore di hit e te ne rendi conto soprattutto dal vivo: penso che anche chi non conosca il repertorio non si annoi mai. Presenta la band con “Getting Away With It”; il concerto inizia a giungere a termine e l’esecuzione è più rilassata, amichevole, confidenziale tra la band e il pubblico. A questo punto ci concede anche una cover di Iggy Pop, “The Passenger”. Una delle differenze con la scaletta del disco “Look out live!” è che in quest’ultimo c’è anche una “Rebel Rebel” di Bowie eseguita insieme a Neil Tennant dei Pet Shop Boys.

Il live è stato generosamente pieno di canzoni dei The Smith oltre alle su citate: abbiamo assistito anche a “Bigmouth Strikes Again”, “How Soon Is Now?”, “Stop Me If You Think You’ve Heard This One Before” e quell’inconfondibile tremolo di “How Soon Is Now?”. Infine la chiusura: Johnny Marr decide di dedicare a tutti noi presenti quella canzone il cui titolo è anche una delle frasi più citate tra film, libri, murales e altre canzoni: “There Is a Light That Never Goes Out”. Nessuno spegnerà più la luce di questa serata, non ce la dimenticheremo mai. Nessuno andrà più via da questo ricordo.

Articolo di Mirko Di Francescantonio, foto di Giovanna Dell’Acqua

Setlist Johnny Marr Bologna 7 novembre 2025

  1. Generate! Generate!
  2. Panic! (The Smith)
  3. Armatopia
  4. Spirit Power and Soul
  5. It’s time (inedito)
  6. Hi hello
  7. This Charming Man (The Smith)
  8. Somewhere
  9. Please, Please, Please Let Me Get What I Want (The Smith)
  10. Spin (inedito)
  11. Walk Into the Sea
  12. Bigmouth Strikes Again (The Smith)
  13. Easy Money
  14. How Soon Is Now? (The Smith)
  15. Getting Away With It
  16. The Passenger (Iggy Pop cover)
  17. Stop Me If You Think You’ve Heard This One Before (The Smith)
  18. There Is a Light That Never Goes Out (The Smith)

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