Nel mio primo articolo dell’anno vi parlerò di qualcuno che si preannuncia come uno degli eventi più dirompenti della stagione live milanese, in questo caso il 29 gennaio ai Magazzini Generali, dove casa Hellfire gioca uno dei suoi migliori assi già dall’inizio. C’era molta curiosità per il battesimo del Bel Paese di questo artista, e i fan non sono rimasti delusi: ordinatamente in fila all’ingresso, per poi prendere posto il più possibile in prima linea, il pubblico sembra uscito da un incubo cyberpunk, tutto un tripudio di abbigliamento goth, lenti a contatto colorate, make up artistici e capelli arcobaleno. Il palco è tutto sommato essenziale, seppur la presenza di tre pedane ci suggerisce che ci sarà del movimento, e la batteria resta momentaneamente dormiente sotto il suo drappo
VOWWS

In una sala concerti che per l’occasione sembra adibita al ritrovo di aspiranti vampiri, l’oscurità del gruppo di apertura, i VOWWS, duo death-pop australiano, fa da perfetto antipasto alla portata principale. L’atmosfera cambia drasticamente appena fanno il loro ingresso anonimo, in silenzio e al buio quasi totale, muovendosi piano, ma con sicurezza, su un palco che vedono per la prima volta.

Attaccano subito, senza presentazioni o interazioni di sorta, con la loro musica, un mix ipnotico e viscerale che pesca a piene mani dal Post – punk e dall’Industrial, ma con una sensibilità pop particolare e distorta.
Immaginate la colonna sonora di un film di Lynch ambientato in un club underground di Berlino: è musica scura, densa, cinematografica. L’alternanza di voci dei due artisti, Rizz e Matt, crea un contrasto magnetico: lei spesso più glaciale ed eterea, quando non usa dei modulatori vocali, lui più profondo e punk.

I loro ritmi, sopra i quali si innestano riff di chitarra minimali, ma belli sporchi, ti colpiscono in pieno petto, anche se potrebbero sfociare nell’effetto di “già sentito”, a volte. Grande il gusto per il macabro e l’insolito, che condividono con l’headliner, anche se loro lo declinano in una chiave più cool e distaccata, quasi nichilista: non cercano moshpit, ma il loro particolarissimo muro sonoro avvolge completamente l’ambiente, e sanno creare una tensione costante, quasi urgente, che tiene il pubblico sul filo del rasoio per tutta la durata della loro performance, accentuata dalle proiezioni inquietanti alle loro spalle.
Nessuna presentazione dei brani, che vengono eseguiti rapidamente uno dopo l’altro, nessuno scambio di battute col pubblico, a parte un breve ringraziamento sul finire: Grazie, Milan!

Non so quante persone li conoscessero già, eppure hanno collaborato con icone del calibro di Gary Numan e Chino Moreno dei Deftones, il che può rendere l’idea del rispetto che godono nella scena musicale. Il loro concerto è stato il preambolo di un incubo minaccioso, ma tutto sommato elegante: se colui che sta per arrivare è il caos esplosivo, i VOWWS sono l’ombra densa che lo precede.
Se ne vanno anonimamente come sono arrivati, semplicemente smettendo di cantare e suonare, ovviamente al buio, riponendo i loro strumenti in silenzio, e ci rendiamo conto che la loro esibizione è davvero terminata quando i roadie iniziano a preparare lo stage per la chicca della serata.
Kim Dracula

Dimenticate, ora, i generi, le etichette, e soprattutto la calma: questa è la cronaca di un’implosione sonora programmata, e il pubblico è ormai in un delirio goth tenuto a stento sotto controllo. Ecco che sta per mettersi in moto il rito di Kim Dracula, all’anagrafe Samuel Wellings, la cui ascesa dai confini virali di TikTok ai palchi internazionali è uno dei fenomeni più dirompenti della scena metal e industrial contemporanea. Assistere a un suo concerto non è semplicemente ascoltare musica dal vivo, è immergersi in un caos teatrale meticolosamente pianificato, e se la musica è il corpo dello show, la messa in scena è la sua anima oscura. Il nostro vampiro è un cantante, cantautore, musicista e rapper australiano di Hobart, in Tasmania, le cui canzoni hanno raggiunto grande popolarità su TikTok, e grazie alla cover di “Paparazzi” di Lady Gaga in pochi mesi supera i sei milioni di visualizzazioni su Youtube e 13 milioni di riproduzioni su Spotify. Un album, per il momento, nel suo curriculum: “A Gradual Decline In Morale” vede la luce il 14 luglio 2023 via Columbia Records / Sony Music Entertainment Australia.

