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Jutes live Milano

Reportage dal concerto di Jutes a Milano: il “Far From Dilworth” tour tra generi ibridi, performance emotiva, visual curati e forte connessione col pubblico

Il 17 maggio Jutes ha portato il “Far From Dilworth” tour sul palco del Circolo Magnolia, prodotto in Italia da Hub Music Factory, regalando al pubblico milanese una serata intensa, oscura e magnetica, sospesa tra Alternative Metal, Pop, R&B e Hip Hop. Un concerto capace di alternare esplosioni di energia a momenti estremamente intimi, mostrando tutta la versatilità artistica di Jordan Lutes e la sua capacità di creare una connessione autentica con il pubblico.

Allie Nicholas

Ad aprire la serata è stata Allie Nicholas, che ha preparato il terreno per l’arrivo di Jutes davanti a una venue già particolarmente coinvolta e partecipe. Il Magnolia, con il suo palco raccolto ma visivamente potente, si è rivelato la cornice perfetta per un live costruito più sulle emozioni che sugli eccessi scenici.

Jutes

Quando le luci si abbassano definitivamente, sul palco salgono prima chitarrista, bassista e batterista. Jutes sceglie di non mostrarsi subito, lasciando che la sua voce introduca “Left on Dilworth” nell’oscurità, alimentando suspense e curiosità. Solo dopo la prima strofa compare davanti al pubblico, accolto immediatamente dall’entusiasmo dei fan. È un ingresso studiato ma naturale, che dà subito la misura della sicurezza con cui domina il palco.

L’apertura affidata a “Left on Dilworth”, brano d’apertura dell’ultimo album “Dilworth”, introduce il live con un’atmosfera controllata e quasi sospesa, creando un primo momento di immersione totale nel mondo sonoro di Jutes. Ma il cambio di intensità arriva rapidamente: “One of Us” alza immediatamente il ritmo e trasforma il Magnolia in un unico movimento collettivo, tra salti, urla e adrenalina crescente. È il momento in cui il concerto cambia definitivamente direzione, lasciando spazio all’anima più esplosiva e istintiva dello show.

Da lì il ritmo cresce senza tregua con “Blink Twice”, brano ancora inedito accolto con grande entusiasmo dal pubblico, e “SMUT”, due brani che incendiano definitivamente il pubblico. Jutes alterna aggressività e vulnerabilità con una naturalezza impressionante, sostenuto da una band estremamente compatta. La sua voce è senza dubbio uno degli elementi più forti dell’intera performance: graffiata quando serve, ma capace anche di acuti puliti e intensi che emergono con forza già da “Kill or Be Killed”.

Uno degli aspetti più interessanti del concerto è proprio la fluidità con cui ogni brano si incastra nel successivo. I momenti di pausa sono pochissimi: spesso una canzone attacca direttamente l’altra, mantenendo costante la tensione emotiva della serata. Eppure, nei pochi silenzi concessi, Jutes trova sempre il modo di ringraziare Milano, il pubblico italiano e i fan presenti sotto palco.

A metà concerto il mood cambia improvvisamente. Le luci si abbassano, l’atmosfera si fa più raccolta e Jutes decide di condividere con il pubblico due brani ancora inediti. È uno dei momenti più sinceri della serata: prima di suonarli li presenta con semplicità, chiedendo apertamente un feedback ai fan. Un gesto piccolo ma significativo, che restituisce l’immagine di un artista ancora profondamente legato al contatto umano e alla dimensione emotiva della musica dal vivo. Tra i momenti più sentiti anche l’introduzione di “White Butterflies”, dedicata alla moglie, che trasforma per alcuni minuti il Magnolia in uno spazio sospeso e quasi intimo. Ed è proprio questa vicinanza al pubblico a rendere il concerto particolarmente memorabile. Anche senza lunghi discorsi o monologhi tra una canzone e l’altra, Jutes riesce a comunicare continuamente con chi ha davanti. Ogni sguardo, ogni ringraziamento, ogni gesto sembra spontaneo.

Dal punto di vista visivo, il concerto è costruito con grande attenzione ai dettagli. Le luci accompagnano perfettamente i diversi momenti dello show, passando dal verde al blu, dal rosso all’arancione, fino a suggestivi mix cromatici come viola e blu oppure arancione e verde. I controluce creano immagini estremamente cinematografiche, enfatizzando il lato più oscuro ed emotivo della performance. Nulla appare casuale: ogni colore sembra scelto per amplificare il mood del brano in corso.

Anche l’estetica di Jutes segue questa linea essenziale ma efficace. Outfit semplice, quasi minimal: giacca di pelle nelle prime battute del concerto, poi tolta per lasciare spazio a una canotta bianca che rende la performance ancora più diretta e viscerale. Nessun eccesso, nessun artificio inutile. Solo presenza scenica, carisma e una notevole padronanza tecnica.

Il finale arriva tra cori e richieste insistenti del pubblico. Dopo aver salutato e lasciato il palco, la band torna pochi minuti dopo per l’ultima canzone della serata, “Sleepyhead”. È l’esplosione definitiva: il Magnolia torna a saltare compatto, trascinato dall’energia accumulata durante tutto il concerto. Un ultimo brano che chiude perfettamente una performance intensa e autentica, lasciando la sensazione di aver assistito non solo a un live ben costruito, ma a un artista in piena evoluzione. Jutes conferma così la propria capacità di muoversi tra generi diversi senza perdere identità, trasformando fragilità, rabbia e introspezione in uno show emotivamente potentissimo. E Milano, per una sera, ha risposto senza esitazioni.

Articolo e foto di Laura Vecchio

Set list Jutes Milano 17 maggio 2026

  1. Left on Dilworth
  2. One of Us
  3. Blink Twice
  4. SMUT
  5. Kill or Be Killed
  6. Disassociate
  7. Limerence
  8. Mannequin
  9. Goodnight (Interlude)
  10. I Can Fix You
  11. Obsessed
  12. Eulogy
  13. Parasite
  14. It Takes Two
  15. Icarus
  16. Vertigo
  17. White Butterflies
  18. Red Velvet
  19. Facelift
  20. Sleepyhead

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