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Kety Fusco live Torino

Live l’innovativa arpista che sta aggiornando il manuale di istruzioni del suo strumento a uso e consumo del mondo contemporaneo

Il 27 febbraio il club torinese Magazzino sul Po ha indossato il vestito buono in occasione del “Bohème Tour” di Kety Fusco, l’innovativa arpista italo-svizzera che sta aggiornando il manuale di istruzioni del suo strumento a uso e consumo del mondo contemporaneo.

Nelle gabine, nei magazzeni

Il Magazzino sul Po è il simbolo della resistenza dei Murazzi in quello che è stato il loro periodo più buio, quando, a seguito dell’inchiesta portata avanti da una magistratura che aveva dimenticato le toghe rosse in lavanderia, la Torino più trombona fece chiudere per la maggior parte quel formicaio di locali e localini che fino al 2012 avevano reso colorata e vibrante l’atmosfera del Lungo Po Torinese. Questo scricciolo di club è il sopravvissuto per eccellenza, che grazie alla sua natura di circolo ARCI, nonché a una programmazione da sempre attenta a mettere in primo piano l’evento culturale più che la serata da sfascione, è riuscito a tenere accesa la luce anche quando di finestre illuminate in zona non se ne vedevano più.

Entrare al suo interno è un colpo al cuore per chiunque abbia frequentato, anche solo sporadicamente, i Murazzi della Golden Age: la scala di metallo un po’ arrugginita che fa da spartiacque tra il soppalco e la microscopica pista da ballo è ancora lì, così come le pareti di mattoni scrostate dall’umidità gentilmente concessa dal serpentone d’acqua dolce che scorre placidamente a pochi metri dall’ingresso; sul palco, che è un francobollo appiccicato tra un parterre proporzionato agli spazi abbastanza angusti e il bancone che domina dall’alto, l’arpa si staglia in mezzo al fumo e alle luci blu come la spada laser di Luke Skywalker tra le nebbie di Dagobah, un monolite retrofuturista in attesa paziente di essere riportato in vita dalla mano abile dell’artista.

Hi, this is Kety

Non dovrà attendere ancora per molto: sono passate da poco le 22, infatti, quando la sagoma riccioluta di Kety Fusco appare sul palco, il pubblico che improvvisamente si zittisce per seguire con la massima attenzione ogni suo movimento. Si avvicina al centro della scena lentamente, apparentemente sopraffatta dal rispetto per il maestoso strumento musicale, che fa vibrare con delicatezza quando pizzica quasi timidamente la prima manciata di note, le quali, moltiplicate dal delay, rimbalzano tra le pareti della sala come lucciole impazzite alla ricerca di una via di fuga, finché il groove cibernetico di “Hi, this is Harp” non le libera nello spazio sonoro.

Ciò che balza agli occhi (ehm, agli orecchi) fin dalle prime battute del set è quanto i brani dell’artista riescano a trarre beneficio dall’esperienza live: la Fusco plasma come Efesto questa materia musicale magmatica, ribollente, incapace di rimanere ferma sul solco di un disco, con l’arpa che viene ora coccolata, ora malmenata con violenza, costretta a emettere suoni assolutamente non previsti dalla progettazione liuteristica dello strumento, come quando in “Naima” usa un piccolo cacciavite per grattare le corde e ottenere uno stridio metallico da far accapponare la pelle.

Collegata alla pedaliera da una serie di cavi di varie dimensioni, illuminata da una striscia led azzurra, l’arpa diventa anche visivamente un oggetto alieno, oscena nel suo fondersi con la tecnologia ad essa estranea delle stomp boxes, che diventano però un’appendice indispensabile per portarne il suono ad anni luce di distanza.

Kety Fusco suona come in trance, completamente trasportata dal flusso creativo: con una mano sgrana scariche cristalline di sedicesimi e con l’altra ne manipola le caratteristiche intrinseche agendo sugli effetti, inserendo distorsioni, riverberi, modulazioni, ragionando sul suono in tempo reale e contemporaneamente danzando con il trasporto estatico di una sacerdotessa impegnata a officiare un rituale.

Durante “Ma Gnossienne” si abbarbica all’arpa con una gamba mentre, accarezzandola, ne estrae cascate di armonici; costruisce, un layer dopo l’altro, un’elaborata architettura sonora, dove l’orecchio attento può bearsi del canto degli ottoni, del lamento dei legni e della melodia degli archi, almeno finché il suono vetroso di qualche fuzz non calerà dalla pedalboard con la violenza di un fulmine globulare.

Kety preferisce sia la musica a parlare per lei, ma quando si avvicina per la prima volta al microfono per presentare “She”, diventa chiaro come il pubblico torinese sia stato completamente conquistato dalle composizioni della giovane artista, abbandonando lo stupefatto mutismo reverenziale che ha accompagnato i primi brani per sommergerla di applausi e incitazioni: da qui in avanti, il concerto assume i contorni del party in un club, dove tutti ballano sotto le luci colorate trascinati dalle melodie dell’arpa, mentre sullo sfondo le immagini surreali create dai videomaker Sharon Ritossa e Gabriele Ottino squarciano il velo su un mondo post-umano, danzando a loro volta a tempo con il beat.

Alla fine del set, quando la Fusco saluta Torino sulle note immortali del Ludovico Van, qui trasmutate in 0 e 1 da una futuristica reinterpretazione ribattezzata “FürTherese”, la platea del Magazzino sul Po non vuole proprio lasciarla andare a casa, convincendola a tornare sul palco per un ultimo brano, “Awry”, che chiude il concerto, questa volta per davvero.

Coda

Mentre le luci si accendono, la sensazione è quella di aver assistito alla messa in musica delle contraddizioni di Torino, divisa da sempre tra le scintillanti architetture da capitale del Regno e la malinconia delle proprie macerie industriali: allo stesso modo, la grazia di uno strumento angelico stasera è stata piegata a una violenza sonora che sa di ruggine e futuro, dimostrando che l’arpa può smettere di essere un oggetto di arredamento per conservatori per diventare generatrice di tempeste.

Una ridefinizione dei confini fisici di ciò che può essere definito classico, che ci conferma che per guardare al domani non serve più distruggere i monoliti del passato: basta saperne riprogrammare il codice sorgente.

Articolo di Alberto Pani, foto di Silvia Sangregorio

Set list Kety Fusco Torino 27 febbraio 2026

  1. Hi, this is Harp
  2. Blow
  3. Naima
  4. 1992
  5. Chevalier
  6. Ma Gnossienne
  7. Resistance
  8. She
  9. Medusah
  10. Karma
  11. Nocturne (acoustic version)
  12. Ultrasystole
  13. Für Therese
  14. Awry
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