La prima serata di un tour è sempre un momento delicato e snervante, specialmente la prima data in assoluto in un Paese dove non si è mai stati prima. Come dicevo, la pressione è alle stelle prima ancora che le luci si spengano; la band sale sul palco, tutti i musicisti truccati da zombie agiscono come estensioni della psiche di Kim, che si muoverà tra loro per tutto il tempo come un perfetto direttore del caos. Non fa il suo ingresso in jeans e maglietta arrivando dal backstage, lui no: il chitarrista fa cenno ai fan di aprire un varco, ed è allora che tutti ci giriamo, mentre Kim Dracula ci arriva alle spalle, curvo e incappucciato come un pugile folle, preceduto da un addetto con la torcia che gli illumina la via, quasi a voler stabilire un contatto fisico immediato con il suo “culto”.

Questo artista ha capito come tradurre l’estetica frenetica dell’era digitale in una forza fisica reale, sporca e sudata: non è uno spettacolo per puristi del genere, ma per chi cerca un’esperienza che sia allo stesso tempo disturbante, tecnicamente impeccabile e incredibilmente divertente. Se dovessi descrivere il suo concerto in due parole, sarebbero “caos controllato”: stiamo per assistere a un rituale teatrale che sfida ogni logica di genere, passando dal Metal al Jazz, dal Punk alla musica d’autore, il tutto in una cornice da incubo espressionista. L’atmosfera è cupa, gotica, ma attraversata da un’ironia tagliente che impedisce allo show di diventare troppo pesante, come un horror variety show.

Se cercate la coerenza, stasera siete nel posto sbagliato. Se cercate un concerto che segua un filo logico, fate meglio a rimanere a casa, questo è un assalto sensoriale che sfida ogni etichetta, un’esperienza che la critica definisce come “una montagna russa costruita in un cimitero, e alimentata da fulmini, guidato da un direttore d’orchestra impazzito”. Conosciuto per la sua capacità camaleontica di fondere i generi, tra performance vocali che sfidano le leggi della fisica e un’estetica cupamente eccentrica, il suo concerto promette un’esperienza sensoriale che scuote le fondamenta della musica moderna, lasciando il pubblico in bilico tra sconcerto ed estasi pura.

Quando Kim Dracula finalmente sale sullo stage e si offre in pasto ai suoi astanti, l’energia esplode in un boato e non ci sarà più un attimo di tregua: lo show è un collage frenetico di Metal estremo, Jazz, Trap, operetta, non si sa mai cosa aspettarsi. La performance vocale di Kim Dracula è sempre autentica e fisicamente estenuante, dimostrando una tecnica straordinaria nel gestire i rapidi cambi di registro.
Dietro le recite, e nonostante la follia serpeggiante, la precisione tecnica e la professionalità di tutti i musicisti è impressionante, e vedere il magnetico frontman passare dal growl più estremo, tipico del Deathcore, al Rap serrato e nevrotico, alle sonorità tipiche di un film horror, ai vocalizzi in stile crooner anni ’50 in meno di tre secondi è un’esperienza che lascia storditi. Dal vivo, la transizione tra i vari generi è ancora più scioccante che su disco.

La venue, con la sua estetica industriale e il palco ravvicinato, ha esaltato la natura teatrale del concerto, e la vicinanza tra Kim e i fan ha reso tutto estremamente intimo, viscerale; il cantante maledetto gioca con la folla, guardando fisso negli occhi le prime file con un ghigno che oscilla tra il minaccioso e l’ammiccante. Sembra di venire risucchiati in un portale che conduce direttamente nella mente contorta di un cattivo di un film di Tim Burton che ha appena scoperto l’Industrial Metal, e sfugge a qualsiasi definizione si voglia dare. Uno dei momenti più spiazzanti per i nuovi spettatori è l’inserimento del sassofono: nel bel mezzo di un breakdown metal estremo, un assolo jazzato o funk trasforma la sala in una sorta di danza frenetica e assurda; assoli totalmente fuori contesto, che nel loro universo funzionano alla perfezione.

La scaletta è un frullatore di brani originali tratti dall’album e i successi virali sui social media: Kim Dracula ha un talento raro nel distruggere e ricostruire i classici. La sua celebre, folle versione industrial metal di “Paparazzi” di Lady Gaga, che resta uno dei momenti più urlati e surreali dell’intero set, e la rivisitazione grunge di “Even Flow” dei Pearl Jam lasciano i fan in uno stato di shock euforico, sempre immersi in questo onirico teatro dell’assurdo, dove i musicisti si muovono come zombie senza mente, mentre Kim Dracula conduce il caos come un capobanda deragliato: un miscuglio che sulla carta non dovrebbe funzionare, ma che dal vivo trascina i presenti in un vortice euforico e confuso.

Anche il design si affida a un utilizzo drammatico del chiaroscuro, dove luci strobo violente si alternano a momenti di buio quasi totale, squarciato solo da neon acidi o riflessi metallici, ricalcando i repentini cambi di ritmo musicali: non si cerca la bellezza convenzionale, ma si mira a creare un disagio confortevole, dove i fan si sentono parte di un incubo lucido perfettamente coreografato.
Milaaaaaan, are you still there? L’urlo di Kim Dracula scatena un urlo ancora più forte in risposta.
Dai temi dei videogiochi al Deathcore, dal Rap underground allo Slow Jazz, non c’è davvero nulla di inesplorato a un concerto di Kim Dracula. Non serve una vetrina sofisticata per mettere in mostra questa fusione di trascendentale catarsi di genere: una backline ben collaudata, uno spettacolo di luci e fumi per sfidare i canoni della musica heavy sono la chiave per creare un set memorabile atteso da tempo.
Il caos si scatena: non esiste un modo univoco per descrivere Kim Dracula come un’entità. La concezione caotica dell’esperienza di ascolto di questa musica non fa che moltiplicarsi in follia, innegabile la sua futura, rapida ascesa.
Kim Dracula non è per tutti, e forse questo è il suo pregio più grande: ai Magazzini Generali abbiamo assistito alla nascita di una nuova forma di intrattenimento estremo, meno concerto metal classico, più varietà horror per la generazione TikTok che ha voglia di sostanza tecnica. Non solo un concerto, ma un’opera post – internet dove ogni secondo cambia atmosfera, riflettendo la velocità vertiginosa della nostra epoca. Voto 9/10, un punto in meno solo per la durata del set, che ti lascia con una voglia rabbiosa di averne ancora: è stato rumoroso, è stato strano, e quasi certamente non è assomigliato a nulla di ciò che avete visto finora.
Articolo e foto di Simona Isonni
Set list Kim Dracula Milano 29 gennaio 2026
- Land Of The Sun
- My Confession
- Romance Is Dead ( Parkway Drive cover)
- The Bard’s Last Note ( Ricky DEsktop cover)
- Superhero
- 1-800-CLOSE-UR-EYES
- James Bond Theme ( John Barry cover)
- Drown
- Undercover
- Kitty Kitty
- Industry Secrets
- Even Flow ( Pearl Jam cover)
- Reunion And Reintegration
- Are You?
- The Turn
- Divine Retribution
- Paparazzi (Lady Gaga cover)
- Seventy Torns
- Jazz Break
- Luck Is A Fine Thing ( Give It A Chance)
- SAY PLEASE!
- Careless Whisper ( George Michael cover)
- Rosè
- Smooth (Santana cover)
- Make Me Famous
- In Threes
- Killdozer
